30 Gennaio 2026 - 10.32

Lo scaricabarile, disciplina olimpica tutta italiana. Il caso Niscemi

Umberto Baldo

Prima o poi il Comitato Olimpico Internazionale dovrà prenderne atto.
C’è una disciplina che merita il riconoscimento ufficiale, con regolamento, arbitri e medaglie. Si chiama scaricabarile.
La candidatura non può che partire dall’Italia. Non per patriottismo, ma per pura statistica. In questa specialità siamo imbattibili.
Non solo oro, argento e bronzo. Tutte le top ten. Forse anche le riserve.
Il campo di gara è vastissimo.
Ogni volta che succede una catastrofe o, più banalmente, un disastro annunciato, la competizione scatta in automatico.
Alluvioni, terremoti, frane: scegliete voi, vanno bene tutte. Lo scaricabarile è inclusivo, non discrimina.
Si può praticare ovunque. Al chiuso e all’aperto.
Negli uffici pubblici e privati, senza neppure alzarsi dalla sedia. Nei ministeri, nelle regioni, nei comuni.
Nelle imprese, nei consigli d’amministrazione, nelle conferenze stampa, nei comizi.
È compatibile con lo smart working, è democratico. È popolarissimo.
Anzi, più il contesto è confuso, più il gioco riesce facile.
Norme intricate, procedure bizantine, responsabilità opache, competenze sovrapposte, notizie contraddittorie.
Lo scaricabarile prospera lì dove l’organizzazione è inefficiente e la memoria istituzionale dura meno di un post sui social.
È, in fondo, la versione pubblica e amplificata di una tendenza umanissima: dare sempre la colpa agli altri delle proprie inerzie.
C’è poi un istituto che sembra disegnato apposta per alimentare questa disciplina: il famoso “concerto fra enti pubblici”.
Ministeri, regioni, comuni, autorità, enti variamente assortiti.
La logica direbbe che ci sia un ente capofila, uno che coordina, decide e alla fine risponde. Ma questa è logica.
E la logica, come noto, in certi ambienti viene considerata un fastidioso optional.
Perché rinunciare al potere di dire la propria?
Essere coinvolti è potere.
Mettere un timbro è potere.
Chiedere un parere è potere.
Frapporre un ostacolo, anche solo per dimostrare di esistere, è potere.
Poi però, quando le cose vanno male, quel potere evapora.
Resta solo la fuga, e lo scaricabarile entra in scena.
È quello a cui assistiamo davanti alle immagini della frana “annunciata” di Niscemi.
Una sceneggiata indecente, con sindaci che dicono alla Regione “te l’avevo detto” e la Regione che risponde “ma quando mai”.
Tutti parlano. Nessuno ascoltava prima. Nessuno è responsabile dopo.
Salvo scoprire, leggendo oggi un quotidiano nazionale, che nel ventre martoriato di Niscemi esistono strumenti di monitoraggio dimenticati da vent’anni come ferri vecchi.
Inclinometri e piezometri. Tecnologia elementare, mica fantascienza.
Avrebbero dovuto essere controllati ogni mese.
Avrebbero raccontato che la collina si muoveva.
Avrebbero segnalato l’acqua che cresceva sotto l’abitato.
Avrebbero fatto suonare un allarme.
Invece niente.
Abbandonati dal 2007, dopo due anni di controlli iniziali, in fondo a tunnel profondi cinquanta metri. Lo stesso territorio che era già franato nel 1997, con cinquanta palazzine demolite e quattrocento sfollati. Memoria corta, cortissima.
Intanto, in superficie, i rubinetti sono a secco e prosperano le autobotti. Anche questo è un dettaglio che racconta più di mille convegni.
La frana di Niscemi, come tante altre calamità, mette a nudo un sistema in cui le cose, se va bene, si fanno a pezzi e poi si dimenticano, in cui si rinviano demolizioni preventive per non disturbare il consenso elettorale, in cui la prevenzione è una parola buona per i discorsi, non per i bilanci.
E alla fine si arriva sempre lì, allo sport nazionale in cui eccelliamo: lo scaricabarile.
Uno sport comodissimo per lor signori.
Perché rende difficile, se non impossibile, individuare responsabilità precise.
E porta dritti al verdetto più rassicurante di tutti: tutti colpevoli, quindi nessun colpevole.
Resta però una domanda che continua a rimbalzare, come una palla che nessuno vuole prendere: con quale logica l’attuale ministro Musumeci può coordinare le risposte ai problemi di Niscemi, quando fino a poco tempo fa guidava la Regione Sicilia?
Domanda imbarazzante. Forse fuori regolamento.
Lo aspettiamo alle prossime Olimpiadi dello scaricabarile.
In quella disciplina, l’esperienza pregressa conta.
E parecchio.
Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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