7 Gennaio 2026 - 18.15

Quando i viaggiatori sono orrendi

Di Alessandro Cammarano

C’è una fauna che non compare nei documentari del National Geographic, eppure migra con puntualità svizzera lungo le rotte ferroviarie e aeree del Paese. Non ha piume né pelliccia, ma trolley rigidi, zaini molli e una sorprendente capacità di rendere invivibile qualunque mezzo di trasporto collettivo. È la fauna pendolare, vacanziera, congressuale: l’umanità che viaggia e, viaggiando, si sente improvvisamente autorizzata a sospendere ogni forma di civiltà, come se il biglietto includesse anche una licenza temporanea di inciviltà.

Il primo esemplare, inconfondibile, è il Puzzatore. Lo riconosci prima ancora di vederlo, perché lo senti. Arriva con un’aria innocente, spesso ben vestito, talvolta persino elegante, e poi si siede accanto a te liberando un effluvio che racconta una vita parallela fatta di docce rimandate, calzini eroici e una personale guerra fredda contro il deodorante. Il Puzzatore non è semplicemente trascurato: è militante. Difende con il corpo l’idea che l’olfatto altrui sia un’opinione, non un diritto. In treno si espande lentamente, come una nube tossica; in aereo, pressurizzato, diventa arma chimica.

Segue il Rumoroso, cugino stretto dell’Uomo Che Non Sa Sussurrare. Parla al telefono urlando, come se l’interlocutore fosse disperso su un ghiacciaio e non a due fermate di distanza. Racconta dettagli intimi della propria vita – contenziosi legali, gastriti, amori in crisi – con una generosità che nessuno ha chiesto. Se viaggia in gruppo, ride. Se viaggia da solo, guarda video senza cuffie. Le cuffie, del resto, sono un’invenzione borghese, come il bidet e il silenzio.

Poi c’è l’Occupatore di Posti Altrui, figura cardine della commedia dei trasporti. Ha prenotato un posto, ma ne usa tre. Uno per sé, uno per la giacca, uno per la borsa, che “tanto il treno non è pieno”. Quando il treno è pieno, la borsa resta dov’è: ha diritti acquisiti. L’Occupatore pratica una sua personale riforma costituzionale: l’articolo 1 recita “La sovranità appartiene a chi arriva prima e allarga i gomiti”. In aereo reclina il sedile con la violenza di un colpo di Stato, senza guardare dietro, perché dietro non c’è nessuno: c’è solo un ostacolo.

Impossibile non citare il Mangiatore di Cibi Fetenti, che apre contenitori sospetti a metà viaggio, liberando aromi che sembrano progettati da un laboratorio segreto. Tonno alle sette del mattino. Uova sode in carrozza silenzio. Formaggi a pasta vivente in cabina. Il Mangiatore non mangia: celebra. Ogni morso è una dichiarazione di indipendenza. Mastica lentamente, con una concentrazione quasi religiosa, mentre il vicino valuta se buttarsi dal finestrino o chiedere asilo politico al capotreno.

A questo punto entra in scena la Vecchia Saccente, creatura apparentemente fragile ma in realtà indistruttibile. Sale con lentezza strategica, si siede dove capita – mai dove dovrebbe – e da quel momento assume la funzione di oracolo. Sa tutto. Sa come funzionavano i treni una volta, quando “c’era più rispetto”, sa che il tuo posto non è il tuo posto (“giovanotto, guardi che io mi sono sempre seduta qui”), sa che l’aria condizionata fa male, soprattutto a lei, ma va comunque regolata secondo il suo personale termostato esistenziale. Commenta il paesaggio, i ritardi, l’abbigliamento altrui, la gioventù di oggi. Se provi a ignorarla, aumenta il volume. Se le rispondi, ti intrappola in un monologo che inizia con “ai miei tempi” e non prevede conclusione.

In aereo la Vecchia Saccente evolve nella sua forma più pericolosa: la Vecchia Saccente Volante. Spiega alle hostess come fare il loro lavoro, corregge le istruzioni di sicurezza, ti avverte che “quel rumore non è normale” e che “una volta un mio cugino…”. Atterra convinta di aver salvato il volo con la forza dell’esperienza e scende per ultima, perché ha tutto il diritto di farlo.

Non manca il Genitore Didattico, che ritiene pedagogico lasciare il bambino libero di esplorare il mondo, soprattutto se il mondo è il tuo sedile. Il pargolo calpesta, urla, sperimenta le leggi della fisica contro il tavolino abbassabile. Il Genitore sorride complice: “È vivace”. Sì, come un tornado. Ma educativo.

A infestare gli stessi spazi, con un’altra forma di rumore, c’è il Manager Drogato di Lavoro. Lo riconosci dal laptop sempre aperto, dall’auricolare che sembra innestato direttamente nel cervello. Parla in un inglese aggressivo e approssimativo, costellato di “deadline”, “call me back” e “we need to push”. È sempre in emergenza, anche quando il treno è fermo in aperta campagna. Non viaggia: performa. Trasforma vagoni e cabine in open space tossici, dove tu sei un elemento d’arredo.

Batte sui tasti con violenza, sospira, dice frasi come “mandami la presentazione entro mezz’ora” mentre il Wi-Fi non funziona. Se il Wi-Fi funziona, ringrazia nessuno. Reclina il sedile solo a metà, perché deve lavorare: una forma sofisticata di egoismo che pretende anche comprensione. A fine viaggio non ha concluso nulla, ma ha informato tutti che senza di lui l’azienda crollerebbe e il PIL subirebbe contraccolpi irreversibili.

Completano il quadro il Colonizzatore di Corridoio, che staziona davanti alle porte cinque fermate prima difendendo il suo metro quadrato come una trincea, e l’Io Sono Speciale, per cui le regole valgono solo per gli altri: il posto è un suggerimento, la fila un’ipotesi teorica, il biglietto un optional.

Tutti insieme, questi personaggi compongono una sinfonia stonata che accompagna ogni spostamento. E noi, poveri passeggeri normali, resistiamo come possiamo: cuffie salvifiche, sguardi nel vuoto, respiri trattenuti. Sognando un futuro utopico in cui sul biglietto, accanto a carrozza e posto, compaia una postilla: “È richiesto un minimo di educazione. Non rimborsabile”. Finché quel futuro non arriverà, continueremo a viaggiare stringendo i denti e, soprattutto, tappandoci il naso.

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