2 Novembre 2016 - 18.16

TERREMOTI – In 50 anni spesi 70 miliardi di euro (e si paga ancora con le accise)

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Per far fronte alle opere di ricostruzione delle zone interessate dai terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), delle Marche/Umbria (1997), della Puglia/Molise (2002), dell’Abruzzo e dell’Emilia Romagna (2012) lo Stato in questi anni ha aumentato 5 volte le accise sui carburanti, consentendo all’erario di incassare in quasi 50 anni 145 miliardi di euro in valore nominale.
Se teniamo conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e 7 le aree fortemente danneggiate dal terremoto (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna), possiamo dire che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute. Solo i più recenti, ovvero i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise.
L’Ufficio studi della CGIA, infatti, ha calcolato, sulla base dei consumi annui di carburante, quanti soldi ha riscosso lo Stato con l’introduzione delle accise che avevano la finalità di finanziare la ricostruzione di 5 delle 7 aree devastate dal
terremoto. “Quando facciamo il pieno alla nostra auto – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno”.
Le tragedie a cui sono seguiti l’aumento delle tasse sui carburanti sono 5. Esse sono: 

Valle del Belice (1968):

l’allora Governo guidato da Aldo Moro introdusse un’accisa sui carburanti di 10 lire al litro. Dal 1970 fino al 2015 l’erario ha
incassato 8,6 miliardi di euro nominali. Secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri la ricostruzione è costata 2,2 miliardi di euro nominali. In valori attualizzati al 2016, invece, il costo è stimabile in 9,1 miliardi di euro e la
copertura ricavata dal gettito fiscale di 24,6 miliardi di euro;

 Friuli (1976):

l’accisa introdotta sempre da un esecutivo presieduto da Aldo
Moro fu di 99 lire al litro. Dal 1976 al 2015 questa imposta ha garantito un
gettito di 78,1 miliardi di euro nominali, mentre per gli ingegneri la
ricostruzione è costata 4,7 miliardi di euro nominali. Attualizzando gli importi,
invece, si evince che la spesa per la ricostruzione è stata di 18,5 miliardi di
euro, mentre il gettito fiscale recuperato è stato di 146,6 miliardi di euro;

 Irpinia (1980):

il Governo di Arnaldo Forlani approvò l’introduzione di
un’accisa di 75 lire al litro. In questi 35 anni di applicazione l’erario ha riscosso
un gettito di 55,1 miliardi di euro nominali. Stando alle stime rese note dal
Consiglio Nazionale degli Ingegneri, la riedificazione degli immobili e delle
infrastrutture è costata 23,5 miliardi di euro nominali. Se, invece,
attualizziamo le cifre si deduce che il costo si è aggirato attorno ai 52 miliardi
di euro mentre la copertura è stata di 86,4 miliardi di euro;

 Abruzzo (2009):

il Governo di Silvio Berlusconi ritoccò il prezzo della benzina
e del gasolio per autotrazione di 0,004 euro al litro. A fronte di una spesa
ipotizzata dagli Ingegneri di 13,7 miliardi di euro nominali, lo Stato finora ha
incassato 539 milioni di euro nominali. Attualizzando i dati, invece, il costo è
sempre di 13,7 miliardi di euro e il gettito proveniente dall’accisa di 540
milioni di euro;

 Emilia Romagna (2012):

l’esecutivo presieduto da Mario Monti decise di
aumentare le accise sui carburanti di 0,02 euro al litro. Stando ad una spesa
per la ricostruzione che dovrebbe aggirarsi attorno ai 13,3 miliardi di euro
nominali, il gettito riscosso fino adesso con l’accisa sulla benzina e sul gasolio
per autotrazione è stato di quasi 2,7 miliardi di euro nominali. Con i dati
attualizzati, sia i costi che il gettito sono in linea con i valori nominali.
“Se l’applicazione delle accise per la ricostruzione è in parte giustificabile – dichiara il
segretario della CGIA Renato Mason – perché mai continuiamo a pagare quelle per la
guerra in Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont
del 1963 e per l’alluvione di Firenze del 1966 fino ad arrivare al rinnovo del contratto
degli autoferrotranvieri del 2004 ?”
La CGIA ricorda che con la Finanziaria 2013 il Governo Monti ha reso permanenti le
accise introdotte per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone
colpite dal terremoto. Per il terremoto delle Marche e dell’Umbria (1997) e per
quello del Molise e della Puglia (2002) non è stata introdotta nessuna accisa. Si
segnala, infine, che i risultati emersi in questa elaborazione sono al netto degli
effetti del provvedimento introdotto nel 1999 dal Governo D’Alema. Con il d.lgs. n°
173, infatti, i Presidenti di regione possono introdurre un’accisa locale per far fronte
anche ai costi provocati dalle calamità naturali.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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