La Cina ha davvero sviluppato dei “soldati robot” capaci di partecipare al combattimento armato?

Le immagini sembrano uscite da un film di fantascienza: decine di soldati robot armati di fucili d’assalto emergono dai loro nascondigli, corrono, evitano ostacoli, si inginocchiano e aprono il fuoco contro bersagli. Il video, pubblicato mercoledì 18 febbraio 2026 e accompagnato dalla dicitura “Notizie in arrivo dalla Cina”, parla di un test su larga scala di un robot dell’azienda Unitree Robotics.
In poche ore, le immagini hanno alimentato commenti preoccupati online, con utenti che evocano scenari “degni di una distopia”. Ma questi timori sono davvero fondati?
Un video generato dall’intelligenza artificiale
Nonostante l’elevato realismo, la sequenza presenta diverse anomalie che tradiscono l’uso dell’intelligenza artificiale. Almeno quattro errori risultano evidenti: dopo circa 20 secondi, il caricatore dell’arma appare improvvisamente nella mano del robot; dodici secondi più tardi, un androide cambia posizione in modo incoerente, passando davanti a un sacco di sabbia senza aggirarlo; in alcune inquadrature un mirino compare e poi scompare; lo stesso accade per la bandiera cinese sul braccio metallico.
Il video, dunque, è artificiale. Tuttavia, è costruito a partire da un robot reale: il modello G-1, sviluppato da Unitree Robotics, azienda che negli ultimi anni ha mostrato nei propri canali ufficiali le capacità del dispositivo, soprattutto in ambito di arti marziali, movimento e manipolazione di piccoli oggetti.
Il G-1: atleta sorprendente, soldato improbabile
Alto 1,30 metri e pesante 35 chilogrammi, il G-1 è stato definito una “prodezza meccanica ed elettronica” da Raja Chatila, professore di robotica, intelligenza artificiale ed etica presso l’ISIR-CNRS e l’Università della Sorbona. Chatila ne sottolinea l’agilità e l’efficienza della motorizzazione, capace di eseguire movimenti complessi con programmazione relativamente limitata.
Durante il Capodanno cinese, la televisione di Stato ha trasmesso una coreografia in cui l’umanoide dimostrava notevole destrezza. Un video promozionale ha inoltre mostrato il robot compiere oltre 130.000 passi a -47,4 °C nella regione desertica dello Xinjiang.
Secondo il consulente di robotica e intelligenza artificiale Frédéric Boisdron, questi risultati collocano Unitree tra le prime tre aziende al mondo nel settore della robotica umanoide.
Eppure, essere un eccellente atleta non significa essere un buon soldato. Jean-Baptiste Mouret, direttore di ricerca in robotica presso l’INRIA, ricorda il cosiddetto “paradosso di Moravec”: ciò che per un essere umano è semplice (aprire un frigorifero, afferrare una maniglia) può essere estremamente complesso per un robot. Il G-1 è in grado di eseguire una capriola, ma non necessariamente di aprire tutte le porte — e ancor meno di premere il grilletto di un fucile in modo affidabile.
Tra i principali limiti individuati dagli esperti:
- Percezione ambientale ridotta: il robot ha un’ottima consapevolezza del proprio corpo, ma una capacità limitata di interpretare l’ambiente circostante.
- Manipolazione imperfetta: le sue pinze a tre dita non equivalgono a mani umane, rendendo difficili operazioni fini e variabili.
- Autonomia limitata: la batteria dura al massimo due ore e il mantenimento dell’equilibrio su gambe comporta un elevato consumo energetico.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: la mancanza di una vera intelligenza autonoma. Come osserva Mouret, “il vero limite è l’intelligenza”. Boisdron ironizza parlando di un livello “simile a quello di un tostapane”: il robot può apprendere tramite rinforzo e seguire programmazioni, ma non possiede capacità decisionali complesse in ambienti imprevedibili.
La robotica militare è già realtà
Questo non significa che la robotica sia assente dai teatri militari. In Cina esistono legami documentati tra esercito e laboratori universitari autorizzati alla ricerca su equipaggiamenti di difesa. Nel maggio scorso, una commissione speciale della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti sul Partito comunista cinese ha descritto Unitree come strategicamente posizionata per integrare le proprie tecnologie in infrastrutture governative, telecomunicazioni e ambiti militari.
Un video di propaganda diffuso dall’esercito cinese un anno prima — autentico — mostra un robot quadrupede armato di fucile automatico in azione su un campo di addestramento. Non un umanoide, ma un dispositivo più stabile e resistente, capace di operare per circa quattro ore consecutive.
Anche osservando il conflitto in Ucraina, dove la carenza di personale è significativa, non risultano impiegati robot umanoidi nei combattimenti. L’esercito utilizza invece piccoli veicoli cingolati senza conducente, principalmente per missioni logistiche. Secondo i dati citati nella Future Combat Review dell’esercito francese, queste piattaforme rappresentano il 47% delle missioni robotiche: rifornimento, posa di mine, evacuazione di feriti, riducendo l’esposizione dei soldati ai droni nemici.
Le missioni di combattimento — circa il 12% degli utilizzi — privilegiano droni o veicoli telecomandati. In altre parole, lontano dagli scenari hollywoodiani, il “cecchino del futuro” somiglia più a un drone automatizzato che a un Terminator autonomo.
Il video dei “soldati robot” cinesi, dunque, colpisce l’immaginario. Ma allo stato attuale della tecnologia, tra limiti tecnici, energetici e cognitivi, l’androide armato resta più una suggestione digitale che una concreta realtà operativa.
















