Il virus Nipah spaventa l’Asia: fino al 75% di mortalità e nessuna cura. I turisti devono preoccuparsi?

Un virus raro ma devastante, capace di uccidere fino a tre persone su quattro e di riaccendere l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali. Il virus Nipah è tornato al centro delle preoccupazioni dopo la conferma di nuovi casi in India, con misure di emergenza attivate in diversi Paesi asiatici. Sebbene il rischio globale resti contenuto, l’elevata incidenza di decessi e l’assenza di cure specifiche rendono questa infezione una delle più temute dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Cos’è il virus Nipah e perché è così pericoloso
Il Nipah è un virus zoonotico, trasmesso dagli animali all’uomo e, in alcuni casi, anche tra persone. È stato identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia, durante un’epidemia tra allevatori di suini. Il suo serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta del genere Pteropus, diffusi nel Sud-est asiatico.
A rendere il virus particolarmente allarmante è il suo tasso di letalità, stimato tra il 40 e il 75%, che varia a seconda dei focolai e delle capacità sanitarie locali. Nei casi più gravi provoca encefalite e insufficienza respiratoria, spesso fatali.
Sintomi e decorso dell’infezione
Dopo un periodo di incubazione che va in genere da 4 a 21 giorni, la malattia esordisce con sintomi simili all’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e vomito. In una parte dei pazienti la situazione peggiora rapidamente, con polmonite e soprattutto infiammazione del cervello, che può portare a coma e morte. Anche chi sopravvive può riportare danni neurologici permanenti, convulsioni o cambiamenti della personalità. In rari casi sono state documentate ricadute a distanza di mesi o anni.
Dove circola e perché l’attenzione è alta
Le epidemie di Nipah sono state registrate esclusivamente nell’Asia meridionale e sud-orientale. I Paesi più colpiti sono Bangladesh (con casi quasi annuali dal 2001) e India, in particolare negli Stati del Kerala e, recentemente, nel Bengala Occidentale. Focolai si sono verificati anche in Malesia, Singapore e Filippine.
Nonostante anticorpi del virus siano stati rilevati in pipistrelli anche in Africa, non si sono mai verificati casi umani fuori dall’Asia. Nel Regno Unito, così come in Europa, non è mai stato segnalato alcun contagio.
Come si trasmette
Il contagio avviene principalmente tramite il consumo di frutta o linfa di palma da datteri contaminata da saliva o urine di pipistrelli infetti. È possibile anche la trasmissione diretta da animali malati e quella da persona a persona, soprattutto tra familiari o operatori sanitari a stretto contatto con i pazienti, in particolare se presentano sintomi respiratori.
Nessun vaccino e solo cure di supporto
Ad oggi non esistono vaccini approvati né terapie specifiche contro il virus Nipah. Il trattamento dei pazienti gravi si basa esclusivamente su cure di supporto intensive. Diverse terapie sperimentali e vaccini sono in fase di studio, tanto che l’OMS ha inserito il Nipah tra le minacce epidemiche prioritarie che richiedono interventi urgenti di ricerca.
Le contromisure e il rischio per i viaggiatori
Dopo i recenti casi in India, Paesi come Singapore, Thailandia e Malesia hanno introdotto controlli sanitari negli aeroporti, con screening della temperatura e monitoraggi rafforzati. Anche Nepal e Cina hanno innalzato il livello di allerta per il rischio di casi importati.
Secondo le autorità sanitarie, il rischio per i turisti resta molto basso, a patto di evitare pratiche a rischio come il consumo di linfa di palma cruda e il contatto con animali selvatici. Tuttavia, l’elevato numero di decessi associati al virus continua a far temere che, in caso di diffusione più ampia, il Nipah possa trasformarsi in una delle emergenze sanitarie più gravi degli ultimi decenni.
















