7 Aprile 2026 - 16.04

La donna che 100 anni fa sparò in faccia a Mussolini

Questa storia, quasi dimenticata, è ripresa oggi dalla BBC. Cento anni fa una donna irlandese andò vicinissima a cambiare il corso della storia. Il 7 aprile 1926, Violet Gibson emerse dalla folla a Roma e sparò al dittatore fascista Benito Mussolini. La testata giornalistica britannica ha intervistato la pronipote della donna.

Il colpo sfiorò il volto del Duce, ferendolo al naso. La donna tentò di sparare una seconda volta, ma la pistola si inceppò. Subito dopo venne salvata dalla polizia: “Probabilmente i sostenitori di Mussolini l’avrebbero uccisa”, ha raccontato la pronipote Philippa Gibson.

Violet Gibson fu incarcerata in Italia e successivamente deportata in Inghilterra, dove venne internata in un istituto psichiatrico a Northampton fino alla morte, avvenuta nel 1956. Tra i quattro tentativi di assassinio documentati contro Mussolini, il suo fu quello che andò più vicino al successo.

Proveniente da una famiglia aristocratica e influente, Violet era figlia del barone Ashbourne, alto rappresentante giuridico dell’Irlanda. Nonostante un’educazione tipica dell’alta società, si ribellò alle aspettative familiari: si convertì al cattolicesimo e abbracciò idee socialiste. Una scelta che la famiglia non accolse favorevolmente, anche se il suo carattere intelligente e le sue condizioni di salute mentale contribuirono a un atteggiamento più tollerante.

Trasferitasi in Italia, imparò la lingua e si dedicò anche ad attività di beneficenza. Tuttavia, la sua vita fu segnata da gravi problemi psicologici: dopo la morte improvvisa del fidanzato ebbe un crollo nervoso, fu coinvolta in un’aggressione con coltello e tentò il suicidio.

Secondo la pronipote, dietro al gesto c’erano sia motivazioni politiche sia religiose. Gibson avrebbe intuito la pericolosità del fascismo e la violenza del regime, già evidente dopo l’assassinio del politico socialista Giacomo Matteotti. Il suo gesto fu quindi, almeno in parte, un sacrificio per una causa che riteneva giusta.

Il giorno dell’attentato, racconta Philippa, nessuno sospettò di quella donna apparentemente anziana che riuscì ad avvicinarsi a pochi metri dal dittatore. Mussolini, girando leggermente la testa, evitò conseguenze fatali.

Dopo l’episodio, il governo britannico e la famiglia Gibson scrissero allo stesso Mussolini per congratularsi della sopravvivenza e sottolineare l’instabilità mentale della donna. Anche il regime fascista sfruttò questo aspetto, evitando che il gesto venisse interpretato come un atto politico organizzato.

Il fallito attentato contribuì paradossalmente a rafforzare l’immagine di Mussolini come figura “invincibile”, quasi protetta da una missione superiore. Il dittatore sarebbe poi stato ucciso nel 1945 dai partigiani italiani durante la fuga.

La figura di Violet Gibson ha continuato a suscitare interesse nel tempo, ispirando libri, canzoni, opere teatrali e un film nel 2021. Nel 2022, a Dublino è stata inaugurata una targa commemorativa in suo onore.

La pronipote Philippa ha concluso sottolineando un aspetto importante: pur ammirando il coraggio e la determinazione della sua antenata, non giustifica la violenza politica. “Non è mai la soluzione”, ha affermato, riconoscendo però che il gesto fu guidato da convinzioni profonde e da una forte volontà di sacrificio.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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