4 Marzo 2016 - 16.46

BPVI: non prevalga Piazzale Loreto

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Mancano poche ore all’appuntamento cruciale, poche ore e a Gambellara si consumerà il capitolo di svolta della lunga e spinosa vicenda della Banca Popolare di Vicenza. Fa specie osservare l’attenzione con cui si guarda a ciò che succederà domani, per certi versi sembra il congresso di un partito, importante, in cui si deciderà il futuro. La differenza è che qui non si tratta di far vincere questo o quello schieramento, si tratta del destino di un sistema che ha avuto negli ultimi trent’anni con la Popolare un ruolo strategico nello sviluppo e nell’economia del nostro territorio. Si moltiplicano gli appelli di opinion leader, e quello che rimane è che la banca che abbiamo conosciuto sta per cambiare. E anche noi, dal nostro punto di vista, riteniamo giusto esprimerci, prendere una posizione con uno sguardo d’insieme. E l’unica posizione che prenderemmo se fossimo soci della BPVI è quella di votare l’aumento di capitale e la trasformazione in SpA, qualcuno di noi meno convintamente di altri, ma tutti con la certezza che non c’è una reale alternativa alla strada tracciata da Francesco Iorio e dal suo staff. La discontinuità rispetto al passato è già iniziata, il tempo e gli inquirenti ci diranno se ci sono state grandi o piccole responsabilità sugli errori della precedente gestione, ma quella non è materia giornalistica, il nostro dovere è raccontare ciò che sta cambiando pensando più alla cronaca che alla trascrizione di una sceneggiatura scritta da altri per consumare vendette da masochisti o agevolare l’arrivo dei colossi che dall’esterno osservano con appetito ciò che sta accadendo a Vicenza. Dovesse passare il no, come è stato detto e scritto anche da fonti autorevoli, arriverebbe il commissariamento, la BCE ed un effetto a mosaico in cui centinaia di aziende, oltre che di privati, che hanno garantito il loro lavoro con le quote della Popolare, rischierebbero di chiudere bottega. Uno scenario apocalittico a cui non vorremmo assistere. Domani si dovrà scegliere se credere nella possibilità di riscatto di uno dei gioielli di famiglia dei vicentini o lasciarsi irretire dalle sirene del giustizialismo all’ingrosso spesso professato proprio da chi in passato si inchinava al passaggio dell’establishment di via Framarin.
E’ la solita vecchia storia, la sindrome di Piazzale Loreto che non muore mai.

a.a.

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