VICENZA – Negozio a fuoco, arrestato ex titolare di Torri di Quartesolo

(nella foto: l’ispettore Teriaca e il dirigente capo della squadra mobile di Vicenza, Davide Corazzini, nel riquadro: l’arrestato)
Era lui il responsabile del vasto incendio che lo scorso 20 ottobre aveva devastato il negozio di lampadari ‘Illuminando’ in strada Marosticana 402/404 a Vicenza. Le fiamme, divampate all’una di notte, provocarono centinaia di migliaia di euro di danni e alla squadra mobile di Vicenza apparve subito chiara l’origine dolosa. I vigili del fuoco, intervenuti prontamente in seguito alla chiamata di un residente in zona, impiegarono diverse ore per circoscrivere l’incendio. Dopo una lunga ed estenuante indagine della sezione contro la criminalità organizzata della questura di Vicenza alla fine il clamoroso, parziale, epilogo. E’ stato arrestato l’ex titolare, Renato Tessari, di 59 anni, residente a Lerino di Torri di Quartesolo, con precedenti. Denunciati i figli A.T. di 24 anni e D.T. di 27 anni, oltre che una quarta persona, di nazionalità croata (iniziali S.T. di 42 anni, pregiudicato).
Agli agenti delle volanti, alla squadra mobile e alla polizia scientifica l’incendio apparve da subito doloso, poiché furono rinvenute delle taniche e diverse parti della struttura erano impregnate di liquido infiammabile. Durante un sopralluogo furono trovati, all’esterno dell’edificio, anche una mazza ed un seghetto usati per penetrare all’interno del recinto e quindi nell’edificio.
LE INDAGINI
Le indagini, durate tre mesi, sono state condotte dalla prima sezione della squadra mobile di Vicenza (Criminalità Organizzata) guidata dall’ispettore Salvatore Teriaca. Al di là dei rinvenimenti, a far puntare i sospetti sul Tessari vi era una delicata quanto accesa controversia civilistica che lo vedeva coinvolto contro il proprietario dell’edificio. Tessari e successivamente i suoi figli, erano intestatari dell’attività commerciale di vendita lampadari, cessata nel novembre del 2014 a causa del mancato pagamento dei canoni di affitto e sul patrimonio mobiliare all’interno del negozio era stato disposto un sequestro da parte del giudice civile. Il debito nei confronti del proprietario, Alberto Stella di Vicenza, superava i 100 mila euro. I beni all’interno del negozio costituivano, insomma, la garanzia della parziale copertura dei mancati pagamenti. Un particolare non sfuggito agli uomini della squadra mobile. All’uomo erano stati pignorati, per questo motivo, anche alcuni terreni e un conto corrente.
E’ stata quindi avviata un’attività investigativa che si avvalsa di diversi presidi tecnologici, intercettazioni e perquisizioni che hanno portato alla raccolta di elementi inequivocabili a carico di Renato Tessari. Durante le perquisizioni disposte dalla procura è stata anche sequestrata una cisterna di liquido infiammabile all’interno dell’azienda agricola dell’uomo ed ora si stanno eseguendo analisi sulla campionatura di carburante prelevato.
Nonostante i fondati sospetti sull’uomo, la mobile ha dovuto condurre un estenuante lavoro di indagine per raccogliere elementi certi della sua colpevolezza.
IL MOVENTE
Ma cosa ha spinto Tessari a compiere il gesto?
Il movente, secondo la squadra mobile, è il premio di assicurazione. L’uomo pochi giorni prima dell’incendio aveva infatti stipulato una polizza assicurativa sul negozio non fornendo informazioni fondamentali all’agenzia assicurativa, in primis il fatto che il patrimonio all’interno dell’esercizio fosse stato sequestrato e che l’attività era cessata. Senza averne titolo aveva stipulato una polizza che prevedeva 250 mila euro di copertura in caso di incendio. Un atto che porterà probabilmente la compagnia assicurativa a querelarlo.
LA SVOLTA
La svolta quando Tessari ha iniziato a commettere errori e a lasciarsi sfuggire riferimenti concreti nelle sue conversazioni con i presunti complici. Sono emersi elementi inequivocabili di colpevolezza, non ultimi alcuni tentativi maldestri di coprire il suo alibi tentando di condizionare le testimonianze di clienti e testimoni.
Il pm Silvia Golin ha accolto le istanze presentate dalla squadra mobile ed il gip Stefano Furlani ha disposto per l’uomo gli arresti domiciliari per concorso in incendio e frode assicurativa. Altri capi di imputazione sono la violazione di sigilli e la simulazione di reato. In occasione del sequestro della cisterna, infatti, l’uomo ha denunciato un furto di carburante all’interno dell’azienda agricola, cercando maldestramente di orientare le indagini verso ignoti.
I figli e il presunto complice croato sono stati denunciati per concorso in incendio.
P.U.
(sotto: una foto dell’incendio dello scorso 20 ottobre)














