29 Gennaio 2026 - 17.00

Trump tiene ancora detenuto il bimbo di 5 anni di Minneapolis: “Non è più lo stesso”

«Non è più lo stesso». A dirlo è il padre di Liam Conejo Ramos, il bambino di 5 anni fermato dalla polizia anti-immigrazione durante l’amministrazione Trump e diventato, in pochi giorni, uno dei volti simbolo delle politiche migratorie statunitensi. A una settimana dall’arresto che ha fatto il giro dei media americani, il piccolo ha ricevuto la visita di un deputato democratico nel centro di detenzione in cui è trattenuto, in Texas, a migliaia di chilometri da Minneapolis, la città dove viveva.

A incontrare Liam e il padre, Adrián Conejo Arias, è stato il deputato texano Joaquín Castro, che si è recato nel centro per famiglie migranti di Dilley. In un video pubblicato su X, Castro ha raccontato che il bambino stava dormendo al momento della visita. «Suo padre dice che dorme molto, è depresso e triste», ha spiegato il parlamentare, aggiungendo di essere seriamente preoccupato per la salute mentale del piccolo. «Secondo il padre, Liam vuole tornare a scuola», ha sottolineato.

Castro sostiene che la famiglia Arias risieda legalmente negli Stati Uniti e che sia il padre sia il figlio dovrebbero essere immediatamente rilasciati. Martedì, un giudice federale ha sospeso a tempo indeterminato la procedura di espulsione nei loro confronti e ha inoltre bloccato qualsiasi trasferimento dal centro di Dilley, una struttura utilizzata per la detenzione di famiglie migranti con figli minorenni accusate di violazioni delle leggi sull’immigrazione.

L’immagine dell’arresto di Liam è diventata virale sui social: il bambino appare visibilmente terrorizzato, con uno zaino e un cappellino, mentre viene fermato da un agente vestito di nero. Una foto che ha scosso l’opinione pubblica e acceso la protesta. Mercoledì, circa un centinaio di persone si sono radunate davanti al centro di detenzione di Dilley per manifestare solidarietà al bambino e al padre. I dimostranti hanno esposto cartelli con scritte come «L’ICE terrorizza e criminalizza i bambini», «Abolire l’ICE» e slogan durissimi contro l’agenzia federale per l’immigrazione, senza che si registrassero episodi di violenza.

«A Dilley non ci sono criminali», ha ribadito Joaquín Castro. «Donald Trump sostiene che queste operazioni servano ad arrestare stranieri criminali irregolari. È il linguaggio che usa. Ma in questo centro per famiglie non c’è un solo criminale», ha concluso.

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