16 Gennaio 2026 - 10.22

Madrid non è un’utopia: il liberalismo alla prova dei fatti

Umberto Baldo

Ci sono libri che si leggono con interesse.
E poi ce ne sono altri, come quello di cui vi propongo una sommaria recensione, che si leggono con una sorta di sollievo intellettuale: perché confermano che non ci siamo sbagliati per una vita intera.
“Il modello Madrid. Una rivoluzione liberale (1995-2025)” di Diego Sánchez de la Cruz, giovane economista spagnolo, per chi come me si definisce liberale da sempre, appartiene senza esitazioni a questa seconda categoria.
Il libro, se il tema vi attira, lo potete scaricare, come ho fatto io, da Amazon o da altre piattaforme on line. Purtroppo non è gratis.
Partirei con il dire che “Il modello Madrid. Una rivoluzione liberale (1995-2025)” non è un libro “consolatorio”, né una predica ideologica.
È più semplicemente la dimostrazione, frutto di uno studio accurato, che una politica liberale non è un’utopia, non è una deviazione teorica, non è una concessione temporanea al mercato in tempi di vacche magre.
Può essere, al contrario, una via maestra per lo sviluppo e la crescita, se applicata con coerenza e continuità.
Nella specie, la Comunidad de Madrid è il caso di studio.
Un caso concreto, documentato, durato trent’anni.
Non una fiammata, nè una parentesi fortunata.
Sánchez de la Cruz ricostruisce con precisione come la Comunità di Madrid, sotto Governi regionali guidati prima da Esperanza Aguirre e poi da quella che io considero l’astro nascente del Partido Popular, Isabel Díaz Ayuso, abbia seguito una linea politica chiara: meno tasse, meno burocrazia, più libertà economica, più fiducia nella società.
Forse sarà un caso, ma credo non possa passare inosservato che la rivoluzione liberale madrilena sia il frutto delle scelte politiche di due donne: Esperanza Aguirre (tra il 2003 e il 2012) e di Isabel Díaz Ayuso (dal 2019 ad oggi, per tre mandati consecutivi).
Il dato che più colpisce – e che dovrebbe far riflettere molti commentatori europei – è che oggi la produzione economica della Comunidad de Madrid è paragonabile a quella dell’intero Portogallo.
E tutto questo è avvenuto mentre la Spagna, a livello nazionale, era spesso governata dai socialisti.
Dunque cade anche l’alibi più comodo: non si può fare perché il contesto nazionale è ostile.
Il primo pilastro del modello madrileno è stata la politica fiscale.
In vent’anni le tasse sono state ridotte 140 volte.
Non per ideologia, ma per scelta strategica.
Il risultato è che il cittadino medio madrileno dispone oggi di circa 20 mila euro in più rispetto ad uno scenario senza quei tagli.
E, contro ogni previsione catastrofista, il gettito fiscale non è diminuito, ma aumentato.
Un effetto Laffer applicato senza timori reverenziali.
Il secondo pilastro è la deregulation.
Oltre 500 misure di semplificazione normativa, con un principio che a chi ha frequentato le amministrazioni pubbliche italiane appare quasi rivoluzionario: le norme devono essere riesaminate periodicamente e, se inutili o dannose, eliminate.
Non sacralizzate, non accumulate, non difese per inerzia.
Se vi sembra poco in rapporto un Paese come il nostro in cui non si conosce neppure il numero esatto delle leggi, stimate in oltre 200mila!
Il terzo elemento riguarda i servizi pubblici, in particolare Sanità ed Istruzione.
Il sistema resta pubblico anche a Madrid, ma la gestione viene affidata anche a soggetti privati e, soprattutto, viene introdotta la libertà di scelta per i cittadini.
Il tutto basato sull’idea che la concorrenza non distrugge il welfare: ma lo costringe a migliorare.
Un concetto semplice, ma ancora scandaloso in molti dibattiti italiani.
Non voglio certo nascondere che queste scelte non trovino oppositori, come ad esempio i partiti di sinistra, i sindacati, ed anche cittadini preoccupati per quello che vedono come lo smantellamento del sistema sanitario pubblico.
Infine, c’è un aspetto culturale che il libro coglie bene e che considero decisivo: l’atteggiamento verso l’impresa e il lavoro.
A Madrid non si demonizza chi investe, non si guarda con sospetto chi fa profitto, non si colpevolizza chi ha successo.
Si celebra il lavoro, l’iniziativa, l’assunzione di rischio.
E nonostante tutto si accolgono gli immigrati, che si integrano e contribuiscono, senza moralismi e senza slogan.
Anche a tale riguardo va precisato che la Spagna negli anni scorsi ha avuto un’immigrazione prevalente dai paesi dell’America latina, quindi di lingua spagnola e religione cattolica, e di conseguenza più facilmente integrabili nel tessuto socio produttivo.
Per me, questo libro è importante perché toglie alibi.
Toglie l’alibi a chi dice che il liberalismo è bello ma irrealizzabile.
Toglie l’alibi a chi sostiene che in Europa “non si può fare”.
Toglie l’alibi anche ad una certa destra che si dice liberale solo a parole (e aumenta le tasse nonostante le promesse), e ad una sinistra che continua a considerare il mercato un male necessario (ed è ancora ferma alle patrimoniali).
Guardate che sono ben conscio che il liberalismo madrileno non è perfetto, non è esportabile meccanicamente, non è immune da critiche.
Ma è reale.
Ed è questo, forse, l’aspetto più disturbante: dimostra che meno Stato non significa meno giustizia, e che la crescita non nasce dalla paura del mercato, ma dalla sua regolazione intelligente.
Madrid non è un sogno. È una realtà.
E capisco che questo libro possa dare fastidio perché racconta una verità semplice: il liberalismo può funzionare; non nei convegni, non nei manifesti, ma nella realtà.
Madrid non è un’eccezione folkloristica; è una smentita politica.
E per chi, come me, ha sempre creduto nella democrazia liberale come cultura di governo e non come esercizio accademico, e nella libertà come motore dello sviluppo, è la conferma più importante che potessi leggere.
Per una vita intera mi sono sentito dire che il liberalismo era una bella teoria, inadatta al mondo reale.
Madrid dimostra il contrario.
E questo saggio si Sànchez de la Cruz non è un esercizio intellettuale: è una prova dei fatti.
Che piaccia o no, il liberalismo non è un’utopia.
È una strada possibile come alternativa alle destre nazionaliste ed alle sinistre nostalgiche del marxismo.
E, forse, l’unica che valga davvero la pena di percorrere.
Umberto Baldo

Potrebbe interessarti anche:

Madrid non è un’utopia: il liberalismo alla prova dei fatti | TViWeb Madrid non è un’utopia: il liberalismo alla prova dei fatti | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy