VICENZA – Espulso l'"Uomo Michelin" di Viale Milano
Nella zona di viale Milano era molto noto, soprannominato anche “Uomo Michelin” o “Gabibbo” dai residenti per la sua stazza e le sue movenze. Mohamed Harzalli (riconosciuto dal consolato tunisino in Italia come Harzeli Mohamed Aymen) di 34 anni è stato oggi espulso dal territorio italiano, grazie ad un lavoro certosino della questura di Vicenza che ha fatto in modo che fosse eliminato via via ogni ostacolo all’allontanamento dal territorio nazionale di un individuo definito come violento, arrogante e pericoloso con un poco invidiabile curriculum fatto di reati. Si tratta di un noto spacciatore che imperversava nelle zone di Viale Milano, via Firenze, via Torino e Piazzale Bologna. Capo carismatico e capobanda di un gruppo di spacciatori tunisini. Harzalli conosceva addirittura i turni dei poliziotti e sapeva quali lo avrebbero controllato sicuramente. Una volta urlò ad un agente: “Tu fai il poliziotto, io lo spacciatore, vediamo chi va avanti di più…”. In un’altra occasione fermò dei finanzieri in borghese facendo loro segno di entrare nel kebab dove si trovava con l’intento di vendergli droga. E’ descritto come pericoloso, violento, arrogante, autolesionista, temuto, odiato, cattivo e prepotente.
L’ITER DI ESPULSIONE
Alla sua espulsione la questura stava lavorando dall’aprile 2015 ed il provvedimento è stato reso possibile grazie all’ottenimento di due nulla osta e alla definizione del suo stato giudiziario.
A dicembre del 2014, infatti, Harzalli era stato condannato per spaccio dal tribunale di Vicenza ma aveva fatto ricorso in Corte d’Appello. La polizia, per poter procedere all’espulsione ha dovuto affrontare una serie di impedimenti giuridici ed attendere il 1° ottobre 2015, data nella quale vi è stata l’udienza della corte d’appello che ha confermato 9 mesi di reclusione e 4500 euro di multa, ridotti a 6 mesi e 3000 euro. Dopo la sentenza si è dovuto attendere il nulla osta da parte del consolato tunisino in Italia, affinché gli fosse rilasciato il lasciapassare nel suo Paese della durata di 24 ore. Un giorno, quindi, nel quale la questura ha dovuto agire per poterlo inviare in Tunisia.
Ieri la polizia lo ha intercettato mentre si stava recava dai carabinieri per la firma obbligatoria e stamattina alle 8.00 il giudice di pace nell’udienza di convalida ha dato l’ok alla sua espulsione.
E’ stato quindi portato al consolato tunisino, dove ha dato in escandescenze e davanti al funzionario d’ambasciata, inventandosi di essere stato picchiato. Non solo, davanti alla funzionaria si è calato i pantaloni e si è abbandonato ad atteggiamenti osceni, cosa non nuova, come vedremo, per l’Harzalli. Oggi pomeriggio dopo l’arrivo della scorta internazionale, è stato portato in Tunisia, con un volo in partenza da Malpensa.
IL SUO CURRICULUM
Arriva in Italia nel 2006 in aereo.
Comincia subito a spacciare a Vicenza con il fratello (espulso qualche settimana fa) e viene condannato.
Il 18 novembre del 2006 viene arrestato per spaccio e condannato nel 2007 a 1 anno e 3 mesi.
Torna in Tunisia ma ritorna in Italia durante la Primavera araba (2012), sbarca a Lampedusa e viene segnalato alla questura di Agrigento assieme ad altri tunisini.
In quell’anno diventa testimone di un episodio violento nel quale rimase coinvolto e ferito un ragazzino minorenne. Forte della sua posizione di testimone chiede il permesso soggiorno per motivi di giustizia, ma il giorno che deve presentarsi in questura a Trapani per ottenerlo, scappa dal centro di accoglienza e va a Perugia (avendo capito di non poter ottenere il permesso di soggiorno poiché uno dei presupposti per ottenerlo per asilo politico è che tu non sia entrato prima nel Paese ospitante).
A Perugia viene condannato per spaccio di stupefacenti e quindi si sposta nuovamente a Vicenza.
Viene fermato per la prima volta nel settembre 2014 per spaccio di stupefacenti assieme ad altri tunisini nella zona di piazzale Bologna.
Nell’ottobre del 2014 viene arrestato dai carabinieri per spaccio, poi viene denunciato per falsa attestazione e per porto abusivo di armi.
In particolare il 14 ottobre venne fermato nel pomeriggio in campo Marzo, diede in escandescenze, si spogliò davanti a dei ragazzini (e agli agenti) venne caricato in auto dove estrasse dai pantaloni taglierino di 11 cm con il quale cominciò a lesionarsi le braccia.
Ad aprile 2015 fu protagonista dell’aggressione alla barista cinese del Bar Gioia di viale Milano (le scagliò addosso un bidone.
Nel luglio 2015 venne denunciato per falsa attestazione ai carabinieri.
P.U.














