La f… al potere: quando la storia e la cronaca non stanno in piedi senza un letto

Cato
La storia politica dell’umanità si può leggere in due modi: nei libri di diritto costituzionale oppure nelle camere da letto.
I primi servono per gli esami universitari, i secondi per capire davvero come vanno le cose.
Perché il Potere ama due cose più di ogni altra: essere obbedito e sentirsi desiderato.
Quando riesce a fare entrambe insieme, e la figa è spesso la combinazione vincente, diventa pericoloso.
Prendiamo la Chiesa, che sulla carta avrebbe dovuto essere il regno della castità. Carta, appunto.
Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, non era un Pontefice: era un capofamiglia con la tiara.
Figli, amanti, intrighi, nepotismo a livelli da manuale.
E Lucrezia Borgia, trasformata nei secoli in una specie di escort demoniaca, era in realtà il punto di incontro perfetto tra sesso, potere e diplomazia.
Altro che Ave Maria: qui si giocava a Risiko con i corpi e le alleanze.
Saltiamo qualche secolo e atterriamo negli Stati Uniti, patria della morale protestante e della pornografia ben confezionata.
John Fitzgerald Kennedy, icona, mito, Camelot.
Di giorno discorsi sulla libertà, di notte maratone erotiche che avrebbero sfiancato un reparto di marines.
Marilyn Monroe non cantava “Happy Birthday” al Presidente per amore della musica.
Era politica anche quella, solo con meno cravatte.
Bill Clinton porta il tutto ad un livello quasi didattico.
La stagista inginocchiata nello Studio Ovale non era lì a recitare il rosario.
E il punto non è nemmeno il sesso, ma la faccia tosta: mentire al mondo intero guardando una telecamera e pensare di cavarsela con una definizione semantica del verbo “to be”.
La figa diventa così un incidente di percorso, non un peccato.
Un errore tecnico, come sbagliare una slide.
Poi c’è Mao Zedong, che spazza via ogni residuo di romanticismo.
Il Grande Timoniere, il rivoluzionario ascetico, il nemico dei vizi borghesi, di notte dormiva con una giovane vergine diversa. Ogni notte.
La rivoluzione permanente, applicata al materasso. Mentre milioni di cinesi morivano di fame, il capo del comunismo mondiale si nutriva di figa fresca.
Altro che uguaglianza: qui il privilegio era biologico.
E arriviamo all’epoca contemporanea, quella che si racconta come disincantata e post-ideologica.
Jeffrey Epstein non inventa nulla, mette solo insieme tutto: sesso, potere, denaro, ricatto. Politici, finanzieri, prìncipi, intellettuali.
La crème de la crème che predica valori in pubblico e pratica l’abuso in privato.
Qui la figa non è nemmeno più desiderio: è infrastruttura.
Una rete logistica del potere, come gli aeroporti od i cavi sottomarini.
Il punto, allora, non è scandalizzarsi. Lo scandalo è per i gonzi. Il punto è smetterla di fingere sorpresa.
La storia ci dice una cosa chiarissima: quando il potere diventa incontrollato, prima o poi finisce tra le gambe di qualcuno.
E quasi mai consensualmente, quasi mai senza conseguenze per chi sta sotto.
La morale finale è brutale ma onesta: diffidate sempre di chi predica virtù assolute.
Spesso lo fa perché ha molto da nascondere e pochissima voglia di rinunciare ai propri vizi.
La politica, senza figa, forse sarebbe migliore, ma sicuramente sarebbe molto più noiosa.
E gli esseri umani, quando comandano, odiano la noia più dell’ingiustizia.
La verità, quella che nessun manuale di educazione civica osa scrivere, è questa: il potere non corrompe soltanto. Il potere rivela.
Rivela chi sei quando nessuno può dirti di no, quando il tuo nome apre porte, mutande e silenzi.
A quel punto la figa non è più piacere, è un test. E quasi tutti lo falliscono miseramente.
Per questo i potenti parlano ossessivamente di morale, famiglia, valori, decenza.
È autodifesa preventiva. Un deodorante spruzzato su secoli di ipocrisia. Più la predica è solenne, più il retrobottega è lurido. Non è una legge fisica, ma ci va molto vicino.
E allora smettiamola con lo stupore posticcio. Non sono “mele marce”. È il cesto.
Un sistema che concentra potere senza controllo finirà sempre nello stesso modo: qualcuno comanda, qualcuno subisce, qualcuno tace.
E qualcuno paga, quasi mai quello giusto.
La storia non ci insegna che il sesso rovina la politica.
Ci insegna che la politica, quando diventa impunità, usa il sesso come usa tutto il resto: per dominare.
Il problema non è cosa fanno i potenti a letto.
Il problema è cosa fanno perché sono potenti.
E se dopo duemila anni di Papi, Presidenti, Rivoluzionari e Moralisti vari, non l’abbiamo ancora capito, tranquilli: non è ignoranza.
È complicità.
Cato
















