Veneto, boom di soccorsi in montagna: oltre 1.300 persone salvate in un anno (e i numeri fanno riflettere)

Il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto chiude il 2025 con numeri in forte crescita, confermando un trend ormai consolidato: aumentano gli interventi, aumentano le persone soccorse e cresce anche la pressione su un sistema sempre più centrale per la sicurezza in montagna.

Nel corso dell’anno sono state soccorse 1.354 persone in 1.199 interventi, superando ancora una volta la soglia dei mille interventi annui. La stragrande maggioranza delle operazioni ha avuto carattere sanitario (1.337 casi), mentre in 17 occasioni il Soccorso Alpino è intervenuto a supporto della Protezione Civile regionale e nazionale.
Un dato che si ripete ormai da anni: le persone soccorse superano stabilmente le 1.200 unità, segnale di una frequentazione sempre più massiccia della montagna. Una crescita che però porta con sé anche criticità, legate spesso a scarsa preparazione, attrezzatura inadeguata o sottovalutazione dei rischi.
Nel 2025 si sono registrati anche 71 interventi di ricerca per persone disperse, che hanno coinvolto complessivamente 79 individui, generalmente segnalati dai familiari per mancato rientro.
L’elicottero si conferma uno strumento fondamentale: viene impiegato nel 40-45% degli interventi, anche se oltre la metà delle operazioni (55-60%) continua a essere gestita da squadre a terra, indispensabili in ogni fase del soccorso.
Un altro pilastro è la formazione: nel 2025 sono stati organizzati 1.614 eventi formativi, con la partecipazione complessiva di 15.811 volontari. Un impegno enorme che si riflette anche nelle ore dedicate: oltre 115.000 ore uomo totali, di cui solo il 25% impiegato negli interventi e ben il 75% destinato ad addestramento e preparazione.
I dati sugli interventi raccontano molto anche sui comportamenti in montagna: il 41,37% riguarda persone illese, mentre il 45,22% riguarda casi di lieve entità. I casi più gravi (codice rosso) rappresentano il 2,7%.
Colpisce anche il dato assicurativo: il 96% delle persone soccorse non è iscritto al CAI né dispone di una copertura assicurativa. Solo lo 0,5% risulta coperto da formule alternative come Dolomiti Emergency e il 3,5% è assicurato tramite CAI.
L’escursionismo si conferma l’attività più coinvolta, con il 52,1% degli interventi, seguita da sci (12%), attività alpinistiche (9%), sport dell’aria (4%) e ciclismo (4%). Le cause principali degli incidenti sono cadute o scivolate (22%), condizioni fisiche o psicofisiche (18%), cadute dall’alto (11%) e perdita di orientamento (11%).
L’identikit della persona soccorsa è chiaro: uomo (67%), italiano (74%), spesso tra i 20 e i 30 anni (18%) e impegnato in escursioni.
Parallelamente cresce anche l’impegno nella prevenzione: nel 2025 sono stati diffusi 567 comunicati stampa, organizzati eventi, lezioni nelle scuole e attività informative, oltre a un’intensa presenza sui social con oltre 95.000 utenti coinvolti.
Il presidente del Soccorso Alpino Veneto, Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, sottolinea un paradosso: «Per noi l’aumento dei dati operativi non è una buona notizia. Vorrebbe dire meno incidenti e meno persone in difficoltà. La prevenzione resta la vera arma».
Sulla stessa linea Michele Titton, delegato per le Dolomiti Bellunesi: «La montagna non è una palestra all’aperto. Molti interventi potrebbero essere evitati con preparazione e consapevolezza».
Nel 2025, solo nell’area delle Prealpi Venete, sono stati effettuati oltre 420 interventi, con un’intensa attività di addestramento (345 eventi) e un crescente utilizzo di droni dotati di termocamere per la ricerca dei dispersi.
Infine, il Soccorso speleologico evidenzia la complessità degli interventi in grotta: pochi ma estremamente impegnativi, in un territorio – quello veneto – che conta alcune delle cavità più profonde e sviluppate d’Italia.
Il quadro complessivo è chiaro: più persone frequentano la montagna, più aumentano i rischi. E senza una vera cultura della prevenzione, i numeri sono destinati a salire ancora.













