15 Gennaio 2026 - 15.32

Perché i semafori sono diventati tricolori e da dove nasce il giallo

Oggi li diamo per scontati, ma i semafori non sono sempre stati quelli che conosciamo: rosso, giallo e verde. La loro evoluzione è il risultato di esigenze pratiche, sperimentazioni tecniche e di una lunga transizione dalla ferrovia alla strada, fino alla diffusione dell’automobile nelle città.

Le prime forme di segnalazione luminosa compaiono infatti nell’Ottocento sulle reti ferroviarie. Gli ingegneri dovevano comunicare ai macchinisti quando fermarsi e quando procedere con cautela. Il rosso fu scelto quasi subito per indicare l’arresto completo, perché già associato intuitivamente al pericolo e all’allarme. Per il rallentamento e la marcia libera, invece, si sperimentarono inizialmente luci bianche e verdi chiare. Questa soluzione si rivelò però rischiosa: da lontano, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità, il bianco poteva essere confuso con altre fonti luminose, aumentando il rischio di incidenti. Per questo motivo, per molti anni le ferrovie utilizzarono soltanto due colori: rosso e verde.

Con l’avvento dell’automobile e la crescita del traffico urbano, la segnalazione luminosa passò progressivamente dalle rotaie alle strade. All’inizio del Novecento, però, anche la segnaletica stradale era tutt’altro che standardizzata. I segnali di stop, ad esempio, non erano sempre rossi: fino alla metà del secolo scorso, molti erano gialli, perché il rosso risultava poco visibile di notte nelle aree scarsamente illuminate. Non a caso, la diffusione dei segnali di stop gialli iniziò a Detroit già nel 1915.

Proprio Detroit fu anche il luogo di una svolta decisiva. Nel 1920, all’incrocio tra Michigan Avenue e Woodward Avenue, venne installato il primo semaforo elettrico a tre colori. Accanto al rosso e al verde, comparve per la prima volta il giallo, pensato come segnale di transizione: non un semplice avviso generico, ma un’indicazione chiara che il rosso stava per arrivare. Il giallo risolse così un problema cruciale della circolazione stradale, offrendo agli automobilisti un tempo di reazione e riducendo il rischio di frenate improvvise o attraversamenti pericolosi. Da lì, il sistema tricolore si diffuse rapidamente negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, diventando lo standard internazionale.

L’arrivo dei semafori in Italia e la scelta dei colori

In Italia i semafori arrivarono alcuni anni dopo, seguendo l’esempio delle grandi città europee e statunitensi. I primi impianti sperimentali furono installati tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta del Novecento, inizialmente a Milano e Roma, in corrispondenza degli incroci più trafficati. Anche nel nostro Paese si adottò fin da subito il modello a tre colori, già affermato a livello internazionale. La scelta di rosso, giallo e verde venne recepita e consolidata con la progressiva codificazione del Codice della strada, che uniformò la segnaletica luminosa su tutto il territorio nazionale. Il rosso per l’arresto, il verde per la marcia e il giallo come segnale di preavviso divennero così una convenzione condivisa, basata non solo su ragioni tecniche, ma anche sulla percezione visiva e culturale dei colori. Da allora, pur con l’evoluzione tecnologica dei dispositivi, la logica cromatica dei semafori è rimasta invariata, diventando uno dei linguaggi più universali della vita urbana.

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