26 Settembre 2015 - 14.53

RECOARO: c'è chi vuole il muro contro muro sugli immigrati

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Riceviamo e pubblichiamo la posizione di PRIMANOI sul tema dell’accoglienza dei profughi a Recoaro

Ieri sera abbiamo partecipato all’assemblea al teatro comunale di Recoaro Terme dove è andato in scena un dibattito sul tema dell’accoglienza di oltre 50 immigrati all’hotel al Bersagliere.
“Dopo l’iniziativa di domenica scorsa propedeutica ad aprire un confronto con gli abitanti del luogo per capire il punto di vista dei recoaresi, abbiamo voluto essere presenti alla serata promossa coraggiosamente dal Sindaco della città termale”. Durante i vari interventi di cittadini che hanno espresso in gran parte la propria contrarietà all’accoglienza senza se e senza ma, hanno preso la parola anche alcuni rappresentanti del comitato civico PrimaNoi, sottolineando che “l’unica scelta da farsi è il muro contro muro verso quelle istituzioni governative che favoriscono l’invasione di soggetti” che lo stesso operatore della cooperativa Con Te presente alla serata ha spiegato che “non rientrano per la maggior parte dei casi in quel che genericamente vengono definiti profughi di guerra”.
“Cedere ai ricatti della Prefettura non significa governare il fenomeno ma favorirlo – hanno proseguito i membri di PrimaNoi – come del resto sta accadendo a Recoaro visto che la richiesta municipale di ospitare al massimo 15 soggetti è stata bocciata”.
“In Prefettura sono alla canna del gas, non sanno dove piazzare queste persone, quindi è chiaro che nel momento in cui un paese come Recoaro, ma vedi Tonezza o Roana, hanno una disponibilità di posti letto utile allo scopo di parcheggiare questi sedicenti profughi, la cosiddetta accoglienza diffusa e le quote di due ogni mille abitanti diviene un mero spot propagandistico utile solo a quei sindaci che si ostinano a ritenere l’accoglienza un dogma ideologico incontestabile ma inefficace al alto pratico”.
Il comitato di cittadini costituitosi a fine luglio nell’alto vicentino continuerà il proprio lavoro di denuncia e di monitoraggio del territorio mettendosi a disposizione dei recoaresi che non “intendono cedere al diktat prefettizio” e per non far passare come “inevitabile un fenomeno migratorio che invece va fermato dai luoghi di provenienza oltre il mediterraneo. Se il lavoro è l’unico elemento di integrazione – concludono dal comitato – questi giovani africani devono sapere che qui lavoro non ne abbiamo nemmeno per i nostri figli. Figuriamoci per loro”.

CLICCA QUI PER IL FILMATO DELL’AZIONE DI DOMENICA POMERIGGIO

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