VENETO – SOCIAL E FOTO: Adolescenti vittime e carnefici ma tutti a rischio

di Ottavia Castegnaro
SEXTING E CONSEGUENZE
Ragazze e ragazzi, nei migliori dei casi, dai tredici ai sedici anni, sempre più frequentemente pubblicano propri video o foto sexy, in intimo o senza, sui social: Ask, Facebook ed Instagram sono i tre siti privilegiati. Questa diffusione pubblica di immagini più o meno piccanti, già abbondantemente in voga, è pur sempre minore della diffusione “privata” tramite messaggi, chiamata tramite neologismo “sexting” (sex=sesso, texting=inviare sms).
E’ infatti proprio qui, nelle “retrovie”, che accade l’inimmaginabile… Quello che si è portati a credere (che si vuole credere) è che la persona inviante, nel momento in cui decide di inoltrare le sue foto, sia un minimo consapevole della portata di ciò che sta facendo, delle sue scelte, ma in verità, purtroppo, non si tiene sufficientemente conto dei possibili risultati: si pensa di inviare un’immagine ad un singolo contatto e ben presto “mezzo mondo” è a conoscenza di quello che ingenuamente è iniziato come un semplice gioco (per non parlare del fatto che possono essere considerati a tutti gli effetti materiali pedo-pornografici).
Ma perché accade?
Si offre eccessiva fiducia al prossimo? Si dà troppo poco peso a quella che apparentemente è “solo” una foto più spinta del solito? C’è molta ingenuità e poco pudore? E’ davvero questo il principale modo per catturare l’attenzione dei propri coetanei?
Quel che è certo è che le conseguenze sono devastanti e partono innanzitutto dal “fortunato” che ha ricevuto il fatidico messaggio, che certamente ha bisogno di esternare il suo trofeo, il suo “bottino di guerra”, per dimostrare ai suoi amici di essere il ganzo della situazione che ha questo genere di privilegi.
Basta un clic e ben presto la situazione perde il controllo, il contenuto una volta diffuso diventa irrecuperabile, i commenti sono sprezzanti (soprattutto da parte delle coetanee femmine, ma non solo). Un’ offesa, anche banalissima, che può essere in anonimo (con l’utilizzo di Ask, per esempio), pubblica (direttamente sotto la foto se presente sui social), privata (tramite cellulare), può essere oggetto di denuncia (per diffamazione), così come la diffusione stessa del contenuto a chiunque (per diffusione di materiale pedo-pornografico, in questo caso anche chi fotografa sé stesso è a rischio). Indipendentemente da quali filtri o barriere l’offensore usi, tutto quello che si combina all’interno della propria “vita virtuale” ha, in un modo o in un altro, delle conseguenze nel mondo reale.
Questo è un aspetto ancora troppo poco preso in considerazione dai ragazzi di oggi, spesso troppo sicuri di sé o arroganti da dietro gli schermi, tanto da arrivare a pronunciare commenti altamente minatori e aggressivi con la più totale tranquillità possibile, ignari di tutto e tutti. Il fatto di utilizzare un computer, o un cellulare, che implica uno stacco sostanziale tra due interlocutori, può divenire sicuramente un strumento per sentirsi meno indifesi e quindi più sicuri di se stessi, ma non deve divenire uno strumento da utilizzare senza un minimo di consapevolezza e razionalità: anche qui ci sono dei vincoli!
Internet non è un posto sicuro e probabilmente non lo sarà mai. Il potere di questo strumento, inoltre, se esasperato o mal utilizzato, porta a veri e propri disastri: la sua velocità distruttiva può essere in grado di rovinare totalmente reputazione, credibilità, vita sociale di una persona.
INVIANTE E RICEVENTE: chiediamoci il perché
Il problema è che non si va mai ad analizzare entrambe le facce della medaglia o ancora peggio, c’è questa sorta di necessità di individuare un unico colpevole, quando, ahimè, siamo di fronte a casi in cui ad essere colpevoli sono entrambe le “categorie”: coloro che ricevono materiale a luci rosse e lo diffondono o commentano in maniera offensiva e coloro che creano tali materiali e li inviano (ad amici, presunti fidanzati, o pubblicano direttamente nel web).
Ma perché si arriva a tanto? Sebbene i due ruoli siano del tutto opposti, alla base c’è un grande, forte denominatore comune: il bisogno di essere accettati. Bisogno di approvazione, di essere notati, apprezzati, voluti.
Il commentatore aggressivo agisce offendendo per avere approvazione sociale ed essere comunemente accettato come portatore di valori condivisi, perché questi sono i contenuti che vengono considerati dalla collettività un’oscenità, il/la giovane agisce per avere l’approvazione individuale di un/a “amichetto/a”, cercando in tutti i modi di attirare la sua attenzione e di piacerle/gli, con tutti i mezzi che ha a disposizione, per quanto poco eleganti (e si spera non siano gli unici che possiede).
In particolare, nel caso delle ragazze che inviano contenuti osé, chiediamoci: a cosa servono tanti discorsi sull’emancipazione femminile in questi casi? Ci continuiamo a lamentare del fatto che spesso e volentieri la donna è vista solamente come puro “strumento scenografico” o di “abbellimento”, a scapito di moltissime altre qualità. Diciamo che l’aspetto fisico fortunatamente non è l’esclusiva qualità da lodare in una donna e poi si arriva a tanto? A vendere l’immagine del proprio corpo alla pari di un qualunque bene sul mercato?
Care quattordicenni di oggi, siete le future donne di domani!
Non si può pretendere di essere adeguatamente rispettate e considerate se per prime non si dimostra maturità e spessore su questo genere di fronti. Siete un corpo ed una testa… l’importante è imparare ad usarla.
Scoprirsi i seni o le natiche non sono metodi efficaci né per trovare l’amore della propria vita, con cui vivere felici e contente per il resto dei giorni, né per essere apprezzate. E’ semplicemente un modo per sprofondare nella voragine della derisione e del degrado dal punto di vista morale e sociale.
Per quanto riguarda, invece, i giovani spavaldi che ricevono immagini o video sexy, questi non sono meno da condannare. Escludendo coloro che incitano, è bene prendere in considerazione i ragazzi e le ragazze che criticano a tutta manetta questi contenuti e soprattutto le loro creatrici. Offendendoli o diffondendoli, questi ragazzi non fanno altro che prendere parte al contenuto stesso, diventano anch’essi parte del problema perché non fanno altro che pubblicizzare, accrescendo la visibilità e le dicerie, un qualcosa che di fatto volevano condannare.
In questi casi, il modo più duro per dimostrare la propria disapprovazione (se di fatto è questo l’obiettivo di tante offese), è proprio quello di prendere coscienza dei fatti, estraniarsi da essi, dimostrando la propria superiorità e il proprio distacco, per un qualcosa che è dannoso, infantile e soprattutto inutile (per la ragazzina del video e soprattutto per se stessi).
Con sguardo di sufficienza e macerata ironia, bisogna andar oltre, o piuttosto cercare di capire quali siano state le cause di quanto accaduto, perché si è arrivati a tanto. Di certo un’offesa non è mai qualcosa di costruttivo (soprattutto per una ragazzina che probabilmente cercava solo di essere considerata un po’ di più o di attirare attenzione).
Di fatto c’è da dire che le cazzate si combinano spesso da adolescenti: certo, se si può evitare di trasformarle in tragedie irrecuperabili, meglio.













