17 Aprile 2026 - 17.51

Venezia verrà sommersa? Quattro scenari sul tavolo, fino all’ipotesi estrema dello spostamento nell’entroterra

Per salvare Venezia dagli effetti dell’innalzamento del livello del mare nei prossimi secoli non basterà il sistema Mose. È questo il quadro che emerge da uno studio pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature, che delinea quattro possibili strategie di adattamento per la città lagunare fino al 2300, includendo anche l’ipotesi più drastica: la rilocalizzazione dell’intero centro urbano nell’entroterra.

La ricerca è stata coordinata da Piero Lionello, ordinario di Fisica dell’atmosfera e Oceanografia all’Università del Salento, con il contributo di Carlo Giupponi e Adriano Sfriso dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Gli studiosi hanno confrontato diverse opzioni progettuali sulla base delle proiezioni contenute nel Sesto Rapporto di Valutazione dell’Ipcc, considerando anche gli effetti della subsidenza del suolo.

Le quattro strategie individuate delineano scenari progressivamente più radicali. La prima prevede il mantenimento della strategia attuale della “laguna aperta”, potenziata da barriere mobili simili al Mose da attivare in caso di necessità. La seconda ipotesi introduce la realizzazione di dighe a protezione del centro storico, separandolo dal resto della laguna.

La terza soluzione prevede invece la chiusura dell’intero bacino lagunare tramite un grande sistema di difesa continuo, un cosiddetto “super argine”, mentre la quarta e più estrema contempla la possibile delocalizzazione della città, con lo spostamento di abitanti e patrimonio storico verso l’entroterra.

Secondo lo studio, con ulteriori interventi le barriere mobili oggi esistenti potrebbero garantire protezione fino a un innalzamento del livello del mare di circa 1,25 metri. Tuttavia, questo limite potrebbe essere superato entro il 2300 anche in scenari a basse emissioni. Le dighe potrebbero diventare necessarie già oltre uno 0,5 metri di aumento, soglia che in scenari ad alte emissioni potrebbe essere raggiunta prima del 2100. Il sistema del “super argine” garantirebbe protezione fino a circa 10 metri di innalzamento, mentre la rilocalizzazione diventerebbe un’opzione da considerare oltre i 4,5 metri.

Le differenze di costo tra le varie strategie sono significative: il Mose ha richiesto circa 6 miliardi di euro, le dighe potrebbero oscillare tra 500 milioni e 4,5 miliardi, il “super argine” supererebbe i 30 miliardi, mentre una eventuale delocalizzazione della città potrebbe arrivare fino a 100 miliardi.

«Non esiste una strategia di adattamento ottimale – spiega Lionello –. Qualunque scelta dovrà bilanciare sicurezza dei residenti, economia, ecosistemi lagunari e patrimonio culturale. E serve pianificare con largo anticipo, perché grandi infrastrutture richiedono anche 30-50 anni per essere realizzate».

Per Giupponi lo studio mostra come sia possibile integrare conoscenze già esistenti per alimentare un dibattito scientifico sul futuro della città: «Non possiamo prevedere il futuro dei prossimi due secoli, ma le tendenze sono chiare e gli effetti del cambiamento climatico stanno accelerando anche a causa dei ritardi nelle politiche di contrasto».

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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