24 Giugno 2021 - 10.28

Le vacanze intelligenti: metti un giorno a Rovereto

di Alessandro Cammarano

Nel 1978 usciva nelle sale cinematografiche “Dove vai in vacanza?”, film in tre episodi –epigono della grande stagione della commedia all’italiana – nei quali si stigmatizzavano vizi e virtù dei vacanzieri di casa nostra.

L’ultimo atto è affidato ad Alberto Sordi, che come al solito si dimostra sempre un passo avanti, regista e interprete di “Le vacanze intelligenti”, dove si racconta di una coppia di fruttivendoli romani – Remo e Augusta Proietti – abituati a trascorrere le ferie d’agosto sul litorale laziale ma costretti da tre orrendi figli acculturati e “alternativi” a fare vacanze “intelligenti” delle quali hanno steso minuziosamente il programma. I due popolani saranno costretti a visite a necropoli etrusche, soggiorno alle terme con programma dimagrante e concerto di musica contemporanea e visita alla Biennale di Venezia dove la povera Augusta, crollata per sfinimento su una sedia viene scambiata per un’opera esposta con conseguente esegesi critica. Alla fine si vendicheranno dei figlioli ingurgitando un pranzo pantagruelico a base di qualsiasi cosa contenga grassi e colesterolo con conseguente lavanda gastrica. In conclusione la famiglia ritroverà la pace davanti ad un enorme spaghettata offerta anche agli amichi hippies dei ragazzi e che fino a un secondo prima mangiavano macrobiotico.

Per fortuna le vacanze intelligenti hanno assunto negli anni una valenza assai meno snob di quella dei decenni passati – i radical chic “Capalbio style” sono ormai rari quanto un fringuello blu –diventando sempre più fruibili da un vasto pubblico che trova non solo in borghi e città d’arte, ma anche in contesti naturalistici, proposte capaci di stimolare culturalmente approfondendo del pari la conoscenza di gastronomia e artigianato.

Chi scrive ha avuto recentemente occasione di passare due giorni al Festival “Settenovecento” di Rovereto, avendo modo di godere di momenti musicali parcellizzati in vari angoli tra i più significativi della città – che per inciso è ricca di storia fin dal Medioevo e vanta i natali di Antonio Rosmini, Fortunato Depero e Riccardo Zandonai – alternati a esperienze legate a percorsi museali di qualità assoluta cui si coniugano cibo e vini di alto livello.

Per chi volesse ripercorrere le orme del modesto scriba il consiglio è, prima di entrare a Rovereto, una sosta a Villa Lagarina per una visita all’imponente chiesa di Santa Maria Assunta, edificata dalla nobile famiglia dei Lodron e ampliata dal più illustre dei suoi membri, ovvero quel Paride che fu vescovo-principe di Salisburgo e committente della cattedrale della sua città d’elezione, con una cappella gentilizia spettacolare.

Entrando a Rovereto città si resta colpiti da quanto il tessuto urbano sia la perfetta sintesi che solo nelle terre di passaggio è possibile trovare.

L’Azienda di Promozione Turistica ha proposte per tutti i gusti: dalla cultura allo sport, sempre valorizzando tutte le risorse locali.

Ci si può “perdere” in bicicletta nelle valli locali o visitare i luoghi della Grande Guerra, fare una tappa alla casa-museo di Depero – esponente di primissimo piano del Futurismo – o ancora passare una giornata al MART, museo di arte moderna e contemporanea, progettato da Mario Botta e ricchissimo di opere del Novecento oltre che capace di ospitare simultaneamente più mostre temporanee. Il bello è che al MART il biglietto d’ingresso vale per l’intera giornata e quindi se si vuole uscire e rientrare e tornare a vedere ciò che ci ha colpito di più lo si può fare: non conosco altre realtà museali che attuino questa politica.

Annesso al museo il sublime ristorante stellato “Senso” di Alfio Ghezzi, giovane chef che valorizza i prodotti locali, e che a pranzo funziona come “Alfio Ghezzi bistrot” a prezzi davvero abbordabili e con una qualità pari a quella delle cene degustazione della sera, un po’ più costose ma per le quali vale la pena di rompere il salvadanaio.

Durante il Festival Settenovecento ci si sposta di palazzo in palazzo per arrivare la sera al teatro Zandonai per il concerto serale percorrendo sentieri di musica perfettamente scanditi ed animati da artisti giovani e talentuosi. Se non si e stanchi c’è anche il Concerto della Buonanotte: noi abbiamo ascoltato il Coro Sant’Ilario in una meravigliosa selezione di canti di montagna.

Se poi ancora non si avesse voglia di andare a letto si può fare, novità di quest’anno, il trekking notturno fino alla Campana dei Caduti al Castello.

Dormire? L’offerta è ampia e tutta di qualità, dal B&B in centro storico al quattro stelle di stile e magari con piscina.

I dintorni? Ala e Castel Besseno valgono una visita e Trento è a venti minuti d’auto. Consiglio? Date uno sguardo a www.visitrovereto.it, non ve ne pentirete.

Alessandro Cammarano

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