2 Aprile 2026 - 15.55

“Se Trump fosse rimasto sul campo da golf…”: un anno dopo i dazi, l’economia USA paga il conto (e gli esperti non fanno sconti)

A un anno dal cosiddetto “giorno della liberazione”, quando Donald Trump annunciò una raffica di dazi contro quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, il bilancio è tutt’altro che positivo. Secondo un’analisi del The Guardian, le politiche tariffarie hanno prodotto effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati dalla Casa Bianca.

Il 2 aprile 2025 segnò l’inizio di una strategia aggressiva: dazi su larga scala, tagli al settore pubblico e una linea economica improntata al caos come leva politica. Gli investitori reagirono rapidamente, riducendo l’esposizione agli asset americani e spostando capitali verso Europa, Asia e Sud America. Il dollaro iniziò a indebolirsi quasi subito.

Il commento più tagliente arriva da Dario Perkins:
“Se Trump avesse passato gli ultimi 14 mesi sul campo da golf, oggi saremmo in una situazione migliore”.

Economia ferma, fiducia in calo

I dati mostrano un’economia stagnante, se non in leggero declino. Secondo il Bureau of Labor Statistics, le aziende statunitensi hanno rallentato drasticamente le assunzioni subito dopo l’introduzione dei dazi. Revisioni successive hanno ridotto di 403.000 unità le stime occupazionali del 2025, a fronte di una crescita minima rispetto ai 163 milioni di lavoratori complessivi.

Anche la fiducia dei consumatori ha subito un duro colpo. Il Conference Board e l’Università del Michigan segnalano livelli ai minimi storici alla fine del 2025, con un breve rimbalzo solo dopo l’allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina nel maggio dello stesso anno.

Il fallimento dei dazi (anche secondo i loro criteri)

Uno degli obiettivi principali della politica di Trump era rilanciare il settore manifatturiero. Ma i numeri raccontano un’altra storia: tra gennaio 2025 e marzo 2026 sono andati persi circa 100.000 posti di lavoro nel comparto.

Il rapporto tra lavoratori manifatturieri e occupazione totale è sceso al livello più basso dal 1939. Nel frattempo, il deficit commerciale ha raggiunto un nuovo record nel 2025, segno che le importazioni non sono diminuite e le esportazioni non sono aumentate.

Per Bryan Riley, il verdetto è netto:
“I dazi hanno fallito, persino secondo i criteri della stessa amministrazione. Non hanno ridotto il deficit, né aiutato industria e agricoltura”.

Investitori in fuga e nuova centralità della Cina

Il clima di incertezza, unito alle tensioni politiche interne e internazionali, ha spinto molti investitori a riconsiderare il ruolo degli Stati Uniti come porto sicuro. Secondo Russ Mould, tra dazi, pressioni sulla Federal Reserve e operazioni militari all’estero, “la narrativa dell’eccezionalismo americano è sempre più fragile”.

Nel frattempo, la Cina ha beneficiato indirettamente della situazione: nell’anno concluso a febbraio 2026, i profitti industriali sono cresciuti del 15,2%, rafforzando ulteriormente la sua posizione globale.

Un futuro incerto

L’analisi del The Guardian evidenzia come le politiche protezionistiche abbiano finito per indebolire proprio l’economia che avrebbero dovuto rafforzare.

E mentre la Casa Bianca continua a difendere la propria strategia, tra gli esperti cresce il consenso su un punto: il costo di questa “guerra commerciale” è stato molto più alto del previsto.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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