VICENZA – Bimbo salvato dal tumore ma vittima dello Stato Italiano

La storia che documentiamo in questo articolo ci è inoltrata da Team For Children Vicenza Onlus e ha dell’incredibile. Una storia di sofferenza, speranza e rabbia nella quale l’amore per un bambino viene calpestato da un sistema giudiziario a dir poco bizantino.
Ecco quanto scrive Team For Children:
“Anakin (nome di fantasia per tutelare il bambino) conosce un unico padre, Carlo, colui che sta dedicando la
propria vita ad amarlo e curarlo da un terribile tumore, un neuroblastoma. Carlo è un padre solo, dopo aver
perso la moglie Olga, morta di arresto cardiocircolatorio quando Anakin aveva solo sei anni, lasciandolo
solo, padre di fatto ma non secondo la legge, da solo contro un tumore pediatrico scoperto poco dopo il
terribile lutto. Inizia così un’incredibile odissea: Anakin, nato in Russia da un precedente matrimonio di
Olga, diventa un minore sul suolo Italiano senza genitori e il Tribunale di Vicenza provvede immediatamente
alla nomina di un tutore legale.
Alla morte della madre, il padre naturale di nazionalità russa, dopo anni di lungo silenzio durante i quali
aveva visto molto raramente il bambino, chiede subito di poter riportare immediatamente il figlio in patria.
La scoperta della grave malattia fa repentinamente cambiare le cose, il padre naturale attraverso il
Consolato russo in Italia, dà l’autorizzazione alle necessarie cure mediche in Italia. Il bambino viene
ricoverato a Padova, un centro di eccellenza per i tumori pediatrici.
Se avesse fatto ritorno in Russia, ad Oremburg ove il padre viveva, Anakin si sarebbe trovato a quasi 1000
kilometri di distanza dal più vicino ospedale attrezzato per assisterlo nelle cure oncologiche in quanto la
situazione sanitaria del bambino è gravissima: neuroblastoma di stadio 4 con infiltrazione midollare e
metastasi alle ossa. La mancanza di costante e competente assistenza medica non avrebbe dato speranza di
guarigione. Dopo aver dato l’autorizzazione, il padre naturale torna in Russia con la promessa di ritornare al
più presto per stare vicino al figlio, ma non lo ha più fatto.
Carlo resta da solo, solo con l’appoggio della madre, una presenza meravigliosa per il bambino. Per accudire
Anakin nel migliore dei modi, Carlo decide di licenziarsi dal lavoro: le interminabili attese nei corridoi
dell’ospedale, l’ansia, le giornate di immobilità dovute alla malattia, la paura prima degli interventi,
l’impossibilità di correre, saltare e giocare come ogni altro bambino della sua età.
Dopo più di due anni di calvario medico, Anakin stava meglio e può tornare a scuola. Non era guarito ma la
malattia è sotto controllo. Nel frattempo Carlo chiede di poter adottare legalmente Anakin, cioè chiede di
potersi aggiungere al padre naturale, anche di fronte alla legge.
Al Tribunale dei Minorenni di Venezia, il padre del bambino, che durante la malattia mai lo ha visto né si è
mai informato direttamente sulla sua salute, comunica che non acconsente all’adozione da parte di Carlo.
Dopo un lunghissimo iter legale, fatto di numerosi colloqui, udienze, documenti e testimonianze,
finalmente, nel dicembre 2015, il sogno di Carlo e di Anakin si realizza quando il Tribunale dei Minorenni di
Venezia autorizza Carlo ad adottare legalmente Anakin, aggiungendosi al padre naturale russo.
Carlo e Anakin diventano una famiglia anche davanti alla legge: una gioia tanto grande da venir persino
celebrata durante la messa domenicale nella parrocchia ove Carlo e Anakin vivono. Purtroppo la gioia dura
poco. Inspiegabilmente, la Procura delle Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Venezia decide si
impugnare il provvedimento che ha autorizzato l’adozione: legge italiana contro legge italiana, Stato italiano
contro Stato italiano, quando il padre russo del minore non aveva preso alcuna iniziativa.
E’ inaccettabile che Anakin, dopo anni di incertezze sanitarie e di battaglie legali, ritorni nuovamente in
balia di un giudizio che rischia di togliere quella serenità e tranquillità tanto faticosamente raggiunte e
parimenti necessarie per affrontare al meglio la malattia che ancora è forte e aggressiva. A rischio c’è la sua
serenità, la sua salute e la sua vita. Accanto a lui, ancora una volta, ad attendere c’è un padre, che malgrado
i tanti grandi sacrifici e il tutto l’amore profuso, non sa ancora se può essere autorizzato ad esserlo”.













