Rifiuti, Merlin (Assoreca): “Con la nuova legge aumenta il rischio penale per le imprese”

Vicenza, 28 gennaio 2026 – Si è svolto oggi a Palazzo Bonin Longare, sede di Confindustria Vicenza, il convegno promosso da Confindustria Vicenza, con il contributo dell’Università Ca’ Foscari Venezia, della Ca’ Foscari Challenge School e di Assoreca, dedicato alla gestione del rischio in materia di rifiuti alla luce della legge 3 ottobre 2025, n. 147, di conversione del cosiddetto decreto “Terra dei Fuochi”.
Al centro dell’incontro l’impatto delle nuove disposizioni sul diritto penale dell’ambiente, che hanno profondamente modificato il sistema sanzionatorio in materia di rifiuti, intervenendo sul Testo Unico Ambientale, sul Codice penale e sulla disciplina della responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. 231/2001.
«La riforma segna un deciso irrigidimento dell’apparato repressivo, con l’estensione dell’area del penalmente rilevante e l’innalzamento delle pene anche per condotte colpose – ha dichiarato l’avvocato Angelo Merlin, presidente di Assoreca -. Il risultato è un quadro normativo complesso, frammentato e in parte incoerente, che espone le imprese a rischi significativamente maggiori».
Merlin ha richiamato in particolare l’attenzione sul passaggio, per molte fattispecie in materia di rifiuti, dalla contravvenzione al delitto, sulla drastica riduzione degli spazi di accesso agli istituti estintivi e sull’ampliamento del catalogo dei reati presupposto della responsabilità degli enti.
«Il messaggio del legislatore è chiaro: la gestione ambientale non è più solo un tema tecnico o amministrativo, ma un nodo centrale di governance aziendale».
Secondo il presidente di Assoreca, l’associazione del sistema Confindustriale che rappresenta le aziende attive nei settori ambiente, sicurezza, energia, salute e responsabilità sociale, l’inasprimento sanzionatorio rende imprescindibile un rafforzamento dei modelli organizzativi: «Le imprese sono chiamate a dotarsi di assetti interni realmente efficaci in chiave preventiva. Non basta più la compliance formale: servono controlli, procedure e formazione capaci di intercettare il rischio ambientale prima che si traduca in responsabilità penale».
Nel corso del convegno è stato evidenziato come la proliferazione normativa, in un contesto già in attesa del recepimento della direttiva europea 2024/1203, renda ancora più urgente un approccio sistemico alla prevenzione dei reati ambientali. «Senza una lettura coordinata delle nuove norme e senza un serio investimento sull’organizzazione aziendale – ha concluso Merlin – il rischio è quello di un contenzioso crescente che penalizza le imprese virtuose senza produrre reali benefici per la tutela dell’ambiente».
















