Chi è Amelia? Generata dall’AI, da paladina contro l’estremismo a icona dell’estrema destra inglese

Capelli viola, look gotico, aria da studentessa ribelle. Il suo nome è Amelia e, anche se non la conoscete, è molto probabile che vi sia già comparsa davanti agli occhi: meme virali su Facebook, video su X, immagini rilanciate a raffica sui social. Peccato che Amelia non esista. È un personaggio generato interamente dall’intelligenza artificiale. E proprio qui nasce il problema.
All’inizio, infatti, Amelia aveva uno scopo nobile. Era uno degli avatar principali di “Pathways: Navigating the Internet and Extremism”, un videogioco educativo finanziato dal Ministero dell’Interno britannico, pensato per ragazzi tra i 13 e i 18 anni. L’obiettivo: insegnare a riconoscere i meccanismi della radicalizzazione di estrema destra, in particolare nello Yorkshire, attraverso scelte simulate e conseguenze virtuali.
Nel gioco, gli studenti impersonano coetanei chiamati a decidere se scaricare contenuti estremisti, partecipare a manifestazioni contro i “cambiamenti sociali” o unirsi a piccoli gruppi politici locali che parlano di “erosione dei valori britannici”. Alcune decisioni possono persino portare a un rapporto fittizio nel programma antiterrorismo britannico Prevent.
Dal gioco educativo al meme virale
Il paradosso è che Amelia è esplosa online proprio nella sua versione distorta. Secondo un’analisi di Peryton Intelligence, società specializzata nel monitoraggio della disinformazione, tutto è partito il 9 gennaio, quando un account anonimo noto per la diffusione di contenuti di estrema destra ha lanciato il meme su X. Risultato: 1,4 milioni di visualizzazioni in pochi giorni.
I numeri sono impressionanti. L’“Ameliaposting” è passato da circa 500 post al giorno a quasi 10.000 quotidiani dal 15 gennaio, quando il fenomeno ha raggiunto un pubblico internazionale. Il picco è stato registrato il 21 gennaio, con 11.137 post in un solo giorno solo su X.
Londra, Parlamento e messaggi xenofobi
Nei video più condivisi, Amelia cammina per Londra, entra alla Camera dei Comuni, dichiara il suo amore per l’Inghilterra e mette in guardia dai presunti pericoli dei “militanti musulmani” o dei “migranti del Terzo Mondo”. In una clip diventa persino vittima di un rimprovero da parte di un uomo in abiti islamici per aver mangiato una salsiccia di maiale.
Un immaginario che si è trasformato in un trend virale dell’estrema destra, alimentato dalla facilità con cui chiunque, usando chatbot pubblici o strumenti come Grok, può creare nuove versioni del personaggio. Amelia diventa così manga, cartone in stile Wallace & Gromit, protagonista di incontri immaginari con personaggi di Harry Potter o Father Ted, sempre accompagnata da messaggi razzisti o complottisti.
Il fenomeno è cresciuto a tal punto da uscire dalle nicchie radicali e comparire anche nei feed più mainstream.
“Un intero ecosistema l’ha adottata”
Secondo Siddharth Venkataramakrishnan dell’Institute for Strategic Dialogue, il caso Amelia rappresenta un esempio lampante di come l’estrema destra “dissidente” sappia sfruttare l’estetica digitale.
«Il meme si è diffuso in modo impressionante ed è diventato internazionale. Un intero ecosistema lo ha adottato. Le immagini sessualizzate giocano un ruolo chiave e il pubblico è composto quasi esclusivamente da giovani uomini», ha spiegato al Guardian.
Criptovalute, odio e minacce
Il colpo di scena finale arriva quando alcuni utenti tentano di monetizzare Amelia, lanciando una criptovaluta ispirata al personaggio e promossa addirittura da Elon Musk su X. Un’operazione che ha indignato Matteo Bergamini, CEO di Shout Out UK, l’organizzazione che ha sviluppato il gioco originale.
«Quello che stiamo vedendo è la monetizzazione dell’odio», ha dichiarato Bergamini, raccontando di gruppi Telegram che discutono persino in cinese su come gonfiare artificialmente il valore della moneta meme. L’azienda è stata sommersa da email di odio e minacce, tutte segnalate alla polizia.
Fallimento o lezione?
Per alcuni critici, il progetto avrebbe ottenuto l’effetto opposto a quello desiderato, trasformando una “bella ragazza goth” in un’icona negativa ammirata dagli ambienti estremisti. Bergamini respinge le accuse: il gioco continua a essere utilizzato nelle scuole e riceve riscontri positivi dagli insegnanti.
E c’è un dato che pesa più di ogni polemica: secondo il Ministero dell’Interno britannico, il programma Prevent ha contribuito ad allontanare quasi 6.000 persone da ideologie violente.
Ma Amelia, ormai, vive una seconda vita. Ed è la dimostrazione di quanto l’intelligenza artificiale possa sfuggire di mano, trasformando uno strumento educativo in un’arma virale.
















