Medio Oriente – L’impatto devastante della guerra su Dubai

Lo scorso anno Dubai aveva festeggiato un record storico, accogliendo 19,59 milioni di visitatori internazionali e consolidandosi tra le città più visitate al mondo. Oggi, però, la città emiratina affronta una crisi senza precedenti: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha avuto un impatto devastante sul turismo e sull’economia locale.
Di solito le serate a Dubai sono animate da un continuo via vai di clienti tra ristoranti e caffè. Ma nell’ultimo mese molti locali hanno visto i loro tavoli restare vuoti, segno tangibile della crisi in atto.
Per Natasha Sideris, fondatrice del gruppo di ristorazione Tashas, la situazione è “brutale”. Dal 2014, il suo gruppo è cresciuto fino a contare 14 locali e oltre 1.000 dipendenti in tutta la città, ma il conflitto in Medio Oriente ha ridotto il fatturato di alcuni ristoranti fino al 50%, mentre quelli che dipendono dai turisti hanno subito cali tra il 70% e l’80%. Per salvare i posti di lavoro, Sideris ha tagliato del 30% gli stipendi di tutto il personale, compreso se stessa.
“Avrei potuto licenziare il 30% dei dipendenti, ma ho scelto di ridurre gli stipendi per mantenere intatta la squadra,” racconta Sideris. Secondo lei, la situazione sarebbe stata ancora peggiore se i locali non fossero situati in quartieri residenziali o centri commerciali frequentati dalla clientela locale.
Non solo i ristoranti: l’intero settore turistico è stato colpito. Hotel, agenzie di viaggio, trasporti e compagnie aeree hanno registrato un drastico calo della domanda. Gli attacchi iraniani agli Emirati, con oltre 2.400 missili e droni lanciati contro aeroporti, porti e zone civili, hanno creato timori diffusi tra i visitatori. Anche se oltre il 90% dei missili è stato intercettato, detriti sono caduti in aree abitate e hotel di lusso come il Fairmont a Palm Island sono stati danneggiati, causando 11 morti e oltre 185 feriti.
Le conseguenze sul traffico aereo sono state immediate: migliaia di voli cancellati e decine di migliaia di turisti bloccati nelle prime settimane di conflitto. L’aeroporto internazionale di Dubai, il più trafficato del mondo per passeggeri internazionali, ha visto un rallentamento senza precedenti, con Emirates che opera con un programma ridotto.
Nei primi mesi di guerra, i tassi di occupazione degli hotel sono crollati tra il 15% e il 20%, secondo Mamoun Hmiden di Wego. Alcune strutture hanno reagito con sconti massicci, specialmente durante l’Eid, e chiuso temporaneamente alcuni punti vendita o intere sezioni per ridurre i costi. Eventi e conferenze, una parte cruciale del turismo d’affari di Dubai, sono stati cancellati o posticipati, aggravando ulteriormente la situazione.
La crisi si riflette anche sui lavoratori migranti, pilastro dell’industria dell’ospitalità, molti dei quali sono stati messi in congedo non retribuito o hanno visto ridotte le ore lavorative. “È come tornare ai tempi del Covid-19,” racconta un cameriere sud-asiatico di un ristorante di lusso, preoccupato per il futuro.
Le stime economiche regionali sono allarmanti: Tourism Economics prevede che tra 23 e 38 milioni di persone potrebbero viaggiare in meno quest’anno in Medio Oriente, con perdite fino a 56 miliardi di dollari di spesa turistica.
Per far fronte alla crisi, Dubai ha annunciato un pacchetto di sostegno da 272,26 milioni di dollari per le imprese nei prossimi 3-6 mesi, con agevolazioni per hotel e rinvio di tasse di soggiorno. Le autorità stanno inoltre pianificando campagne promozionali per rilanciare il turismo non appena la situazione si stabilizzerà.
Sideris, però, resta cauta: “Abbiamo liquidità per 1-2 mesi, al massimo tre. Dopo dovremo prendere decisioni più difficili. Speriamo che questa follia finisca presto.”










