3 Aprile 2026 - 10.13

Dopo 50 anni la verità: identificata una nuova vittima del serial killer Ted Bundy

A distanza di oltre mezzo secolo, uno dei casi irrisolti più inquietanti degli anni ’70 trova finalmente una risposta. Le autorità dello Utah hanno confermato che Laura Ann Aime, giovane trovata morta un mese dopo una festa di Halloween nell’autunno del 1974, è stata “indubbiamente” una vittima del famigerato serial killer Ted Bundy.

I genitori della ragazza sono morti senza sapere cosa fosse realmente accaduto alla figlia, lasciando dietro di sé un mistero rimasto irrisolto per decenni.

La svolta è arrivata grazie ai progressi della tecnologia forense. Gli investigatori hanno riesaminato reperti conservati con cura per anni, riuscendo a ricavare un profilo genetico maschile. Questo è stato poi confrontato con i database nazionali della polizia, dove era già presente il DNA di Bundy, portando alla definitiva identificazione.

Lo sceriffo della contea di Utah, Mike Smith, ha sottolineato come questa scoperta possa avere un impatto anche su altri casi ancora aperti: il profilo genetico permetterà infatti ulteriori confronti in indagini legate al serial killer. Ha inoltre dichiarato che, se Bundy fosse ancora vivo, le autorità avrebbero perseguito il caso fino in fondo chiedendo la pena di morte.

Ted Bundy è stato uno dei criminali più noti e disturbanti della storia americana. Attivo negli anni ’70, confessò numerosi stupri e almeno trenta omicidi, anche se gli investigatori ritengono che le vittime possano essere molte di più, forse oltre cento. Fu giustiziato nel 1989 all’età di 42 anni per l’uccisione di tre donne, diventando nel tempo il simbolo di un male tanto spietato quanto, all’apparenza, insospettabile.


Il mito oscuro dei serial killer tra letteratura, cinema e serie TV

La figura del serial killer, e in particolare quella di Bundy, ha avuto un impatto enorme sulla cultura contemporanea. Non si tratta solo di cronaca nera: negli anni si è sviluppata una vera e propria letteratura – tra saggi, romanzi e studi criminologici – che cerca di analizzare la mente di questi individui, il loro modus operandi e il fascino disturbante che esercitano sull’opinione pubblica.

Nel mondo accademico e divulgativo, discipline come la psicologia criminale e la criminologia hanno prodotto numerosi studi sui cosiddetti “killer organizzati”, spesso descritti come individui intelligenti, manipolatori e capaci di mimetizzarsi nella società. Bundy è diventato un caso emblematico proprio per il suo aspetto “normale” e persino carismatico, in netto contrasto con la brutalità dei suoi crimini.

Parallelamente, cinema e televisione hanno contribuito a trasformare queste figure in veri e propri archetipi narrativi. Film come Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile, con Zac Efron nei panni di Bundy, hanno riportato al grande pubblico la sua storia, mostrando il lato manipolatorio e ambiguo del killer.

Le serie TV hanno poi amplificato questo fenomeno. Titoli come Mindhunter esplorano la nascita del profiling criminale negli Stati Uniti, mentre Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story racconta la vita di un altro celebre assassino, mettendo al centro il rapporto tra società, vittime e carnefice. Anche produzioni come Dexter hanno contribuito a creare una narrazione più complessa e controversa, arrivando persino a proporre un serial killer come protagonista.

Questo interesse, spesso definito “true crime obsession”, riflette una tensione profonda: da un lato la necessità di comprendere il male, dall’altro il rischio di trasformarlo in spettacolo. La storia di Laura Ann Aime, risolta dopo 50 anni, ricorda però che dietro ogni caso ci sono vittime reali e famiglie segnate per sempre, ben oltre qualsiasi narrazione.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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