Il ciclo universale: a Limoges anche i maschi hanno le mestruazioni

Umberto Baldo
Da noi italiani ci si aspetta sempre il peggio. Trucchi, furbizie, scorciatoie, la monetina infilata dove non dovrebbe stare. È un luogo comune? Sì. È completamente infondato? Neanche per sogno. Però c’è una consolazione: non siamo soli. La furbizia è un sentimento universale, come l’amore per il croissant caldo o l’odio per la burocrazia.
La prova arriva dalla civilissima, razionale, cartesiana Francia.
Precisamente da Limoges, Alta Vienne, Francia centrale, non un covo di anarco-insurrezionalisti ma una tranquilla Università di provincia.
Qui, dall’ottobre 2025, le Autorità accademiche hanno deciso di introdurre una misura sacrosanta: il congedo mestruale.
Fino a dieci giorni l’anno di assenza per chi soffre dolori legati al ciclo, senza l’umiliazione del certificato medico.
Una scelta moderna, sensata, persino umana. Applausi.
Ma siccome viviamo nell’epoca in cui la realtà biologica è considerata un’opinione e la prudenza un atto di discriminazione, si è deciso di allargare il perimetro.
Giustamente, ci mancherebbe.
Ci sono persone in transizione di genere che, pur identificandosi come uomini, possono ancora avere le mestruazioni.
E allora via: per evitare stigmi, imbarazzi, polemiche, ricorsi, sit-in e articoli indignati, si fa prima ad aprire il beneficio a TUTTI gli studenti.
Soluzione elegante. Inclusiva. Progressista. Talmente progressista da diventare immediatamente comica.
Risultato: circa 50 studenti maschi hanno pensato bene di “sentire il ciclo”, cumulando qualcosa come 600 giorni di assenza in tre mesi.
Tre mesi. Non un anno accademico, non una carriera universitaria: un trimestre.
A questo punto non è più una politica sociale, è un caso clinico.
E qui la mente, come giustamente diceva Totò, vacilla.
Davvero nella storica Gallia è in corso una mutazione genetica di massa?
Stiamo assistendo alla comparsa del maschio mestruato, privo di utero, ovaie e senso del ridicolo, ma dotato di calendario biologico impeccabile?
O forse Limoges è diventata il nuovo centro mondiale della ginecologia quantistica?
Oppure, ipotesi folle ma tremendamente plausibile, qualcuno ha semplicemente colto l’occasione.
Qualcuno ha letto la norma, ha sorriso, e ha pensato: “Perché no?”.
Perché, alla fine, i venditori della Fontana di Trevi non abitano solo tra il Colosseo e Porta Portese.
Sono una categoria antropologica globale.
Li trovi a Roma, a Parigi, a Limoges e probabilmente anche su Marte, se mai ci andremo con un regolamento inclusivo.
Morale della favola: cambiano le lingue, le bandiere, i codici civili, ma l’arte di arrangiarsi resta un patrimonio dell’umanità.
Altro che italiani. Tutto il mondo è Paese.
E Limoges, per una volta, ce lo ricorda meglio di noi.
Umberto Baldo
















