Occhi del mondo puntati su Hormuz: iniziato il blocco imposto da Trump

È scaduto l’orario fissato dagli Stati Uniti per l’avvio del blocco dei porti iraniani a est dello Stretto di Hormuz, previsto alle 16:00 ora italiana (10:00 a Washington), ma al momento non vi è ancora alcuna conferma ufficiale da parte dell’esercito americano sull’effettivo inizio delle operazioni; nel frattempo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso il proprio sostegno a Papa Leone XIV dopo il messaggio incendiario di Donald Trump, mentre sul piano operativo emergono forti dubbi sulla fattibilità dello sminamento dello Stretto di Hormuz in tempo di guerra, giudicato “estremamente complicato” da esperti del settore; il Qatar ha lanciato un avvertimento contro l’uso delle rotte marittime come strumenti di pressione, mentre due ONG denunciano un record di esecuzioni in Iran nel 2025 con almeno 1.639 persone giustiziate, in forte aumento rispetto al 2024; sul piano giuridico internazionale, il segretario generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale Arsenio Dominguez ha definito “illegale” qualsiasi blocco dello Stretto di Hormuz, mentre la Russia ha evacuato quasi tutto il personale dalla centrale nucleare di Bushehr, mantenendo solo una ventina di tecnici dopo il trasferimento di 108 persone verso Isfahan, e parallelamente Mosca si è detta pronta ad accogliere l’uranio arricchito iraniano nell’ambito di un possibile accordo, proposta rilanciata dal Cremlino su iniziativa di Vladimir Putin; l’ASEAN ha chiesto a Stati Uniti e Iran di proseguire i negoziati per garantire un passaggio sicuro nello stretto e una soluzione duratura al conflitto, mentre sul terreno gli Stati Uniti avrebbero già avviato operazioni di sminamento con il passaggio di due cacciatorpediniere, e sul piano politico Benjamin Netanyahu ha espresso pieno sostegno al blocco deciso da Trump; il bilancio della guerra resta pesante con oltre 125.600 edifici danneggiati in Iran dal 28 febbraio e tempi di ricostruzione stimati tra tre mesi e due anni, nonostante la riapertura di alcune linee ferroviarie dopo il cessate il fuoco; analisti militari sottolineano tuttavia che un blocco navale nello Stretto di Hormuz sarebbe estremamente difficile, pericoloso e non pienamente efficace; sul fronte regionale la Turchia, tramite il ministro degli Esteri Hakan Fidan, chiede la riapertura immediata dello stretto e accusa Israele di aver individuato Ankara come “nuovo nemico”, pur ritenendo che sia Washington sia Teheran siano sinceri nel mantenere il cessate il fuoco; Emmanuel Macron ha annunciato una conferenza imminente con vari Paesi per preparare una missione multinazionale difensiva volta a garantire la libertà di navigazione, mentre il Regno Unito guidato da Keir Starmer ha preso le distanze dal blocco dichiarando di non voler essere trascinato nel conflitto; la Cina invita a evitare una ripresa delle ostilità e respinge le accuse di forniture militari all’Iran, mentre la Germania, secondo il cancelliere Friedrich Merz, subirà a lungo le conseguenze economiche della guerra con effetti su famiglie e imprese; sul piano militare Israele dichiara di aver completato l’accerchiamento della città libanese di Bint Jbeil con l’uccisione di oltre 100 combattenti di Hezbollah, mentre Trump si dice pronto, se necessario, a ordinare l’occupazione dell’isola iraniana di Kharg, in un contesto in cui le tensioni restano altissime e l’evoluzione delle prossime ore sul blocco dello Stretto di Hormuz appare decisiva per l’equilibrio regionale e globale.










