Gli Usa ordinano alle ambasciate di combattere la propaganda straniera usando X di Elon Musk e operazioni ‘psicologiche’

Gli Stati Uniti hanno lanciato un’iniziativa senza precedenti per contrastare la propaganda e la disinformazione straniera, coinvolgendo tutte le ambasciate e i consolati americani nel mondo. Un cablogramma firmato dal segretario di Stato Marco Rubio, ottenuto dal Guardian, delinea un piano dettagliato che combina diplomazia pubblica, operazioni psicologiche e strumenti digitali innovativi, citando esplicitamente la piattaforma X di Elon Musk come mezzo strategico per raggiungere questo obiettivo.
Secondo il documento, gli uffici diplomatici statunitensi dovranno perseguire cinque obiettivi principali: contrastare messaggi ostili, ampliare l’accesso all’informazione, smascherare comportamenti avversari, dare voce alle realtà locali che supportano gli interessi americani e promuovere la cosiddetta “narrazione della storia americana”. Ambasciate e consolati dovranno collaborare con l’unità militare per le Operazioni Psicologiche del Pentagono (MISO) e reclutare influencer locali, accademici e leader comunitari affinché la contro-propaganda appaia come spontanea a livello locale.
Il cablogramma definisce le campagne come una risposta a sforzi coordinati provenienti da governi come Iran, Russia e Cina, che, secondo gli Stati Uniti, mirano a “seminare divisione tra gli alleati, promuovere visioni alternative agli interessi americani e minare le libertà politiche ed economiche statunitensi”.
La scelta di X, in particolare della funzione Community Notes, è definita dal Dipartimento di Stato come uno strumento “innovativo” e “basato sul crowdsourcing”, capace di contrastare operazioni di propaganda senza compromettere libertà di parola e privacy. Questo mentre la piattaforma di Musk è sotto indagine in Europa: l’Unione Europea l’ha multata per 120 milioni di euro ai sensi del Digital Services Act e ha avviato ulteriori verifiche sui suoi algoritmi e strumenti di intelligenza artificiale.
Il cablogramma istruisce inoltre le ambasciate a garantire visibilità agli aiuti esteri americani, posizionando bandiere e marchi per indicare chiaramente l’origine dei programmi, e a incrementare l’offerta di notizie e analisi internazionali tradotte in lingue locali. Più di 700 “spazi americani” tra centri culturali, biblioteche e centri di scambio saranno riposizionati come hub di informazione e promossi come zone di libertà di espressione.
Non è comune che diplomazia pubblica e operazioni militari di guerra psicologica siano combinate apertamente. Tuttavia, il cablogramma sottolinea che contrastare la disinformazione straniera resta una priorità strategica degli Stati Uniti, con un approccio integrato che coinvolge tecnologia, media e diplomazia, riflettendo le implicazioni geopolitiche e tecnologiche di una sfida globale in continua evoluzione.
Questa iniziativa segna un passo significativo nella guerra dell’informazione moderna, evidenziando il ruolo crescente dei social network, degli strumenti digitali e delle operazioni psicologiche nel definire la percezione internazionale degli Stati Uniti.










