Boicottare Israele, curarsi con Israele. L’antisionismo si ferma davanti alle ustioni

Umberto Baldo
C’è un curioso paradosso che meriterebbe una cattedra universitaria: quello per cui Israele va boicottato a parole, ma chiamato d’urgenza nei fatti. Succede quando l’ideologia incontra le ustioni di terzo grado, e improvvisamente il megafono lascia il posto alle flebo o ai gel.
A Crans-Montana dove un’esplosione ha trasformato una festa in un incubo, i ragazzi feriti non vengono curati con slogan, appelli o risoluzioni studentesche.
Vengono trattati con il NexoBrid, un gel innovativo a base di Bromelina, un preparato enzimatico biologico tratto dal gambo dell’ananas, messo a punto dalla ricerca israeliana (scoperto, prodotto e commercializzato dalla ditta israeliana MediWound); un farmaco che fa una cosa semplice e insieme geniale, elimina il tessuto morto e salva quello vivo, grazie alla sua capacità di “sciogliere” selettivamente le proteine bruciate senza danneggiare la pelle viva.
In silenzio, senza chiedere al paziente cosa pensa del conflitto mediorientale.
Questa sostanza – oggi usata nei migliori centri ustioni del mondo – riduce gli interventi chirurgici, limita le infezioni, accelera la guarigione.
In altre parole, fa esattamente ciò che la medicina dovrebbe fare: curare.
Ed è prodotta, come accennato, da un’azienda israeliana specializzata in biotecnologie per l’emergenza.
Non per caso, ma per necessità.
Israele, infatti, è diventato uno dei Paesi più avanzati al mondo nel trattamento delle ustioni non perché baciato dalla fortuna, ma perché costretto da una storia durissima fatta di attentati, incendi, esplosioni, emergenze civili continue.
Il NexoBrid è l’innovazione che nasce dal peggio dell’esperienza umana.
Quella che nessuno si augura, ma che poi salva vite ovunque, anche a migliaia di chilometri di distanza, anche in Europa, anche a chi magari fino al giorno prima firmava petizioni per il boicottaggio di tutto ciò che avesse a che fare con Israele.
A Crans-Montana sono arrivati anche i volontari di ZAKA, l’organizzazione israeliana specializzata negli scenari estremi.
Gli stessi che il 7 ottobre hanno visto l’orrore assoluto e che da anni, nel mondo, fanno un lavoro che pochi hanno il coraggio di fare: raccogliere, identificare, ricomporre. Un’organizzazione che fino a ieri era oggetto di disprezzo ideologico, oggi diventa improvvisamente “utile”.
Strano come la tragedia ed il dolore rimettano in ordine le priorità.
E qui l’ipocrisia raggiunge livelli da manuale.
Perché mentre nelle Università occidentali si tagliano i ponti con il mondo accademico israeliano, mentre si invocano boicottaggi “etici” dei farmaci, nella realtà si continua a usare – giustamente – ciò che funziona.
Lo scandalo delle campagne contro Teva, colosso farmaceutico israeliano, resta un esempio lampante: ideologia travestita da morale che rischia di negare cure essenziali a chi ne ha bisogno.
Altro che giustizia: un sabotaggio del Giuramento di Ippocrate.
La vicenda di Crans-Montana ricorda una verità elementare che andrebbe affissa all’ingresso di ogni facoltà occupata: la scienza non ha passaporto, ed il dolore non conosce geopolitica.
Un farmaco o funziona o non funziona.
Se salva vite, lo fa indipendentemente dalla bandiera stampata sull’etichetta, anche se è la bandiera bruciata nelle strade dagli attivisti del mondo Pro-Pal.
A questo punto la domanda è inevitabile, e pure un po’ inquietante: può esistere un antisionismo farmacologico?
Un’ideologia così accecata da preferire un mondo con meno cure pur di non “collaborare” con Israele?
Solo formularla, questa domanda, dovrebbe far venire i brividi.
Rinunciare all’innovazione israeliana, alle scoperte ed alle tecnologie di un Paese che investe più di ogni altro in ricerca, tecnologia e formazione, non rende il mondo più giusto, più equo o più umano.
Lo rende soltanto più povero, più fragile e più stupido.
Davanti a quegli adolescenti che oggi lottano contro il dolore vero, quello che brucia la pelle e non l’ego politico, la risposta appare fin troppo chiara.
E no, non arriva da un’assemblea studentesca.
Arriva, come sempre, dalla realtà.
Umberto Baldo
PS: tanto per dire, il NexoBrid risulta essere fra i medicinali carenti in Italia; tanto che il 21 novembre 2025 l’Agenzia Italiana del Farmaco ha rilasciato alle strutture sanitarie “autorizzazione all’importazione per analogo autorizzato all’estero”.
















