6 marzo 2018 - 17.38

SCHIO – Il Macbeth di Patrizia Zanco al Civico

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Dopo aver debuttato al 69° Ciclo di Spettacoli Classici di Vicenza, negli spazi della Basilica Palladiana, lo spettacolo “Macbeth?” viene proposto e riadattato per il Teatro Civico di Schio, giovedì 8 e venerdì 9 marzo ore 21, stravolgendone gli spazi a favore di un maggiore coinvolgimento del pubblico e reinventandone la modalità di visione. La traduzione e l’adattamento del celebre testo shakespeariano sono affidati allo scrittore e drammaturgo vicentino Vitaliano Trevisan che con la sua traduzione ha reso asciutto e ironico il testo, in cui emerge potentissimo il talento di tre attrici venete Francesca Botti e Beatrice Niero accanto a Patricia Zanco, che ne firma la regia con Daniela Mattiuzzi. Una contemporanea e inconsueta visione di Macbeth che indaga e rivisita una delle tragedie più conosciute e intriganti di William Shakespeare: il ruolo di genere e gli stereotipi ad esso collegati sono totalmente rovesciati. In “Macbeth?”, interpretato da una donna, si dà al prode guerriero l’altra parte, quella femminile e viceversa con Lady Macbeth. Macbeth non è malvagio perché ha paura, è un uomo spaventato che non distingue il vero dal falso e la verità qui perde la sua presa sulla realtà e rivela un aspetto corrotto, inafferrabile. C’è solo l’essere fuori fuoco, come la mente dei protagonisti, l’essere senza colore, come l’animo o come i luoghi, l’essere sfuggente e sempre in movimento, come i corpi. E c’è il contrasto luce/ombra come la lotta dilaniante interna degli eroi in scena. La compagnia è ospite una settimana in residenza al Teatro Civico, in un vero e proprio cantiere teatrale dove la regista, le attrici e i tecnici sia della compagnia che del teatro hanno la possibilità di sperimentare e riallestire lo spettacolo disponendo gli spettatori in prossimità delle attrici e rendendoli partecipi del dramma in uno spazio di visione che si avvicina a quello del teatro elisabettiano. Nello spettacolo è prevista la partecipazione del giovane regista Corrado Ceron che in una proiezione live lavora sui dettagli della narrazione riproponendo un immagine filmica volutamente frammentata, dissociata dal contesto, come fosse una seconda visione della medesima esperienza.

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