VICENZA – PM10 alle stelle, l'alibi del beltempo: la colpa è nostra

Ancora giornata nera per l’aria di Vicenza. Da quattro giorni è ampiamente superato il limite di 100 µm e come ormai è noto la qualità dell’aria, oltre quel limite diventa ‘pessima’. Ieri nuovo record per Vicenza (135 µm di PM10). Allarmante anche il dato sulle più sottili e nocive pm2.5, ampiamente sopra il limite da giorni.
E’ ormai chiaro come le particolari condizioni climatiche favoriscano il ristagno delle polveri nell’aria rendendola nociva. Ma il beltempo rischia però di diventare un alibi. Anzi, lo è diventato a tutti gli effetti. Da settimane, più o meno dall’inizio del mese di dicembre, ci troviamo nella paradossale situazione di temere eventi atmosferici come il sole senza vento o la nebbia che esistono da quando esiste l’uomo e che, nel caso del Veneto, sono addirittura un tratto caratteristico, quasi quanto il dialetto e le bestemmie. La realtà è che il problema siamo noi. Dai gas di scarico degli autoveicoli, al riscaldamento perennemente puntato su temperature tropicali (per chi può permetterselo) dal nostro sistema industriale sul quale non esiste una rilevazione puntuale che possa indicare le differenti responsabilità delle attività produttive. Un problema che riguarda tutta la pianura Padana, non a caso i dati degli ultimi giorni sono allarmanti in tutte le città venete, in primis Padova, dove si sono raggiunti valori quattro volte sopra il limite dei 50 µm.
Possono servire le ordinanze dei sindaci e presidenti di provincia che, in questo periodo, non sembrano valutare il problema con lo stesso atteggiamento avuto nel periodo natalizio. Il rischio è quello dell’abitudine, che ci porterà ad agire seriamente solo quando arriveremo ai livelli di Pechino.
Oggi ci troviamo per l’ennesima volta a guardare il cielo e sperare che il sole scompaia, coperto da nubi cariche di pioggia, salvo poi sperare che ritorni quando le piogge provocheranno danni al territorio. Insomma… dalla padella alla brace. In sostanza bastano tre giornate di beltempo in assenza di venti per farci respirare veleno e basta un pomeriggio di pioggia intensa per farci temere allagamenti e inondazioni.
E’ chiaro che il Veneto e la pianura Padana sono chiamati ad una svolta, resta da vedere chi, politicamente riuscirà ad avere il coraggio di promuovere azioni concrete a largo raggio, senza porre come limite la fine del proprio mandato.
Paolo Usinabia
COSA SONO LE PM10 e le PM2.5
PM (Particulate Matter) è la definizione generale con cui si definisce un mix di particelle solide e liquide (particolato) che si trovano in sospensione nell’aria. Con i termini PM10 e PM2,5 si indicano le frazioni di particolato aerodisperso aventi diametro aerodinamico inferiore rispettivamente a 10 e a 2,5 µm.Tali sostanze possono avere origine sia da fenomeni naturali (processi di erosione al suolo, incendi boschivi, dispersione di pollini etc.) sia, in gran parte, da attività antropiche, in particolar modo da traffico veicolare e processi di combustione. Inoltre, esiste un particolato di origine secondaria dovuto alla compresenza in atmosfera di altri inquinanti come l’NOX e l’SO2 che, reagendo fra loro e con altre sostanze presenti nell’aria, danno luogo alla formazione di solfati, nitrati e sali di ammonio. Si stima che in alcuni contesti urbani più del 50% del particolato sia di origine secondaria.I maggiori componenti del PM sono il solfato, il nitrato, l’ammoniaca, il cloruro di sodio, il carbonio, le polveri minerali e l’acqua. A causa della sua composizione, il particolato presenta una tossicità intrinseca, che viene amplificata dalla capacità di assorbire sostanze gassose come gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e i metalli pesanti, di cui alcuni sono potenti agenti cancerogeni. Inoltre, le dimensioni così ridotte (soprattutto per quanto riguarda le frazioni minori di particolato) permettono alle polveri di penetrare attraverso le vie aeree fino a raggiungere il tratto tracheo-bronchiale.
Sotto, la tabella relativa alle rilevazioni di ieri nei capoluoghi veneti














