2 Gennaio 2026 - 15.36

Capodanno all’italiana: quando la mamma dei cretini fa gli straordinari

Ogni anno è la stessa storia.
Cambia il calendario, cambiano i buoni propositi, ma una cosa resta immutabile come le tasse: a Capodanno una fetta consistente di italiani perde temporaneamente l’uso del cervello.
Altro che botti: qui esplode la deficienza mentale.
E non mi si venga a parlare di fatalità.
La fatalità è un fulmine che ti cade in testa mentre stai attraversando la strada.
Non è accendere volontariamente un petardo, o sparare un colpo di pistola, magari ad alzo zero, magari in mezzo alla gente, e questo dopo settimane di appelli, avvisi, ordinanze, comunicati delle Autorità che ti dicono chiaramente: “non farlo, è pericoloso, è stupido”.
E tu lo fai lo stesso.
Questa non è fatalità: è una sfida aperta alle norme basilari di sicurezza e, prima ancora, alla logica ed al buon senso.
Il caso simbolo di quest’ultimo Capodanno meriterebbe di finire nei manuali di psichiatria sociale.
In quel di Napoli un ragazzo di 24 anni, residente a Roma, la notte del 31 dicembre resta gravemente ferito ad una mano per l’esplosione di un petardo.
Risultato: Pronto soccorso, intervento dei sanitari dell’Ospedale Pellegrini, amputazione di tre dita;
Fin qui la solita, tristissima cronaca.
Poi arriva il capolavoro. Dimesso dall’ospedale, cosa fa?
Torna a casa a riflettere sulla propria idiozia, a ringraziare di essere vivo, a promettersi che magari il prossimo Capodanno lo passerà guardando un film?
Ma quando mai. Esce dall’ospedale, accende un altro petardo e lo fa esplodere.
Di nuovo. Risultato: lesioni al volto e ad un occhio, nuovo rientro nello stesso pronto soccorso.
A questo punto la tentazione è forte: altro che ulteriori interventi sanitari, qui ci vorrebbe una robusta terapia a base di ceffoni o calci in culo educativi.
Ovviamente è una provocazione, ma rende l’idea del livello di assurdità che si è raggiunto.
E non si tratta di un caso isolato.
Il bilancio della Notte di San Silvestro parla chiaro: un morto e 283 feriti, di cui 54 ricoverati. Tra i feriti, 245 con prognosi fino a 40 giorni, cinquanta feriti gravi con prognosi superiori ai 40 giorni. E poi il dato più sconfortante: 68 minori feriti. Bambini e ragazzi che pagano l’idiozia propria o, spesso, quella degli adulti.
Ogni anno le Autorità invitano a non sparare botti, a non maneggiare petardi, ad usare il buon senso.
Ogni anno una parte del Paese risponde con un’alzata di spalle e un accendino in mano.
Via tranquillo, spara pure ad alzo zero: tanto “a me non succede”.
Succede, invece. Succede puntualmente, con una regolarità che farebbe invidia all’Agenzia delle Entrate.
È proprio vero: “la mamma dei cretini è sempre incinta”.
E a Capodanno partorisce a ritmo industriale.
Il problema è che il conto, tra pronto soccorso intasati, medici sottratti ad altri pazienti, feriti, mutilazioni e morti evitabilissime, lo paghiamo tutti.
Anche quelli che, quella notte, si limitano a stappare una bottiglia e a guardare i fuochi… da lontano.
Umberto Baldo

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