<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ECONOMIA | TViWeb</title>
	<atom:link href="https://www.tviweb.it/category/economia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tviweb.it/category/economia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 27 Jun 2026 14:21:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	In Risalto Srl
	<item>
		<title>Caldo infernale è allarme totale: 12 mila morti in Europa secondo l’Economist</title>
		<link>https://www.tviweb.it/caldo-infernale-e-allarme-totale-12-mila-morti-in-europa-secondo-leconomist/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/caldo-infernale-e-allarme-totale-12-mila-morti-in-europa-secondo-leconomist/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 14:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=369711</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa continua ad avanzare verso est e assume dimensioni sempre più allarmanti. Oggi almeno 193 milioni di persone nel continente, di cui circa 75 milioni soltanto in Germania, sperimenteranno temperature superiori ai 35 gradi.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caldo-infernale-e-allarme-totale-12-mila-morti-in-europa-secondo-leconomist/">Caldo infernale è allarme totale: 12 mila morti in Europa secondo l’Economist</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa continua ad avanzare verso est e assume dimensioni sempre più allarmanti. Oggi almeno 193 milioni di persone nel continente, di cui circa 75 milioni soltanto in Germania, sperimenteranno temperature superiori ai 35 gradi. A indicarlo sono i calcoli dell’agenzia France Presse, basati sulle previsioni del Servizio meteorologico tedesco e sulle proiezioni demografiche 2025 del Centro comune di ricerca. Si tratta di un ulteriore aumento rispetto al 26 giugno, quando la massa d’aria rovente interessava ancora soprattutto l’Europa occidentale, prima di spostarsi progressivamente verso Germania, Polonia e altri Paesi dell’area centro-orientale.&nbsp;</p>



<p>La Germania è ora tra i Paesi più esposti. Nelle scorse ore è stata registrata una temperatura provvisoria di 41,3 gradi nei pressi di Saarbrücken, mentre le autorità hanno diffuso allerte per caldo estremo, invitato la popolazione a ridurre i consumi d’acqua e adottato misure preventive anche sui trasporti. Le alte temperature stanno infatti mettendo sotto pressione non solo la salute pubblica, ma anche infrastrutture, ferrovie, strade, agricoltura e servizi essenziali. Disagi e provvedimenti analoghi sono stati segnalati anche in Italia, Francia, Regno Unito, Svizzera e in altri Paesi europei, dove il caldo ha già provocato chiusure di scuole, cancellazioni di eventi e difficoltà per ospedali e servizi di emergenza.&nbsp;</p>



<p>Il dato più preoccupante riguarda però l’impatto sulla mortalità. Secondo un’analisi pubblicata da The Economist, in soli tre giorni, tra il 24 e il 26 giugno, il caldo estremo potrebbe aver causato circa 12mila decessi in eccesso in Europa. La stima si basa sulle temperature medie previste in 854 città europee e su un modello sviluppato da Pierre Masselot e dalla London School of Hygiene &amp; Tropical Medicine per valutare il rapporto tra temperatura e mortalità. Non si tratta quindi di un bilancio ufficiale già consolidato, ma di una proiezione statistica che misura quante morti potrebbero verificarsi oltre il livello normalmente atteso in assenza di un evento estremo.&nbsp;</p>



<p>Gli esperti sottolineano che il caldo estremo è particolarmente pericoloso per anziani, bambini, persone con malattie croniche e lavoratori esposti all’aperto, ma anche per chi vive in abitazioni poco isolate o in aree urbane dove l’asfalto e il cemento trattengono il calore. A rendere più grave la situazione sono anche le notti tropicali, quando le temperature non scendono abbastanza da permettere all’organismo di recuperare. In diverse città europee le minime notturne hanno raggiunto valori record, aumentando il rischio di stress termico prolungato.</p>



<p>L’Organizzazione meteorologica mondiale ha definito l’ondata di calore di fine giugno un evento intenso e diffuso, con effetti rilevanti su salute, ecosistemi, agricoltura, infrastrutture e produttività del lavoro. Secondo gli scienziati di World Weather Attribution, il riscaldamento globale ha reso le ondate di calore europee molto più severe: un episodio simile, nel giugno del 1976, sarebbe stato circa 3,5 gradi più fresco rispetto a quello attuale.&nbsp;</p>



<p>L’Europa si trova così di fronte a una crisi che non riguarda più soltanto le temperature record, ma la capacità dei sistemi sanitari, urbani e produttivi di adattarsi a un clima che cambia rapidamente. Le raccomandazioni restano quelle di evitare l’esposizione nelle ore più calde, bere frequentemente, controllare le persone fragili e seguire le indicazioni delle autorità locali. Ma l’ondata di questi giorni mostra anche un problema più profondo: senza interventi strutturali su città, case, sanità, lavoro e riduzione delle emissioni, eventi di questo tipo rischiano di diventare sempre più frequenti, estesi e letali.</p>



<p>Anche l’Italia nella morsa del caldo africano, con temperature in ulteriore aumento e afa intensa da Nord a Sud. L’ondata di calore che sta investendo il Paese raggiunge il suo picco nel weekend, con valori che in diverse zone possono arrivare fino a 38-45 gradi e condizioni difficili soprattutto nelle città, dove l’effetto dell’asfalto e del cemento rende l’aria ancora più pesante.</p>



<p>Secondo il bollettino del ministero della Salute, restano numerose le città da bollino rosso, il livello massimo di allerta per il caldo, che indica un rischio per la salute non solo di anziani, bambini e persone fragili, ma anche della popolazione sana. Tra i centri più esposti figurano grandi città del Centro-Nord e del Centro-Sud, con Firenze, Bologna, Roma, Milano, Torino, Venezia, Verona, Perugia, Pescara e Bari tra le aree più sotto pressione.</p>



<p>Le autorità raccomandano di evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, bere spesso, limitare l’attività fisica all’aperto e prestare attenzione alle persone più vulnerabili. Il caldo sta creando disagi anche sul lavoro, nei trasporti e nei servizi pubblici, mentre in alcune città si moltiplicano gli interventi per fronteggiare l’emergenza. La tregua, al momento, non appare immediata: l’anticiclone continua a mantenere alte le temperature e l’Italia resta stretta in una delle fasi più roventi dell’estate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caldo-infernale-e-allarme-totale-12-mila-morti-in-europa-secondo-leconomist/">Caldo infernale è allarme totale: 12 mila morti in Europa secondo l’Economist</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/caldo-infernale-e-allarme-totale-12-mila-morti-in-europa-secondo-leconomist/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il grande disincanto di Tokyo e lo specchio italiano</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-grande-disincanto-di-tokyo-e-lo-specchio-italiano/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/il-grande-disincanto-di-tokyo-e-lo-specchio-italiano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=369405</guid>

					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una notizia che arriva da Tokyo e che sembra lontanissima, ma che in realtà ci riguarda da vicino: la Banca Centrale giapponese ha alzato il tasso d&#8217;interesse di riferimento all&#8217;1%.&#160; Non succedeva da trent&#8217;anni. Detto così, sembra un tecnicismo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-grande-disincanto-di-tokyo-e-lo-specchio-italiano/">Il grande disincanto di Tokyo e lo specchio italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>C&#8217;è una notizia che arriva da Tokyo e che sembra lontanissima, ma che in realtà ci riguarda da vicino: la Banca Centrale giapponese ha alzato il tasso d&#8217;interesse di riferimento all&#8217;1%.&nbsp;</p>



<p>Non succedeva da trent&#8217;anni. Detto così, sembra un tecnicismo per addetti ai lavori.&nbsp;</p>



<p>Invece è la fine di un&#8217;illusione: per tre decenni il Giappone ha vissuto sotto anestesia, convinto che per far correre un&#8217;economia stanca bastasse stampare moneta ed azzerare il costo del denaro.&nbsp;</p>



<p>Quel grande esperimento è fallito, ed il ritorno alla normalità ci dice che la festa è finita.</p>



<p>Per capire come siamo arrivati a questo punto, bisogna fare un salto indietro nel tempo.&nbsp;</p>



<p>Negli anni Ottanta il Giappone sembrava invincibile: le aziende compravano grattacieli a New York, le borse volavano,&nbsp;gli immobili correvano, il credito era abbondante.&nbsp;e le Banche con gli occhi a mandorla prestavano soldi a chiunque.&nbsp;</p>



<p>Poi la bolla è scoppiata.&nbsp;</p>



<p>Il valore degli immobili e delle azioni crollò, le Banche si ritrovarono piene di crediti deteriorati, i cittadini iniziarono a risparmiare invece di spendere, le aziende smisero di rischiare; così da un giorno all&#8217;altro, famiglie e imprese si sono ritrovate piene di debiti ed hanno smesso di spendere e rischiare.</p>



<p>In realtà non fu un crollo violento, tipo quello del 1929, ma l’inizio di una lunga stagnazione,&nbsp;che per la gente comune significa una cosa sola: stipendi bloccati, consumi al lumicino ed un futuro congelato.</p>



<p>Allora&nbsp;la risposta dello Stato è stata massiccia: fiumi di denaro pubblico pompati nel sistema e tassi azzerati per convincere la gente a spendere,&nbsp;controllo della curva dei rendimenti, ed alla fine addirittura tassi negativi.</p>



<p>Ovviamente poiché nulla si crea dal nulla, tutto ciò comportò un aumento della spesa pubblica, e di conseguenza del debito dello Stato (attualmente al 236% del Pil).</p>



<p>Nonostante tutti questi sforzi il motore non ripartiva.</p>



<p>E siamo quindi arrivati al punto centrale: i soldi facili possono comprare tempo, ma non creano la produttività.</p>



<p>La Banca centrale può darti l&#8217;ossigeno per non farti affogare, ma non può obbligare un&#8217;azienda ad inventare un prodotto nuovo, a modernizzarsi o ad aumentare gli stipendi dei dipendenti.&nbsp;</p>



<p>A peggiorare le cose, in Giappone ci ha pensato la demografia: una popolazione che invecchia a ritmi record ed una forza lavoro che si rimpicciolisce anno dopo anno sono ostacoli che nessuna stampante di banconote può aggirare.&nbsp;</p>



<p>Se mancano i giovani, mancano i consumi, manca la propensione al rischio, ed il futuro si rimpicciolisce.</p>



<p>Se manca la fiducia e la voglia di investire sul futuro, la liquidità resta ferma nei conti correnti come acqua stagnante.</p>



<p>Ecco perché quel costo del denaro all’1%, che il Giappone non vedeva dal 1995, è molto di più di una notizia di economia; è la certificazione che il Paese ha messo la parola “fine” sulla stagnazione eterna.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E la morale che se ne può trarre la seguente: si possono iniettare quantità enormi di denaro nell’economia, ma se la produttività resta debole, la crescita resta debole.</p>



<p>Tutto questo scenario vi ricorda qualcosa?&nbsp;</p>



<p>Anche noi da un quarto di secolo soffriamo della stessa malattia:&nbsp;crescita anemica, salari reali al palo, culle vuote, produttività quasi ferma, debito pubblico elevato, investimenti insufficienti, pubblica amministrazione elefantiaca, imprese spesso troppo piccole per competere davvero sui mercati globali.&nbsp;</p>



<p>Anche da noi, per decennni, una classe politica incapace ed ignorante ha pensato che bastasse sostenere in qualche modo la domanda, aumentando la spesa, iniettando masse di denaro pubblico attraverso la distribuzione di bonus a pioggia, la protezione di certi&nbsp;&nbsp;settori, l’eterno rinvio&nbsp;&nbsp;delle profonde riforme di cui ha bisogno il Paese.</p>



<p>Per di più, per anni i nostri Demostene si sono illusi che i tassi bassi e lo scudo protettivo dell&#8217;Europa (tipo il Quantitative Easing) potessero bastare a tenerci a galla, usandoli come una stampella permanente, lo ripeto, per non fare le riforme e iniettare un po&#8217; di concorrenza nel sistema.</p>



<p>In definitiva, possiamo girarci attorno e raccontarci tutte le balle che vogliamo, ma due sono le parole chiave per poter invertire la rotta e dare un futuro all’Italia: riforme e produttività.</p>



<p>Il caso Giappone ci lascia una lezione brutale ma necessaria: nessun gioco di prestigio della finanza può sostituire il lavoro vero, l&#8217;innovazione ed il coraggio di investire.</p>



<p>Quando l&#8217;anestesia finisce (e parliamo degli “schei” ovviamente), i nodi strutturali tornano inevitabilmente al pettine.&nbsp;</p>



<p>E la realtà, purtroppo, non fa sconti.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-grande-disincanto-di-tokyo-e-lo-specchio-italiano/">Il grande disincanto di Tokyo e lo specchio italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/il-grande-disincanto-di-tokyo-e-lo-specchio-italiano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IEG, nuovo Padiglione 2 operativo a settembre</title>
		<link>https://www.tviweb.it/ieg-nuovo-padiglione-2-operativo-a-settembre/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/ieg-nuovo-padiglione-2-operativo-a-settembre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=369215</guid>

					<description><![CDATA[<p>  Vicenza, 22 giugno 2026&#160;– Svelerà i suoi spazi a settembre il nuovo “Padiglione 2” del quartiere fieristico di Vicenza di&#160;Italian Exhibition Group (IEG), che sarà pienamente operativo con&#160;la nuova edizione di Vicenzaoro e T.Gold in programma dal 4 all&#8217;8<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ieg-nuovo-padiglione-2-operativo-a-settembre/">IEG, nuovo Padiglione 2 operativo a settembre</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> </p>



<ul class="wp-block-list">
<li></li>



<li></li>



<li></li>



<li></li>
</ul>



<p><em>Vicenza, 22 giugno 2026</em>&nbsp;– Svelerà i suoi spazi a settembre il nuovo “Padiglione 2” del quartiere fieristico di Vicenza di&nbsp;<strong>Italian Exhibition Group (IEG)</strong>, che sarà pienamente operativo con&nbsp;la nuova edizione di Vicenzaoro e T.Gold in programma dal 4 all&#8217;8 settembre prossimi&nbsp;. In linea con il cronoprogramma annunciato, IEG realizza non solo un luogo che riunisce tutta la community del gioiello, ma che&nbsp;esalta il cuore produttivo internazionale dell&#8217;offerta di Vicenzaoro.<br>Un’infrastruttura che permette di attraversare in modo più efficace il quartiere tra i diversi settori espositivi di Vicenzaoro, con una navigabilità resa più lineare grazie a un edificio che rappresenta il vero e proprio crocevia dell’intero plant. Non solo. L’edificio progettato dallo Studio GMP di Amburgo, nella persona dell’architetto Vokwin Marg, eleverà gli standard qualitativi e l’attrattività dell’intero quartiere, con ricadute positive sul portfolio di manifestazioni di IEG a Vicenza, sull’attività congressuale del VICC e per il territorio.<br><br><strong>ERMETI: NUOVA CASA PER LA COMMUNITY DELL’ORO</strong><br>Dunque, a settembre si potrà percorrere il nuovo padiglione di 23.000 metri quadrati del quartiere fieristico vicentino. «Con il nuovo Padiglione 2 Vicenzaoro rafforza il proprio ruolo di piattaforma internazionale di riferimento per la filiera del gioiello &#8211; dichiara&nbsp;il presidente IEG&nbsp;<strong>Maurizio Ermeti</strong>&nbsp;&#8211; offrendo una casa ancora più moderna alle community che raggruppano il meglio della produzione orafa, dei semilavorati e delle tecnologie che da tutto il mondo scelgono Vicenza come luogo di incontro e di business.&nbsp;Quel che abbiamo realizzato nel cuore di uno dei distretti leader dell’oreficeria e gioielleria made in Italy – continua Ermeti &#8211; costituisce anche un&#8217;opportunità di sviluppo per il territorio, le imprese e le future generazioni. Una promessa che diventa realtà».<br><br><strong>FACILITÀ DI CONNESSIONE E SOSTENIBILITÀ ENERGETICA</strong><br>Il nuovo Padiglione 2 è stato progettato come il nuovo fulcro del quartiere fieristico di Vicenza. Collegato direttamente ai Padiglioni 1, 4 e 6, migliora i percorsi interni e rende più agevoli gli spostamenti tra le diverse aree espositive. La struttura si sviluppa su due livelli principali, serviti da scale mobili e ascensori, ed è completata da un piano ammezzato dedicato ai servizi. Al suo interno trovano spazio&nbsp;<strong>un ristorante e tre bar</strong>, che si aggiungono così agli altri 11 già presenti per espositori e visitatori all’interno del quartiere.<br>Per Vicenzaoro, la nuova superficie disponibile nel Padiglione 2 consente di trasferire la community merceologica dell’oreficeria, precedentemente ospitata nel Padiglione 4. Grazie al nuovo Padiglione 2, T.Gold, il salone dedicato alle tecnologie per l’industria orafa, si sposta nel Padiglione 4 ed entra così nel quartiere fieristico, trovando per la prima volta spazio&nbsp;<strong>sotto lo stesso tetto&nbsp;</strong>di Vicenzaoro. Nelle precedenti edizioni, fino allo scorso gennaio, era infatti ospitato nel Padiglione 9, situato all’esterno del perimetro espositivo e, grazie alla nuova collocazione, guadagna ulteriore superficie espositiva rispetto alla precedente.&nbsp;Dunque, il nuovo layout renderà ancora più forte Vicenzaoro che, rappresentando in un unico luogo l&#8217;intera filiera orafa,&nbsp;concretizzerà la propria strategia di crescita e leadership internazionale.<br>Sul tetto del nuovo Padiglione 2, infine, IEG ha raddoppiato la potenza installata da fotovoltaico, con un megawatt aggiuntivo. In assenza di manifestazioni il quartiere fieristico di IEG è in grado di raggiungere la piena autonomia energetica. &nbsp;<br><br><strong>VESCOVO: SFIDA VINTA SUL CANTIERE E SCELTE FATTE PER NUOVI EVENTI FIERISTICI</strong><br>«La principale sfida che abbiamo vinto è stata il rispetto dei tempi, abbiamo lavorato in condizioni particolari e complesse per effetto della logistica del cantiere nel cuore del quartiere fieristico. Il tutto senza alcun fermo delle manifestazioni, gestendo il periodo transitorio nella piena soddisfazione degli espositori. Aver assicurato continuità a quattro edizioni di Vicenzaoro con un investimento da 60 milioni e un cantiere a impatto zero per i visitatori è per noi un grande successo. Ci apprestiamo quindi a dare il via ad una trasformazione dell’intero polo espositivo e congressuale: non solo Vicenzaoro offrirà una migliore qualità della visitazione e della circolazione tra padiglioni, ma scelte come l’altezza di nove metri dei due piani del nuovo Padiglione 2 permetteranno un uso ottimale anche per ulteriori eventi su segmenti merceologici diversi», aggiunge il direttore della sede IEG di Vicenza&nbsp;<strong>Mario Vescovo</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ieg-nuovo-padiglione-2-operativo-a-settembre/">IEG, nuovo Padiglione 2 operativo a settembre</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/ieg-nuovo-padiglione-2-operativo-a-settembre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</title>
		<link>https://www.tviweb.it/decathlon-promette-2-000-euro-in-azioni-ai-dipendenti-di-tutto-il-mondo/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/decathlon-promette-2-000-euro-in-azioni-ai-dipendenti-di-tutto-il-mondo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=368984</guid>

					<description><![CDATA[<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/decathlon-promette-2-000-euro-in-azioni-ai-dipendenti-di-tutto-il-mondo/">Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato da recenti tensioni e controversie sindacali.</p>



<p>“Si chiama semplicemente azionariato dei dipendenti”, spiega Nicolas Doze, commentatore economico di LCI, sottolineando come non si tratti di un’innovazione assoluta all’interno della cosiddetta “galassia Mulliez”, che comprende anche insegne come Auchan e Leroy Merlin.</p>



<p>Nel gruppo Decathlon, infatti, la partecipazione azionaria dei dipendenti è attiva dal 1987. Oggi circa il 54% della forza lavoro detiene azioni della società: circa 56.000 dipendenti controllano complessivamente il 13% del capitale.</p>



<p>La misura annunciata guarda però al futuro più che al presente. Non si tratta di un intervento immediato sul potere d’acquisto, ma di una promessa di lungo periodo legata alla crescita dell’azienda e alla distribuzione della ricchezza generata.</p>



<p>“Non la vedo come una semplice trovata pubblicitaria”, osserva ancora Doze. “Il senso è che bisogna lavorare per creare ricchezza. Una volta creata, può essere redistribuita. E un’azienda, per esistere, ha bisogno di azionisti”.</p>



<p>Secondo l’analisi economica, strumenti di questo tipo rientrano in una logica di partecipazione agli utili: meccanismi che possono incidere sul coinvolgimento dei dipendenti e, in parte, sul loro potere d’acquisto, beneficiando anche di un regime fiscale e contributivo agevolato.</p>



<p>Una scelta che, tra incentivo e strategia industriale, rilancia il modello della partecipazione interna come leva di stabilità e fidelizzazione della forza lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/decathlon-promette-2-000-euro-in-azioni-ai-dipendenti-di-tutto-il-mondo/">Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/decathlon-promette-2-000-euro-in-azioni-ai-dipendenti-di-tutto-il-mondo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;illusione del denaro perpetuo e la sindrome del sussidio europeo</title>
		<link>https://www.tviweb.it/lillusione-del-denaro-perpetuo-e-la-sindrome-del-sussidio-europeo/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/lillusione-del-denaro-perpetuo-e-la-sindrome-del-sussidio-europeo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=368630</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo La recente decisione della Banca Centrale Europea di ritoccare all&#8217;insù il costo del denaro dello 0,25%, era ampiamente scontata nelle previsioni di tutti gli osservatori internazionali.&#160; Eppure, l&#8217;annuncio dei vertici di Francoforte sembra aver colto di sorpresa il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lillusione-del-denaro-perpetuo-e-la-sindrome-del-sussidio-europeo/">L&#8217;illusione del denaro perpetuo e la sindrome del sussidio europeo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>La recente decisione della Banca Centrale Europea di ritoccare all&#8217;insù il costo del denaro dello 0,25%, era ampiamente scontata nelle previsioni di tutti gli osservatori internazionali.&nbsp;</p>



<p>Eppure, l&#8217;annuncio dei vertici di Francoforte sembra aver colto di sorpresa il leader degli industriali italiani.</p>



<p>Emanuele Orsini ha infatti espresso forte perplessità per questa manovra, dichiarando che si sarebbe atteso una mossa di segno opposto, ovvero una sforbiciata ai tassi (sic!).&nbsp;</p>



<p>La motivazione addotta poggia su una correlazione quantomeno insolita: il rialzo della BCE coincide temporalmente con il debutto dei nuovi incentivi governativi italiani legati all&#8217; iperammortamento per gli investimenti&nbsp; aziendali, configurando a suo dire una mancanza&nbsp;&nbsp;di visione a lungo termine (“non è una visione a lungo termine. Abbiamo bisogno che le imprese corrano, investano e si incrementi la produttività” queste le parole del Presidente).</p>



<p>Tanto per capirci&nbsp;l&#8217;iperammortamento promosso dal Ministro Adolfo Urso (all&#8217;interno del Piano di Transizione del Ministero delle Imprese e del made in Italy)&nbsp;&nbsp;&nbsp;è un&#8217;agevolazione fiscale che permette alle imprese di&nbsp;<strong>dedurre dal reddito imponibile un valore superiore</strong>a quello effettivamente speso per l’acquisto di beni strumentali, materiali e immateriali.&nbsp;</p>



<p>Tornando ai tassi ed alla “visione di Orsini”, si tratta a mio avviso&nbsp;di una chiave di lettura decisamente eccentrica.&nbsp;</p>



<p>Con un tasso d&#8217;inflazione che è ora stimato stabilmente sopra i target strutturali del 2%, (e non mi si venga a dire che gli effetti non si vedono già negli scaffali dei supermercati), ed in presenza di&nbsp;&nbsp;significativi fattori di rischio che spingono verso l&#8217;alto (crisi geopolitiche e conflitti in corso), pretendere che una Banca Centrale adotti una strategia espansiva appare fuori da ogni logica di ortodossia economica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Secondo questo schema interpretativo, le severe tutele monetarie della zona euro dovrebbero piegarsi e congelarsi ogniqualvolta un singolo Stato membro deliberi un piano di sgravi fiscali per macchinari o software (tipo appunto l’iperammortamento italico).&nbsp;</p>



<p>Per i tecnocrati di Francoforte, già impegnati a calibrare le mosse dell&#8217;Eurozona tra fiammate geopolitiche ed instabilità globali, l&#8217;introduzione anche del calendario dei sussidi ministeriali italiani come variabile macroeconomica, rappresenterebbe un elemento di imprevedibilità del tutto ingestibile.&nbsp;&nbsp;Io aggiungo al limite del demenziale.</p>



<p>Se la dialettica politica nostrana ci ha abituati a costanti lamentele e comunicati di fuoco contro ogni stretta monetaria da parte di esponenti governativi – gli stessi che nel recente passato contestavano qualunque&nbsp;&nbsp;aumento dei tassi mentre l&#8217;inflazione galoppava verso la doppia cifra – l&#8217;uscita del Presidente di Confindustria desta maggiore sconcerto.&nbsp;</p>



<p>Auspicare riduzioni dei tassi in piena pressione inflazionistica evoca, infatti, le ricette monetarie fallimentari già sperimentate dal peronismo argentino o nelle recenti politiche non ortodosse nella Turchia di Erdogan.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per non dire che sulla stessa linea si muove Donald Trump, che pretende che la Fed abbatta i tassi, e vedremo a breve se il Presidente fresco di nomina Kewin Warsh si allineerà ai diktat presidenziali o deciderà di fare&nbsp;i conti con dati e scenari che non giustificano certo allentamenti.</p>



<p>Ciò che mi stupisce ulteriormente è l&#8217;incoerenza rispetto alle posizioni espresse soltanto pochi giorni prima al vertice dei giovani imprenditori a Rapallo, dove Emanuele Orsini si era proclamato in perfetta sintonia con la linea prudente della Banca d&#8217;Italia e del Governatore Fabio Panetta.&nbsp;</p>



<p>Peccato che quest&#8217;ultimo, in sede BCE, abbia votato convintamente a favore del rialzo, sancito da un consenso unanime e privo di alternative sul tavolo delle trattative.</p>



<p>Nelle sue recenti Considerazioni finali, lo stesso Governatore di Palazzo Koch aveva anticipato la necessità di calibrare la stretta monetaria proprio per disinnescare la miccia di un&#8217;inflazione strutturale, capace di radicarsi nelle aspettative di imprese e famiglie, e di innescare una pericolosa rincorsa tra prezzi e salari.</p>



<p>Se questa era la lettura della componente tradizionalmente più attenta alla crescita nel Board europeo, risulta difficile comprendere con quale tesi o teorie economiche Orsini si professi ora realmente allineato.</p>



<p>Ma, la butto là, forse l’unica vera spiegazione di questa presa di posizione va ricercata nell’idea di Europa&nbsp;&nbsp;che la Confindustria nostrana ha via via mutuato della filosofia della nostra classe politica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da un lato si contesta il rigore delle normative green (e fin qui ci sono ragioni da vendere), dall&#8217;altro si invoca la creazione di debito comune, e la neutralizzazione dei vincoli del Patto di Stabilità.&nbsp;</p>



<p>Si profila così una visione delle Istituzioni comunitarie ridotte ad una sorta di erogatore automatico di risorse e flessibilità finalizzate all’ azzeramento dei freni di bilancio per aumentare l&#8217;indebitamento interno, all’emissione di debito comunitario per finanziare la politica industriale, e con tassi azzerati dalla Bce per amplificare l&#8217;effetto dei sussidi statali.</p>



<p>Non vi sembra&nbsp;&nbsp;che si tratti dell&#8217;applicazione su scala continentale della medesima filosofia che ha alimentato la stagione italiana del Superbonus 110%, di cui l&#8217;Organizzazione degli industriali è stata, come l’intera classe politica, convinta sostenitrice?&nbsp;</p>



<p>Esauriti i margini di manovra della finanza pubblica nazionale (avendo letteralmente finito i fondi interni), l&#8217;obiettivo si sposta ora sul bilancio europeo, chiedendo a Francoforte e Bruxelles di farsi carico, attraverso moneta facile e debito condiviso, di un modello strutturalmente dipendente dagli incentivi.</p>



<p>Questa inclinazione verso una deriva sudamericana che di fatto&nbsp;&nbsp;ignora&nbsp;&nbsp;i fondamentali macroeconomici, segnala a mio avviso la sempre maggiore diffusione di una cultura anti-sistema che non appartiene più soltanto a frange dell&#8217;elettorato populista, ma contagia anche settori della Rappresentanza produttiva.&nbsp;</p>



<p>La pretesa di rilanciare la competitività del sistema Paese non attraverso riforme reali dello Stato, maggiore rigore nei conti,&nbsp;&nbsp;ed incrementi di produttività, ma confidando nel presupposto che i partner europei finanzino indefinitamente i nostri ammortizzatori fiscali, rischia di produrre duri risvegli.&nbsp;</p>



<p>Mi auguro che il tessuto produttivo italiano, composto da imprenditori abituati a confrontarsi quotidianamente con il mercato e la realtà,&nbsp;&nbsp;alla fine dimostri sul campo di sapersi muoversi&nbsp;&nbsp;programmando le proprie attività su binari di concreto realismo, assai distanti dalle suggestioni “assistenziali” invocate dai vertici confindustriali.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lillusione-del-denaro-perpetuo-e-la-sindrome-del-sussidio-europeo/">L&#8217;illusione del denaro perpetuo e la sindrome del sussidio europeo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/lillusione-del-denaro-perpetuo-e-la-sindrome-del-sussidio-europeo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il vizietto della politica e il grande &#8216;spezzatino&#8217; bancario</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-vizietto-della-politica-e-il-grande-spezzatino-bancario/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/il-vizietto-della-politica-e-il-grande-spezzatino-bancario/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=368157</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Chi ha, ahimè, molte primavere alle spalle ricorda perfettamente che durante la cosiddetta “Prima Repubblica” la politica – o per meglio dire, i Partiti – è stata, almeno fino ai primi anni ’90, il vero&#160;“padrone” delle Banche. Questo&#160;predominio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-vizietto-della-politica-e-il-grande-spezzatino-bancario/">Il vizietto della politica e il grande &#8216;spezzatino&#8217; bancario</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Chi ha, ahimè, molte primavere alle spalle ricorda perfettamente che durante la cosiddetta “Prima Repubblica” la politica – o per meglio dire, i Partiti – è stata, almeno fino ai primi anni ’90, il vero&nbsp;“padrone” delle Banche.</p>



<p>Questo&nbsp;predominio assoluto sugli Istituti di credito si fondava su pilastri precisi:&nbsp;</p>



<p>La Legge Bancaria del 1936<strong>:</strong>&nbsp;introdotta dal regime fascista dopo la grande crisi del 1929 per salvare il sistema dal fallimento attraverso la nazionalizzazione di fatto, dando vita al modello della Banca Pubblica.</p>



<p>Istituti di Diritto Pubblico<strong>:</strong>&nbsp;realtà storiche come il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, l&#8217;Istituto Bancario San Paolo di Torino e il Monte dei Paschi di Siena operavano come enti pubblici. I loro vertici non erano espressione del mercato azionario, ma venivano decisi col bilancino della lottizzazione politica, tramite nomine dirette dei partiti di governo (in primis Democrazia Cristiana e Partito Socialista).</p>



<p>Le Casse di Risparmio<strong>:</strong>&nbsp;fortemente radicate sul territorio, erano controllate dagli enti locali e dai politici che ne gestivano i consigli di amministrazione.</p>



<p>Essendo all’epoca Segretario Provinciale di Padova del Partito Repubblicano di La Malfa – e quindi, teoricamente, un addetto ai lavori – ricordo bene le riunioni “notturne” nei luoghi più disparati per sfuggire ai cronisti.&nbsp;</p>



<p>Ricordo gli scontri e le “baruffe” per accaparrarsi la Presidenza della Cassa di Risparmio, o almeno una Vicepresidenza.&nbsp;</p>



<p>Per essere onesti, data la limitata forza elettorale che gli italiani concedevano alle forze del centro laico, noi repubblicani venivamo ascoltati al massimo come “opinionisti”, quasi mai come “decisori”.</p>



<p>Quel mondo si è chiuso agli inizi degli anni &#8217;90, travolto dalla crisi della Prima Repubblica e spinto dalle direttive europee.&nbsp;</p>



<p>Oggi le Banche sono a tutti gli effetti imprese private (SpA) soggette alle regole del mercato e vigilate da BCE e Banca d’Italia.</p>



<p>Ma in un Paese come il nostro, è davvero credibile che la politica sia stata messa definitivamente fuori gioco in un settore così vitale come quello del credito e della finanza?</p>



<p>Le recenti vicende del Golden Power, utilizzato in modo piuttosto rocambolesco per impedire la scalata di Unicredit su Banco BPM, la dicono lunga: il “vizietto” di mettere le mani sul credito la politica non l&#8217;ha perso, e probabilmente non ha alcuna intenzione di perderlo.</p>



<p>Venendo all’operazione lanciata domenica sera da Intesa su MPS, ho avuto modo di scrivere proprio ieri&nbsp;&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/</a>) che non crederò mai che il Governo non fosse stato preventivamente informato; l’aver mantenuto una posizione neutra è già di per sé un segnale preciso.&nbsp;</p>



<p>Certo è che di fronte ad Intesa Sanpaolo, un colosso tutto italiano da quasi 100 miliardi di capitalizzazione di Borsa, è difficile sollevare obiezioni.&nbsp;</p>



<p>Intesa si è sempre comportata – e non solo con l&#8217;Esecutivo in carica – come una vera Banca di sistema.&nbsp;</p>



<p>Questa OPAS può a ragione essere considerata un’operazione “di mercato” che mette il comparto al riparo da sorprese, stabilizzando gli assetti proprietari.</p>



<p>Ma si sa che nell’Italia dell’”Amichettismo” tutto può diventare lecito.&nbsp;</p>



<p>E poiché a nessuno piace essere digerito e spacchettato (soprattutto dopo aver gustato gli onori delle cronache come &#8220;Banca predatrice&#8221;), potrebbe anche darsi che, a livello politico, sia Banco BPM sia Monte dei Paschi di Siena cerchino ora una sponda nella Lega, che ha sempre considerato questa fusione come un affare di propria pertinenza.</p>



<p>Infatti, per quel che si percepisce dalla stampa e dai&nbsp;rumors, se Fratelli d’Italia plaude all’operazione di Messina – felice di riportare nell&#8217;alveo della &#8220;Nazione&#8221; istituti che rischiavano di passare sotto controllo straniero –, è indubbio che l’OPAS assesti un brutto colpo al progetto del terzo polo bancario nazionale caldeggiato da Giorgetti e costruito sull’asse MPS-Banco BPM.&nbsp;</p>



<p>Un boccone rimasto decisamente in gola a quella parte della Lega che ha sempre identificato in Banco BPM la banca di riferimento della Lombardia (nonostante sia partecipata al 20% da Crédit Agricole e al 5% da BlackRock).</p>



<p>Non sta a me esprimere giudizi sulle competenze o sulle doti dei singoli banchieri, ma non occorre essere geni della finanza per capire che Giuseppe Castagna ha perso l’occasione della vita.&nbsp;</p>



<p>Se, come sembra, aveva sentore delle voci sull’OPAS in arrivo, avrebbe dovuto accelerare, tentando la fusione con MPS prima di essere assoggettato alla&nbsp;passivity rule&nbsp;scattata con la mossa di Intesa.&nbsp;</p>



<p>Credo che ormai sia tardi per recuperare: così Banco BPM, nel volgere di una notte, è rimasto &#8220;solo&#8221; nel panorama bancario italico.</p>



<p>Forse troppo solo per pensare di restare immune dal tornado del risiko in atto.&nbsp;</p>



<p>La prima domanda che viene in mente è se Unicredit abbia intenzione di tornare alla carica, dopo il tentativo fallito dell’anno scorso.</p>



<p>Di certo, la figura fatta a suo tempo dal Governo con il Golden Power contro una Banca con sede a Milano è irripetibile, ma i paletti imposti allora sono ormai un ricordo ridicolo.&nbsp;</p>



<p>Dopo il ritiro dell&#8217;OPS di Unicredit su Banco BPM a fine luglio dello scorso anno, l&#8217;Unione Europea ha avviato a novembre una procedura d&#8217;infrazione contro l&#8217;Italia, accusandola di violare i principi di libera circolazione dei capitali e diritto di stabilimento, oltre che di ingerenza nei meccanismi di vigilanza bancaria unica.&nbsp;</p>



<p>Per risolvere le tensioni con Bruxelles ed evitare sanzioni, a gennaio l&#8217;Italia ha dovuto modificare la propria normativa: ora il Golden Power sulle banche può scattare solo dopo il parere vincolante delle autorità di vigilanza dell&#8217;UE, riducendo drasticamente la discrezionalità unilaterale dello Stato.</p>



<p>E non è cosa da poco. Sicuramente uno schiaffo ai sostenitori del “sovranismo bancario”.</p>



<p>In generale non nutro particolari simpatie per i banchieri, specie per i loro emolumenti stellari, ma so riconoscere quando lavorano bene.&nbsp;</p>



<p>E se Carlo Messina con l’OPAS su MPS ha dimostrato intelligenza e tempismo, va ammesso che anche Andrea Orcel, quando serve, non è da meno.</p>



<p>Orcel è attualmente impegnato in una lotta senza quartiere con i tedeschi, ma sa perfettamente che la sfida italiana è altrettanto vitale per il suo Gruppo.&nbsp;</p>



<p>Se l&#8217;OPAS di Intesa su MPS andasse in porto, Unicredit verrebbe scavalcata dalla nuova realtà, ed il suo posizionamento lungo la penisola rischierebbe di diventare marginale, soprattutto al Nord, e sul fronte dei servizi alle imprese.</p>



<p>Eppure, in questo scenario del tutto inedito per l’universo del credito nazionale, se ci pensate bene Unicredit potrebbe trasformarsi nella classica ciliegina sulla torta per un Governo ossessionato dalle conquiste straniere.&nbsp;</p>



<p>Se tutto dovesse andare come suggerisce la mossa di Messina, la governance di Generali – il vero gioiello di famiglia – risulterebbe blindata da un nocciolo duro di azionisti “de sangre italiano&#8221;.&nbsp;</p>



<p>A quel punto, un eventuale controllo di Unicredit su Banco BPM diventerebbe l’opzione migliore per mettere definitivamente in sicurezza tutto il risparmio della &#8220;Nazzzzzziiiione&#8221;.</p>



<p>E a quel punto Crèdit Agricole potrà anche suonare le proprie trombe, ma Unicredit risponderebbe con le proprie campane.&nbsp;</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-vizietto-della-politica-e-il-grande-spezzatino-bancario/">Il vizietto della politica e il grande &#8216;spezzatino&#8217; bancario</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/il-vizietto-della-politica-e-il-grande-spezzatino-bancario/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mps e il &#8220;Triello&#8221; del credito italiano: se la finanza gioca alla Sergio Leone</title>
		<link>https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:11:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=368040</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Sicuramente i duelli finali dei film di Sergio Leone rimarranno nella storia del cinema, e nelle menti di chi li ha vissuti davanti allo schermo.Come dimenticare il “Triello” de “Il buono, il brutto, il cattivo”, i lunghi silenzi,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/">Mps e il &#8220;Triello&#8221; del credito italiano: se la finanza gioca alla Sergio Leone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Sicuramente i duelli finali dei film di Sergio Leone rimarranno nella storia del cinema, e nelle menti di chi li ha vissuti davanti allo schermo.<br>Come dimenticare il “Triello” de “Il buono, il brutto, il cattivo”, i lunghi silenzi, i primi piani sugli occhi, e la musica iconica di Ennio Morricone?<br>Ieri pomeriggio, fatte le debite proporzioni, mi è sembrato di rivivere uno di quei duelli iconici; solo che il terreno non era il solito spiazzo assolato di un ranch, bensì gli ambienti condizionati dei palazzi del potere bancario italico.<br>Per capire cosa è successo, proviamo a metterla giù semplice, senza il fumo negli occhi del gergo finanziario che serve solo a far sembrare intelligenti gli addetti ai lavori.<br>Sul tavolo c’è la Banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena (Mps), da poco risanata dopo anni di Purgatorio ed iniezioni di denaro pubblico, e tornata a fare gola.<br>Sabato sera era andata in scena la prima mossa: il Banco Bpm di Giuseppe Castagna aveva rotto gli indugi proponendo ad Mps un’aggregazione “tra pari”, con l’obiettivo dichiarato di creare un secondo polo bancario italiano in grado di competere con i giganti.<br>L’obiettivo di Castagna è chiaro: creare un grande polo bancario italiano, forte nei territori, nella gestione del risparmio, nel credito e nei prodotti assicurativi.<br>Banco Bpm porta in dote Anima, la fabbrica prodotto, una rete solida e un posizionamento industriale coerente.<br>Mps porta invece Mediobanca, il 13,2% di Generali, ed una storia recente di rilancio che ha trasformato Siena da problema pubblico a preda ambita.<br>Le sinergie stimate sarebbero importanti: circa 1,1 miliardi lordi.<br>Ma il problema, come sempre, non è solo industriale.<br>È azionario, politico, regolamentare e strategico.<br>Perché dentro Banco Bpm c’è Crédit Agricole.<br>Dentro Mps ci sono Delfin, Caltagirone, il Tesoro ed il fantasma sempre presente di Mediobanca.<br>E sopra tutti c’è il Golden Power.<br>Vista sul piano della strategia bancaria si tratta di una mossa da manuale, anche se si vagheggia di un certo scetticismo che aleggerebbe in una parte della maggioranza di Governo sull’unione tra Banco Bpm e Mps, per il fatto che il primo azionista del nuovo gruppo risulterebbe la francese Crédit Agricole.<br>Non meravigliatevi se la politica alla fine c’entra sempre; lo si vede in Germania con l’affaire CommerzBank-Unicredit, e figuriamoci se qualche parte politica italica custode del sovranismo non paventa che una banca importante de “a Nazzziiiioooone” diventi preda dei cugini-nemici francesi.<br>A questo io aggiungo una mia osservazione: avendo vissuto professionalmente svariate fusioni, posso testimoniare che in particolare una fusione bancaria “tra pari” non rappresenta il migliore dei mondi possibile.<br>Ma tornando a bomba, il bello del risiko bancario è che quando pensi di aver fatto scacco, c’è sempre qualcuno con un pezzo più grande pronto a mangiarti la regina.<br>E quel qualcuno in questo caso è Carlo Messina, il grande capo di Intesa Sanpaolo.<br>Mentre tutti guardavano a Milano e Siena, da Torino e Milano è partito il colpo di scena teatrale, un vero e proprio blitz da 30,6 miliardi di euro: Intesa Sanpaolo ha lanciato un’Opas (un’offerta pubblica di acquisto e scambio) sulla totalità delle azioni di Mps.<br>In parole povere?<br>Intesa ha offerto agli azionisti del Monte un mix di proprie azioni più un euro in contanti per portarsi a casa l&#8217;intera Banca toscana, mettendo sul piatto un premio generoso rispetto ai valori di borsa.<br>Per gli amanti dei numeri, per ogni 10 azioni di Mps portate in adesione all’offerta, saranno corrisposte 16 azioni ordinarie di Intesa, più un importo di 10 euro cash.<br>Saranno ovviamente i mercati a dirci se si tratta di un’offerta congrua ed appetibile.<br>Ma siccome a questi livelli nessuno si muove da solo, Messina ha fatto un accordo preventivo con il gruppo Unipol.<br>Il piano è di una furbizia geometrica: se l’operazione va in porto, Unipol entra nella partita per rilevare filiali, marchio e pezzi importanti del Monte, con Bper pronta a diventare il veicolo bancario dell’operazione.<br>È una mossa enorme, che non può essere scaturita da quattro chiacchiere in un Cda convocato in una calda ed assolata serata di giugno.<br>Perché Intesa non comprerebbe solo Mps.<br>Comprerebbe, soprattutto, il perimetro più ricco e strategico che Mps oggi controlla: Mediobanca, il wealth management, il credito al consumo, l’investment banking e, indirettamente, quel 13,2% di Generali che da anni è il vero gioiello della corona.<br>Ma che gioco stiamo giocando, visto che più che una partita a scacchi sembra una battaglia navale giocata dentro Piazza Affari?<br>Semplice: Intesa punta a blindare la sua leadership assoluta nel Wealth Management (la gestione dei risparmi delle famiglie italiane, che sono la vera miniera d’oro del nostro Paese) e punta a far salire i suoi utili a cifre strabilianti, promettendo piogge di dividendi miliardari ai propri azionisti da qui al 2029.<br>Con questa mossa, quello che doveva essere un tranquillo matrimonio tra Banco Bpm ed Mps si è trasformato in un duello ravvicinato ad altissima tensione.<br>Resta ora da vedere come reagiranno i mercati, la politica e la Vigilanza europea.<br>Ma una cosa è certa: la colonna sonora di Morricone sta suonando forte, le dita sono vicine alle fondine e, nei palazzi della finanza italiana, nessuno ha intenzione di battere le ciglia per primo.<br>Concludendo, non mi si venga a dire che a Roma non sapevano nulla della mossa di Messina perché non ci credo neanche se me lo giurano, e quasi sicuramente il potere è interessato anch’esso a quel 13% di Generali, che mai e poi mai dovrà andare in mani straniere.<br>E celiando un po&#8217;, mi sento di dire a Giuseppe Castagna che forse avrebbe dovuto andarsi a rivedere “Per un pugno di dollari”, in particolare quella scena in cui Clint Eastwood afferma “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto&#8221;.<br>La mia impressione, a caldo, è che l’uomo col fucile sia Carlo Messina.<br>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/">Mps e il &#8220;Triello&#8221; del credito italiano: se la finanza gioca alla Sergio Leone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia</title>
		<link>https://www.tviweb.it/wilma-dammi-la-clava-la-sinistra-la-patrimoniale-e-la-storia/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/wilma-dammi-la-clava-la-sinistra-la-patrimoniale-e-la-storia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=367873</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui &#8220;Paperoni&#8221;, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/wilma-dammi-la-clava-la-sinistra-la-patrimoniale-e-la-storia/">“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui &#8220;Paperoni&#8221;, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la pena di ragionarci ancora un po&#8217; su.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Come scrivevo lo scorso 3 giugno (<a href="https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/</a>) trattasi della sindrome di Robin Hood in salsa contemporanea.&nbsp;</p>



<p>Il problema è che il Robin Hood della leggenda operava nella foresta di Sherwood, un luogo notoriamente privo di bonifici istantanei transfrontalieri e di consulenti fiscali.&nbsp;</p>



<p>Nel 2026, purtroppo per i nostalgici dell&#8217;esproprio proletario, il capitale non viaggia a cavallo: viaggia alla velocità della fibra&nbsp;ottica.</p>



<p>Così se la proposta della patrimoniale scalda i cuori nei talk show televisivi, la realtà storica è ben diversa, ed assomiglia tanto ad un bollettino di guerra.&nbsp;</p>



<p>E mi permetto anche di dare una bacchettata sulle dita agli “gnomi di Bruxelles” i quali, ma ci tornerò più avanti, prima di dare lezioni di politica fiscale all&#8217;Italia, dovrebbero fare un piccolo viaggio nei laboratori dove questo esperimento è già stato tentato.&nbsp;</p>



<p>Spoiler: è finita malissimo.</p>



<p>Partiamo dalla&nbsp;Francia, la patria dell&#8217;illuminismo e, per decenni, dell&#8217;ISF &#8211;&nbsp;l&#8217;Impôt de Solidarité sur la Fortune&nbsp;(Imposta di solidarietà sui grandi patrimoni).&nbsp;</p>



<p>L’idea in sé era magnifica: tassare i ricchi per redistribuire ai cittadini meno abbienti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il risultato pratico? Un esodo biblico.&nbsp;</p>



<p>Tra il 2000 e il 2016, i ricchi francesi hanno scoperto il fascino discreto del Belgio e della Svizzera.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;economista Éric Pichet ha calcolato che lo Stato Francese ha perso circa due euro in altre tasse (Iva, imposte sui redditi, investimenti mancati) per ogni singolo euro incassato con la patrimoniale.</p>



<p>Forse ricorderete, per fare un solo esempio, l’attore Gerard Depardieu, che per sfuggire all’ISF chiese ed ottenne da Putin la cittadinanza russa.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Alla fine, Emmanuel Macron nel 2018 ha dovuto abolirla per disperazione, trasformandola in una Tassa immobiliare.&nbsp;</p>



<p>Praticamente, una ritirata strategica per evitare che in Francia rimanessero solo la Tour Eiffel ed i debitori.</p>



<p>Spostiamoci ora nel&nbsp;Regno Unito.&nbsp;La progressiva abolizione del regime dei cosiddetti Non-Dom (i Paperoni che vivevano a Londra&nbsp;pagando le tasse solo sui redditi prodotti in Inghilterra), completata dai governi britannici negli ultimi anni, avrebbe dovuto, secondo i calcoli dei politici, produrre una valanga di sterline di nuove entrate.</p>



<p>&#8220;Incasseremo miliardi!&#8221;, gridavano i laburisti.&nbsp;</p>



<p>Risultato? Una delle più grandi fughe di milionari della storia recente.&nbsp;</p>



<p>Molti di loro hanno preso il primo volo per gli Emirati Arabi, per la Svizzera o – ironia della sorte – proprio per l&#8217;Italia, attirati dai nostri pacchetti per neo-residenti abbienti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Londra ha così perso residenti di lusso, capitali ed indotto.&nbsp;</p>



<p>Chi l&#8217;avrebbe mai detto che i milionari avessero le valigie così leggere, e non assecondassero i desiderata della sinistra britannica?</p>



<p>Infine, l&#8217;Australia. Nel 2012 i loro Demostene pensarono:&nbsp;&#8220;Tassiamo gli extraprofitti delle compagnie minerarie (la Minerals Resource Rent Tax), tanto le miniere non possono mica spostarsi&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Vero, le miniere di ferro non volano. Ma i capitali sì.&nbsp;</p>



<p>Le grandi aziende hanno semplicemente congelato gli investimenti e spostato i soldi verso altri continenti.&nbsp;</p>



<p>Il gettito è stato così ridicolo che la tassa è stata abolita dopo soli due anni. Un record mondiale di fallimento burocratico.</p>



<p>Non vi ricorda questa vicenda la proposta italica di tassare gli extraprofitti di alcuni settori economici?</p>



<p>E qui torno al capolavoro di Bruxelles.&nbsp;</p>



<p>La Commissione Europea, come fa quasi ogni anno, è tornata a bacchettare l&#8217;Italia dicendo che dovremmo &#8220;spostare il carico fiscale dal lavoro al patrimonio e alle successioni&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il che è sicuramente un esercizio logico interessante, se non fosse che l&#8217;Italia tassa già il patrimonio per oltre 50 miliardi di euro l&#8217;anno tra IMU, bolli auto, imposte di registro e balzelli sui conti correnti.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;unica differenza è che noi italiani, per pudore, non le chiamiamo &#8220;patrimoniali&#8221;, anche se sono distribuite in una miriade di balzelli che colpiscono famiglie, risparmiatori e proprietari immobiliari</p>



<p>Intendiamoci, il problema fiscale in Italia c’è, come urlo da anni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E sta nel fatto che la nostra beneamata Repubblica tassa all’inverosimile il lavoro, ed allo stesso tempo riesce a pestare anche sui patrimoni; riuscendo alla fine (fra No tax area, condoni, flat tax ecc.) nel “miracolo”&nbsp;&nbsp;di far pagare le tasse solo a metà degli italiani, quelli che, obtorto collo, alla fine sono costretti a mantenere tutto il baraccone.&nbsp;</p>



<p>Ma il vero paradosso della Ue è un altro.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Europa si comporta come un amministratore di condominio che ti spiega come arredare casa tua, mentre lascia il portone d&#8217;ingresso spalancato ai ladri.&nbsp;</p>



<p>Se Bruxelles vuole davvero fare la morale sull&#8217;equità fiscale,&nbsp;perché non pretende l&#8217;allineamento delle legislazioni fiscali all&#8217;interno dell&#8217;Unione?</p>



<p>Oggi l&#8217;UE è un mercato unico con ventisette paradisi e inferni fiscali che si fanno la guerra tra loro.&nbsp;</p>



<p>È perfettamente inutile che l&#8217;Italia metta una super-patrimoniale per compiacere Elly Schlein, se poi basta spostare la residenza o la holding ad un&#8217;ora di volo per essere tassati un terzo.&nbsp;</p>



<p>Finché l&#8217;Europa permetterà il &#8220;turismo fiscale&#8221; interno, qualsiasi proposta di patrimoniale nazionale non è politica economica: è uno slogan ideologico per raccattare voti, pagato con la fuga dei capitali di chi crea lavoro.</p>



<p>Ma d’altronde, l’analisi dei dati storici e dei bilanci non è mai stata il forte della sinistra.&nbsp;</p>



<p>Elly Schlein ed i compagni di viaggio di AVS continuano a brandire la patrimoniale come se fosse un superpotere (una sorta di “Wilma dammi la clava”), forse convinti che la complessa economia globale si possa governare con i sussidiari delle scuole medie o con un tweet ben formattato.&nbsp;</p>



<p>Chiedere loro di prendersi il disturbo di studiare i precedenti storici prima di lanciare la proposta di una legge già provata e fallita altrove, da Parigi a Londra a Canberra, – è forse una pretesa eccessiva?</p>



<p>È molto più facile ed elettoralmente redditizio evocare lo spettro dei &#8220;miliardari cattivi&#8221; nei salotti televisivi, ignorando che ogni volta che quel pulsante è stato premuto nel mondo reale, il sistema è andato in cortocircuito.&nbsp;</p>



<p>Quindi caro Robin Hood posa l&#8217;arco.&nbsp;</p>



<p>Nel mondo reale, le frecce ritornano indietro; e spesso colpiscono dritto sul piede chi le ha scagliate.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/wilma-dammi-la-clava-la-sinistra-la-patrimoniale-e-la-storia/">“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/wilma-dammi-la-clava-la-sinistra-la-patrimoniale-e-la-storia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo spettro della Brexit si aggira per le praterie del Canada</title>
		<link>https://www.tviweb.it/lo-spettro-della-brexit-si-aggira-per-le-praterie-del-canada/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/lo-spettro-della-brexit-si-aggira-per-le-praterie-del-canada/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 07:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=367788</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Se chiudete gli occhi e pensate al Canada, probabilmente immaginate una sterminata riserva naturale, una democrazia federale multietnica e pacifica, dove le tensioni del mondo moderno sembrano stemperarsi nella bellezza dei parchi nazionali, tra laghi cristallini&#160;&#160;e foreste di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lo-spettro-della-brexit-si-aggira-per-le-praterie-del-canada/">Lo spettro della Brexit si aggira per le praterie del Canada</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Se chiudete gli occhi e pensate al Canada, probabilmente immaginate una sterminata riserva naturale, una democrazia federale multietnica e pacifica, dove le tensioni del mondo moderno sembrano stemperarsi nella bellezza dei parchi nazionali, tra laghi cristallini&nbsp;&nbsp;e foreste di aceri.</p>



<p>Un paradiso in terra insomma.</p>



<p>Secondo Stato al mondo per estensione (9&nbsp;897&nbsp;170&nbsp;km²) dopo la Russia, abitato da circa 42milioni di persone, di cui il 75% risiede a meno di 330 chilometri dalla frontiera con gli Stati Uniti,&nbsp; un confine non presidiato militarmente, e la più lunga tra le frontiere nel mondo, estesa per oltre&nbsp;8000&nbsp;km.</p>



<p>Una&nbsp;democrazia parlamentare&nbsp;&nbsp;che formalmente è una Monarchia Costituzionale&nbsp;&nbsp;con Carlo III&nbsp;Re d’Inghilterra come capo di Stato.&nbsp;</p>



<p>Dal punto di vista costituzionale è uno Stato federale composto da 10 province: Alberta, Columbia Britannica, Manitoba,&nbsp;Nuovo Brunswick, Nuova Scozia, Ontario, Isola del Principe Edoardo, Quebec, Saskatchewan, Terranova e Labrador più&nbsp;&nbsp;3 Territori:&nbsp;&nbsp;Nunavut, Territori del Nord Ovest, Yukon.&nbsp;</p>



<p>Eppure persino nel Paese degli aceri gli spazi sconfinati non bastano a contenere gli egoismi ed i risentimenti geopolitici.&nbsp;</p>



<p>Dietro la facciata cartolinesca della Monarchia costituzionale si sta consumando una faglia istituzionale che rischia di mandare in frantumi l&#8217;unità della Stato Federale,&nbsp;</p>



<p>Il prossimo 19 ottobre, i cinque milioni di abitanti dell&#8217;Alberta – la provincia occidentale ricca di petrolio e gas – saranno chiamati alle urne per un referendum.&nbsp;</p>



<p>Il quesito?&nbsp;</p>



<p>Decidere se rimanere nella Federazione Canadese, o avviare l&#8217;iter legale per un secondo voto, questa volta vincolante, sulla secessione da Ottawa.</p>



<p>Benvenuti nella&nbsp;“Wexit”, la versione canadese del cataclisma politico della “Brexit”, che dieci anni fa ha sconvolto l&#8217;Europa.</p>



<p>Già perché le analogie con il dramma britannico del 2016 sono così marcate da provocare un brivido di&nbsp;déjà-vu.&nbsp;</p>



<p>A tirare la riga è stato lo stesso Primo Ministro canadese, il liberale Mark Carney, che nel 2016 si trovava ironicamente a Londra in qualità di Governatore della Banca d&#8217;Inghilterra.&nbsp;</p>



<p>Carney ha definito la mossa dell&#8217;Alberta un &#8220;bluff pericoloso&#8221;, lanciando un monito chiaro ai secessionisti:&nbsp;&#8220;<em>Ho visto cosa è accaduto nel Regno Unito quando la visione era: votate per l&#8217;uscita e poi negozieremo. A dieci anni di distanza, il Regno Unito sta ancora cercando di annullare quello che la gente non pensava di votare, ma ha finito per ottenere&#8221;.</em><em></em></p>



<p>Ma la somiglianza più singolare sta nella postura della Premier dell&#8217;Alberta, la conservatrice Danielle Smith.&nbsp;</p>



<p>Esattamente come David Cameron nel 2016, la Smith ha indetto il referendum pur dichiarando che lei, il suo governo ed il suo partito voteranno per&nbsp;restare&nbsp;nel Canada.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un gioco d&#8217;azzardo politico estremo: Smith ha cavalcato la furia della sua base ultra-conservatrice – rimasta orfana di una petizione separatista da 300mila firme annullata dai Tribunali per il mancato rispetto dei diritti dei nativi – fingendo di aprire la gabbia del leone, convinta di poterlo controllare.</p>



<p>Se la Brexit è nata dall&#8217;ostilità verso la burocrazia di Bruxelles e l&#8217;immigrazione, la&nbsp;Wexit&nbsp;dell&#8217;Alberta si alimenta di oro nero e risentimento fiscale.&nbsp;</p>



<p>La Provincia si sente la &#8220;mucca da mungere&#8221; della Federazione, costretta a finanziare i pagamenti di perequazione verso le province orientali, mentre subisce i diktat ambientali di Ottawa.</p>



<p>Gli aspiranti secessionisti accusano il governo centrale di aver deliberatamente strangolato l&#8217;industria petrolifera e del gas locale con le normative sul clima.&nbsp;</p>



<p>È la classica narrazione populista: la periferia produttiva calpestata dalle élite progressiste della capitale.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Abbiamo più cose in comune con l&#8217;America che con il resto del Canada&#8221;, ripetono i falchi dell&#8217;indipendenza, un mantra che ricorda molto il &#8220;Global Britain&#8221; sbandierato dai sostenitori di Boris Johnson.</p>



<p>Mentre i sondaggi attuali dicono che tre cittadini dell&#8217;Alberta su cinque voterebbero per restare con Ottawa, la macchina della propaganda separatista si è già messa in moto, commettendo gli stessi identici peccati di superficialità visti oltremanica.</p>



<p>Gli indipendentisti dell&#8217;<em>Alberta Transition Council</em>&nbsp;stanno redigendo un &#8220;Libro Bianco&#8221; per spiegare come la provincia diventerà uno Stato sovrano.&nbsp;</p>



<p>Ma come si gestiscono la difesa, i passaporti, i trattati commerciali internazionali ed i confini in una provincia senza sbocco sul mare?&nbsp;</p>



<p>Nessuno ha risposte reali. Si naviga a vista nel mare del pio desiderio.&nbsp;</p>



<p>Dall&#8217;altra parte, economisti, sindacalisti ed accademici si stanno unendo nel cartello&nbsp;Lead Not Leave&nbsp;(&#8220;Guidare, non lasciare&#8221;) per denunciare quello che definiscono un distacco totale dalla realtà.</p>



<p>Il Canada ha già guardato l&#8217;abisso negli occhi nel 1995, quando il Québec sfiorò l&#8217;indipendenza per un soffio (50,58% contro 49,42%).&nbsp;</p>



<p>Da allora, Ottawa si è dotata del&nbsp;<em>Clarity Act</em>, una legge che impone paletti rigidissimi: maggioranze nette, quesiti trasparenti, e negoziati complessi sotto la supervisione del Parlamento federale.&nbsp;</p>



<p>Una secessione legale sarebbe un calvario burocratico ed economico lungo decenni.</p>



<p>Il referendum dell&#8217;Alberta di ottobre non sarà legalmente vincolante, ma la storia recente insegna che quando si evoca il fantasma del separatismo per calcolo elettorale, o per ricattare il governo centrale, il processo tende a sfuggire di mano.&nbsp;</p>



<p>David Cameron pensava di usare il referendum sulla Brexit per mettere a tacere l&#8217;ala destra del suo partito; ha finito per spaccare in due il suo Paese ed isolarlo dal mondo.&nbsp;</p>



<p>Danielle Smith farebbe bene a guardare oltreoceano: le praterie dell&#8217;Alberta sono immense, ma non abbastanza grandi da contenere i cocci di un paese frantumato.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lo-spettro-della-brexit-si-aggira-per-le-praterie-del-canada/">Lo spettro della Brexit si aggira per le praterie del Canada</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/lo-spettro-della-brexit-si-aggira-per-le-praterie-del-canada/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il sovranismo a debito: picchiare Bruxelles con la mano che batte cassa</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-sovranismo-a-debito-picchiare-bruxelles-con-la-mano-che-batte-cassa/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/il-sovranismo-a-debito-picchiare-bruxelles-con-la-mano-che-batte-cassa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 09:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=367408</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Qual è il vezzo più tipico ed adorabile dei bambini? Semplice: quando combinano un guaio o non riescono a fare qualcosa, puntano il ditino, e danno la colpa a qualcun altro.Ora, se questo comportamento è perfettamente accettabile in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-sovranismo-a-debito-picchiare-bruxelles-con-la-mano-che-batte-cassa/">Il sovranismo a debito: picchiare Bruxelles con la mano che batte cassa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Qual è il vezzo più tipico ed adorabile dei bambini? Semplice: quando combinano un guaio o non riescono a fare qualcosa, puntano il ditino, e danno la colpa a qualcun altro.<br>Ora, se questo comportamento è perfettamente accettabile in una fase della vita in cui si impara a malapena a stare al mondo, lo è decisamente meno quando a praticarlo sono leader politici fatti, finiti, e con tanto di scorta.<br>Anche perché, logica elementare vorrebbe che queste persone abbiano chiesto (e ottenuto) il voto dei cittadini per trovare soluzioni, non per esibirsi nel gioco del &#8220;è colpa sua!&#8221;.<br>Prendiamo il caso di Giorgia Meloni.<br>La nostra Premier governa da ormai quattro anni un Paese che vanta un duplice, invidiabile primato: ultimi per crescita economica e primi per debito pubblico.<br>Un miracolo al contrario in cui la produzione industriale è arretrata del 4% da quando si è insediata a Palazzo Chigi.<br>Ma di fronte a questo capolavoro, cosa fa il Presidente del Consiglio?<br>Invece di spiegare agli italiani perché il suo Governo non riesca a trovare un euro per finanziare misure serie contro la crisi (compresa quella energetica), è salita sul palco dell’Assemblea degli Industriali ed ha rispolverato il nemico pubblico perfetto, quello che incassa sempre senza rispondere: l’Unione Europea.<br>Come se questi quattro anni non fossero mai passati, come se gli italiani non avessero occhi per vedere ed un cervello per pensare, la nostra Premier è tornata ai tempi spensierati e senza responsabilità di quando era all&#8217;opposizione.<br>Ha chiesto all’Europa di &#8220;fare meno e farlo meglio&#8221;, per poi lanciare il guanto di sfida alla platea: «Siate coraggiosi e lo sarò anch’io».<br>E gli industriali, con un coraggio da leoni che passerà alla storia, hanno risposto con un applauso scrosciante.<br>Il tutto, ovviamente, nobilitato invocando il sacro principio di sussidiarietà: «L’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli», ha sentenziato Meloni davanti alla platea di Confindustria.<br>Un tempismo meraviglioso: vista la gestione a dir poco allegra di quella montagna di miliardi piovuti da Bruxelles con il PNRR; se fossimo nell&#8217;Europa &#8220;matrigna&#8221; verrebbe voglia di chiedere il commissariamento diretto del Governo per manifesta incapacità di spendere.<br>Furbizia, puerilità o strisciante mala fede?<br>Lascio a voi l&#8217;ardua sentenza.<br>Per quanto mi riguarda, ci trovo solo l’ennesima conferma di una costante immutabile della politica italica (e sia chiaro, la sinistra non è da meno quando si tratta di fuggire dall&#8217;autocritica).<br>Assistiamo ad una liturgia che si ripete puntualissima ogni volta che il dibattito economico tocca i nervi scoperti della nostra competitività: c&#8217;è sempre un sacerdote del sovranismo pronto ad indicare Bruxelles come il Grande Satana, e la burocrazia europea come il cappio che strangola imprese e crescita.<br>Peccato che questa narrazione cozzi violentemente contro un fatto tanto scomodo quanto matematico: se la colpa del declino italiano fosse davvero della burocrazia europea, qualcuno dovrebbe spiegarci come mai, negli ultimi vent’anni, tutti gli altri Paesi dell’Unione hanno registrato tassi di crescita superiori al nostro.<br>Tutti.<br>Eppure, che si sappia, anche la Germania, la Francia o la Spagna sono soggette alle stesse identiche regole di Bruxelles, alla stessa Commissione e agli stessi regolamenti!<br>Come mai, allora, solo l’Italia arranca come un&#8217;auto con il freno a mano tirato?<br>È la classica domanda che Giorgia Meloni ed il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, si guardano bene dal porre; figuriamoci dal darsi una risposta.<br>Il motivo è trasparente: rispondere significherebbe addentrarsi in territori decisamente paludosi e scomodi.<br>Significherebbe parlare della struttura oligopolistica di interi settori produttivi, delle rendite di posizione blindate, della totale assenza di concorrenza nei servizi, e del peso soffocante delle lobby corporative.<br>Significherebbe, insomma, ammettere il peso di una certa politica.<br>Che dentro la coalizione di governo convivono interessi che una politica seria di apertura dei mercati farebbe a pezzi: parliamo di balneari, tassisti, micro-corporazioni a partita Iva, monopoli di fatto e filiere che campano di spesa pubblica assistenziale anziché di vera competizione. .<br>Un’agenda di crescita autentica richiederebbe il coraggio (quello vero, non quello da palcoscenico) di scontentare esattamente questi blocchi di potere.<br>Ma nessuno, a maggior ragione con le scadenze elettorali sempre dietro l&#8217;angolo, ha la minima intenzione di farlo.<br>E così si resta immobili: si fa un bel passo indietro per compiacere le corporazioni, e zero passi avanti verso la concorrenza ed il mercato.<br>Continuando ad indicare la Luna europea come eterno parafulmine dei nostri fallimenti.<br>Cosa vuole, stringi stringi, la politica italiana in questo momento?<br>Quello che vuole sempre: soldi, soldi, soldi!<br>A Bruxelles, però, giustamente iniziano a farsi una domanda elementare: «Sì, va bene, ma per farci cosa?».<br>Per fare riforme strutturali capaci di modernizzare il Paese, o per buttarli direttamente nel cesso sussidiando le bollette e limando di qualche centesimo il prezzo della benzina alla pompa per comprare il consenso elettorale?<br>Capite bene che quando parlo di puerilità politica non sono affatto lontano dalla verità.<br>Perché per i nostri moderni Demostene il copione è sempre lo stesso: quando Bruxelles ci chiede di fare i compiti a casa, partono i fulmini, le saette e le sacre rivendicazioni di sovranità deaaaa Naaazzziiiooone.<br>Ma quando siamo noi a battere cassa chiedendo miliardi, flessibilità, scudi e deroghe, allora l’Europa torna improvvisamente utile.<br>E se per caso osa chiederci il conto, diventa immediatamente &#8220;matrigna&#8221;.<br>È il capolavoro del sovranismo a debito: rivendicare l&#8217;autonomia assoluta quando c’è da rispettare le regole, e invocare la solidarietà fraterna quando c’è da pagare il conto.<br>In perfetto stile italico: guadagni nazionalizzati e perdite europeizzate.<br>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-sovranismo-a-debito-picchiare-bruxelles-con-la-mano-che-batte-cassa/">Il sovranismo a debito: picchiare Bruxelles con la mano che batte cassa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/il-sovranismo-a-debito-picchiare-bruxelles-con-la-mano-che-batte-cassa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valbruna, dalla Provincia di Bolzano il via libera alla continuità produttiva. Giovine: &#8220;Bene. Dirimente l&#8217;uso preventivo del Golden Power&#8221;</title>
		<link>https://www.tviweb.it/valbruna-dalla-provincia-di-bolzano-il-via-libera-alla-continuita-produttiva-giovine-bene-dirimente-luso-preventivo-del-golden-power/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/valbruna-dalla-provincia-di-bolzano-il-via-libera-alla-continuita-produttiva-giovine-bene-dirimente-luso-preventivo-del-golden-power/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 13:46:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=366874</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si apre una nuova fase per le Acciaierie Valbruna, gruppo specializzato nella produzione di acciai speciali e superleghe con stabilimenti a Bolzano e Vicenza. La Giunta provinciale di Bolzano ha approvato la delibera che consente la concessione dell’area produttiva all’azienda,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/valbruna-dalla-provincia-di-bolzano-il-via-libera-alla-continuita-produttiva-giovine-bene-dirimente-luso-preventivo-del-golden-power/">Valbruna, dalla Provincia di Bolzano il via libera alla continuità produttiva. Giovine: &#8220;Bene. Dirimente l&#8217;uso preventivo del Golden Power&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si apre una nuova fase per le Acciaierie Valbruna, gruppo specializzato nella produzione di acciai speciali e superleghe con stabilimenti a Bolzano e Vicenza. La Giunta provinciale di Bolzano ha approvato la delibera che consente la concessione dell’area produttiva all’azienda, un provvedimento ritenuto strategico per garantire continuità industriale e occupazionale.</p>



<p>La decisione è stata accolta con favore dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha parlato di un risultato importante sia per il territorio altoatesino sia per quello vicentino. Il ministro ha sottolineato come ora si apra “una fase di collaborazione concreta tra la Provincia autonoma e l’azienda”, con l’obiettivo di tradurre rapidamente l’intesa in azioni operative a tutela della produzione, dell’occupazione e del coinvolgimento dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali.</p>



<p>Il Mimit continuerà a seguire l’evoluzione della vicenda, considerata la rilevanza strategica di Valbruna per il sistema industriale nazionale e per il tessuto economico locale.</p>



<p>Sulla decisione è intervenuto anche il deputato vicentino di Fratelli d’Italia Silvio Giovine, che ha dichiarato: «Accogliamo con favore la decisione della Giunta provinciale di Bolzano relativa al futuro delle Acciaierie Valbruna. Si tratta di un passaggio importante che apre ora una nuova fase, nella quale sarà fondamentale garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e pieno coinvolgimento dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali».</p>



<p>Giovine ha poi evidenziato il peso industriale dell’azienda: «Parliamo di un’azienda storica e di un presidio industriale fondamentale per il nostro territorio e per tutto il comparto manifatturiero. La scelta assunta va nella direzione di dare stabilità e prospettiva a una realtà che rappresenta competenze, lavoro e valore industriale».</p>



<p>Nel suo intervento il parlamentare ha inoltre richiamato il ruolo del Governo nella gestione della vicenda: «Un risultato reso possibile anche grazie a un utilizzo preventivo della golden power, fattispecie mai finora messa in campo, che testimonia l’attenzione avuta dal Governo Meloni e in particolare dal ministro Urso fin dal primo istante verso la rilevanza strategica che Acciaierie Valbruna rappresenta per Bolzano e Vicenza».</p>



<p>Infine, Giovine ha sottolineato la necessità di accelerare sui prossimi passaggi operativi: «Ora è necessario continuare a lavorare con responsabilità e concretezza affinché si traducano rapidamente in atti operativi le condizioni per garantire il futuro produttivo dell’azienda e dei suoi lavoratori».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/valbruna-dalla-provincia-di-bolzano-il-via-libera-alla-continuita-produttiva-giovine-bene-dirimente-luso-preventivo-del-golden-power/">Valbruna, dalla Provincia di Bolzano il via libera alla continuità produttiva. Giovine: &#8220;Bene. Dirimente l&#8217;uso preventivo del Golden Power&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/valbruna-dalla-provincia-di-bolzano-il-via-libera-alla-continuita-produttiva-giovine-bene-dirimente-luso-preventivo-del-golden-power/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Veneto, crescono occupazione e produzione industriale: imprese prudenti per energia e tensioni geopolitiche</title>
		<link>https://www.tviweb.it/veneto-crescono-occupazione-e-produzione-industriale-imprese-prudenti-per-energia-e-tensioni-geopolitiche/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/veneto-crescono-occupazione-e-produzione-industriale-imprese-prudenti-per-energia-e-tensioni-geopolitiche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 13:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=366868</guid>

					<description><![CDATA[<p>VENEZIA – Il Veneto apre il 2026 con segnali positivi sia sul fronte dell’occupazione sia su quello della produzione industriale, anche se imprese e operatori economici guardano con crescente prudenza ai prossimi mesi a causa delle tensioni internazionali, dei costi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/veneto-crescono-occupazione-e-produzione-industriale-imprese-prudenti-per-energia-e-tensioni-geopolitiche/">Veneto, crescono occupazione e produzione industriale: imprese prudenti per energia e tensioni geopolitiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>VENEZIA – Il Veneto apre il 2026 con segnali positivi sia sul fronte dell’occupazione sia su quello della produzione industriale, anche se imprese e operatori economici guardano con crescente prudenza ai prossimi mesi a causa delle tensioni internazionali, dei costi energetici e delle difficoltà negli approvvigionamenti.</p>



<p>Secondo la Bussola di Veneto Lavoro diffusa oggi, nei primi quattro mesi del 2026 il saldo occupazionale regionale è positivo per 42mila posizioni di lavoro dipendente, in aumento rispetto alle 40.700 registrate nello stesso periodo dello scorso anno, con una crescita del 5%.</p>



<p>Il solo mese di aprile ha fatto segnare un saldo positivo di 19.200 unità, stabile sui livelli del 2025, grazie all’incremento delle attivazioni contrattuali (+3%), bilanciato però anche da un aumento delle cessazioni (+4%). Complessivamente, nel quadrimestre la domanda di lavoro cresce del 5%, mentre le cessazioni aumentano del 4%.</p>



<p>Positivo il bilancio del lavoro a tempo indeterminato (+11.400), anche se inferiore rispetto al 2025 (+13.700) per effetto della diminuzione delle trasformazioni e qualificazioni (-7%). Ancora più marcata la crescita del tempo determinato, con un saldo di +30.100 posizioni rispetto alle +26.900 dello scorso anno, trainato dall’aumento delle assunzioni (+7%).</p>



<p>Sul piano settoriale, l’industria mostra segnali di normalizzazione occupazionale, con risultati incoraggianti nel metalmeccanico e in alcuni comparti del made in Italy come occhialeria, industria alimentare e tessile-abbigliamento, quest’ultimo in miglioramento pur restando in territorio negativo. Nei servizi, invece, il mercato del lavoro resta in linea con il 2025, sostenuto soprattutto dal turismo, dai servizi di pulizia, dall’editoria e dalla cultura.</p>



<p>Il saldo occupazionale risulta positivo in tutte le province venete, fatta eccezione per Belluno (-3.700), dato legato alla conclusione della stagione turistica invernale. Peggiorano invece le dinamiche occupazionali rispetto al 2025 nelle province di Treviso e Vicenza, mentre Verona mostra segnali di miglioramento.</p>



<p>A confermare il momento favorevole arriva anche l’analisi VenetoCongiuntura di Unioncamere Veneto sull’industria manifatturiera. Nel primo trimestre del 2026 la produzione industriale regionale è cresciuta del 3,4% su base annua, con incrementi diffusi in tutti i comparti. In crescita anche gli ordinativi, sia sul mercato interno (+2,2%) sia su quello estero (+3,1%).</p>



<p>L’indagine, realizzata su un campione di circa 2.200 imprese rappresentative di oltre 95mila addetti, evidenzia tuttavia un atteggiamento più cauto da parte degli imprenditori rispetto all’inizio dell’anno. A pesare sono soprattutto le incertezze del quadro internazionale, con la guerra in Medio Oriente che potrebbe incidere nei prossimi mesi sui costi dell’energia, delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento.</p>



<p>Il grado di utilizzo degli impianti si attesta al 70%, dato che secondo Unioncamere testimonia un approccio prudenziale delle aziende, impegnate a concentrare la produzione in cicli intermittenti e ad accumulare scorte di magazzino per prevenire eventuali interruzioni nella fornitura di componenti e materie prime strategiche.</p>



<p>Le previsioni di Prometeia indicano per il Veneto una crescita del Pil dello 0,4% nel 2026, in linea con il dato nazionale, con una lieve accelerazione prevista dal 2027. Rallenta però la domanda interna, attesa in crescita dello 0,9% contro l’1,8% dell’anno precedente, mentre i consumi delle famiglie si fermano al +0,7%. Gli investimenti fissi lordi aumentano dell’1,9%, in netto rallentamento rispetto al +4,7% del 2025. Per l’export è invece previsto un ritorno positivo (+1%) dopo il calo registrato lo scorso anno (-1,2%).</p>



<p>«Da un lato – commenta la segretaria generale di Unioncamere Veneto, Valentina Montesarchio – permangono elementi di tenuta, sostenuti dalla capacità di adattamento delle imprese, dall’innovazione e dalla forte apertura ai mercati internazionali; dall’altro emergono segnali di maggiore cautela, legati all’incertezza del contesto e all’indebolimento delle prospettive di crescita».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/veneto-crescono-occupazione-e-produzione-industriale-imprese-prudenti-per-energia-e-tensioni-geopolitiche/">Veneto, crescono occupazione e produzione industriale: imprese prudenti per energia e tensioni geopolitiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/veneto-crescono-occupazione-e-produzione-industriale-imprese-prudenti-per-energia-e-tensioni-geopolitiche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Euro digitale. Arma di sovranità o altro regalo alle Banche?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/euro-digitale-arma-di-sovranita-o-altro-regalo-alle-banche/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/euro-digitale-arma-di-sovranita-o-altro-regalo-alle-banche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 07:39:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=366701</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Il conto alla rovescia è iniziato. Dopo ben sei anni di studi, rinvii e complessi negoziati a Francoforte, il Parlamento Europeo si appresta a dare il via libera definitivo all’euro digitale. L’accordo tra i grandi partiti Popolari, Socialisti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/euro-digitale-arma-di-sovranita-o-altro-regalo-alle-banche/">Euro digitale. Arma di sovranità o altro regalo alle Banche?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p><a>Il conto alla rovescia è iniziato. Dopo ben sei anni di studi, rinvii e complessi negoziati a Francoforte, il Parlamento Europeo si appresta a dare il via libera definitivo all’euro digitale. L’accordo tra i grandi partiti Popolari, Socialisti e Conservatori dovrebbe concretizzarsi entro luglio, isolando le frange anti-europeiste.&nbsp;</a></p>



<p>Ma al di là della retorica comunitaria e del semaforo verde politico, resta da capire cosa sarà davvero questa “nuova moneta”, e soprattutto a chi gioverà.</p>



<p>Trattandosi di materia piuttosto ostica, mi sono ripromesso (sperando di riuscirci) di fornire una spiegazione “terra terra”, adatta anche a chi di economia monetaria è completamente digiuno, ripromettendomi di tornarci a mano a mano che il progetto si concretizzerà.</p>



<p>Per fare questo bisogna partire da un assunto fondamentale, necessario per smontare subito un equivoco: “l’Euro digitale non sarà un conto corrente presso la Banca Centrale Europea, né una criptovaluta speculativa”.</p>



<p>Ma andiamo per gradi.&nbsp;</p>



<p><strong>Cos&#8217;è l&#8217;Euro Digitale (e perché non è un &#8220;conto in banca”)</strong></p>



<p>Oggi, quando paghiamo il caffè o la spesa con la carta o l&#8217;app, non stiamo usando veri &#8220;euro dello Stato&#8221;, ma&nbsp;una&nbsp;&nbsp;cosiddetta “moneta commerciale”.&nbsp;&nbsp;In parole povere: utilizziamo promesse di pagamento della nostra Banca. Di conseguenza, se la Banca fallisce o c&#8217;è un blackout totale, quei soldi digitali sono a rischio. L&#8217;unico modo per avere soldi &#8220;sicuri al 100%&#8221;, garantiti perché emessi dalla Banca Centrale Europea (BCE), è avere le banconote di carta in tasca.</p>



<p>Ma visto che usiamo sempre meno contanti e paghiamo sempre più con plastic card, l&#8217;Europa ha pensato:&nbsp;<em>“Perché non creiamo un&#8217;alternativa digitale alle banconote?”&nbsp;&nbsp;In altre parole una forma di contante moderna, gratuita e sicura in quanto garantita dalla Bce?</em></p>



<p>A questo punto si è posto il primo grande problema, un bivio oserei dire.</p>



<p><em>L&#8217;idea iniziale&nbsp;&nbsp;(&#8220;Crypto&#8221; di Stato):</em>&nbsp;In una prima idea l’euro digitale doveva essere una sorta di&nbsp;stablecoin&nbsp;(le stablecoin sono criptovalute il cui valore è ancorato, o vincolato, a quello di un’altra valuta, merce o strumento finanziario), cioè&nbsp;un portafoglio digitale sicuro dove i cittadini potessero depositare i propri risparmi direttamente presso la BCE, senza passare per le banche tradizionali.</p>



<p><em>La realtà attuale (&#8220;Visa&#8221; di Stato):</em>&nbsp;Di fronte a questa prospettiva le Banche europee si sono spaventate. Se tutti i cittadini avessero spostato i propri risparmi alla BCE perché &#8220;più sicura&#8221;, le Banche normali sarebbero rimaste senza soldi da prestare, rischiando il collasso.</p>



<p>Come sempre avviene in questi casi ed a questi livelli, alla fine si è arrivati ad un compromesso.&nbsp;&nbsp;Meglio sarebbe dire chele Banche hanno vinto la partita. Infatti l&#8217;Euro Digitale non sarà un conto dove accumulare patrimoni, ma&nbsp;solo un sistema di pagamento. Sarà un&#8217;applicazione per pagare, distribuita e gestita dalle Banche stesse.</p>



<p><strong>Perché l&#8217;Europa lo fa? (La geopolitica del portafoglio)</strong></p>



<p>I motivi principali sono due, e nessuno dei due riguarda il &#8220;voler controllare i soldi dei cittadini&#8221;:</p>



<p><em>Indipendenza dall&#8217;America:</em>&nbsp;Quando strisciamo una carta, quasi sempre usiamo circuiti americani (Visa e Mastercard). Se domani per assurdo gli USA decidessero di bloccarci i circuiti (come fatto con la Russia), l&#8217;Europa rimarrebbe paralizzata. L&#8217;Euro Digitale serve quindi ad avere un &#8220;tubo&#8221; europeo in cui far scorrere i pagamenti.</p>



<p><em>Nessuna alternativa privata:</em>&nbsp;Gli Stati Uniti hanno deciso di non dar vita al dollaro digitale perché si fidano dei loro giganti privati. In Europa, le Banche private non sono mai riuscite a mettersi d&#8217;accordo per creare un circuito unico europeo. La riprova è che undici Paesi europei su venti non hanno nemmeno un circuito nazionale.</p>



<p><strong>Cosa può andare storto? (La strada è stretta)</strong></p>



<p>Anche se il Parlamento Europeo sta per dare il via libera, la strada dell’euro digitale per arrivare nei nostri telefoni (prevista tra il 2028 e il 2029) è ancora piena di incognite.</p>



<p><em>lI limite di possesso</em><strong>:</strong>&nbsp;Per non fare concorrenza alle Banche, si ipotizza un limite massimo di Euro Digitali che potremo tenere sul telefono (si ipotizzano circa 3.000 euro). Inoltre, questo conto non darà interessi.</p>



<p><em>Il&nbsp;</em><em>rischio &#8220;Flop&#8221;:</em>&nbsp;Perché un cittadino dovrebbe scomodarsi a usare l&#8217;Euro Digitale se ha già Apple Pay, Satispay o la carta di credito? Se l&#8217;app della BCE non sarà incredibilmente comoda, facile da utilizzare, e magari più economica per i commercianti, la gente continuerà a usare quello che usa oggi.</p>



<p><em>I costi di gestione:</em>&nbsp;Chi pagherà i computer ed i sistemi tecnologici necessari al progetto? La BCE darà sicuramente un aiuto, ma le Banche vorranno comunque essere pagate per il servizio.</p>



<p>Questo a grandi linee, ed in forma molto didascalica, è il progetto dell’euro digitale.</p>



<p>Adesso, per quel che conta, vi dico come la penso io.&nbsp;</p>



<p>Se&nbsp;&nbsp;l’euro digitale si fosse concretizzato secondo le intenzioni iniziali, alla fine il cittadino europeo avrebbe avuto a disposizione un &#8220;portafoglio sicuro&#8221; presso la Bce, in cui depositare i propri risparmi al riparo dai rischi di fallimento delle Banche commerciali o da catastrofi sistemiche.</p>



<p>Poi, però, sono entrate in campo le lobby del credito.</p>



<p>Le Banche commerciali hanno visto nel progetto originario un temibilissimo concorrente alla raccolta del denaro, un meccanismo capace di prosciugare i depositi tradizionali ed azzerare i lauti guadagni derivanti dall&#8217;intermediazione dei pagamenti.&nbsp;</p>



<p>Alla fine, com’era prevedibile, hanno vinto loro.&nbsp;</p>



<p>La BCE ha ceduto, accettando il principio di &#8220;non fare concorrenza ai privati&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il risultato? L&#8217;euro digitale è stato declassato da riserva di valore a mero strumento di pagamento.&nbsp;</p>



<p>Per intenderci, sul nostro smartphone avremo un limite rigido di detenzione (si parla di circa 3.000 euro) e zero interessi.</p>



<p>Così le Banche manterranno il monopolio del rapporto con il cliente ed i loro guadagni sulle commissioni saranno salvaguardati.</p>



<p>Viene da chiedersi, allora, se valesse e valga davvero la pena mobilitare l&#8217;intera macchina europea per un risultato del genere.&nbsp;</p>



<p>A ben guardare, unendo il circuito nazionale Bancomat ad una realtà agile come Satispay si sarebbe ottenuto lo stesso identico servizio per il cittadino, in un terzo del tempo e con una frazione dei costi.</p>



<p>In conclusione:&nbsp;L&#8217;Euro Digitale serve davvero?&nbsp;</p>



<p>La risposta è Sì, se lo guardiamo come uno scudo di sovranità e indipendenza per non dipendere totalmente dai circuiti americani.&nbsp;</p>



<p>No, se il cittadino si aspettava una rivoluzione che cambiasse il modo di gestire i propri risparmi. Sarà semplicemente una nuova icona sul nostro smartphone per pagare il caffè, sperando che sia più comoda di quelle che abbiamo già.</p>



<p>La risposta l’avremo solo vivendo.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/euro-digitale-arma-di-sovranita-o-altro-regalo-alle-banche/">Euro digitale. Arma di sovranità o altro regalo alle Banche?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/euro-digitale-arma-di-sovranita-o-altro-regalo-alle-banche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hormuz, l’arma invisibile dell’Iran: non servono le bombe, basta l’inflazione</title>
		<link>https://www.tviweb.it/hormuz-larma-invisibile-delliran-non-servono-le-bombe-basta-linflazione/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/hormuz-larma-invisibile-delliran-non-servono-le-bombe-basta-linflazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=366557</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Per capire la forza dell’Iran non bisogna guardare alle centrifughe nucleari. Bisogna guardare al prezzo della benzina. È lì che Teheran colpisce davvero l’Occidente.&#160; Non con i missili. Non con gli Ayatollah che minacciano il mondo in televisione.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/hormuz-larma-invisibile-delliran-non-servono-le-bombe-basta-linflazione/">Hormuz, l’arma invisibile dell’Iran: non servono le bombe, basta l’inflazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Per capire la forza dell’Iran non bisogna guardare alle centrifughe nucleari.</p>



<p>Bisogna guardare al prezzo della benzina.</p>



<p>È lì che Teheran colpisce davvero l’Occidente.&nbsp;</p>



<p>Non con i missili. Non con gli Ayatollah che minacciano il mondo in televisione.&nbsp;</p>



<p>Ma con qualcosa di molto più semplice e devastante: l’inflazione.</p>



<p>E la cosa più inquietante è che gli iraniani sembrano esserne perfettamente consapevoli.</p>



<p>Negli ultimi giorni, diversi esponenti del regime hanno lasciato intendere con notevole chiarezza quale sia la loro vera strategia.&nbsp;</p>



<p>Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha ironizzato sui social sostenendo che “gli Stati Uniti stanno già pagando il prezzo della crisi regionale”.&nbsp;</p>



<p>Ancora più esplicito il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, secondo cui il problema per Washington non sarebbero le minacce militari di Teheran, ma “l’aumento del costo della vita, del debito e dei tassi di interesse in Occidente”.</p>



<p>Tradotto dal linguaggio diplomatico: l’Iran sa benissimo che la sua “bomba nucleare” è l’inflazione, che può mettere sotto pressione le economie occidentali senza bisogno di entrare in guerra diretta.</p>



<p>Lo Stretto di Hormuz, quel tratto di mare stretto tra Iran e Oman che molti occidentali faticherebbero perfino a trovare sulla carta geografica, è in realtà una delle valvole cardiache dell’economia mondiale.&nbsp;</p>



<p>Da lì passa circa un quinto del petrolio globale. Quando quella porta si chiude o anche solo scricchiola, il mondo trattiene il respiro.</p>



<p>Ed è esattamente ciò che sta accadendo.</p>



<p>Il fallimento del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping sulla riapertura dei traffici energetici ha avuto un effetto immediato: petrolio e gas sono schizzati verso l’alto, le Borse sono scese e gli investitori hanno cominciato a fare ciò che fanno sempre quando sentono odore di crisi: scappare.</p>



<p>Ma il vero problema non sono i mercati azionari.&nbsp;</p>



<p>Quelli salgono e scendono ogni giorno, come gli umori dei politici in campagna elettorale.&nbsp;</p>



<p>Il punto è un altro: l’aumento del costo dell’energia rischia di riaccendere una gigantesca ondata inflazionistica mondiale.</p>



<p>Ed è qui che si palesa la vera strategia iraniana.</p>



<p>Perché il petrolio non serve soltanto a far muovere le automobili.&nbsp;</p>



<p>Serve a trasportare merci, produrre plastica, alimentare industrie, far viaggiare navi, aerei e camion.&nbsp;</p>



<p>Quando il petrolio aumenta, aumenta tutto, aumenta il prezzo del pane perché costa di più trasportare la farina, aumenta il costo della frutta, aumentano i voli aerei, aumentano le bollette, aumenta perfino il prezzo della pasta al supermercato.</p>



<p>L’inflazione funziona così: è una tassa invisibile che entra nelle case senza chiedere permesso.</p>



<p>E quando l’inflazione sale, le Banche centrali sono costrette ad alzare i tassi di interesse. Tradotto in linguaggio umano: mutui più cari, prestiti più costosi, aziende più fragili, consumi che rallentano.</p>



<p>Ma soprattutto: Stati più indebitati.</p>



<p>Ed è qui che l’Occidente mostra tutta la sua vulnerabilità.</p>



<p>Negli Stati Uniti il debito pubblico ha ormai superato i 37 mila miliardi di dollari.</p>



<p>Con i rendimenti dei Treasury decennali saliti intorno al 4,6%, e quelli trentennali oltre il 5%, Washington rischia di spendere più in interessi sul debito che in difesa nazionale.&nbsp;</p>



<p>Una situazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza economica.</p>



<p>l problema è semplice: quando uno Stato ha accumulato montagne di debiti, ogni aumento dei tassi diventa una mazzata.&nbsp;</p>



<p>Se ieri pagava interessi all’1% ed oggi deve rifinanziarsi al 4 o al 5%, il costo esplode.</p>



<p>È come una famiglia che vive con la carta di credito sempre al limite: basta che la Banca aumenti gli interessi ed improvvisamente tutto diventa insostenibile.</p>



<p>L’Europa non sta molto meglio.<br>La Francia viaggia verso un debito superiore al 115% del Pil.&nbsp;</p>



<p>L’Italia resta stabilmente oltre il 135%, con una spesa annuale per interessi che rischia di superare i 100 miliardi di euro.&nbsp;</p>



<p>In pratica, una gigantesca tassa pagata solo per mantenere in piedi il debito accumulato negli anni.</p>



<p>E poi c’è il Giappone, che rappresenta quasi un laboratorio estremo della fragilità moderna: un debito pubblico che supera il 250% del Pil.&nbsp;</p>



<p>Per anni Tokyo è sopravvissuta grazie ai tassi vicini allo zero. Ma adesso, con energia più cara e inflazione in crescita, anche il gigante giapponese comincia a scricchiolare.</p>



<p>Teheran, come già accennato, lo ha capito perfettamente.</p>



<p>l’Iran sa che la sua arma più potente non è la bomba atomica. È il petrolio. O meglio: la paura che il petrolio possa mancare.</p>



<p>Non serve distruggere città occidentali. Basta spaventare i mercati energetici. Basta creare instabilità. Basta tenere il mondo con il fiato sospeso nello Stretto di Hormuz.</p>



<p>Perché le economie moderne sono immense macchine alimentate ad energia e debito.&nbsp;</p>



<p>Se il prezzo dell’energia esplode, il debito comincia a tremare.&nbsp;</p>



<p>E quando tremano i titoli di Stato, tremano anche Governi, Banche e famiglie.</p>



<p>È una guerra diversa da quelle del Novecento, meno spettacolare, molto più subdola.</p>



<p>E forse persino più pericolosa.</p>



<p>Perché un missile lo vedi arrivare; l’inflazione invece entra lentamente nelle case, svuota i portafogli, indebolisce gli Stati, ed alla fine cambia perfino gli equilibri politici.&nbsp;</p>



<p>Senza sparare un colpo.</p>



<p>Il paradosso è che l’Occidente continua a pensare alla sicurezza quasi esclusivamente in termini militari, mentre oggi il vero tallone d’Achille delle democrazie sembra essere diventato il debito.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo costruito economie gigantesche fondate su consumi, credito e denaro a basso costo.&nbsp;</p>



<p>Un sistema efficiente finché l’energia resta abbondante ed i tassi restano bassi.</p>



<p>Ma basta che un tratto di mare largo poche decine di chilometri venga minacciato perché l’intero castello cominci a oscillare.</p>



<p>La globalizzazione doveva renderci tutti più interdipendenti e quindi più sicuri.<br>In&nbsp;&nbsp;realtà ci ha resi tutti terribilmente vulnerabili.</p>



<p>Un&nbsp;&nbsp;vero capolavoro dell’ingegneria economica contemporanea.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/hormuz-larma-invisibile-delliran-non-servono-le-bombe-basta-linflazione/">Hormuz, l’arma invisibile dell’Iran: non servono le bombe, basta l’inflazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/hormuz-larma-invisibile-delliran-non-servono-le-bombe-basta-linflazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ettore Prandini eletto presidente dell’Associazione italiana allevatori</title>
		<link>https://www.tviweb.it/ettore-prandini-eletto-presidente-dellassociazione-italiana-allevatori/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/ettore-prandini-eletto-presidente-dellassociazione-italiana-allevatori/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 15:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[ettore prandini]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=366515</guid>

					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 19 MAGGIO &#8211; Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, è stato nominato ai vertici dell’Associazione italiana allevatori (Aia) in un momento in cui il bovino da latte italiano registra meno capi, ma maggior capacità produttiva, una forte specializzazione territoriale<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ettore-prandini-eletto-presidente-dellassociazione-italiana-allevatori/">Ettore Prandini eletto presidente dell’Associazione italiana allevatori</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>VICENZA, 19 MAGGIO &#8211; Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, è stato nominato ai vertici dell’Associazione italiana allevatori (Aia) in un momento in cui il bovino da latte italiano registra meno capi, ma maggior capacità produttiva, una forte specializzazione territoriale ed un ruolo decisivo della Dop economy. La sfida del nuovo corso è trasformare questa forza in maggiore reddito per gli Allevatori e più competitività per l’intera filiera.</p>



<p>Da Vicenza, città nella top ten per quantitativo di latte prodotto, giungono le congratulazioni al presidente Prandini da parte del presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo: “Siamo orgogliosi che il presidente Prandini abbia ottenuto questo prestigioso incarico e gli auguriamo un proficuo lavoro. La nostra provincia è particolarmente interessata dalle iniziative che Aia saprà mettere in campo, considerando che Vicenza produce la maggior quantità di latte vaccino in Veneto, seguita a ruota da Verona, Padova e Treviso. Senza considerare che il Veneto è la terza regione in Italia per produzione di latte (circa il 9% del totale nazionale), dietro a Lombardia ed Emilia-Romagna. E, infine, oltre il 60% del latte prodotto nel Vicentino e nell&#8217;intera regione è destinato alla trasformazione in formaggi a Denominazione di origine protetta”.</p>



<p><strong>La zootecnia italiana affronta una fase di trasformazione profonda</strong>. In molti comparti diminuisce il numero delle aziende, mentre aumenta la dimensione media degli allevamenti e cresce il bisogno di servizi tecnici, strumenti digitali e capacità di lettura dei mercati. La sfida non riguarda un solo settore: interessa bovini da latte e da carne, bufalini, suini, ovini, caprini, avicoli e l’intero sistema delle produzioni zootecniche nazionali.</p>



<p>“L’Associazione italiana allevatori deve essere sempre di più la casa dei dati, della selezione, dei controlli funzionali, dei laboratori, della consulenza tecnica e della rappresentanza di una zootecnia moderna e competitiva. Il dato non è un adempimento – spiega il presidente Prandini &#8211; è uno strumento di reddito, programmazione, tracciabilità, miglioramento genetico e tutela del lavoro degli allevatori”.</p>



<p><strong>L’innovazione dovrà quindi essere affrontata in modo trasversale</strong>. Sensoristica, sistemi di zootecnia di precisione, genomica, analisi di laboratorio, piattaforme gestionali, interoperabilità dei dati e strumenti di supporto alle decisioni possono migliorare produttività, prevenzione sanitaria, qualità delle produzioni e organizzazione del lavoro in tutte le filiere. La frontiera non è raccogliere dati, ma renderli affidabili, confrontabili e utilizzabili dagli allevatori, dalle associazioni regionali, dalle associazioni nazionali, dalla ricerca e dagli stakeholder di filiera.</p>



<p><strong>Un ruolo centrale sarà affidato alla rete Aia/Ara</strong>, che costituisce una presenza tecnica nazionale al servizio degli allevamenti, con 15 sedi regionali, 16 laboratori, più di 600 tecnici, specialisti e infrastrutture informative. La rete dovrà essere rafforzata nella governance, nella standardizzazione dei processi, nella formazione e nella capacità di restituire agli allevatori servizi tempestivi, leggibili e orientati alle decisioni aziendali.</p>



<p>“L’Aia vuole essere un punto di convergenza aperto e concreto tra allevatori, filiere, istituzioni, ricerca, medici veterinari, industria agroalimentare e distribuzione. Solo con un lavoro comune potremo difendere il patrimonio zootecnico italiano, aumentare il valore riconosciuto agli allevatori e garantire un futuro competitivo e sostenibile a tutte le nostre filiere”, conclude Prandini.&#8211;</p>



<p>Matteo Crestani</p>



<p>Giornalista</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ettore-prandini-eletto-presidente-dellassociazione-italiana-allevatori/">Ettore Prandini eletto presidente dell’Associazione italiana allevatori</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/ettore-prandini-eletto-presidente-dellassociazione-italiana-allevatori/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UE al Regno Unito: niente trattamenti speciali in caso di ritorno, “solo condizioni normali”</title>
		<link>https://www.tviweb.it/ue-al-regno-unito-niente-trattamenti-speciali-in-caso-di-ritorno-solo-condizioni-normali/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/ue-al-regno-unito-niente-trattamenti-speciali-in-caso-di-ritorno-solo-condizioni-normali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:20:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=366472</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo diversi ex funzionari coinvolti nei negoziati sulla Brexit, l’Unione Europea non sarebbe disposta a concedere alcun accordo “su misura” al Regno Unito qualora decidesse in futuro di rientrare nel blocco europeo. L’eventuale ritorno di Londra, spiegano, avverrebbe in un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ue-al-regno-unito-niente-trattamenti-speciali-in-caso-di-ritorno-solo-condizioni-normali/">UE al Regno Unito: niente trattamenti speciali in caso di ritorno, “solo condizioni normali”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Secondo diversi ex funzionari coinvolti nei negoziati sulla Brexit, l’Unione Europea non sarebbe disposta a concedere alcun accordo “su misura” al Regno Unito qualora decidesse in futuro di rientrare nel blocco europeo. L’eventuale ritorno di Londra, spiegano, avverrebbe in un clima “caloroso e accogliente”, ma accompagnato da una linea “inflessibile” e senza deroghe speciali.</p>



<p>Le dichiarazioni arrivano mentre nel dibattito politico britannico, soprattutto in ambito laburista, si moltiplicano le ipotesi su un possibile riavvicinamento all’UE. Tuttavia, gli ex negoziatori avvertono che le condizioni del passato non sarebbero ripetibili.</p>



<p>Georg Riekeles, ex consigliere della task force UE sulla Brexit, ha spiegato che gli Stati membri adotterebbero un atteggiamento positivo ma fermo: “Non c’è la volontà di riaprire le porte a decenni di eccezionalismo britannico. Il prezzo del rientro sarebbe l’adesione a condizioni normali”.</p>



<p>Durante i suoi 47 anni di appartenenza all’Unione, il Regno Unito aveva infatti ottenuto numerose deroghe, tra cui l’esclusione dall’euro, dallo spazio Schengen e uno sconto sul bilancio europeo, costruendo uno status unico all’interno dell’UE.</p>



<p>Sulla stessa linea Sandro Gozi, già ministro italiano per gli Affari europei e oggi eurodeputato, ha chiarito che eventuali negoziati ripartirebbero dalle regole standard: “Non si può più parlare di un abito su misura. Il Regno Unito dovrebbe affrontare tutte le condizioni previste per qualsiasi Paese candidato”.</p>



<p>Anche Radosław Sikorski, ministro degli Esteri polacco, ha escluso un ritorno a un modello “à la carte”, ricordando che nell’UE i vantaggi derivano dalla condivisione della sovranità.</p>



<p>Secondo Riekeles, l’Unione accoglierebbe favorevolmente un’eventuale richiesta britannica, ma solo in presenza di un consenso politico stabile a Londra: “Serve la prova che il Regno Unito abbia davvero cambiato idea”.</p>



<p>Nel dibattito interno britannico, alcune figure politiche hanno riaperto la discussione sul rapporto con Bruxelles, ma senza un indirizzo condiviso. Anche all’interno delle istituzioni europee, tuttavia, prevale una linea prudente: cooperazione sì, ma senza tornare alle eccezioni del passato.</p>



<p>La Commissione europea, attraverso la portavoce Paula Pinho, ha infine evitato commenti sulle ipotesi di negoziato, sottolineando che le discussioni attuali riguardano solo un rafforzamento della cooperazione in vista del prossimo vertice UE-Regno Unito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ue-al-regno-unito-niente-trattamenti-speciali-in-caso-di-ritorno-solo-condizioni-normali/">UE al Regno Unito: niente trattamenti speciali in caso di ritorno, “solo condizioni normali”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/ue-al-regno-unito-niente-trattamenti-speciali-in-caso-di-ritorno-solo-condizioni-normali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Electrolux dimezza la produzione, 1.700 esuberi su 4.000 addetti</title>
		<link>https://www.tviweb.it/electrolux-dimezza-la-produzione-1-700-esuberi-su-4-000-addetti/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/electrolux-dimezza-la-produzione-1-700-esuberi-su-4-000-addetti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 08:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[electrolux]]></category>
		<category><![CDATA[esuberi]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=365854</guid>

					<description><![CDATA[<p>Veneto, 12 maggio 2026 &#8211; ll colosso svedese dell&#8217;elettrodomestico Electrolux ha annunciato ieri, nel corso di una riunione di Coordinamento nazionale convocata a Venezia, la presenza di 1.700 esuberi su un totale nazionale di circa 4 mila addetti. Lo riferiscono<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/electrolux-dimezza-la-produzione-1-700-esuberi-su-4-000-addetti/">Electrolux dimezza la produzione, 1.700 esuberi su 4.000 addetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Veneto, 12 maggio 2026 &#8211; ll colosso svedese dell&#8217;elettrodomestico Electrolux ha annunciato ieri, nel corso di una riunione di Coordinamento nazionale convocata a Venezia, la presenza di 1.700 esuberi su un totale nazionale di circa 4 mila addetti. Lo riferiscono fonti sindacali e lo rilancia Ansa Veneto. Nessuno stabilimento in Italia sarà escluso dalla riduzione di personale. In particolare, è stata annunciata la chiusura dell&#8217;impianto di Cerreto d&#8217;Esi (Ancona), in cui operano 170 lavoratori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/electrolux-dimezza-la-produzione-1-700-esuberi-su-4-000-addetti/">Electrolux dimezza la produzione, 1.700 esuberi su 4.000 addetti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/electrolux-dimezza-la-produzione-1-700-esuberi-su-4-000-addetti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Veneto, in sei anni persi quasi 18mila autonomi nel commercio e turismo</title>
		<link>https://www.tviweb.it/veneto-in-sei-anni-persi-quasi-18mila-autonomi-nel-commercio-e-turismo/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/veneto-in-sei-anni-persi-quasi-18mila-autonomi-nel-commercio-e-turismo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 09:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=365761</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo un’analisi di Confesercenti basata sui dati delle Camere di commercio, negli ultimi sei anni il Veneto ha registrato una forte contrazione del lavoro autonomo nei settori del commercio e del turismo, confermandosi la terza regione italiana per entità del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/veneto-in-sei-anni-persi-quasi-18mila-autonomi-nel-commercio-e-turismo/">Veneto, in sei anni persi quasi 18mila autonomi nel commercio e turismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo un’analisi di Confesercenti basata sui dati delle Camere di commercio, negli ultimi sei anni il Veneto ha registrato una forte contrazione del lavoro autonomo nei settori del commercio e del turismo, confermandosi la terza regione italiana per entità del calo in termini assoluti.</p>



<p>Tra il 2019 e il 2025 gli indipendenti sono diminuiti di 17.792 unità, passando da 98.763 a 80.971. In termini percentuali la flessione è pari al 18%, un dato significativo che colloca il Veneto dietro soltanto a Lombardia e Lazio per numero di lavoratori persi. A livello nazionale, nello stesso periodo, il sistema del lavoro autonomo ha subito una riduzione complessiva di circa 177mila unità (-14,1%), mentre il lavoro dipendente è cresciuto di 528mila posti (+18%).</p>



<p>Secondo Confesercenti, il progressivo arretramento degli autonomi nel commercio e nel turismo è il risultato di una combinazione di fattori strutturali e congiunturali. Tra questi vengono indicati l’elevata pressione fiscale e burocratica, l’aumento dei costi energetici esploso dopo la pandemia, le difficoltà legate agli affitti commerciali, l’accesso al credito sempre più complesso e la crescente concorrenza di grandi operatori e piattaforme digitali.</p>



<p>Una somma di elementi che, secondo l’associazione, sta rendendo sempre più difficile non solo avviare nuove attività indipendenti, ma anche mantenerle nel tempo o trasferirle, contribuendo così alla progressiva riduzione del tessuto imprenditoriale tradizionale del settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/veneto-in-sei-anni-persi-quasi-18mila-autonomi-nel-commercio-e-turismo/">Veneto, in sei anni persi quasi 18mila autonomi nel commercio e turismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/veneto-in-sei-anni-persi-quasi-18mila-autonomi-nel-commercio-e-turismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il futuro in vendita. Capire i futures senza essere economisti</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-futuro-in-vendita-capire-i-futures-senza-essere-economisti/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/il-futuro-in-vendita-capire-i-futures-senza-essere-economisti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 07:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=365589</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono termini economico-finanziari che sembrano inventati apposta per tenere lontane le persone normali.“Derivati”, “hedging”, “commodities”, “margini”, “leveraggio”.Sembra il linguaggio segreto di una setta finanziaria chiusa in qualche grattacielo di Londra o Chicago, dove uomini in giacca blu<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-futuro-in-vendita-capire-i-futures-senza-essere-economisti/">Il futuro in vendita. Capire i futures senza essere economisti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ci sono termini economico-finanziari che sembrano inventati apposta per tenere lontane le persone normali.<br>“Derivati”, “hedging”, “commodities”, “margini”, “leveraggio”.<br>Sembra il linguaggio segreto di una setta finanziaria chiusa in qualche grattacielo di Londra o Chicago, dove uomini in giacca blu urlano davanti a monitor verdi come negli anni Ottanta.&nbsp;</p>



<p>E invece, dietro certi termini complicati, spesso si nascondono meccanismi semplicissimi.&nbsp;</p>



<p>Uno di questi è il “future”.<br>Termine che in queste settimane di tensione nel Golfo Persico sentiamo nominare continuamente: “salgono i futures sul petrolio”, “crollano i futures sul gas”, “mercati nervosi sui futures energetici”.</p>



<p>Ma che cosa sono davvero?</p>



<p>Cerchiamo di spiegarlo anche alla Siora Maria ed al Sior Bepi:&nbsp;<strong>un future è un contratto con cui due persone decidono oggi il prezzo di qualcosa che verrà consegnato domani.</strong></p>



<p>Fine.<br>Tutto il resto è contorno, sofisticazione, speculazione, e qualche miliardo che vola da una parte all’altra del pianeta come una pallina impazzita nel flipper della finanza globale.</p>



<p>Immaginiamo una scena concreta.<br>Non Wall Street. Non Goldman Sachs.<br>Un campo di grano.&nbsp;Siamo a gennaio.<br>Un agricoltore sa che raccoglierà il suo grano a giugno.<br>Ha però un problema: teme che il prezzo del grano crolli nei prossimi mesi.</p>



<p>Dall’altra parte c’è un fornaio, a cui quel grano serve per la sua attività.<br>Lui teme l’esatto contrario: che il prezzo del cereale salga troppo.</p>



<p>In estrema sintesi:&nbsp;il primo ha paura di vendere male, l’altro ha paura di comprare male.</p>



<p>Ed ecco nascere il future.</p>



<p>I due firmano un contratto:&nbsp;&nbsp;10 tonnellate di grano&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;consegna il 1° giugno-&nbsp;&nbsp;prezzo fissato oggi: 200 euro a tonnellata&nbsp;</p>



<p>A giugno possono accadere due cose.</p>



<p>Primo scenario, il prezzo crolla: il grano sul mercato vale 150 euro.</p>



<p>L’agricoltore però sorride.&nbsp;&nbsp;Grazie al contratto di future venderà comunque a 200 euro.</p>



<p>Il fornaio invece paga più del prezzo di mercato.<br>Ci perde? Sì.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma almeno aveva la certezza del costo.</p>



<p>Secondo scenario, il prezzo vola:&nbsp;il grano arriva a 250 euro.</p>



<p>Questa volta è il fornaio a festeggiare: comprerà comunque a 200 euro.</p>



<p>L’agricoltore rinuncia ad un guadagno maggiore, ma aveva ottenuto ciò che cercava: sicurezza.</p>



<p>Ed eccoci arrivati al punto centrale; alla funzione dei futures.</p>



<p>Non servono principalmente a “fare soldi”.<br>Servono a ridurre l’incertezza.</p>



<p>Sono nati così, come assicurazione contro le oscillazioni dei prezzi.</p>



<p>Il problema è che l’essere umano riesce a trasformare qualsiasi strumento utile in un gigantesco casinò globale.<br>Era inevitabile.</p>



<p>Infatti oggi gran parte dei futures non viene usata da agricoltori o fornai, ma da speculatori finanziari che non vedranno mai un chicco di grano, un barile di petrolio od una pepita d’oro (tanto per dire le prime dieci materie prime, o commodities, ordinate per maggiore liquidità e volumi di scambio sono il brent oil, il petrolio greggio, il gas naturale, l’oro, l’argento, il rame, il caffè, lo zucchero, il cacao, il cotone).&nbsp;</p>



<p>Avrete capito a questo punto che detti “operatori” comprano e vendono non merci, bensì contratti, sperando di guadagnare sulle variazioni di prezzo delle commodities.</p>



<p>Ed è qui che il meccanismo diventa interessante.</p>



<p>Perché un future non obbliga quasi mai a possedere davvero la merce.</p>



<p>Chi compra futures sul petrolio spesso non ha nemmeno un garage abbastanza grande per tenere un tagliaerba, figurarsi milioni di barili.<br>Semplicemente scommette che il prezzo salirà o scenderà.</p>



<p>Se pensa che salirà, compra oggi e rivende domani ad un prezzo maggiore.<br>Se pensa che scenderà, vende oggi e ricompra dopo.</p>



<p>Inevitabilmente questo meccanismo di mercato fa sì che i futures svolgano un ruolo fondamentale e spesso decisivo nella determinazione del prezzo di molte materie prime (commodities) e strumenti finanziari, agendo come principale meccanismo di &#8220;price discovery&#8221; (scoperta del prezzo).&nbsp;&nbsp;In altre parole definiscono il prezzo di riferimento di determinate merci a livello globale.</p>



<p>Come vedete, tutto molto elegante.<br>Fino a quando il mercato impazzisce.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Come accade durante le guerre.</p>



<p>Quando in Medio Oriente si alza la tensione, il mercato teme che possano interrompersi le forniture di petrolio.<br>E allora cosa fanno i trader?</p>



<p>Comprano futures sul greggio prima ancora che manchi davvero il petrolio.</p>



<p>È il regno delle aspettative, nel quale il prezzo di una merce non fotografa soltanto il presente, ma anticipa il futuro.</p>



<p>Per questo i futures sono diventati una specie di termometro dell’ansia mondiale.</p>



<p>Basta una dichiarazione aggressiva dell’Iran, una petroliera fermata nello stretto di Hormuz, un bombardamento, ed i futures sul petrolio schizzano verso l’alto.</p>



<p>Magari il petrolio continua a fluire normalmente; ma il mercato non aspetta i fatti, scommette sulle paure.</p>



<p>Ed è qui che nasce un altro equivoco gigantesco.</p>



<p>Molti pensano che “la Borsa” sia l’economia reale.<br>In realtà spesso è soltanto il mercato delle aspettative sull’economia reale.</p>



<p>Una differenza enorme.</p>



<p>I futures, infatti, sono chiamati anche “strumenti derivati” perché derivano il loro valore da qualcos’altro: petrolio, gas, oro, grano, zucchero, caffè, valute, indici azionari.</p>



<p>Persino il succo d’arancia ha i suoi futures.<br>L’umanità riesce a finanziare qualsiasi cosa.&nbsp;</p>



<p>È una qualità quasi poetica, se non fosse per i disastri che combina periodicamente.</p>



<p>Naturalmente esistono anche i rischi.</p>



<p>Per comprare futures spesso basta versare una piccola quota iniziale, detta “margine”.<br>Una specie di “caparra”.</p>



<p>Questo significa che si possono controllare enormi quantità di denaro (e di merci) con somme relativamente piccole.</p>



<p>Ed è qui che entra in scena la leva finanziaria (strategia che permette di investire od operare su mercati finanziari utilizzando capitali presi a prestito, consentendo di controllare una posizione superiore al capitale proprio versato. Amplifica sia i guadagni che le perdite potenziali, rendendola uno strumento ad alto rischio).</p>



<p>Leva che funziona magnificamente quando guadagni, ma molto meno quando perdi.</p>



<p>È un po’ come guidare una Ferrari a 300 all’ora sotto la pioggia: emozionante fino al guardrail.</p>



<p>Per questo i futures possono diventare estremamente pericolosi.</p>



<p>Non solo per chi specula, ma per interi sistemi economici.</p>



<p>Perché oggi il prezzo del petrolio, del gas, del grano o del rame influenza direttamente:inflazione, bollette, trasporti, costo del pane, costo della pasta, costo dell’energia&nbsp;&nbsp;ecc.</p>



<p>In pratica: la vita quotidiana delle famiglie.</p>



<p>Ed ecco perché un contratto nato per dare stabilità agli agricoltori del Midwest americano è diventato uno degli strumenti più potenti della finanza mondiale.</p>



<p>Un future è, in estrema sintesi, una scommessa organizzata sul futuro.</p>



<p>A volte prudente, a volte utile, a volte anche necessaria.</p>



<p>E qualche volta pericolosamente simile ad una roulette planetaria travestita da matematica.</p>



<p>Concludendo,&nbsp;dietro termini altisonanti come futures, short selling, derivati complessi, spesso si nascondono scommesse legalizzate, fatte da pochi per guadagnare molto sulle disgrazie altrui.</p>



<p>Abbiamo stravolto tutto: perché la Borsa, in origine, era uno strumento per finanziare l’impresa, per permettere ad un’idea di diventare un’azienda, e ad un’azienda di crescere<strong>.</strong></p>



<p>Oggi sembra un’arena dove gladiatori invisibili si scambiano colpi su titoli di aziende, o su merci, che non hanno mai nemmeno visto, e dove il risparmiatore medio è solo carne da macello.</p>



<p>Che futuro può avere un sistema in cui il lungo termine vale meno di un tweet?</p>



<p>Che fiducia possiamo dare ad un mercato che premia la paura più della stabilità?</p>



<p>Ecco perché continuo a pensare – e a dirlo senza peli sulla lingua – che l’unica vera riforma sarebbe una sola: vietare tutte le operazioni che non&nbsp;abbiano dietro beni o soldi “reali”.&nbsp;</p>



<p>Compri solo se hai il denaro, vendi solo se hai le azioni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Tutto il resto? Fuori dal listino, o tassato come il gioco d’azzardo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Non mi sembra poi tanto complicato da capire.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-futuro-in-vendita-capire-i-futures-senza-essere-economisti/">Il futuro in vendita. Capire i futures senza essere economisti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/il-futuro-in-vendita-capire-i-futures-senza-essere-economisti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chiusura dei negozi, Piccolo: &#8220;Commercio di prossimità da rilanciare&#8221;</title>
		<link>https://www.tviweb.it/chiusura-dei-negozi-piccolo-commercio-di-prossimita-da-rilanciare/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/chiusura-dei-negozi-piccolo-commercio-di-prossimita-da-rilanciare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ascom]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[negozi]]></category>
		<category><![CDATA[nomisma]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[prossimità]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=364740</guid>

					<description><![CDATA[<p>“I dati diffusi dalla ricerca Nomisma-Percorsi di Secondo Welfare impongono una riflessione seria da parte delle Istituzioni, a tutti i livelli. Perché la perdita di negozi, soprattutto quelli di vicinato, non rappresenta solo un danno economico per i territori, ma<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/chiusura-dei-negozi-piccolo-commercio-di-prossimita-da-rilanciare/">Chiusura dei negozi, Piccolo: &#8220;Commercio di prossimità da rilanciare&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>“I dati diffusi dalla ricerca Nomisma-Percorsi di Secondo Welfare impongono una riflessione seria da parte delle Istituzioni, a tutti i livelli. Perché la perdita di negozi, soprattutto quelli di vicinato, non rappresenta solo un danno economico per i territori, ma è chiaramente anche una perdita sociale per tutto ciò che il commercio rappresenta nelle nostre città e nei nostri paesi”, così Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza commenta i dati diffusi ieri, secondo i quali la provincia di Vicenza ha registrato la chiusura di oltre 1.300 negozi al dettaglio tra il 2015 e il 2025: una situazione in linea con un trend che ha visto oltre 85 mila negozi chiudere a livello nazionale e 9.952 in Veneto.</p>



<p>La ricerca ha evidenziato l’aumento dei canoni di locazione: in provincia di Vicenza l’aumento del costo degli affitti avrebbe superato il 20% dal 2015. “Di certo – è l’analisi del presidente Nicola Piccolo – i canoni commerciali hanno subito negli anni una dinamica in controtendenza rispetto all’andamento economico del settore commercio e questo ha due conseguenze: da un lato affitti non più sostenibili soprattutto per quei negozi che operano in comparti attualmente più in difficoltà, come il tessile abbigliamento e le calzature, dove il calo degli incassi si fa più sentire; dall’altro negozi che rimangono chiusi, non perché non ci siano imprenditori interessati a riaprire, ma perché il canone di partenza è troppo elevato”. Come uscire da questo impasse? “Un grande aiuto arriverebbe dall’introduzione della norma sulla cedolare secca per gli affitti commerciali rivolta a tutti quei proprietari che “tagliano” i canoni di locazione &#8211; afferma il presidente di Confcommercio Vicenza -. Ridurre il peso fiscale che grava sugli immobili, legandolo ad un vantaggio per gli affittuari diventa oggi ancor più cruciale, anche a fronte dell’aumento delle spese fisse che gravano sulle imprese, dai costi energetici a quelli dei trasporti”. Non è la prima volta che Confcommercio chiede questo tipo di intervento: “Ci sono state anche iniziative da parte dei parlamentari vicentini per arrivare a questo risultato, ma poi ogni volta nella Legge di Bilancio non se ne fa nulla – afferma il presidente Piccolo &#8211; e poi ci ritroviamo qui a commentare questi dati: possibile che non ci renda conto della situazione? Eppure i vantaggi per la collettività sarebbero indubbiamente più alti dei costi, visto che tutti riconoscono il ruolo di coesione sociale delle attività di vicinato, che sono anche un presidio di sicurezza per i territori, oltre che un servizio essenziale per i cittadini e per i turisti”.</p>



<p>Non basta però, secondo il presidente Nicola Piccolo, intervenire sugli affitti: “Serve un piano generale di rilancio del commercio di prossimità, che comprenda incentivi, soprattutto a sostegno delle attività collocate in aree periferiche, pensiamo ai quartieri e ai piccoli paesi; investimenti per la rigenerazione urbana di città e paesi; politiche integrate per la riapertura dei negozi sfitti. La Regione Veneto ha fatto molto sul fronte dei Distretti del Commercio e molto può ancora fare, contiamo si lavori in modo ancor più deciso su questi fronti”.</p>



<p>Il presidente di Confcommercio Vicenza guarda però anche ai segnali positivi che si registrano nel comparto a livello provinciale. “Gli stessi dati Nomisma evidenziano un aumento degli occupati nel settore e questo è un segnale chiaro che le aziende si stanno rinnovando e strutturando, diventando sempre più solide – rileva Piccolo –. Alcuni negozi chiudono, dunque, ma chi rimane si ingrandisce, assume personale, va a coprire gli spazi di mercato lasciati liberi”. Anche sul territorio, poi, ci sono aree che vanno a velocità diverse: “Se guardiamo alla città di Vicenza a preoccupare di più sono i quartieri dove il rischio desertificazione va affrontato con decisione– è l’analisi del presidente Piccolo -. Nel centro storico le serrande abbassate ci sono, ovviamente, ma registriamo ancora una buona dinamicità, soprattutto nelle aree attorno a corso Palladio. Anche recenti chiusure che destavano preoccupazione a breve saranno riassorbite da nuove attività e l’auspicio è che i futuri progetti culturali in città legati alle nuove mostre in Basilica Palladiana possano dare una spinta al turismo che rappresenta sempre un booster importante anche per il commercio al dettaglio”.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td rowspan="6"></td><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/chiusura-dei-negozi-piccolo-commercio-di-prossimita-da-rilanciare/">Chiusura dei negozi, Piccolo: &#8220;Commercio di prossimità da rilanciare&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/chiusura-dei-negozi-piccolo-commercio-di-prossimita-da-rilanciare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC cambierà gli equilibri del petrolio</title>
		<link>https://www.tviweb.it/come-luscita-degli-emirati-arabi-uniti-dallopec-cambiera-gli-equilibri-del-petrolio/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/come-luscita-degli-emirati-arabi-uniti-dallopec-cambiera-gli-equilibri-del-petrolio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:25:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[crude prices]]></category>
		<category><![CDATA[emirati arabi uniti]]></category>
		<category><![CDATA[energia globale]]></category>
		<category><![CDATA[energy transition]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitics]]></category>
		<category><![CDATA[global energy]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[mercato petrolifero]]></category>
		<category><![CDATA[oil]]></category>
		<category><![CDATA[oil market]]></category>
		<category><![CDATA[OPEC]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi del greggio]]></category>
		<category><![CDATA[Saudi Arabia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[United Arab Emirates]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=364810</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’improvvisa uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC rappresenta un passaggio di grande rilevanza per l’economia globale e per gli equilibri energetici internazionali. Un evento storico, considerando che gli Emirati facevano parte dell’organizzazione ancora prima di diventare uno Stato nel 1971.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/come-luscita-degli-emirati-arabi-uniti-dallopec-cambiera-gli-equilibri-del-petrolio/">Come l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC cambierà gli equilibri del petrolio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>L’improvvisa uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC rappresenta un passaggio di grande rilevanza per l’economia globale e per gli equilibri energetici internazionali. Un evento storico, considerando che gli Emirati facevano parte dell’organizzazione ancora prima di diventare uno Stato nel 1971.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un pilastro che lascia il sistema</h3>



<p>Per decenni, l’OPEC – composta principalmente da Paesi esportatori di petrolio del Golfo – ha influenzato il prezzo del greggio globale, regolando la produzione attraverso quote assegnate ai membri. Il suo ruolo è stato determinante, soprattutto durante le crisi petrolifere degli anni ’70, che hanno segnato profondamente la politica energetica mondiale.</p>



<p>All’interno di questo sistema, gli Emirati Arabi Uniti occupavano una posizione chiave: pur con una produzione dominata dall’Arabia Saudita, Abu Dhabi disponeva della seconda maggiore capacità produttiva di riserva, fondamentale per stabilizzare i prezzi aumentando l’offerta nei momenti critici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nodo delle quote e gli interessi economici</h3>



<p>Alla base della decisione c’è una questione economica: le quote OPEC limitavano la produzione emiratina tra i 3 e i 3,5 milioni di barili al giorno, impedendo di sfruttare appieno gli ingenti investimenti fatti nel settore.</p>



<p>In sostanza, gli Emirati volevano produrre di più. E i vincoli imposti dall’organizzazione comportavano perdite economiche significative, giudicate ormai insostenibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tensioni geopolitiche e tempismo delicato</h3>



<p>La tempistica dell’uscita non è casuale. Le tensioni nel Golfo, in particolare legate al confronto con l’Iran, stanno già influenzando gli equilibri regionali e rischiano di complicare ulteriormente i rapporti, già delicati, con l’Arabia Saudita.</p>



<p>Per l’OPEC si tratta di un colpo pesante, proprio mentre emergono dubbi sulla sua tenuta futura.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Rischio guerra dei prezzi</h3>



<p>Una delle conseguenze più temute riguarda una possibile guerra dei prezzi del petrolio. Senza più i vincoli dell’OPEC, gli Emirati potrebbero spingersi fino a una produzione di 5 milioni di barili al giorno.</p>



<p>Una mossa che potrebbe spingere l’Arabia Saudita a reagire abbassando i prezzi per difendere la propria quota di mercato. Uno scenario che gli Emirati, grazie a un’economia più diversificata, potrebbero sostenere meglio rispetto ad altri membri OPEC più fragili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nuove rotte e infrastrutture strategiche</h3>



<p>Parallelamente, Abu Dhabi guarda a nuove infrastrutture per rafforzare la propria autonomia. Tra i progetti allo studio ci sono oleodotti che colleghino i giacimenti direttamente ad Abu Dhabi e al porto di Fujairah, aggirando lo strategico Stretto di Hormuz.</p>



<p>Un passaggio cruciale, soprattutto alla luce delle recenti tensioni e dei blocchi del traffico marittimo che hanno già influenzato i mercati globali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un mercato già in trasformazione</h3>



<p>Nel breve periodo, l’uscita degli Emirati non è il principale fattore che incide sui prezzi – attualmente intorno ai 110 dollari al barile – ma potrebbe avere effetti profondi nel medio termine.</p>



<p>Non è escluso, infatti, che il prezzo del petrolio possa scendere anche verso i 50 dollari entro il prossimo anno, soprattutto se si stabilizzeranno altre aree critiche come lo Stretto di Taiwan.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’OPEC conta meno di un tempo</h3>



<p>Rispetto agli anni ’70, il peso dell’OPEC è già diminuito: la sua quota del petrolio scambiato a livello globale è passata dall’85% a circa il 50%. Anche il petrolio, pur restando centrale, è meno dominante nell’economia mondiale.</p>



<p>Come ricordava l’ex ministro saudita del petrolio Ahmed Zaki Yamani: “L’età della pietra non è finita perché sono finite le pietre. L’era del petrolio non finirà perché finirà il petrolio”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il segnale di un cambiamento globale</h3>



<p>L’uscita degli Emirati può essere letta anche come il segnale di una transizione energetica in atto. L’elettrificazione, ad esempio, sta già riducendo la domanda di petrolio: in Cina, secondo alcune stime, auto, camion e treni elettrici hanno tagliato i consumi di circa 1 milione di barili al giorno.</p>



<p>In questo contesto, la strategia emiratina appare chiara: massimizzare i profitti dalle risorse petrolifere finché la domanda resta alta, sfruttando al contempo un’economia già parzialmente diversificata tra finanza e turismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Effetto domino?</h3>



<p>Molto dipenderà dalla risposta saudita e dall’evoluzione delle tensioni nel Golfo. Ma una cosa è certa: l’uscita degli Emirati potrebbe innescare un effetto domino e mettere sotto pressione l’intero sistema OPEC.</p>



<p>Quando il traffico petrolifero tornerà alla normalità e nuove infrastrutture entreranno in funzione, il greggio emiratino potrebbe fluire sui mercati come mai prima d’ora, libero da vincoli.</p>



<p>Per ora l’impatto è limitato. Ma nel lungo periodo, questa decisione potrebbe cambiare tutto.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/come-luscita-degli-emirati-arabi-uniti-dallopec-cambiera-gli-equilibri-del-petrolio/">Come l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC cambierà gli equilibri del petrolio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/come-luscita-degli-emirati-arabi-uniti-dallopec-cambiera-gli-equilibri-del-petrolio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Cina minaccia l&#8217;Europa perché &#8216;osa&#8217; rilanciare la propria industria</title>
		<link>https://www.tviweb.it/la-cina-minaccia-leuropa-perche-osa-rilanciare-la-propria-industria/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/la-cina-minaccia-leuropa-perche-osa-rilanciare-la-propria-industria/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 09:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=364536</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Cina alza il tono nei confronti dell’Unione Europea e avverte: se Bruxelles porterà avanti la nuova legge per rilanciare l’industria europea senza tenere conto delle richieste di Pechino, potrebbero scattare contromisure. Il motivo è chiaro: secondo il governo cinese,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/la-cina-minaccia-leuropa-perche-osa-rilanciare-la-propria-industria/">La Cina minaccia l&#8217;Europa perché &#8216;osa&#8217; rilanciare la propria industria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Cina alza il tono nei confronti dell’Unione Europea e avverte: se Bruxelles porterà avanti la nuova legge per rilanciare l’industria europea senza tenere conto delle richieste di Pechino, potrebbero scattare contromisure. Il motivo è chiaro: secondo il governo cinese, il provvedimento rischia di penalizzare direttamente le aziende del Paese.</p>



<p>Al centro dello scontro c’è il progetto di legge sull’“accelerazione industriale”, presentato il 4 marzo dalla Commissione europea e ora all’esame degli Stati membri e del Parlamento europeo. Il testo punta a rafforzare la produzione interna nei settori strategici, imponendo – come spiegato dal vicepresidente della Commissione Stéphane Séjourné – che le aziende che ricevono fondi pubblici utilizzino una quota di componenti di origine europea.</p>



<p>Una misura che riguarda comparti chiave come automotive, energie pulite e industria pesante: dalle batterie ai veicoli elettrici, dai pannelli solari alle pompe di calore fino alle materie prime critiche. Ambiti in cui la Cina è oggi uno dei principali attori globali.</p>



<p>Pechino, pur non essendo citata esplicitamente nel testo, si sente nel mirino. Il Ministero del Commercio cinese ha parlato di “serie preoccupazioni” e ha già inviato le proprie osservazioni alla Commissione il 24 aprile. “La Cina seguirà da vicino il processo legislativo ed è pronta al dialogo”, si legge nella nota ufficiale. Ma il messaggio è anche un avvertimento: “Se l’UE ignorerà i suggerimenti della Cina e insisterà nell’adottare questo testo, danneggiando gli interessi delle aziende cinesi, non avremo altra scelta che adottare contromisure”.</p>



<p>Secondo Pechino, la proposta europea introdurrebbe restrizioni agli investimenti esteri e favorirebbe in modo esplicito le imprese locali, creando clausole di “origine UE” negli appalti pubblici e nei programmi di sostegno. Una strategia che, agli occhi cinesi, rappresenta una forma di discriminazione.</p>



<p>Dal lato europeo, invece, la misura nasce dall’esigenza di ridurre la dipendenza da fornitori esteri e contrastare quella che viene considerata concorrenza sleale da parte di aziende cinesi sostenute da massicci aiuti pubblici.</p>



<p>Il confronto resta aperto, ma la tensione commerciale tra Europa e Cina appare destinata a crescere nelle prossime settimane.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/la-cina-minaccia-leuropa-perche-osa-rilanciare-la-propria-industria/">La Cina minaccia l&#8217;Europa perché &#8216;osa&#8217; rilanciare la propria industria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/la-cina-minaccia-leuropa-perche-osa-rilanciare-la-propria-industria/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche il settore orafo vicentino risente della situazione internazionale: giù produzione, export e occupazione</title>
		<link>https://www.tviweb.it/anche-il-settore-orafo-vicentino-risente-della-situazione-internazionale-giu-produzione-export-e-occupazione/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/anche-il-settore-orafo-vicentino-risente-della-situazione-internazionale-giu-produzione-export-e-occupazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 15:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[orafo]]></category>
		<category><![CDATA[settore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=364319</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il settore del Made in Vicenza per eccellenza, quello dell’oro, registra una battuta d’arresto aggravata dalla crisi del Golfo. I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato registrano un crollo della produzione orafa del 27,5% a livello nazionale nel primo bimestre del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/anche-il-settore-orafo-vicentino-risente-della-situazione-internazionale-giu-produzione-export-e-occupazione/">Anche il settore orafo vicentino risente della situazione internazionale: giù produzione, export e occupazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Il settore del Made in Vicenza per eccellenza, quello dell’oro, registra una battuta d’arresto aggravata dalla crisi del Golfo. I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato registrano un crollo della produzione orafa del 27,5% a livello nazionale nel primo bimestre del 2026, dopo il calo del 13,6% registrato nel 2025. Quanto all’export dell’oreficeria, sempre a livello nazionale, lo scorso anno è diminuito del 18,1%, pari a 2,9 miliardi in meno, una contrazione che riporta ai livelli critici della pandemia del 2020 e della crisi finanziaria del 2009. Sono questi i dati presentati Confartigianato nel confronto con i vertici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.</p>



<p>Il settore sconta l’aumento continuo del prezzo dell’oro, dei dazi sul mercato statunitense, e della crisi del Golfo, di fatto riducendo le esportazioni verso gli Usa nel 2025, e stoppando i mercati mediorientali. Fattori che pesano nei quattro distretti orafi: Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano in cui si concentra l’82,6% dell’export orafo italiano. Particolarmente critica la situazione di Arezzo, che nel 2025 ha registrato un calo del 40,9% delle esportazioni, seguita da Milano con un calo del 36%. Tengono in controtendenza Alessandria (+27,3%) e Vicenza (+6,4%).<br>“Si tratta di una tenuta sulla carta nel senso che a fronte di un calo di produzione è aumentato il costo della materia prima, come più volte evidenziato, e questo porta a valori con il segno più. Di fatto però il mercato non va così bene e anche molte delle nostre imprese iniziano a registrare reali difficoltà. Il calo di produzione ed export conferma una fase di difficoltà già in atto da mesi che oggi si sta accentuando”, commenta Piero Marangon, presidente della categoria Orafi di Confartigianato Imprese Vicenza e Veneto.</p>



<p>Una impasse produttiva che si riflette anche sull’occupazione. Dai dati di Veneto Lavoro il saldo occupazionale del settore (assunzioni-cessazioni rapporti di lavoro dipendente) nel 2025 nel vicentino è stato negativo (-95 unità) dopo la stabilità (-5 unità) registrata nel 2024. Si inverte, quindi, la dinamica dell&#8217;occupazione del settore vicentino dopo le forti crescite registrate negli anni post pandemia: +135 unità nel 2021, +305 unità nel 2022 e +275 unità nel 2023.</p>



<p>“A fronte di tutto questo nel corso dell’incontro con il Ministero è emersa in modo chiaro la necessità di intervenire con misure straordinarie a sostegno del comparto, a partire da un’ipotesi di estensione degli ammortizzatori (cassa integrazione), che per altro molte imprese stanno già utilizzando”, aggiunge Marangon.</p>



<p>Oltre alla necessità di tutele per la tenuta dell’occupazione, nel corso dell’incontro con il Ministero, il Presidente di Confartigianato Orafi nazionale ha posto l’accento sull’insostenibile onerosità dei costi finanziari legati al prestito d’uso del metallo prezioso. Per questa ragione è stata chiesta l’attivazione di un’interlocuzione urgente con l’ABI e la Banca d’Italia per individuare correttivi capaci di contenere i costi di approvvigionamento delle materie prime, ormai fuori controllo.</p>



<p>“Su questo fronte – spiega Marangon- un’idea potrebbe essere quella di ridurre la dipendenza dal sistema bancario estero per l’approvvigionamento dell’oro, valutando strumenti alternativi che consentano di valorizzare risorse già disponibili a livello nazionale, mantenendo comunque la logica del prestito e senza intaccare le riserve.</p>



<p>In pratica invece di farci prestare l’oro dalle banche d’oltralpe, perché non utilizzare le riserve auree del nostro Paese, lo Stato potrebbe anche e utilizzare i denari che incasserebbe da questo prestito d’uso per sostenere politiche industriali a favore del tessuto imprenditoriale locale. È un tema tecnico, ma il messaggio chiave è chiaro: trattenere valore nel sistema Paese e alleggerire i costi finanziari per le imprese e rendere fruttifero un patrimonio inestimabile lasciato nei caveaux dello Stato”.<br>Al termine dell’incontro, il MIMIT ha risposto positivamente alla richiesta di prosecuzione del confronto, accogliendo la proposta di istituire un tavolo allargato anche al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, coinvolgendo tutte le rappresentanze datoriali e sindacali per definire strumenti di supporto straordinari che evitino la dispersione delle competenze e del valore economico rappresentato dall’eccellenza orafa italiana nel mondo.<br>Nel frattempo è in arrivo la nuova misura SIMEST a sostegno delle imprese in relazione all’attuale crisi nel Golfo. Sul piatto 800milioni di euro e da Vicenza si segnala che, proprio per il peso strategico di alcuni comparti sull’area del Golfo come oreficeria/gioielleria, ma anche arredo e complemento, potrebbe avere senso valutare l’introduzione di una quota dedicata (o riserva) rivolta alle PMI artigiane di quei comparti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/anche-il-settore-orafo-vicentino-risente-della-situazione-internazionale-giu-produzione-export-e-occupazione/">Anche il settore orafo vicentino risente della situazione internazionale: giù produzione, export e occupazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/anche-il-settore-orafo-vicentino-risente-della-situazione-internazionale-giu-produzione-export-e-occupazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuova “Casa degli agricoltori dell’Alto Vicentino”</title>
		<link>https://www.tviweb.it/nuova-casa-degli-agricoltori-dellalto-vicentino/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/nuova-casa-degli-agricoltori-dellalto-vicentino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 13:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALTO VICENTINO]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltori]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[mais marano]]></category>
		<category><![CDATA[Marano vicentino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=364047</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stata presentata durante una conferenza stampa venerdì 17 aprile 2026 &#8211; in occasione del nono anniversario della fondazione di Agritour -, la campagna di raccolta fondi per l&#8217;allestimento della nuova sede della cooperativa Mais Marano, in via Molette 74 a Marano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/nuova-casa-degli-agricoltori-dellalto-vicentino/">Nuova “Casa degli agricoltori dell’Alto Vicentino”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>È stata presentata durante una conferenza stampa venerdì 17 aprile 2026 &#8211; in occasione del nono anniversario della fondazione di Agritour -, la campagna di raccolta fondi per l&#8217;allestimento della nuova sede della cooperativa Mais Marano, in via Molette 74 a Marano Vicentino.<br>Il Consorzio per la tutela del Mais Marano è stato costituito nel 1999 e nel 2011 è nata poi la cooperativa agricola Mais Marano, che oggi conta 47 soci in 24 Comuni. La nuova sede vuole diventare uno spazio condiviso con altre realtà locali, un punto di riferimento per il settore agricolo e di promozione del territorio rurale Alto Vicentino: la futura “Casa degli agricoltori dell’Alto Vicentino”.</p>



<p>Il progetto prevede la ristrutturazione e valorizzazione degli spazi di un capannone ad uso agricolo, in funzione di un miglioramento dei servizi per una rete di associazioni locali che condivideranno la struttura: la cooperativa Mais Marano con l’associazione Gea Ets, Agritour, 3P, Coldiretti e il Museo della Civiltà rurale della Val Leogra.<br>L’obiettivo è riuscire ad allestire in questo capannone la futura “Casa degli agricoltori”, con il mulino del Mais Marano, un’area magazzino e uno spazio per l&#8217;essiccazione del mais; una stalla per gli asini dell’associazione Gea, che si occupa di interventi assistiti con gli animali; un’aula didattica; la nuova sede, con magazzino, di Agritour e la nuova sede del Museo della Civiltà rurale della Val Leogra.</p>



<p>“Il nostro obiettivo a lungo termine prevede quindi un raggruppamento di più forze che ora si trovano disperse sul territorio &#8211; ha spiegato Flavio Sartore, presidente della cooperativa Mais Marano -. Avere una sede unica ci aiuterà a crescere in termini di qualità e professionalità, non solo nei servizi e prodotti che offriamo alla comunità, ma anche ai soci stessi che da anni investono su questo patrimonio”.</p>



<p>“Oggi rilanciamo un grande sogno dei contadini dell’Alto Vicentino &#8211; ha continuato poi Marco Sartore -: dare vita a una casa condivisa, con il mulino per il nostro mais, ma anche una sede per le diverse attività di questo mondo agricolo così vivo e attivo. Uno spazio che ci aiuti a garantire un futuro anche ai giovani agricoltori”.</p>



<p>Il Sindaco di Marano Vicentino, Marco Guzzonato, ha parlato di una “giornata speciale per il mais Marano e per i produttori, oltre che per il Comune di Marano Vicentino: inizia a prendere forma il percorso per una sede dedicata al mondo agricolo, punto di riferimento per l’Alto Vicentino e per la promozione del mais Marano, un patrimonio storico da tutelare e tramandare insieme ad altri Comuni”.</p>



<p>Per sostenere il progetto è possibile fare una erogazione liberale alla&nbsp;<strong>società cooperativa agricola Mais Marano, IBAN IT 82P0880760490000000895382</strong>.</p>



<p></p>



<p>&#8212;</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/nuova-casa-degli-agricoltori-dellalto-vicentino/">Nuova “Casa degli agricoltori dell’Alto Vicentino”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/nuova-casa-degli-agricoltori-dellalto-vicentino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I sospetti di insider trading attorno agli annunci continui di Trump, ricorrenti anomalie nei mercati</title>
		<link>https://www.tviweb.it/i-sospetti-di-insider-trading-attorno-agli-annunci-continui-di-trump-ricorrenti-anomalie-nei-mercati/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/i-sospetti-di-insider-trading-attorno-agli-annunci-continui-di-trump-ricorrenti-anomalie-nei-mercati/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363967</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durante il secondo mandato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sui mercati finanziari internazionali si sarebbero registrati movimenti anomali di grande entità in prossimità di annunci politici e dichiarazioni pubbliche in grado di influenzare i listini. Un’analisi della BBC<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/i-sospetti-di-insider-trading-attorno-agli-annunci-continui-di-trump-ricorrenti-anomalie-nei-mercati/">I sospetti di insider trading attorno agli annunci continui di Trump, ricorrenti anomalie nei mercati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Durante il secondo mandato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sui mercati finanziari internazionali si sarebbero registrati movimenti anomali di grande entità in prossimità di annunci politici e dichiarazioni pubbliche in grado di influenzare i listini. </p>



<p>Un’analisi della BBC sui dati di scambio di diversi mercati, confrontati con le principali comunicazioni del presidente, evidenzia un modello ricorrente: picchi di volumi e scommesse speculative nelle ore, e in alcuni casi nei minuti, precedenti la diffusione ufficiale delle informazioni.</p>



<p>Secondo diversi analisti interpellati, tali dinamiche presenterebbero caratteristiche compatibili con possibili casi di insider trading illegale, ovvero operazioni basate su informazioni non ancora pubbliche. Altri esperti ritengono invece che si tratti di una crescente capacità dei trader di anticipare gli sviluppi politici e le dichiarazioni presidenziali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I casi principali analizzati</h3>



<p>Tra gli episodi più rilevanti citati figurano alcune giornate di forte volatilità sui mercati petroliferi e azionari.</p>



<p>Il 9 marzo 2026, durante il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il presidente Trump ha dichiarato in un’intervista alla CBS che la guerra era “praticamente finita”. I dati mostrano un forte incremento delle scommesse sul calo del petrolio già circa 47 minuti prima della pubblicazione dell’intervista, seguito da un crollo dei prezzi del greggio fino a circa il 25%.</p>



<p>Un andamento simile si sarebbe verificato il 23 marzo 2026, quando un post su Truth Social relativo a una possibile “risoluzione completa e totale” delle ostilità con l’Iran ha preceduto un brusco calo dei prezzi del petrolio e un rialzo dei mercati azionari. Anche in questo caso, i volumi di scambio risultano in forte aumento poco prima della diffusione del messaggio presidenziale.</p>



<p>Un ulteriore episodio risale al 9 aprile 2025, in occasione della sospensione temporanea dei dazi annunciata dalla Casa Bianca. Dopo il crollo iniziale dei mercati seguito alle tariffe del cosiddetto “Giorno della Liberazione”, l’annuncio della pausa ha provocato un rialzo del 9,5% dell’indice S&amp;P 500, con segnali di attività anomala nelle ore precedenti alla comunicazione ufficiale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mercati predittivi e nuove piattaforme</h3>



<p>L’attenzione si è estesa anche ai mercati predittivi online basati su blockchain, come Polymarket e Kalshi, dove alcuni utenti avrebbero ottenuto profitti significativi scommettendo su eventi geopolitici e politici.</p>



<p>Tra gli esempi citati, un account avrebbe guadagnato oltre 400.000 dollari dopo aver puntato sulla caduta del governo venezuelano guidato da Nicolás Maduro, avvenuta a gennaio 2026. Un altro gruppo di account avrebbe complessivamente realizzato guadagni superiori al milione di dollari dopo aver scommesso su attacchi statunitensi contro l’Iran.</p>



<p>Secondo le analisi riportate, in alcuni casi le operazioni sarebbero state effettuate poco prima di annunci ufficiali confermati successivamente dal presidente Trump.</p>



<p>Le piattaforme coinvolte hanno dichiarato di applicare standard elevati di integrità del mercato e di collaborare con le autorità di regolamentazione. Anche la Casa Bianca, in precedenza, ha invitato il personale a non utilizzare informazioni riservate per attività speculative sui mercati predittivi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Reazioni e quadro normativo</h3>



<p>Alcuni parlamentari democratici hanno chiesto indagini alla Securities and Exchange Commission (SEC), ipotizzando che determinati annunci possano aver avvantaggiato individui vicini all’amministrazione a scapito del pubblico.</p>



<p>La SEC, interpellata, non ha rilasciato commenti. La Casa Bianca ha respinto le accuse, definendole non supportate da prove.</p>



<p>Gli esperti legali sottolineano comunque la difficoltà di dimostrare casi di insider trading in contesti in cui la fonte delle informazioni non è identificabile con certezza. Secondo alcuni accademici, anche in presenza di movimenti di mercato anomali e redditizi, le possibilità di perseguimento penale restano limitate.</p>



<p>Le autorità finanziarie statunitensi non hanno confermato l’esistenza di indagini specifiche sui casi citati.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/i-sospetti-di-insider-trading-attorno-agli-annunci-continui-di-trump-ricorrenti-anomalie-nei-mercati/">I sospetti di insider trading attorno agli annunci continui di Trump, ricorrenti anomalie nei mercati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/i-sospetti-di-insider-trading-attorno-agli-annunci-continui-di-trump-ricorrenti-anomalie-nei-mercati/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Export italiano in lieve ripresa ma ancora debole: cresce l’import e volano le auto dalla Cina</title>
		<link>https://www.tviweb.it/export-italiano-in-lieve-ripresa-ma-ancora-debole-cresce-limport-e-volano-le-auto-dalla-cina/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/export-italiano-in-lieve-ripresa-ma-ancora-debole-cresce-limport-e-volano-le-auto-dalla-cina/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 08:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363848</guid>

					<description><![CDATA[<p>Segnali contrastanti per il commercio estero italiano: a febbraio 2026 l’export torna a crescere su base mensile, ma resta sostanzialmente fermo nel confronto con l’anno precedente, confermando una fase di debolezza complessiva. Secondo i dati dell’Istat, le esportazioni aumentano del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/export-italiano-in-lieve-ripresa-ma-ancora-debole-cresce-limport-e-volano-le-auto-dalla-cina/">Export italiano in lieve ripresa ma ancora debole: cresce l’import e volano le auto dalla Cina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Segnali contrastanti per il commercio estero italiano: a febbraio 2026 l’export torna a crescere su base mensile, ma resta sostanzialmente fermo nel confronto con l’anno precedente, confermando una fase di debolezza complessiva.</p>



<p>Secondo i dati dell’Istat, le esportazioni aumentano del 2,6% rispetto a gennaio, trainate soprattutto dai mercati extra Ue (+5,3%), mentre risultano stagnanti verso l’Unione Europea. Tuttavia, su base annua il dato resta negativo (-0,2%), segnalando un rallentamento del “made in Italy”.</p>



<p>Ancora più evidente il quadro se si guarda ai primi due mesi del 2026, dove l’export registra una flessione complessiva del 2,2%.</p>



<p>A pesare sono soprattutto alcuni settori chiave: crollano i mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli, -22,1%), i prodotti petroliferi raffinati (-18,2%) e diversi comparti manifatturieri. Tengono invece metalli e prodotti in metallo (+30,7%) e il farmaceutico (+3,0%).</p>



<p>Dal punto di vista geografico, calano le vendite verso Germania, Spagna, Turchia e Regno Unito, mentre crescono verso Stati Uniti, Svizzera e i Paesi OPEC.</p>



<p>Sul fronte opposto, le importazioni crescono più velocemente: +3,5% su base mensile. A trainarle è soprattutto il boom degli acquisti di auto dalla Cina, in aumento di circa il 50% rispetto all’anno precedente.</p>



<p>Il saldo commerciale resta comunque positivo e supera i 4,9 miliardi di euro, in miglioramento rispetto al 2025, anche grazie alla riduzione del deficit energetico.</p>



<p>Nel complesso, il quadro è chiaro: l’export mostra un recupero nel breve periodo, ma non basta ancora a invertire una tendenza di rallentamento che resta evidente su base annuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/export-italiano-in-lieve-ripresa-ma-ancora-debole-cresce-limport-e-volano-le-auto-dalla-cina/">Export italiano in lieve ripresa ma ancora debole: cresce l’import e volano le auto dalla Cina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/export-italiano-in-lieve-ripresa-ma-ancora-debole-cresce-limport-e-volano-le-auto-dalla-cina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mps: Lo Stato spettatore ed il viale del tramonto di Caltagirone</title>
		<link>https://www.tviweb.it/mps-lo-stato-spettatore-ed-il-viale-del-tramonto-di-caltagirone/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/mps-lo-stato-spettatore-ed-il-viale-del-tramonto-di-caltagirone/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 07:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363834</guid>

					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo In Italia, si sa, il disinteresse della politica è spesso la forma più sofisticata di intervento. I l silenzio del Ministero dell’Economia durante l’ultima, turbolenta, assemblea di Monte dei Paschi di Siena non è stata una distrazione, ma<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-lo-stato-spettatore-ed-il-viale-del-tramonto-di-caltagirone/">Mps: Lo Stato spettatore ed il viale del tramonto di Caltagirone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>In Italia, si sa, il disinteresse della politica è spesso la forma più sofisticata di intervento. I</p>



<p>l silenzio del Ministero dell’Economia durante l’ultima, turbolenta, assemblea di Monte dei Paschi di Siena non è stata una distrazione, ma un atto politico pesantissimo.&nbsp;</p>



<p>Mentre Francesco Gaetano Caltagirone tentava l’affondo finale per trasformare la Banca senese nel suo personale fortino finanziario, lo Stato ha scelto di guardare altrove, lasciando che fosse il “freddo mercato” a regolare i conti.</p>



<p>Per quanto mi riguarda, mi è difficile credere ad uno Stato realmente defilato quando in ballo c’è il futuro della Banca più antica del mondo, fresca di un risanamento faticosissimo, con grande dispendio di soldi dei cittadini.</p>



<p>Eppure, quel 4,86% rimasto nel cassetto del Tesoro, non votato, è il vero segnale della fine di un’epoca.&nbsp;</p>



<p>Il messaggio lanciato del Ministro dell’Economia Giorgetti&nbsp;&nbsp;mi sembra&nbsp;&nbsp;chiaro: la missione di salvataggio è finita, il matrimonio con Mediobanca è l’approdo sicuro, ed il Governo non ha alcuna intenzione di fare da scudo a manovre che sanno di &#8220;potere romano&#8221; d’altri tempi (non giurerei che Giorgia Meloni, romanocentrica, la pensasse nello stesso modo).</p>



<p>Rimanendo fuori dall&#8217;assemblea, lo Stato ha di fatto tolto l’ossigeno alla lista di Caltagirone, lasciando che il &#8220;Re del cemento&#8221; si scontrasse frontalmente con la realtà dei grandi Fondi internazionali e dei Proxy Advisor.&nbsp;</p>



<p>Un disimpegno calcolato che ha permesso a Luigi Lovaglio di riprendersi le chiavi di casa, ma che lascia anche un interrogativo: lo Stato si sta davvero ritirando, od ha semplicemente scelto di appaltare la stabilità del sistema a Mediobanca e Delfin?</p>



<p>Per Francesco Gaetano Caltagirone, Siena doveva essere la rivincita dopo le ferite ancora aperte di Trieste e Milano.&nbsp;</p>



<p>Dopo vari tentativi falliti di assalto alle Generali, e aver visto svanire il sogno di una Mediobanca a propria immagine e somiglianza, l’imprenditore romano sembrava aver&nbsp;&nbsp;puntato tutto su MPS, per riprendere la tela del suo disegno.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>È salito nel capitale fino al 13%, ha spinto per la defenestrazione di Lovaglio ed ha cercato di imporre Fabrizio Palermo, un manager dai trascorsi eccellenti ma con un’etichetta politica (quella dei 5 Stelle in epoca CDP) difficile da digerire per Francoforte e per i grandi investitori come Blackrock</p>



<p>Il risultato è un isolamento che brucia.&nbsp;</p>



<p>Persino Delfin, la cassaforte dei Del Vecchio che per anni è stata il suo braccio armato nelle battaglie azionarie, lo ha abbandonato sull&#8217;altare di Siena.&nbsp;</p>



<p>La famiglia Del Vecchio ha preferito la concretezza dei numeri di Lovaglio — l’uomo che ha curato il malato MPS — ai disegni strategici di Caltagirone, e con questa scelta probabilmente spera di dimostrare alla Procura Milanese che il “ventilato” concerto non è mai esistito.</p>



<p>È la sconfitta di una visione &#8220;nazional-romana&#8221; della finanza, punita da un mercato che non accetta più di scommettere su figure non super partes o prive di un’expertise bancaria pura.</p>



<p>Detta in altre parole&nbsp;questa scelta di Giorgetti può essere letta anche come il segnale di una diversa distribuzione dei pesi dentro il centrodestra.&nbsp;</p>



<p>Meno Roma, più Milano, meno centralità di Fratelli d’Italia, un po’ più spazio alla sensibilità leghista incarnata dal Mef.&nbsp;</p>



<p>Non in forma plateale, non con una rottura, ma con la discrezione tipica delle partite vere.&nbsp;</p>



<p>La vittoria di Lovaglio è netta nei numeri (quasi il 50% dei voti), ma rischia di essere di Pirro nella gestione quotidiana.&nbsp;</p>



<p>Ci troviamo davanti ad un Consiglio di Amministrazione spaccato: 8 membri alla lista vincente, 6 a quella sconfitta guidata dall&#8217;ombra di Caltagirone.&nbsp;</p>



<p>Come potranno convivere Lovaglio e il presidente Maione dopo quanto accaduto?&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il rischio è che ogni Consiglio di Amministrazione si trasformi in una trincea.&nbsp;</p>



<p>Con l&#8217;integrazione con Mediobanca alle porte, MPS avrebbe bisogno di una guida coesa; si ritrova invece con un&#8217;opposizione interna agguerrita che rappresenta pur sempre un socio al 13%.&nbsp;</p>



<p>Il mercato ha vinto la battaglia, ma la guerra per la stabilità di Siena a mio avviso è tutt&#8217;altro che finita.&nbsp;</p>



<p>Concludendo, Delfin ha dimostrato di poter decidere le partite senza legarsi stabilmente a nessuno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Banco Bpm si conferma un attore per possibili futuri consolidamenti.&nbsp;</p>



<p>Caltagirone resta centrale, sia pur&nbsp;&nbsp;ridimensionato.&nbsp;</p>



<p>Ma soprattutto, il vero scontro si sposta altrove: su Mediobanca e Generali, dove gli equilibri sono tutt’altro che definiti.</p>



<p>La partita di Siena, insomma, probabilmente non è il punto di arrivo. E’ solo l’inizio del secondo tempo del risiko bancario italiano. &nbsp;In questo quadro lo Stato osserva dalla riva del fiume, convinto — forse troppo ottimisticamente — che la Banca possa ormai camminare da sola.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-lo-stato-spettatore-ed-il-viale-del-tramonto-di-caltagirone/">Mps: Lo Stato spettatore ed il viale del tramonto di Caltagirone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/mps-lo-stato-spettatore-ed-il-viale-del-tramonto-di-caltagirone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MPS, Lovaglio ribalta tutto: quando i conti mettono fine al giocattolo</title>
		<link>https://www.tviweb.it/mps-lovaglio-ribalta-tutto-quando-i-conti-mettono-fine-al-giocattolo/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/mps-lovaglio-ribalta-tutto-quando-i-conti-mettono-fine-al-giocattolo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 07:36:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[lovaglio]]></category>
		<category><![CDATA[mps]]></category>
		<category><![CDATA[sistema bancario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363691</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fossimo in un’osteria del Veneto profondo, tra un’ombra e l’altra, il commento sarebbe uno solo, urlato sbattendo il pugno sul legno: “Ma gavio visto che Lovaglio ghe lo ga messo in culo a tutti quanti?”E avrebbe ragione il nostro saggio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-lovaglio-ribalta-tutto-quando-i-conti-mettono-fine-al-giocattolo/">MPS, Lovaglio ribalta tutto: quando i conti mettono fine al giocattolo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Fossimo in un’osteria del Veneto profondo, tra un’ombra e l’altra, il commento sarebbe uno solo, urlato sbattendo il pugno sul legno: “Ma gavio visto che Lovaglio ghe lo ga messo in culo a tutti quanti?”<br>E avrebbe ragione il nostro saggio avvinazzato.<br>Perché in un Paese dove solitamente le assemblee societarie finiscono in risse da condominio, la notizia ha dell’incredibile: Luigi Lovaglio ha vinto.<br>Sì quello stesso Lovaglio cui il Cda aveva revocato le deleghe, e di recente persino licenziato per giusta causa.<br>Pulito, senza sbavature, quasi con arroganza.<br>Certo, uno scontro all’ultimo sangue, ma tutto sommato niente colpi di scena da film di serie B.<br>Nessun azionista sbucato dalle Cayman con il 12% del capitale nascosto nelle mutande o nel cappello.<br>È successa una cosa che in Italia consideriamo quasi un atto di terrorismo: ha vinto la realtà.<br>Per anni MPS è stata il nostro &#8220;Parco Giochi del Disastro&#8221;: aumenti di capitale che si susseguivano con la frequenza delle sagre paesane, piani industriali scritti col gessetto sulla lavagna durante l&#8217;ora di ricreazione, salvataggi pubblici a go go, una propensione al suicidio finanziario che nemmeno un lemming depresso.<br>Per lungo tempo i soliti soloni ci hanno ammorbato con la favola del “Risiko bancario”.<br>Grandi manovre, regie occulte, sussurri nei corridoi che contano.<br>In prima fila i soliti noti,<br>Delfin e Caltagirone, con lo Stato a fare da arbitro.<br>Uno Stato che si diceva &#8220;neutrale&#8221;, ma era credibile come un arbitro che si presenta in campo con la maglia della Juve e il tatuaggio della Curva Sud.<br>L’obiettivo era nobile, quasi poetico: trattare MPS non come una Banca che deve prestare soldi e far quadrare i conti, ma come una figurina dell&#8217;album Panini per completare lo scambio perfetto nel sistema bancario-assicurativo.<br>&#8220;Te do un pezzetto di Siena e Mediabanca, tu mi dai un po&#8217; di Trieste, e vissero tutti felici e padroni.&#8221;<br>Il piano era perfetto, mancava solo un dettaglio: Lovaglio si è messo a fare la Banca.<br>Mentre gli strateghi galattici discutevano di massimi sistemi ed incastri di potere, questo &#8220;rompiscatole&#8221; ha commesso l&#8217;errore imperdonabile: ha iniziato a fare utili.<br>Ma utili veri, eh?<br>Di quelli che si vedono, che pesano, e che soprattutto rovinano i sogni di gloria dei manovratori.<br>Gli azionisti, con un cinismo che sfiora la maleducazione, hanno fatto una scelta scandalosa: hanno votato per chi fa guadagnare i soldi invece che per chi voleva usarli come pedine del Monopoli.<br>Lo Stato alla fine si è ritrovato nella posizione del &#8220;povero diavolo&#8221;: quello che intriga e suggerisce, ma non decide, che prova ad influenzare ma non comanda, e che alla fine guarda gli altri che festeggiano.<br>Il grande disegno si è sgonfiato come un soufflé tolto troppo presto dal forno.<br>Il risultato?<br>Il &#8220;Risiko&#8221; è rimasto nella scatola, a prendere polvere.<br>MPS, contro ogni pronostico e tradizione, continua a fare la Banca (incredibile, vero?)<br>Morale della favola: in Italia puoi orchestrare tutto, evocare spiriti, costruire castelli di carte e scenari da fantapolitica.<br>Poi però arrivano i numeri, i soci guardano il portafoglio e votano.<br>Ed è lì che i &#8220;fenomeni&#8221; capiscono che, a forza di voler fare i furbi, sono rimasti col cerino in mano.<br>O come direbbero in osteria: &#8220;I pensava de esser lupi, i se gà sveglià piegore.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-lovaglio-ribalta-tutto-quando-i-conti-mettono-fine-al-giocattolo/">MPS, Lovaglio ribalta tutto: quando i conti mettono fine al giocattolo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/mps-lovaglio-ribalta-tutto-quando-i-conti-mettono-fine-al-giocattolo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MPS: lo squillo di Lovaglio (ovvero, quando i numeri rompono il giocattolo)</title>
		<link>https://www.tviweb.it/mps-lo-squillo-di-lovaglio-ovvero-quando-i-numeri-rompono-il-giocattolo/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/mps-lo-squillo-di-lovaglio-ovvero-quando-i-numeri-rompono-il-giocattolo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 20:19:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363683</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fossimo in un’osteria del Veneto profondo, tra un’ombra e l’altra, il commento sarebbe uno solo, urlato sbattendo il pugno sul legno: “Ma gavio visto che Lovaglio ghe lo ga messo in culo a tutti quanti?”E avrebbe ragione il nostro saggio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-lo-squillo-di-lovaglio-ovvero-quando-i-numeri-rompono-il-giocattolo/">MPS: lo squillo di Lovaglio (ovvero, quando i numeri rompono il giocattolo)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Fossimo in un’osteria del Veneto profondo, tra un’ombra e l’altra, il commento sarebbe uno solo, urlato sbattendo il pugno sul legno: “Ma gavio visto che Lovaglio ghe lo ga messo in culo a tutti quanti?”<br>E avrebbe ragione il nostro saggio avvinazzato.<br>Perché in un Paese dove solitamente le assemblee societarie finiscono in risse da condominio, la notizia ha dell’incredibile: Luigi Lovaglio ha vinto.<br>Sì quello stesso Lovaglio cui il Cda aveva revocato le deleghe, e di recente persino licenziato per giusta causa.<br>Pulito, senza sbavature, quasi con arroganza.<br>Certo, uno scontro all’ultimo sangue, ma tutto sommato niente colpi di scena da film di serie B.<br>Nessun azionista sbucato dalle Cayman con il 12% del capitale nascosto nelle mutande o nel cappello.<br>È successa una cosa che in Italia consideriamo quasi un atto di terrorismo: ha vinto la realtà.<br>Per anni MPS è stata il nostro &#8220;Parco Giochi del Disastro&#8221;: aumenti di capitale che si susseguivano con la frequenza delle sagre paesane, piani industriali scritti col gessetto sulla lavagna durante l&#8217;ora di ricreazione, salvataggi pubblici a go go, una propensione al suicidio finanziario che nemmeno un lemming depresso.<br>Per lungo tempo i soliti soloni ci hanno ammorbato con la favola del “Risiko bancario”.<br>Grandi manovre, regie occulte, sussurri nei corridoi che contano.<br>In prima fila i soliti noti,<br>Delfin e Caltagirone, con lo Stato a fare da arbitro.<br>Uno Stato che si diceva &#8220;neutrale&#8221;, ma era credibile come un arbitro che si presenta in campo con la maglia della Juve e il tatuaggio della Curva Sud.<br>L’obiettivo era nobile, quasi poetico: trattare MPS non come una Banca che deve prestare soldi e far quadrare i conti, ma come una figurina dell&#8217;album Panini per completare lo scambio perfetto nel sistema bancario-assicurativo.<br>&#8220;Te do un pezzetto di Siena e Mediabanca, tu mi dai un po&#8217; di Trieste, e vissero tutti felici e padroni.&#8221;<br>Il piano era perfetto, mancava solo un dettaglio: Lovaglio si è messo a fare la Banca.<br>Mentre gli strateghi galattici discutevano di massimi sistemi ed incastri di potere, questo &#8220;rompiscatole&#8221; ha commesso l&#8217;errore imperdonabile: ha iniziato a fare utili.<br>Ma utili veri, eh?<br>Di quelli che si vedono, che pesano, e che soprattutto rovinano i sogni di gloria dei manovratori.<br>Gli azionisti, con un cinismo che sfiora la maleducazione, hanno fatto una scelta scandalosa: hanno votato per chi fa guadagnare i soldi invece che per chi voleva usarli come pedine del Monopoli.<br>Lo Stato alla fine si è ritrovato nella posizione del &#8220;povero diavolo&#8221;: quello che intriga e suggerisce, ma non decide, che prova ad influenzare ma non comanda, e che alla fine guarda gli altri che festeggiano.<br>Il grande disegno si è sgonfiato come un soufflé tolto troppo presto dal forno.<br>Il risultato?<br>Il &#8220;Risiko&#8221; è rimasto nella scatola, a prendere polvere.<br>MPS, contro ogni pronostico e tradizione, continua a fare la Banca (incredibile, vero?)<br>Morale della favola: in Italia puoi orchestrare tutto, evocare spiriti, costruire castelli di carte e scenari da fantapolitica.<br>Poi però arrivano i numeri, i soci guardano il portafoglio e votano.<br>Ed è lì che i &#8220;fenomeni&#8221; capiscono che, a forza di voler fare i furbi, sono rimasti col cerino in mano.<br>O come direbbero in osteria: &#8220;I pensava de esser lupi, i se gà sveglià piegore.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/mps-lo-squillo-di-lovaglio-ovvero-quando-i-numeri-rompono-il-giocattolo/">MPS: lo squillo di Lovaglio (ovvero, quando i numeri rompono il giocattolo)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/mps-lo-squillo-di-lovaglio-ovvero-quando-i-numeri-rompono-il-giocattolo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Addio scontrini POS: ora basta l’estratto conto per dimostrare i pagamenti</title>
		<link>https://www.tviweb.it/addio-scontrini-pos-ora-basta-lestratto-conto-per-dimostrare-i-pagamenti/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/addio-scontrini-pos-ora-basta-lestratto-conto-per-dimostrare-i-pagamenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:19:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[conservazione documenti]]></category>
		<category><![CDATA[decreto Pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[estratto conto]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti elettronici]]></category>
		<category><![CDATA[Pos]]></category>
		<category><![CDATA[scontrini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363639</guid>

					<description><![CDATA[<p>La classica ricevuta del Pos potrebbe diventare presto un ricordo del passato. Con una novità inserita nel decreto Pnrr, cittadini e imprese potranno infatti dimostrare i pagamenti elettronici senza più conservare lo scontrino cartaceo emesso dal terminale, utilizzando al suo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/addio-scontrini-pos-ora-basta-lestratto-conto-per-dimostrare-i-pagamenti/">Addio scontrini POS: ora basta l’estratto conto per dimostrare i pagamenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La classica ricevuta del Pos potrebbe diventare presto un ricordo del passato. Con una novità inserita nel decreto Pnrr, cittadini e imprese potranno infatti dimostrare i pagamenti elettronici senza più conservare lo scontrino cartaceo emesso dal terminale, utilizzando al suo posto l’estratto conto bancario o la documentazione digitale fornita dagli istituti di credito.</p>



<p>La misura, prevista dall’articolo 8 del Dl 19/2026, interviene direttamente sulle modalità di prova delle transazioni effettuate con carta di credito, debito, prepagate o altri sistemi digitali. In pratica, sarà la banca a “certificare” il pagamento attraverso i propri rendiconti periodici, che avranno pieno valore anche ai fini fiscali.</p>



<p>Per essere validi, i documenti dovranno contenere tre elementi fondamentali: data dell’operazione, importo e beneficiario del pagamento. Senza queste informazioni, l’estratto conto non potrà sostituire la ricevuta Pos.</p>



<p>La semplificazione è pensata soprattutto per imprese e professionisti, spesso costretti a gestire grandi volumi di scontrini cartacei, con problemi di conservazione e leggibilità nel tempo. Ora, invece, sarà possibile archiviare tutto digitalmente, riducendo tempi e costi burocratici.</p>



<p>Resta però fermo un punto chiave: la conservazione dei documenti non sparisce. Estratti conto e ricevute digitali dovranno essere conservati per almeno dieci anni, come previsto dall’articolo 2220 del Codice civile. Nel caso dei file elettronici, sarà obbligatorio utilizzare sistemi di conservazione digitale a norma, che garantiscano integrità e autenticità dei dati.</p>



<p>La direzione è chiara: accelerare la digitalizzazione dei pagamenti e ridurre la dipendenza dalla carta. Anche perché, come sottolineato nella relazione tecnica al decreto, la tracciabilità bancaria garantisce già di per sé la verificabilità delle operazioni, senza necessità di ulteriori duplicazioni documentali.</p>



<p>Una piccola rivoluzione quotidiana che potrebbe liberare uffici e portafogli da migliaia di scontrini destinati, finalmente, a scomparire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/addio-scontrini-pos-ora-basta-lestratto-conto-per-dimostrare-i-pagamenti/">Addio scontrini POS: ora basta l’estratto conto per dimostrare i pagamenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/addio-scontrini-pos-ora-basta-lestratto-conto-per-dimostrare-i-pagamenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Economia globale sul Titanic: guerra e petrolio rischiano di far affondare la crescita. L&#8217;avvertimento del FMI</title>
		<link>https://www.tviweb.it/economia-globale-sul-titanic-guerra-e-petrolio-rischiano-di-far-affondare-la-crescita-lavvertimento-del-fmi/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/economia-globale-sul-titanic-guerra-e-petrolio-rischiano-di-far-affondare-la-crescita-lavvertimento-del-fmi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 14:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[economia globale]]></category>
		<category><![CDATA[FMI]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra Iran]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363560</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto riportato dal britannico The Guardian, una possibile escalation della guerra con l’Iran potrebbe avere conseguenze pesantissime sull’economia mondiale, fino a sfiorare una nuova recessione globale. A lanciare l’allarme è il Fondo Monetario Internazionale, che parla di inflazione in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/economia-globale-sul-titanic-guerra-e-petrolio-rischiano-di-far-affondare-la-crescita-lavvertimento-del-fmi/">Economia globale sul Titanic: guerra e petrolio rischiano di far affondare la crescita. L&#8217;avvertimento del FMI</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo quanto riportato dal britannico <em>The Guardian</em>, una possibile escalation della guerra con l’Iran potrebbe avere conseguenze pesantissime sull’economia mondiale, fino a sfiorare una nuova recessione globale. A lanciare l’allarme è il Fondo Monetario Internazionale, che parla di inflazione in aumento, mercati finanziari instabili e crescita in rallentamento.</p>



<p>Nel suo aggiornamento semestrale, il FMI evidenzia come il conflitto in Medio Oriente stia già producendo effetti concreti, tanto da spingere a rivedere al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026. Lo scenario internazionale, sempre più incerto, pesa soprattutto sui Paesi importatori di energia e sulle economie in via di sviluppo, ma coinvolge anche le principali potenze occidentali.</p>



<p>Tra i Paesi del G7, il Regno Unito è quello che rischia di subire il colpo più duro: crescita ridimensionata allo 0,8% e inflazione prevista vicino al 4%. Anche gli Stati Uniti registrano una lieve revisione al ribasso, con una crescita stimata al 2,3% nel 2026. In questo contesto, anche l’Italia non è immune: come economia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, risente direttamente delle oscillazioni dei prezzi e dell’incertezza geopolitica, con possibili ripercussioni su famiglie e imprese.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="659" height="453" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/04/14042026_095934_Immagine1-5.jpg" alt="" class="wp-image-363563" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/04/14042026_095934_Immagine1-5.jpg 659w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/04/14042026_095934_Immagine1-5-607x417.jpg 607w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/04/14042026_095934_Immagine1-5-100x69.jpg 100w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></figure>



<p>Il nodo centrale resta l’energia. Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile in seguito allo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale. Anche se nelle ultime ore si è registrato un lieve calo, la volatilità resta elevata.</p>



<p>Il FMI ha delineato tre possibili scenari. Nel caso base, con un attenuarsi delle tensioni entro metà 2026, la crescita globale scenderebbe al 3,1% (dal 3,4% precedente), mentre l’inflazione salirebbe al 4,4%. In uno scenario più negativo, con prezzi dell’energia elevati più a lungo, la crescita potrebbe fermarsi al 2,5% e l’inflazione arrivare al 5,4%.</p>



<p>Sopra: il grafico </p>



<p>Ma è nello scenario peggiore che emergono le maggiori preoccupazioni: con una guerra prolungata e petrolio sopra i 110 dollari fino al 2027, la crescita globale crollerebbe attorno al 2%, soglia considerata equivalente a una recessione mondiale. Un evento che, dal 1980, si è verificato solo quattro volte, tra cui durante la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia del 2020.</p>



<p>Secondo il capo economista del FMI, Pierre-Olivier Gourinchas, “anche se si intravedono segnali di tregua, i danni sono già in parte avvenuti e i rischi restano elevati”.</p>



<p>L’aumento dei prezzi energetici si traduce infatti in un peggioramento del costo della vita, spingendo le banche centrali verso politiche monetarie più restrittive, con tassi di interesse in crescita. Un mix che rischia di comprimere consumi e investimenti.</p>



<p>Per contenere l’impatto economico, il FMI invita i governi a evitare misure generalizzate come sussidi indiscriminati o tetti ai prezzi, preferendo interventi mirati e temporanei. Ma la soluzione principale, sottolinea il Fondo, resta una sola: fermare il conflitto.</p>



<p>In un mondo sempre più interconnesso, la guerra non resta confinata ai confini geografici, ma si riflette direttamente su economie, mercati e vita quotidiana, anche in Europa e in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/economia-globale-sul-titanic-guerra-e-petrolio-rischiano-di-far-affondare-la-crescita-lavvertimento-del-fmi/">Economia globale sul Titanic: guerra e petrolio rischiano di far affondare la crescita. L&#8217;avvertimento del FMI</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/economia-globale-sul-titanic-guerra-e-petrolio-rischiano-di-far-affondare-la-crescita-lavvertimento-del-fmi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è un blocco navale e come funzionerebbe nello Stretto di Hormuz? Gli effetti concreti su di noi</title>
		<link>https://www.tviweb.it/che-cose-un-blocco-navale-e-come-funzionerebbe-nello-stretto-di-hormuz-gli-effetti-concreti-su-di-noi/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/che-cose-un-blocco-navale-e-come-funzionerebbe-nello-stretto-di-hormuz-gli-effetti-concreti-su-di-noi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:24:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[aumento carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[bollette energia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti marittimi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363473</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il possibile blocco navale annunciato dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz rappresenta uno degli sviluppi più delicati della crisi tra Washington e Teheran, con il presidente Donald Trump che ha dichiarato l’intenzione di fermare tutte le navi dirette ai<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/che-cose-un-blocco-navale-e-come-funzionerebbe-nello-stretto-di-hormuz-gli-effetti-concreti-su-di-noi/">Che cos&#8217;è un blocco navale e come funzionerebbe nello Stretto di Hormuz? Gli effetti concreti su di noi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il possibile blocco navale annunciato dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz rappresenta uno degli sviluppi più delicati della crisi tra Washington e Teheran, con il presidente Donald Trump che ha dichiarato l’intenzione di fermare tutte le navi dirette ai porti iraniani dopo il fallimento dei negoziati, accusando l’Iran di non voler rinunciare alle proprie ambizioni nucleari e di aver di fatto limitato la libertà di navigazione in una delle rotte più strategiche al mondo; ma cosa significa davvero “blocco navale” e come funzionerebbe nella pratica? secondo la definizione della Marina statunitense, si tratta di un’operazione militare che impedisce a navi e aerei di qualsiasi Paese, non solo nemici ma anche neutrali, di entrare o uscire da porti e coste controllati dallo Stato bersaglio, nel caso specifico l’Iran, e nel piano annunciato il Comando Centrale USA prevede controlli e possibili intercettazioni per tutte le imbarcazioni dirette verso i porti iraniani nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, senza però bloccare il traffico verso altri Paesi della regione, mentre resterebbe teoricamente garantito il passaggio attraverso lo stretto per le navi non coinvolte nei commerci con Teheran; Washington ha inoltre annunciato operazioni di sminamento per neutralizzare eventuali ordigni piazzati dall’Iran, un’operazione tecnicamente complessa e rischiosa che potrebbe coinvolgere anche alleati della NATO, anche se il governo britannico guidato da Keir Starmer ha già chiarito che Londra non parteciperà direttamente al blocco pur collaborando sulla sicurezza della navigazione; la misura nasce anche da una precisa strategia economica e politica, perché lo Stretto di Hormuz è un punto chiave per il traffico globale di petrolio e gas e negli ultimi mesi Teheran ha sfruttato la sua posizione per imporre restrizioni e pedaggi, facendo aumentare i prezzi dell’energia, e un blocco americano potrebbe colpire una fonte cruciale di entrate per l’Iran ma allo stesso tempo rischierebbe di destabilizzare ulteriormente i mercati energetici internazionali; gli esperti però restano scettici sull’efficacia reale dell’operazione, sottolineando che nel breve periodo l’impatto potrebbe essere limitato perché il traffico nello stretto è già drasticamente ridotto a causa della guerra iniziata il 28 febbraio e del fragile cessate il fuoco, con appena poche decine di navi in transito rispetto alle oltre cento al giorno registrate prima del conflitto, e molte compagnie di navigazione che preferiscono attendere sviluppi diplomatici prima di riprendere le rotte; restano inoltre forti dubbi sul piano legale, con diversi giuristi che ritengono un blocco navale potenzialmente in violazione del diritto internazionale e degli accordi di tregua, mentre sul piano politico l’iniziativa potrebbe servire più come leva negoziale che come vera misura militare, nel tentativo di costringere l’Iran a concessioni su nucleare e controllo dello stretto, anche se non è affatto certo che questa pressione produca l’effetto desiderato; in definitiva, il blocco dello Stretto di Hormuz si presenta come uno strumento ad alto rischio, capace di incidere sugli equilibri geopolitici ed economici globali ma anche di aumentare le tensioni in una regione già estremamente instabile.<br></p>



<p><strong>Effetti su Europa e Italia (e cosa cambia davvero per i cittadini)</strong><br>La crisi nello Stretto di Hormuz, aggravata dal possibile blocco navale statunitense annunciato da Donald Trump, ha implicazioni molto concrete per l’Europa e per l’Italia, anche se non sempre immediate: il primo effetto riguarda l’energia, perché attraverso questo stretto passa circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, e ogni interruzione genera uno shock globale che si traduce rapidamente in aumento dei prezzi ; già nelle prime settimane di crisi si è registrata una forte impennata dei costi, con rincari fino al 60% per il petrolio e al 70% per il gas, con un impatto diretto anche sui Paesi europei , e secondo gli analisti un eventuale blocco stabile potrebbe togliere milioni di barili al giorno dal mercato, causando ulteriori aumenti di carburanti e bollette ; per l’Europa il problema principale non è tanto la dipendenza diretta dal Golfo quanto la competizione globale per le risorse, perché meno petrolio e gas disponibili significano prezzi più alti per tutti, indipendentemente dalla provenienza delle forniture ; in Italia questo si traduce in effetti molto concreti: aumento del prezzo della benzina e del diesel, bollette più care e maggiore pressione su imprese energivore come industria, trasporti e agricoltura, con rincari che si propagano lungo tutta la filiera fino ai prezzi alimentari ; un altro impatto importante riguarda la logistica e i trasporti, perché il rischio militare nell’area fa aumentare i premi assicurativi marittimi e i costi di spedizione, con effetti inflattivi su merci e materie prime anche quando non transitano direttamente da Hormuz , mentre il settore aereo europeo potrebbe affrontare tensioni sulle forniture di carburante, con possibili aumenti dei biglietti e riduzione dell’offerta ; sul piano macroeconomico, le borse europee diventano più volatili e la crescita rischia di rallentare, con governi costretti a rivedere previsioni economiche e politiche energetiche ; in Italia il dibattito si è già acceso, con proposte come quella dell’AD di ENI Claudio Descalzi di riconsiderare le importazioni di gas russo per compensare la riduzione dell’offerta globale , segno di quanto la crisi possa ridisegnare le strategie energetiche europee; tuttavia, nel breve periodo non si prevede un’interruzione totale delle forniture per l’Italia, ma piuttosto un aumento dei costi e una maggiore instabilità dei mercati ; per i cittadini, questo scenario si traduce quindi in tre effetti pratici principali: carburanti più cari nel giro di giorni o settimane, bollette energetiche in aumento nei mesi successivi e rincari diffusi su beni e servizi, dai trasporti al cibo, mentre sul medio periodo potrebbe accelerare la transizione verso fonti alternative e una maggiore autonomia energetica europea, proprio per ridurre la vulnerabilità a crisi geopolitiche come quella dello Stretto di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/che-cose-un-blocco-navale-e-come-funzionerebbe-nello-stretto-di-hormuz-gli-effetti-concreti-su-di-noi/">Che cos&#8217;è un blocco navale e come funzionerebbe nello Stretto di Hormuz? Gli effetti concreti su di noi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/che-cose-un-blocco-navale-e-come-funzionerebbe-nello-stretto-di-hormuz-gli-effetti-concreti-su-di-noi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Latteria Soligo approva il bilancio 2025</title>
		<link>https://www.tviweb.it/latteria-soligo-approva-il-bilancio-2025/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/latteria-soligo-approva-il-bilancio-2025/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 09:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363363</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pagare il giusto prezzo agli allevatori e offrire al consumatore prodotti “perfetti”. Questi gli obiettivi che &#8211; messi nero su bianco nel 1883 nell’atto di fondazione della Società – identificano da oltre 140 anni il lavoro di Latteria Soligo e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/latteria-soligo-approva-il-bilancio-2025/">Latteria Soligo approva il bilancio 2025</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>Pagare il giusto prezzo agli allevatori e offrire al consumatore prodotti “<em>perfetti</em>”.</p>



<p>Questi gli obiettivi che &#8211; messi nero su bianco nel 1883 nell’atto di fondazione della Società – identificano da oltre 140 anni il lavoro di Latteria Soligo e dei suoi 130 soci sparsi tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.</p>



<p>Finalità ribadite anche oggi dall’<strong>Assemblea dei Soci di Latteria di Soligo</strong>, riunita a Farra di Soligo (TV) per l’<strong>approvazione del Bilancio d’esercizio</strong>&nbsp;<strong>chiuso al 31 dicembre 2025</strong>.</p>



<p>Oltre alla folta rappresentanza dei soci provenienti da Veneto e Friuli, presente all’Assemblea anche l’<strong>Assessore regionale all&#8217;Agricoltura</strong>,&nbsp;<strong>Dario Bond</strong>, che ha voluto rassicurare i produttori confermando l&#8217;impegno della Regione del Veneto al fianco di chi opera in un settore oggi attraversato da sfide complesse.</p>



<p>Nonostante le preoccupazioni causate dal contesto internazionale, il 2025 per la Latteria Sociale è stato caratterizzato da una crescita significativa dei volumi e del valore della produzione, a conferma della solidità della storica cooperativa trevigiana.</p>



<p><em>«</em><em>In un contesto economico globale segnato da forti incertezze e volatilità dei prezzi, chiudiamo un 2025 che ci rende orgogliosi, con un fatturato che supera i 110 milioni di euro e una crescita trasversale in tutte le nostre linee di prodotto.</em>&nbsp;&#8211; ha sottolineato in apertura d’assemblea il&nbsp;<strong>Presidente di Latteria Soligo</strong>,&nbsp;<strong>Lorenzo Brugnera&nbsp;</strong>&#8211;<em>&nbsp;La nostra natura di cooperativa a mutualità prevalente ci ha permesso di restare al fianco dei nostri soci, garantendo loro una remunerazione media di 0,6906 euro/litro</em>.&nbsp;<em>Il nostro impegno continua a focalizzarsi sulla qualità certificata, sul benessere animale e sulla valorizzazione del legame indissolubile con il territorio, elementi che i consumatori continuano a premiare, permettendoci di crescere anche dove il mercato generale segna il passo.</em><em>»</em></p>



<p>Un successo raggiunto nel rispetto di un legame con il territorio che fa della Latteria Sociale un modello di business a livello nazionale. In un’epoca di globalizzazione selvaggia, infatti, Latteria Soligo ha scelto di non delocalizzare, trasformando esclusivamente il latte conferito dai propri soci distribuiti tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.</p>



<p><em>«</em><em>Inutile nasconderci, anche il 2026 si presenta estremamente incerto, con tensioni geopolitiche, costi energetici al rialzo e un prezzo del latte che fatica a stabilizzarsi. –&nbsp;</em>ha proseguito il&nbsp;<strong>Presidente</strong>&nbsp;–<em>&nbsp;In questo scenario, però, emerge una verità fondamentale: un Paese, per essere davvero forte e autonomo, deve avere non solo l’energia, ma anche, e soprattutto, la forza alimentare. E, da oltre 140 anni, Latteria Soligo produce&nbsp;<strong>nel territorio</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>per il territorio</strong>, lavorando solo il latte dei propri soci: noi non delocalizziamo. È questo il nostro DNA: il saper produrre è una funzione sociale che deve andare a vantaggio di tutta la comunità. E difendere la nostra filiera significa garantire un asset, quello della produzione alimentare, che a breve potrebbe rivelarsi cruciale quanto l&#8217;indipendenza energetica.</em><em>»</em><em></em></p>



<p><strong>I numeri principali del 2025</strong></p>



<p>L’esercizio 2025 si è chiuso con un<strong>&nbsp;valore della produzione</strong>&nbsp;che ha raggiunto i<strong>&nbsp;112,4 milioni di euro</strong>, segnando un&nbsp;<strong>+12,14%&nbsp;</strong>rispetto all’anno precedente. L’<strong>utile d’esercizio</strong>&nbsp;è&nbsp;<strong>pari a 22.946 euro</strong>, in linea con il 2024 (23.156 euro). Particolarmente rilevante il Margine Operativo Lordo, salito a&nbsp;<strong>2.551.443 euro</strong>, più che raddoppiato rispetto al 2024.</p>



<p><strong>Sostegno ai soci e remunerazione del latte</strong></p>



<p>Nonostante uno scenario di mercato complesso, la cooperativa ha garantito ai propri soci un&nbsp;<strong>conguaglio complessivo di 4.213.088 euro</strong>. Aumentata del&nbsp;<strong>17,99%&nbsp;</strong>anche la quota di latte conferito, che,&nbsp;grazie anche all’ingresso di nuove realtà, ha superato nel 2025 gli<strong>877.000 ettolitri</strong>, con una&nbsp;<strong>remunerazione media&nbsp;</strong>di<strong>0,6906 euro/litro</strong>&nbsp;(IVA inclusa).</p>



<p><strong>L’andamento dei mercati</strong></p>



<p>&nbsp;Il trend positivo ha interessato tutte le linee di prodotto, con performance d’eccellenza per il&nbsp;<strong>latte UHT (+18,50%)</strong>, il&nbsp;<strong>burro (+17,55%)</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>panna (+11,71%)</strong>. Anche il latte fresco pastorizzato ha segnato un +2,21%, dato particolarmente significativo in quanto in controtendenza rispetto a un mercato nazionale che ha registrato un calo del 7%.</p>



<p><strong>Prospettive future</strong></p>



<p><em>«</em><em>Latteria Soligo guarda al 2026 con grande attenzione&nbsp;</em>– ha proseguito il&nbsp;<strong>Presidente Brugner</strong>a &#8211;&nbsp;<em>Il 2026 si prospetta come un anno di profonda incertezza, stretto tra le tensioni dei conflitti internazionali. Le criticità geopolitiche stanno spingendo i costi energetici a livelli sensibilmente superiori rispetto al 2025, imponendoci una risposta basata su una rigorosa efficienza operativa che deve, però, procedere di pari passo con la sostenibilità. Per questo stiamo investendo con decisione nell&#8217;efficientamento energetico e nella digitalizzazione dei processi. In questo scenario, la logistica rimane un asset cruciale: garantire la massima freschezza e sicurezza alimentare richiede infrastrutture tecnologiche sempre più all&#8217;avanguardia.</em></p>



<p><em>Guardiamo al futuro anche attraverso la ricerca scientifica&nbsp;</em>– ha concluso&nbsp;<strong>Brugnera</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>l&#8217;adesione al progetto&nbsp;<strong>Food4life</strong>, in sinergia con il network RIBES-Nest e le Università di Padova, Ca&#8217; Foscari e Verona, rappresenta il nostro impegno concreto per l&#8217;innovazione. L&#8217;obiettivo è duplice: da un lato, elevare il valore nutrizionale delle nostre materie prime nel pieno rispetto dell&#8217;ecosostenibilità per creare nuovi alimenti funzionali; dall&#8217;altro, studiare soluzioni di packaging capaci non solo di ridurre l&#8217;impatto ambientale, ma di migliorare sensibilmente la shelf-life dei nostri prodotti, portando sulla tavola dei consumatori tutta la qualità Soligo in modo sempre più consapevole.</em><em>»</em></p>



<p>La giornata si è conclusa con la votazione per l’elezione del&nbsp;<strong>nuovo Consiglio di Amministrazione</strong>, che sarà in carica fino al 2028.</p>



<p><strong><u>Questi i 13 Consiglieri eletti:</u></strong></p>



<p><strong>Brugnera Lorenzo</strong>&nbsp;(Fontanelle &#8211; TV);&nbsp;<strong>Ballan Alberto</strong>&nbsp;&#8211; S. Giustina in Colle (PD);&nbsp;<strong>Bernardi Alberto</strong>&nbsp;– Schiavon (VI);&nbsp;<strong>Berton Tommaso&nbsp;</strong>&#8211; Maserada sul Piave (TV);&nbsp;<strong>Caccin Francesca</strong>&nbsp;&#8211; Preganziol (TV);&nbsp;<strong>Carli Michele&nbsp;</strong>– Pozzoleone (VI);&nbsp;<strong>Crosato Raffaele&nbsp;</strong>&#8211; S. Donà di Piave (VE);&nbsp;<strong>Papa Luciano&nbsp;</strong>&#8211; S. Polo di Piave (TV);&nbsp;<strong>Pasin Omar&nbsp;</strong>– Fontanelle (TV);&nbsp;<strong>Varotto Roberto</strong>&nbsp;– Meolo (VE);&nbsp;<strong>Zanon Giancarlo&nbsp;</strong>– Cittadella (PD);&nbsp;<strong>Gellera Mario</strong>&nbsp;– Maniago (PN);&nbsp;<strong>Breda Mirko</strong>&nbsp;– Tambre (BL).</p>



<p>Nel primo incontro del CDA spetterà a loro scegliere chi sarà Presidente della Latteria Sociale del prossimo mandato.</p>



<p><strong><br></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/latteria-soligo-approva-il-bilancio-2025/">Latteria Soligo approva il bilancio 2025</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/latteria-soligo-approva-il-bilancio-2025/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vinitaly: Coldiretti, un calice su cinque bevuto nel mondo è italiano</title>
		<link>https://www.tviweb.it/vinitaly-coldiretti-un-calice-su-cinque-bevuto-nel-mondo-e-italiano/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/vinitaly-coldiretti-un-calice-su-cinque-bevuto-nel-mondo-e-italiano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 08:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[VINO]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=363377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante le difficoltà l’Italia si conferma leader globale della produzione di vino con un calice su cinque bevuto nel mondo che viene dalle vigne del Belpaese, diventate emblema riconosciuto di qualità, biodiversità e legame col territorio. Nella media del periodo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vinitaly-coldiretti-un-calice-su-cinque-bevuto-nel-mondo-e-italiano/">Vinitaly: Coldiretti, un calice su cinque bevuto nel mondo è italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p> Nonostante le difficoltà l’Italia si conferma leader globale della produzione di vino con un calice su cinque bevuto nel mondo che viene dalle vigne del Belpaese, diventate emblema riconosciuto di qualità, biodiversità e legame col territorio. Nella media del periodo 2021-2025, l’Italia consolida il suo primato con una quota del 19% sul totale della produzione, davanti alla Francia (17%) e alla Spagna (13%). Ad affermarlo è un’analisi Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga diffusa in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly 2026, dove la principale organizzazione agricola d’Italia e d’Europa porta quest’anno un ricco programma, con quattro giorni di iniziative, incontri e degustazioni dedicati a uno dei pilastri dell’export Made in Italy, che sarà protagonista insieme al cibo, anche al ristorante d’autore firmato per la prima volta da Campagna Amica e Terranostra.</p>



<p>Una grande bottiglia di vino avvolta simbolicamente da catene che si spezzano campeggerà all’ingresso di Casa Coldiretti per mostrare la condizione del settore italiano che rischia sempre più di rimanere intrappolato tra ostacoli regolatori e barriere commerciali. Il simbolo delle sfide senza precedenti che il settore è oggi chiamato ad affrontare, dinanzi alle quali Coldiretti sta mettendo in campo una serie di iniziative per sostenere l’impegno delle aziende vinicole italiane per difendere un insostituibile patrimonio del Paese dal punto di vista economico, ambientale, sociale e paesaggistico: primo ambasciatore dell’Italia a tavola nel mondo.</p>



<p></p>



<p>Lunedì 13 alle 11.30 è in programma la visita a Casa Coldiretti del Commissario Europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, insieme al segretario generale Gesmundo e al presidente Prandini. L’incontro sarà preceduto da un confronto organizzato da Coldiretti Giovani Impresa sul futuro del vino, con il delegato nazionale Enrico Parisi ed esperti del settore. Alle 12 il vino e la cucina incontreranno l&#8217;olio, per la presentazione della neonata Federazione Nazionale Consorzi IGP DOP Olio e Olive.&nbsp; Alle 15 si terrà l&#8217;importante Convegno “Sangiovese tra tradizione e futuro: il ruolo delle Tea per una viticoltura più sostenibile”, dove si vedrà la prima sperimentazione di pianta Sangiovese evoluta grazie al lavoro di Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana con la collaborazione del CREA-VE e l&#8217;Università di Udine finalizzata a ottenere varietà di piante più resilienti e sostenibili.</p>



<p>Alle 16.30 convegno &#8220;Rame in viticoltura&#8221; con la presidente Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni (Sala Puccini del Centro Congressi Arena, 1 piano galleria 6/7).</p>



<p>Martedì 14 aprile alle 10 il convegno Grapes of Change “Donne, dati e futuro del vino: costruire un Osservatorio sulla parità di genere” promosso da Donne Coldiretti. Alle 11.45 la presentazione della birra agricola da filiera Siciliana.</p>



<p>Fino a mercoledì 15 non mancheranno momenti di degustazione, altri approfondimenti e incontri coi buyers (programma completo consultabile su&nbsp;<a href="http://www.coldiretti.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.coldiretti.it</a>).&nbsp;Infine, da non perdere l&#8217;appuntamento enogastronomico al Ristorante d’Autore di Campagna Amica – “La Casa della Cucina Italiana”, il nuovo format con cui Coldiretti, Campagna Amica e Terranostra per i giorni della manifestazione firmano la gestione del ristorante ufficiale della manifestazione, trasformandolo in un luogo unico dove agricoltura, cucina e territorio si incontrano grazie all’estro di chef stellati e cuochi contadini. Non un semplice ristorante, ma una celebrazione della Cucina Italiana patrimonio Unesco, con i produttori agricoli al centro della scena.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vinitaly-coldiretti-un-calice-su-cinque-bevuto-nel-mondo-e-italiano/">Vinitaly: Coldiretti, un calice su cinque bevuto nel mondo è italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/vinitaly-coldiretti-un-calice-su-cinque-bevuto-nel-mondo-e-italiano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il “lockdown energetico” degli anni ’70: cause, svolgimento e&#8230; prepariamoci</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-lockdown-energetico-degli-anni-70-cause-svolgimento-e-prepariamoci/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/il-lockdown-energetico-degli-anni-70-cause-svolgimento-e-prepariamoci/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:21:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362912</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre si continua a discutere — anche in Italia — del rischio di un lockdown energetico a causa della guerra in Iran e degli effetti sui mercati del petrolio e del gas, vale la pena guardare a un precedente storico<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-lockdown-energetico-degli-anni-70-cause-svolgimento-e-prepariamoci/">Il “lockdown energetico” degli anni ’70: cause, svolgimento e&#8230; prepariamoci</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Mentre si continua a discutere — anche in Italia — del rischio di un <em>lockdown energetico</em> a causa della guerra in Iran e degli effetti sui mercati del petrolio e del gas, vale la pena guardare a un precedente storico che segnò profondamente l’Occidente: la crisi energetica degli anni ’70.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa scatenò la crisi energetica degli anni ’70</strong></h3>



<p>La prima grande crisi energetica iniziò nell’autunno del <strong>1973</strong>, quando la guerra dello Yom Kippur tra Israele e i paesi arabi portò a una reazione politica ed economica decisiva. I Paesi produttori di petrolio dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) decisero di imporre un <strong>embargo alle esportazioni di petrolio verso le nazioni occidentali considerate filoisraeliane</strong> e di ridurre le forniture globali.</p>



<p>L’effetto fu immediato: il prezzo del greggio quadruplicò in pochi mesi, mettendo in ginocchio le economie occidentali fortemente dipendenti dal petrolio. In molti Paesi europei e negli Stati Uniti si sperimentarono fenomeni mai visti prima:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>File alle pompe di benzina</strong>;</li>



<li><strong>Rincari vertiginosi del carburante e dell’energia in generale</strong>;</li>



<li><strong>Politiche di austerity energetica</strong> come le celebri “<em>domeniche senz’auto</em>” o limiti alla circolazione privata;</li>



<li><strong>Riduzione dell’illuminazione pubblica e chiusura anticipata di negozi e uffici</strong>.</li>
</ul>



<p>Questo periodo viene ricordato come un vero e proprio shock petrolifero che costrinse governi e consumatori a ripensare il loro rapporto con l’energia.</p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Il termine <em>lockdown energetico</em> non era usato all’epoca, ma molte delle misure adottate si avvicinavano a quello che oggi si potrebbe chiamare razionamento. In concreto, furono introdotte regole e limiti per ridurre il consumo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Divieto di circolazione dei veicoli privati nei giorni festivi e nelle domeniche</strong>;</li>



<li><strong>Riduzione degli orari di apertura dei distributori di carburante</strong>, con chiusure nei fine settimana;</li>



<li><strong>Spegnimento delle luci non essenziali e razionamenti di elettricità</strong>;</li>



<li>Incentivi all’efficienza energetica e alla ricerca di fonti alternative.</li>
</ul>



<p>Queste misure furono una risposta necessaria a uno shock improvviso di offerta e costituiscono l’esempio storico più vicino a quello che oggi si definisce <em>lockdown energetico</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Alcune immagini di quel periodo possono sembrare incredibili:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Parcheggi vuoti e strade silenziose in molte città europee nei weekend;</li>



<li>Famiglie che organizzavano la propria vita attorno alle fasce orarie in cui l’energia costava meno;</li>



<li>Dibattiti pubblici sull’idea che il petrolio potesse un giorno finire, spingendo persino scrittori e musicisti a riflettere sull’austerity nei loro lavori culturali.</li>
</ul>



<p>Negli anni successivi anche altri shock petroliferi — come quello del **1979, causato dalla Rivoluzione iraniana e dalla guerra Iran-Iraq — produssero effetti simili sul mercato energetico globale e sull’economia.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perché se ne parla oggi</strong></h3>



<p>Oggi l’idea di un <em>lockdown energetico</em> torna a circolare per via della guerra in Iran e delle tensioni nel Golfo, che continuano a minacciare le forniture di petrolio e gas e potrebbero portare a restrizioni o razionamenti per evitare il collasso del sistema energetico, secondo alcune analisi.</p>



<p>La dipendenza occidentale da forniture estere, già evidente negli anni ’70, è oggi mitigata da fonti energetiche più diversificate (come gas naturale, rinnovabili e nucleare), ma la paura di shock improvvisi rimane reale. Ecco perché guardare a quel periodo può aiutare a capire cosa potrebbe accadere se dovessero ripetersi scenari geopolitici simili.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-lockdown-energetico-degli-anni-70-cause-svolgimento-e-prepariamoci/">Il “lockdown energetico” degli anni ’70: cause, svolgimento e&#8230; prepariamoci</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/il-lockdown-energetico-degli-anni-70-cause-svolgimento-e-prepariamoci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Benzina in Europa, l’Italia è davvero tra le più care? Ecco chi paga di più (e chi meno)</title>
		<link>https://www.tviweb.it/benzina-in-europa-litalia-e-davvero-tra-le-piu-care-ecco-chi-paga-di-piu-e-chi-meno/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/benzina-in-europa-litalia-e-davvero-tra-le-piu-care-ecco-chi-paga-di-piu-e-chi-meno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 13:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[Accise]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[confronto prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[costo benzina]]></category>
		<category><![CDATA[diesel]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi carburante]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362901</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quanto costa davvero fare il pieno in Europa? E soprattutto: l’Italia è tra i Paesi più cari oppure no? Guardando i dati aggiornati sui prezzi medi dei carburanti, la risposta è meno scontata di quanto si pensi. Nel nostro Paese<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/benzina-in-europa-litalia-e-davvero-tra-le-piu-care-ecco-chi-paga-di-piu-e-chi-meno/">Benzina in Europa, l’Italia è davvero tra le più care? Ecco chi paga di più (e chi meno)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Quanto costa davvero fare il pieno in Europa? E soprattutto: l’Italia è tra i Paesi più cari oppure no? Guardando i dati aggiornati sui prezzi medi dei carburanti, la risposta è meno scontata di quanto si pensi.</p>



<p>Nel nostro Paese la benzina (Euro 95) si attesta attorno a <strong>1,75 euro al litro</strong>, con il gasolio a <strong>2,067 euro</strong> e il GPL a <strong>0,683 euro</strong>. Prezzi certamente elevati, ma non i più alti del continente.</p>



<p>A guidare la classifica dei rincari sono infatti i <strong>Paesi Bassi</strong>, vera “maglia nera” d’Europa, dove la benzina raggiunge <strong>2,366 euro al litro</strong> e il diesel <strong>2,507 euro</strong>. Subito dietro troviamo <strong>Danimarca</strong> (2,303 euro) e <strong>Germania</strong> (2,094 euro), seguite da diversi Paesi del Nord e dell’Europa occidentale dove il costo supera stabilmente i 2 euro.</p>



<p>E l’Italia? Si colloca in una fascia intermedia-alta: più cara rispetto a molti Paesi dell’Est e del Sud Europa, ma comunque sotto i livelli di diverse economie più ricche.</p>



<p>Dall’altra parte della classifica, la “maglia rosa” (cioè i prezzi più bassi) spetta alla <strong>Russia</strong>, dove la benzina costa appena <strong>0,716 euro al litro</strong>, seguita dalla <strong>Bielorussia</strong> (0,768 euro). Tra i Paesi europei più vicini a noi, spiccano prezzi contenuti anche in <strong>Turchia</strong> (1,218 euro), <strong>Malta</strong> (1,339 euro) e <strong>Bulgaria</strong> (1,413 euro).</p>



<p>Interessante anche il confronto con i vicini:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Slovenia</strong>: 1,614 euro</li>



<li><strong>Austria</strong>: 1,877 euro</li>



<li><strong>Francia</strong>: 1,969 euro</li>



<li><strong>Croazia</strong>: 1,563 euro</li>
</ul>



<p>Sul fronte del diesel, invece, l’Italia (2,067 euro) si avvicina di più alla fascia alta, ma resta comunque sotto Paesi come Belgio, Germania e Olanda.</p>



<p>Per quanto riguarda il GPL, il nostro Paese si conferma competitivo (0,683 euro), con prezzi inferiori rispetto a molte nazioni europee, anche se non i più bassi in assoluto.</p>



<p><br>L’Italia non è il Paese con la benzina più cara d’Europa, ma resta comunque tra quelli dove fare il pieno pesa di più sul portafoglio, soprattutto se confrontata con l’Est europeo. A incidere, come sempre, sono tasse e accise, che mantengono i prezzi su livelli elevati rispetto alla media.</p>



<p>In sintesi: non siamo i peggiori, ma neppure tra i più fortunati. E mentre in alcune zone d’Europa fare il pieno è ancora relativamente economico, nel resto del continente – Italia compresa – il carburante resta una delle voci di spesa più pesanti per famiglie e imprese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/benzina-in-europa-litalia-e-davvero-tra-le-piu-care-ecco-chi-paga-di-piu-e-chi-meno/">Benzina in Europa, l’Italia è davvero tra le più care? Ecco chi paga di più (e chi meno)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/benzina-in-europa-litalia-e-davvero-tra-le-piu-care-ecco-chi-paga-di-piu-e-chi-meno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trump: nuova pugnalata all’economia italiana (e soprattutto veneta). Dove sono quelli che in Italia lo sostenevano?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/trump-nuova-pugnalata-alleconomia-italiana-e-soprattutto-veneta-dove-sono-quelli-che-in-italia-lo-sostenevano/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/trump-nuova-pugnalata-alleconomia-italiana-e-soprattutto-veneta-dove-sono-quelli-che-in-italia-lo-sostenevano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[commercio internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[dazi usa]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[export farmaceutico]]></category>
		<category><![CDATA[industria farmaceutica Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti farmaceutici]]></category>
		<category><![CDATA[politica commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti farmaceutici]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazioni doganali]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362730</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una nuova mossa dell’amministrazione Donald Trump rischia di colpire duramente anche l’Italia. La Casa Bianca ha annunciato dazi fino al 100% sui farmaci importati negli Stati Uniti, una decisione che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’export europeo e in particolare su<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/trump-nuova-pugnalata-alleconomia-italiana-e-soprattutto-veneta-dove-sono-quelli-che-in-italia-lo-sostenevano/">Trump: nuova pugnalata all’economia italiana (e soprattutto veneta). Dove sono quelli che in Italia lo sostenevano?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Una nuova mossa dell’amministrazione Donald Trump rischia di colpire duramente anche l’Italia. La Casa Bianca ha annunciato dazi fino al 100% sui farmaci importati negli Stati Uniti, una decisione che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’export europeo e in particolare su quello italiano.</p>



<p>Il settore farmaceutico è infatti uno dei pilastri delle esportazioni italiane verso gli USA: secondo i dati più recenti, l’export di prodotti farmaceutici italiani verso gli Stati Uniti supera i 10 miliardi di euro annui, rappresentando una quota significativa dell’intero export nazionale verso quel mercato. Un eventuale aumento delle barriere commerciali potrebbe quindi incidere in modo diretto su aziende, occupazione e investimenti. In Veneto, la produzione farmaceutica rappresenta uno dei settori industriali più importanti e strategici dell’economia regionale. Secondo gli ultimi dati disponibili, la filiera farmaceutica contribuisce per circa il 5-6% al PIL regionale e occupa oltre 25.000 addetti, distribuiti tra grandi multinazionali e numerose medie e piccole imprese specializzate in produzione, ricerca e sviluppo. L’export del settore è particolarmente rilevante: oltre il 70% della produzione viene destinata ai mercati esteri, con una quota significativa verso Stati Uniti ed Europa, confermando il Veneto come una delle regioni italiane più competitive nel comparto farmaceutico.</p>



<p>Chi in Italia ha sostenuto o continua a sostenere Donald Trump dovrà assumersi le proprie responsabilità di fronte alle conseguenze economiche delle sue decisioni. Per un Paese come l’Italia, fortemente basato sull’export, le scelte unilaterali dell’amministrazione americana rappresentano un colpo durissimo: dai prodotti farmaceutici all’agroalimentare, dall’automotive ai macchinari industriali, numerosi settori strategici rischiano di subire danni enormi. Non si tratta di teorie astratte: anche un bambino potrebbe comprendere che imporre dazi pesanti significa colpire direttamente imprese, lavoratori e interi comparti produttivi. E lo si poteva intuire molto prima, ascoltando le premesse delle deliranti politiche commerciali di Trump già in campagna elettorale. Ora faranno finta di niente? Come se non fosse successo? Chi ha sostenuto queste scelte oggi non può sorprendersi delle ricadute: l’economia italiana ne pagherà il prezzo, e chi ha deciso di appoggiare queste scelte dovrà rendere conto al Paese delle conseguenze di una politica estera che colpisce duramente chi vive di export.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Dazi fino al 100%: la strategia della Casa Bianca</h3>



<p>La misura annunciata prevede l’applicazione di dazi fino al 100% sui farmaci brevettati in ingresso negli Stati Uniti. Tuttavia, le aziende potranno evitare queste tariffe stipulando accordi diretti con l’amministrazione americana.</p>



<p>Secondo la Casa Bianca, l’obiettivo è rafforzare la sicurezza nazionale incentivando la produzione interna di farmaci essenziali. In realtà, come sottolineano diversi analisti, si tratta anche di una leva negoziale per costringere le aziende a investire negli Stati Uniti.</p>



<p>Sean Sullivan, professore all’Università di Washington e alla London School of Economics, ha spiegato chiaramente la logica: si tratta di una questione di “potere contrattuale”, con Washington intenzionata a portare tutte le aziende al tavolo delle trattative.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Sconti e accordi: come evitare i dazi</h3>



<p>Il sistema previsto è articolato:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>le aziende che trasferiranno la produzione negli Stati Uniti entro la fine del mandato di Trump (gennaio 2029) affronteranno dazi ridotti al 20%;</li>



<li>le tariffe potranno scendere fino allo 0% in caso di accordi sui prezzi con il governo americano, ad esempio fornendo farmaci a costi ridotti per programmi pubblici come Medicaid.</li>
</ul>



<p>Molte grandi multinazionali hanno già siglato accordi per evitare le tariffe, e altre potrebbero seguirle nei prossimi mesi. Le aziende avranno 120 giorni per adeguarsi (180 giorni per le PMI).</p>



<p>Gli Stati Uniti continueranno inoltre a rispettare alcuni accordi già siglati con partner chiave, tra cui Europa, Svizzera, Regno Unito, Corea del Sud e Giappone. Inutile dire che questo si traduce in un danno enorme per le imprese e per i consumatori, anche europei.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso del Regno Unito e gli effetti globali</h3>



<p>Un esempio concreto è l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Regno Unito: Londra manterrà dazi zero sulle esportazioni farmaceutiche verso gli USA per tre anni, in cambio di prezzi più alti pagati dal sistema sanitario britannico (NHS).</p>



<p>Secondo il governo britannico, l’intesa rappresenta una “vittoria” per pazienti e imprese, ma evidenzia anche il costo politico ed economico necessario per evitare le tariffe americane.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Impatto incerto ma rischi concreti</h3>



<p>Gli esperti invitano alla cautela. Richard Frank, della Brookings Institution, sottolinea che è difficile valutare l’impatto reale della misura, vista l’incertezza su quanti farmaci saranno esentati e quante aziende firmeranno accordi.</p>



<p>Le grandi aziende potrebbero adattarsi, ma le piccole e medie imprese rischiano di subire maggiormente l’impatto dei dazi, con un aumento dei costi e una perdita di competitività.</p>



<p>Inoltre, la produzione negli Stati Uniti comporta generalmente costi più elevati, che potrebbero riflettersi sui prezzi finali o sui margini delle aziende.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Investimenti e pressione politica</h3>



<p>La Casa Bianca sostiene che la sola minaccia dei dazi abbia già spinto il settore a promettere investimenti per circa 400 miliardi di dollari negli Stati Uniti.</p>



<p>Parallelamente, l’amministrazione sta rivedendo anche i dazi su acciaio, alluminio e rame, eliminando le tariffe per i prodotti che non contengono quantità significative di questi metalli.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Un colpo anche per l’Italia</h3>



<p>Per l’Italia, dove il settore farmaceutico è uno dei più dinamici e competitivi a livello internazionale, la decisione americana rappresenta un rischio concreto.</p>



<p>Le aziende italiane potrebbero essere costrette a scegliere tra:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>ridurre i margini per restare competitive;</li>



<li>investire negli Stati Uniti;</li>



<li>o perdere quote di mercato.</li>
</ul>



<p>In un contesto globale già instabile, la mossa di Washington rischia quindi di trasformarsi in una vera e propria pressione economica sull’Europa e sull’Italia, con conseguenze che potrebbero emergere nei prossimi mesi.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/trump-nuova-pugnalata-alleconomia-italiana-e-soprattutto-veneta-dove-sono-quelli-che-in-italia-lo-sostenevano/">Trump: nuova pugnalata all’economia italiana (e soprattutto veneta). Dove sono quelli che in Italia lo sostenevano?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/trump-nuova-pugnalata-alleconomia-italiana-e-soprattutto-veneta-dove-sono-quelli-che-in-italia-lo-sostenevano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Se Trump fosse rimasto sul campo da golf…”: un anno dopo i dazi, l’economia USA paga il conto (e gli esperti non fanno sconti)</title>
		<link>https://www.tviweb.it/se-trump-fosse-rimasto-sul-campo-da-golf-un-anno-dopo-i-dazi-leconomia-usa-paga-il-conto-e-gli-esperti-non-fanno-sconti/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/se-trump-fosse-rimasto-sul-campo-da-golf-un-anno-dopo-i-dazi-leconomia-usa-paga-il-conto-e-gli-esperti-non-fanno-sconti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[dazi usa]]></category>
		<category><![CDATA[deficit commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[donald trump]]></category>
		<category><![CDATA[economia americana]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti globali]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[politica economica USA]]></category>
		<category><![CDATA[settore manifatturiero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362666</guid>

					<description><![CDATA[<p>A un anno dal cosiddetto “giorno della liberazione”, quando Donald Trump annunciò una raffica di dazi contro quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, il bilancio è tutt’altro che positivo. Secondo un’analisi del The Guardian, le politiche tariffarie hanno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/se-trump-fosse-rimasto-sul-campo-da-golf-un-anno-dopo-i-dazi-leconomia-usa-paga-il-conto-e-gli-esperti-non-fanno-sconti/">“Se Trump fosse rimasto sul campo da golf…”: un anno dopo i dazi, l’economia USA paga il conto (e gli esperti non fanno sconti)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>A un anno dal cosiddetto “giorno della liberazione”, quando Donald Trump annunciò una raffica di dazi contro quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, il bilancio è tutt’altro che positivo. Secondo un’analisi del The Guardian, le politiche tariffarie hanno prodotto effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati dalla Casa Bianca.</p>



<p>Il 2 aprile 2025 segnò l’inizio di una strategia aggressiva: dazi su larga scala, tagli al settore pubblico e una linea economica improntata al caos come leva politica. Gli investitori reagirono rapidamente, riducendo l’esposizione agli asset americani e spostando capitali verso Europa, Asia e Sud America. Il dollaro iniziò a indebolirsi quasi subito.</p>



<p>Il commento più tagliente arriva da Dario Perkins:<br>“Se Trump avesse passato gli ultimi 14 mesi sul campo da golf, oggi saremmo in una situazione migliore”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Economia ferma, fiducia in calo</h3>



<p>I dati mostrano un’economia stagnante, se non in leggero declino. Secondo il Bureau of Labor Statistics, le aziende statunitensi hanno rallentato drasticamente le assunzioni subito dopo l’introduzione dei dazi. Revisioni successive hanno ridotto di 403.000 unità le stime occupazionali del 2025, a fronte di una crescita minima rispetto ai 163 milioni di lavoratori complessivi.</p>



<p>Anche la fiducia dei consumatori ha subito un duro colpo. Il Conference Board e l’Università del Michigan segnalano livelli ai minimi storici alla fine del 2025, con un breve rimbalzo solo dopo l’allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina nel maggio dello stesso anno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il fallimento dei dazi (anche secondo i loro criteri)</h3>



<p>Uno degli obiettivi principali della politica di Trump era rilanciare il settore manifatturiero. Ma i numeri raccontano un’altra storia: tra gennaio 2025 e marzo 2026 sono andati persi circa 100.000 posti di lavoro nel comparto.</p>



<p>Il rapporto tra lavoratori manifatturieri e occupazione totale è sceso al livello più basso dal 1939. Nel frattempo, il deficit commerciale ha raggiunto un nuovo record nel 2025, segno che le importazioni non sono diminuite e le esportazioni non sono aumentate.</p>



<p>Per Bryan Riley, il verdetto è netto:<br>“I dazi hanno fallito, persino secondo i criteri della stessa amministrazione. Non hanno ridotto il deficit, né aiutato industria e agricoltura”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Investitori in fuga e nuova centralità della Cina</h3>



<p>Il clima di incertezza, unito alle tensioni politiche interne e internazionali, ha spinto molti investitori a riconsiderare il ruolo degli Stati Uniti come porto sicuro. Secondo Russ Mould, tra dazi, pressioni sulla Federal Reserve e operazioni militari all’estero, “la narrativa dell’eccezionalismo americano è sempre più fragile”.</p>



<p>Nel frattempo, la Cina ha beneficiato indirettamente della situazione: nell’anno concluso a febbraio 2026, i profitti industriali sono cresciuti del 15,2%, rafforzando ulteriormente la sua posizione globale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un futuro incerto</h3>



<p>L’analisi del The Guardian evidenzia come le politiche protezionistiche abbiano finito per indebolire proprio l’economia che avrebbero dovuto rafforzare.</p>



<p>E mentre la Casa Bianca continua a difendere la propria strategia, tra gli esperti cresce il consenso su un punto: il costo di questa “guerra commerciale” è stato molto più alto del previsto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/se-trump-fosse-rimasto-sul-campo-da-golf-un-anno-dopo-i-dazi-leconomia-usa-paga-il-conto-e-gli-esperti-non-fanno-sconti/">“Se Trump fosse rimasto sul campo da golf…”: un anno dopo i dazi, l’economia USA paga il conto (e gli esperti non fanno sconti)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/se-trump-fosse-rimasto-sul-campo-da-golf-un-anno-dopo-i-dazi-leconomia-usa-paga-il-conto-e-gli-esperti-non-fanno-sconti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cioccolato più caro nel 2026: i piccoli piaceri di aprile avranno un retrogusto amaro</title>
		<link>https://www.tviweb.it/cioccolato-piu-caro-nel-2026-i-piccoli-piaceri-di-aprile-avranno-un-retrogusto-amaro/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/cioccolato-piu-caro-nel-2026-i-piccoli-piaceri-di-aprile-avranno-un-retrogusto-amaro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[aumento prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362587</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 2026 porterà un aumento del prezzo del cioccolato del 4%, nonostante il cacao sia in calo da un anno. A pesare sulle tasche dei consumatori sono le conseguenze di raccolti insufficienti nei principali paesi produttori dell’Africa occidentale, in particolare<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/cioccolato-piu-caro-nel-2026-i-piccoli-piaceri-di-aprile-avranno-un-retrogusto-amaro/">Cioccolato più caro nel 2026: i piccoli piaceri di aprile avranno un retrogusto amaro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Il 2026 porterà un aumento del prezzo del cioccolato del 4%, nonostante il cacao sia in calo da un anno. A pesare sulle tasche dei consumatori sono le conseguenze di raccolti insufficienti nei principali paesi produttori dell’Africa occidentale, in particolare Costa d’Avorio e Ghana, responsabili di oltre metà della produzione mondiale.</p>



<p>Le stagioni 2021-2022, 2022-2023 e 2023-2024 non hanno soddisfatto la domanda globale, provocando un’impennata dei prezzi. Secondo Oran Van Dort di Rabobank, a questo si aggiungono problemi sistemici nelle piantagioni, come l’invecchiamento degli alberi, la diffusione del virus dell’edema del germoglio del cacao e un uso ridotto di fertilizzanti e pesticidi a causa di entrate insufficienti.</p>



<p>Ole Hansen, analista di Saxo Bank, spiega che l’aumento record del costo delle materie prime ha costretto i produttori a scelte difficili: aumento dei prezzi, riduzione delle quantità e, in alcuni casi, una leggera diminuzione della concentrazione di cacao nei prodotti.</p>



<p>Negli ultimi mesi, il prezzo del cacao si è stabilizzato, con un calo di due terzi a livello globale. Tuttavia, l’effetto sui consumatori si farà sentire: il cacao destinato alla Pasqua 2026 era stato acquistato mesi fa, ai prezzi elevati dell’anno scorso.</p>



<p>Chi vuole attenuare l’impatto economico può puntare alle marche dei supermercati, che mantengono prezzi stabili. I grandi marchi come Milka, Lindt e Ferrero Rocher registrano aumenti medi del 5%, con Ferrero in crescita del 10%, Lindt del 7% e Milka dell’8%. Kinder, leader del settore, prevede un aumento del 7% entro il 2026. In pratica, le galline di cioccolato Kinder supereranno i 60 euro al chilo, mentre una barretta generica costerà circa sei volte meno.</p>



<p>L’incremento del prezzo del cioccolato negli ultimi quattro anni raggiunge il 36%, frutto di aumenti annuali significativi: 9% nel 2023, 5% nel 2024 e 14% nel 2025, l’anno dei cattivi raccolti in Africa occidentale.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/cioccolato-piu-caro-nel-2026-i-piccoli-piaceri-di-aprile-avranno-un-retrogusto-amaro/">Cioccolato più caro nel 2026: i piccoli piaceri di aprile avranno un retrogusto amaro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/cioccolato-piu-caro-nel-2026-i-piccoli-piaceri-di-aprile-avranno-un-retrogusto-amaro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caro carburanti: verso un nuovo decreto?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/caro-carburanti-verso-un-nuovo-decreto/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/caro-carburanti-verso-un-nuovo-decreto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[caro]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[incontra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362465</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stamattina al Mimit il governo incontrerà le imprese per provare a tendere una mano al mondo produttivo sul Dl fiscale. Nel frattempo, l&#8217;esecutivo lavora anche ad un possibile nuovo decreto in materia di caro carburanti: potrebbe arrivare una proroga del taglio temporaneo di 25 centesimi delle accise, attualmente in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caro-carburanti-verso-un-nuovo-decreto/">Caro carburanti: verso un nuovo decreto?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Stamattina al Mimit il governo incontrerà le imprese per provare a tendere una mano al mondo produttivo sul Dl fiscale. Nel frattempo, l&#8217;esecutivo lavora anche ad un possibile nuovo decreto in materia di caro carburanti: potrebbe arrivare una proroga del taglio temporaneo di 25 centesimi delle accise, attualmente in vigore fino al 7 aprile.</p>



<p>L&#8217;orientamento prevalente nel governo al momento, viene riferito da fonti qualificate e rilanciato da AgiCom, sarebbe quello di procedere a una proroga del decreto legge sul taglio delle accise sui carburanti varato dopo l&#8217;impennata del prezzo della benzina e del gasolio a seguito del conflitto in Medio Oriente. Il provvedimento potrebbe approdare in Cdm subito dopo Pasqua, martedì 7 aprile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caro-carburanti-verso-un-nuovo-decreto/">Caro carburanti: verso un nuovo decreto?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/caro-carburanti-verso-un-nuovo-decreto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dolci pasquali nel vicentino: nelle pasticcerie manca il personale specializzato</title>
		<link>https://www.tviweb.it/dolci-pasquali-nel-vicentino-nelle-pasticcerie-manca-il-personale-specializzato/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/dolci-pasquali-nel-vicentino-nelle-pasticcerie-manca-il-personale-specializzato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[pasticcerie]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362395</guid>

					<description><![CDATA[<p>Colombe, focacce, uova pasquali. I laboratori sono al lavoro già da qualche settimana per rispondere alle richieste della clientela e permettere a tutti di chiudere il pranzo di Pasqua, e festeggiare Pasquetta, con un dolce di qualità tanto nelle materie<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/dolci-pasquali-nel-vicentino-nelle-pasticcerie-manca-il-personale-specializzato/">Dolci pasquali nel vicentino: nelle pasticcerie manca il personale specializzato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Colombe, focacce, uova pasquali. I laboratori sono al lavoro già da qualche settimana per rispondere alle richieste della clientela e permettere a tutti di chiudere il pranzo di Pasqua, e festeggiare Pasquetta, con un dolce di qualità tanto nelle materie prime che nei processi di produzione. Nel vicentino&nbsp;i consumi dei dolci pasquali intercettano l’offerta di 550 pasticcerie e imprese del&nbsp;settore dolciario, un perimetro settoriale che include pasticceria fresca, gelati, biscotti, cacao, cioccolato e confetteria, caratterizzato da una alta vocazione artigianale: sono infatti 435 le imprese artigiane, che rappresentano il 79,1% delle imprese totali del settore.&nbsp;I numeri arrivano dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza in vista della Pasqua che, con Natale, è un altro momento importante per il comparto. E anche il settore dolciario segue con l’andamento dei prezzi dell’energia con interesse per capirne eventuali ripercussioni sui costi aziendali, mentre restano alcune tensioni su alcune materie prime utilizzate e che a febbraio 2026 hanno registrato alcuni rincari. È il caso del cacao in polvere (+17,0% su base annua), del caffè (+12,9%) e del cioccolato (+6,8%).</p>



<p>Un altro tema che tocca da vicino il settore è la carenza di personale e in particolar modo di personale specializzato. In questo contesto il Veneto con il 65,8% delle domande di personale insoddisfatte, si colloca subito dietro a Emilia-Romagna (74,6%), e Lazio (68,9%) tra le maggiori <strong>regioni</strong> con almeno mille entrate previste.</p>



<p>Nello specifico, 2025 in Veneto si registrano entrate di pasticcieri, gelatai e conservieri artigianali e panettieri e pastai artigianali&nbsp;per 1.490 unità, di cui 990 panettieri e pastai artigianali e 500 pasticceri, gelatai e conservieri artigianali.&nbsp;Rimane tuttavia molto elevata la carenza di lavoratori specializzati: le entrate difficili da reperire sono 980, pari al 65,8%, una quota superiore di quasi 10 punti percentuali rispetto al 56% rilevato a livello nazionale.&nbsp;Per le figure di pasticceri, gelatai e conservieri artigiani poi la difficoltà di reperimento è ancora più accentuata: sono difficili da trovare oltre 3 addetti su 4 (76,0%).<br>“Notiamo una certa tendenza da parte dei consumatori, a Pasqua così come per Natale, a preferire pochi dolci ma di qualità. I consumatori nel tempo hanno compreso che un dolce realizzato con prodotti selezionati, magari a Km 0, è buono e salutare oltre a riproporre spesso formati e sapori della tradizione – commenta Oliviero Olivieri, presidente dei Pasticceri di Confartigianato Imprese Vicenza-. Non solo, dagli ultimi dati sull’export (2025) elaborati dal nostro Uffici Studi emerge che il settore dei prodotti alimentari, in un generale rallentamento rispetto al 2024, è uno dei comparti in crescita: (+4,9%, pari a +47 milioni). Resta però aperto il tema del personale. Credo che se i ragazzi provassero con mano quanta creatività, ma anche sapere tecnico è necessario, per esempio di dosare gli ingredienti nelle quantità e nei tempi giusti, serve per creare un dolce, forse qualcuno in più potrebbe intraprendere questa strada. Sta a noi continuare a ricordare l’importanza delle nostre imprese anche attraverso una buona fetta di dolce”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/dolci-pasquali-nel-vicentino-nelle-pasticcerie-manca-il-personale-specializzato/">Dolci pasquali nel vicentino: nelle pasticcerie manca il personale specializzato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/dolci-pasquali-nel-vicentino-nelle-pasticcerie-manca-il-personale-specializzato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rincari folli per gasolio e fertilizzanti, nel Vicentino semine di mais a rischio</title>
		<link>https://www.tviweb.it/rincari-folli-per-gasolio-e-fertilizzanti-nel-vicentino-semine-di-mais-a-rischio/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/rincari-folli-per-gasolio-e-fertilizzanti-nel-vicentino-semine-di-mais-a-rischio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[allarme]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[gasolio]]></category>
		<category><![CDATA[rincari]]></category>
		<category><![CDATA[semine]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362378</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’instabilità geopolitica internazionale, con l’escalation del conflitto in Medio Oriente, sta generando una situazione di grave incertezza per tutto il settore agricolo e, in particolare, nel comparto dei seminativi. L’impatto della guerra in Iran sta facendo impennare i costi di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/rincari-folli-per-gasolio-e-fertilizzanti-nel-vicentino-semine-di-mais-a-rischio/">Rincari folli per gasolio e fertilizzanti, nel Vicentino semine di mais a rischio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>L’instabilità geopolitica internazionale, con l’escalation del conflitto in Medio Oriente, sta generando una situazione di grave incertezza per tutto il settore agricolo e, in particolare, nel comparto dei seminativi. L’impatto della guerra in Iran sta facendo impennare i costi di produzione, in primis gasolio agricolo e concimi, pesando come un macigno in questo momento cruciale per le aziende agricole vicentine, tra semine e lavorazione della terra. Il costo del gasolio agricolo è passato da 70 centesimi a 1,30 al litro, mentre quello dell’urea, fertilizzante fondamentale per i terreni, da 50 a 80 euro al quintale.</p>



<p>“Il rincaro dei costi di produzione ha azzerato i margini delle aziende agricole &#8211; sottolinea&nbsp;<strong>Anna Trettenero</strong>, presidente di&nbsp;<strong>Confagricoltura Vicenza &#8211;</strong>.&nbsp;Molte aziende agricole si stanno interrogando se procedere in questo momento con le semine del mais, o orientarsi verso altre colture, o addirittura lasciare i terreni incolti. Operiamo in un mercato globalizzato e stiamo combattendo a pari impari. Non possiamo difenderci più di tanto su economie di scala e possibilità di tecnologie di cui dispongono altri Paesi, a partire dalle sementi. Diverso sarebbe il discorso qualora le nostre produzioni destinate alla trasformazione delle eccellenze, cioè le nostre dop come formaggi e salumi, fossero sostenute a dovere, con una garanzia di ritorno economico adeguata. Se questo non avviene, verranno messe in crisi non solo le produzioni agricole, ma anche le stesse dop”.</p>



<p><strong>Non gioca a favore delle aziende agricole beriche</strong> l’andamento sempre più imprevedibile degli andamenti climatici. Si profila, infatti, una stagione sfavorevole per le colture seminate in autunno, cioè grano e orzo. L’inverno è stato molto piovoso e ha compattato il terreno, aiutando poco la crescita delle piantine. “Non abbiamo mezzi tecnici per contrastare fitopatie, infestanti e attacchi di insetti, oltre ai cambiamenti climatici, dato che l’Unione Europea riduce il numero di fitofarmaci e i principi attivi a disposizione”, continua Trettenero. “Siamo, insomma, nell’impossibilità di difendere e nutrire le nostre colture, con un mercato che non premia minimamente le produzioni e le filiere che non danno soddisfazione economica”. <strong>Gianni Biasiolo</strong>, componente della giunta di <strong>Confagricoltura Vicenza</strong> e presidente dell’essiccatoio di <strong>Barbarano Vicentino</strong>, conferma il momento di grande incertezza attraversato dalle aziende di seminativi. “Per le <em>commodities</em> la situazione è grave. C’è molta disponibilità di cereali a livello internazionale e perciò le quotazioni sono in caduta libera – spiega -. Per converso, i costi produttivi sono schizzati in alto e, di conseguenza, a livello nazionale è previsto il 20% in meno di mais, dato che è una coltura che ha bisogno di più irrigazioni, e quindi di gasolio, oltre che di fertilizzanti. Prevedibile che nel Vicentino verrà seminata più soia, che ha minore necessità di acqua e di nutrienti, ma anche girasole, che ha rese elevate e sta ottenendo un buon mercato anche grazie al calo delle superfici in Ucraina. Un’altra alternativa può essere la colza, che richiede poche spese, pur non avendo un valore elevato sul mercato”.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/rincari-folli-per-gasolio-e-fertilizzanti-nel-vicentino-semine-di-mais-a-rischio/">Rincari folli per gasolio e fertilizzanti, nel Vicentino semine di mais a rischio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/rincari-folli-per-gasolio-e-fertilizzanti-nel-vicentino-semine-di-mais-a-rischio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crolla la fiducia dei consumatori britannici: metà delle famiglie fatica con i beni essenziali</title>
		<link>https://www.tviweb.it/crolla-la-fiducia-dei-consumatori-britannici-meta-delle-famiglie-fatica-con-i-beni-essenziali/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/crolla-la-fiducia-dei-consumatori-britannici-meta-delle-famiglie-fatica-con-i-beni-essenziali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362240</guid>

					<description><![CDATA[<p>La guerra in Medio Oriente sta alimentando un’ondata di pessimismo nel Regno Unito, dove circa metà delle famiglie fatica già a sostenere le spese per i beni di prima necessità. A lanciare l’allarme è The Guardian, riportando i dati dell’ultima<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/crolla-la-fiducia-dei-consumatori-britannici-meta-delle-famiglie-fatica-con-i-beni-essenziali/">Crolla la fiducia dei consumatori britannici: metà delle famiglie fatica con i beni essenziali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>La guerra in Medio Oriente sta alimentando un’ondata di pessimismo nel Regno Unito, dove circa metà delle famiglie fatica già a sostenere le spese per i beni di prima necessità. A lanciare l’allarme è <em>The Guardian</em>, riportando i dati dell’ultima indagine di Which? sulle abitudini dei consumatori.</p>



<p>L’escalation del conflitto con l’Iran ha fatto salire i prezzi del petrolio, del gas, dei fertilizzanti e di altre materie prime, creando il rischio di un nuovo shock del costo della vita. Secondo l’indagine, la pressione sui prezzi spinge circa 14 milioni di famiglie a modificare le proprie abitudini finanziarie: attingere ai risparmi, vendere beni o chiedere prestiti per coprire le spese quotidiane.</p>



<p>La fiducia nel futuro dell’economia britannica è crollata di 13 punti, raggiungendo un punteggio di -56 nel mese terminato il 13 marzo, il livello più basso dalla fine del 2022. Due terzi degli adulti britannici (67%) prevedono un peggioramento dell’economia nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 12% pensa a un miglioramento.</p>



<p>Sebbene il punteggio non abbia ancora raggiunto i minimi della pandemia (-78) o della crisi del costo della vita del 2022 (-70), la tendenza evidenzia una crescente pressione sulle famiglie. Il risparmio, tradizionalmente visto come rete di sicurezza, si sta trasformando in uno strumento di sopravvivenza: un quarto delle famiglie (26%) attinge regolarmente ai propri risparmi per colmare il divario tra reddito e spese.</p>



<p>La fiducia nelle finanze familiari ha toccato il livello più basso da aprile 2025, scendendo di cinque punti a -15. L’inflazione britannica, già alta, dovrebbe mantenersi elevata più a lungo del previsto: mentre prima del conflitto si stimava un ritorno al 2% nei prossimi mesi, la Banca d’Inghilterra ora prevede un tasso al 3,5% per tutto il 2026, esercitando ulteriore pressione sulle famiglie.</p>



<p>Sue Davies, responsabile delle politiche di tutela dei consumatori di Which?, ha sottolineato: «La nostra ricerca mostra un preoccupante cambiamento nel sentiment dei consumatori, con la fiducia nell’economia ai minimi degli ultimi anni. Le famiglie devono affrontare una combinazione scoraggiante di prezzi in aumento e instabilità globale».</p>



<p>«La pressione sui bilanci familiari sta diventando insostenibile per molti. Consigliamo a chi ha difficoltà di contattare fornitori e richiedere consulenza gratuita e indipendente sulla gestione dei debiti. Le aziende dovrebbero fare tutto il possibile per supportare i clienti», ha aggiunto Davies.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/crolla-la-fiducia-dei-consumatori-britannici-meta-delle-famiglie-fatica-con-i-beni-essenziali/">Crolla la fiducia dei consumatori britannici: metà delle famiglie fatica con i beni essenziali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/crolla-la-fiducia-dei-consumatori-britannici-meta-delle-famiglie-fatica-con-i-beni-essenziali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Noventa &#8211; Inaugurata la &#8220;Scuola dei Mestieri&#8221; di OTB con il ministro Urso</title>
		<link>https://www.tviweb.it/noventa-inaugurata-la-scuola-dei-mestieri-di-otb-con-il-ministro-urso/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/noventa-inaugurata-la-scuola-dei-mestieri-di-otb-con-il-ministro-urso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 14:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
		<category><![CDATA[adolfo urso]]></category>
		<category><![CDATA[formazione giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[moda lusso]]></category>
		<category><![CDATA[noventa vicentina]]></category>
		<category><![CDATA[otb]]></category>
		<category><![CDATA[renzo rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola dei Mestieri]]></category>
		<category><![CDATA[staff international]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362157</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stata inaugurata venerdì 27 marzo a Noventa Vicentina la quinta edizione della “Scuola dei Mestieri” del Gruppo OTB, l’academy interna dedicata alla formazione dei futuri talenti del Made in Italy. L’avvio del nuovo percorso formativo coincide con le celebrazioni<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/noventa-inaugurata-la-scuola-dei-mestieri-di-otb-con-il-ministro-urso/">Noventa &#8211; Inaugurata la &#8220;Scuola dei Mestieri&#8221; di OTB con il ministro Urso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È stata inaugurata venerdì 27 marzo a Noventa Vicentina la quinta edizione della “Scuola dei Mestieri” del Gruppo OTB, l’academy interna dedicata alla formazione dei futuri talenti del Made in Italy. L’avvio del nuovo percorso formativo coincide con le celebrazioni della Giornata Nazionale del Made in Italy e segna un ulteriore passo nell’impegno del gruppo nel trasmettere competenze artigianali e manifatturiere alle nuove generazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="681" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-1024x681.jpeg" alt="" class="wp-image-362160" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-1024x681.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-626x417.jpeg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-1536x1022.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-100x67.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-846x563.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39-1184x787.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.22.39.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>All’evento hanno partecipato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, insieme a rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo e della stampa, accolti da Renzo Rosso, presidente e fondatore del Gruppo OTB, e da Ubaldo Minelli, amministratore delegato del gruppo e di Staff International.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un progetto per trasmettere il sapere artigianale</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-362161" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-1024x768.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-556x417.jpeg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-100x75.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-846x635.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01-1184x888.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.01.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La Scuola dei Mestieri nasce con l’obiettivo di preservare e valorizzare il patrimonio di conoscenze che sta alla base della moda italiana di qualità. Il percorso si sviluppa all’interno di Staff International, cuore produttivo e logistico del gruppo, dove ogni giorno prendono forma capi e accessori destinati alle passerelle e alle boutique di tutto il mondo.</p>



<p>“Il Made in Italy è un patrimonio che nasce dall’incontro tra creatività e competenze”, ha dichiarato Renzo Rosso, sottolineando l’importanza di formare nuove professionalità capaci di garantire il futuro della filiera. Sulla stessa linea l’amministratore delegato Ubaldo Minelli: “Oltre l’85% degli allievi è stato inserito nelle aziende del Gruppo, a dimostrazione dell’efficacia del progetto”.</p>



<p>Anche il ministro Urso ha evidenziato il valore dell’iniziativa: “La Scuola dei Mestieri interpreta al meglio la tradizione manifatturiera italiana, dove il sapere si tramanda come nelle botteghe rinascimentali”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Due edizioni e nuovi percorsi nel 2026</h3>



<p>Per la prima volta, nel 2026 la Scuola si articolerà in due edizioni annuali, una a marzo e una a settembre, ampliando il numero dei partecipanti. Il percorso, della durata di sei mesi, combina formazione teorica e attività pratiche con tirocinio professionalizzante a stretto contatto con maestri artigiani e professionisti del settore.</p>



<p>Il programma prevede laboratori su materiali e tessuti, approfondimenti sullo sviluppo delle collezioni, innovazione e sostenibilità, oltre a sessioni di mentorship. Nei primi tre mesi gli allievi si concentrano su sartoria e confezione, per poi specializzarsi in sviluppo prodotto, modelleria e sartoria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre 50 talenti formati</h3>



<p>Dall’avvio del progetto sono stati formati oltre 50 giovani, con più dell’85% inserito nelle aziende del gruppo. Un risultato che conferma la crescente domanda di figure professionali qualificate nel settore moda e lusso.</p>



<p>Il percorso è rivolto a neodiplomati di scuole tecniche, ITS e laureati in ambito moda. Per l’edizione di settembre sarà possibile candidarsi inviando un video CV di 60 secondi all’indirizzo <a>academy@staffinternational.com</a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il legame con il territorio</h3>



<p>L’inaugurazione è stata anche l’occasione per valorizzare la tradizione tessile del territorio vicentino, che affonda le radici negli anni ’50 con lo storico stabilimento Marzotto e si sviluppa nei decenni successivi grazie a laboratori artigianali e imprese del settore denim.</p>



<p>È proprio in questo contesto che nasce l’esperienza imprenditoriale di Renzo Rosso con Diesel e, successivamente, il rilancio di Staff International sotto il Gruppo OTB. Un percorso che ha riportato a Noventa Vicentina la produzione di importanti marchi del lusso, puntando sulle competenze delle maestranze locali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il commento del sindaco</h3>



<p>“Questa scuola rappresenta un’opportunità straordinaria per il nostro territorio e per i giovani – ha dichiarato il sindaco Mattia Veronese –. Qui si uniscono tradizione e innovazione, dando continuità a una storia produttiva che ha reso grande Noventa Vicentina. Investire nella formazione significa investire nel futuro della nostra comunità e del Made in Italy”.</p>



<p>La Scuola dei Mestieri si conferma così un progetto strategico non solo per il Gruppo OTB, ma per l’intero sistema moda italiano, con l’obiettivo di garantire continuità, qualità e innovazione a uno dei settori più rappresentativi del Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-362162" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-1024x682.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-626x417.jpeg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-100x67.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-846x564.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04-1184x789.jpeg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-27-at-15.23.04.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/noventa-inaugurata-la-scuola-dei-mestieri-di-otb-con-il-ministro-urso/">Noventa &#8211; Inaugurata la &#8220;Scuola dei Mestieri&#8221; di OTB con il ministro Urso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/noventa-inaugurata-la-scuola-dei-mestieri-di-otb-con-il-ministro-urso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uilca Veneto: Vigolo eletto nuovo segretario generale</title>
		<link>https://www.tviweb.it/uilca-veneto-vigolo-eletto-nuovo-segretario-generale/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/uilca-veneto-vigolo-eletto-nuovo-segretario-generale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 13:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=362138</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella giornata di ieri 26 marzo 2026, a Lazise (VR) si è svolto l’8° Congresso Regionale della Uilca Veneto “Nel Labirinto tra Tempo e Lavoro: quali scenari per la persona?”. Si sono confrontati sul tema il prof. Ronsivalle, docente di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/uilca-veneto-vigolo-eletto-nuovo-segretario-generale/">Uilca Veneto: Vigolo eletto nuovo segretario generale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nella giornata di ieri 26 marzo 2026, a Lazise (VR) si è svolto l’8° Congresso Regionale della Uilca Veneto “Nel Labirinto tra Tempo e Lavoro: quali scenari per la persona?”. Si sono confrontati sul tema il prof. Ronsivalle, docente di Digitalizzazione all’Università La Sapienza di Roma, il prof. Gosetti docente di sociologia all’università di Verona, Fulvio Furlan Segretario Generale della UILCA e Roberto Toigo Segretario Generale della UIL Veneto.</p>



<p>La relazione introduttiva è stata fatta dalla Segretaria uscente Elisa Carletto, entrata recentemente in Segreteria Nazionale Uilca, che ha ripercorso tutto il lavoro svolto dalla Uilca del Veneto nel corso degli ultimi 4 anni.</p>



<p>Al termine sono stati eletti gli Organi Statutari che hanno eletto il vicentino MIRKO VIGOLO nuovo Segretario Generale della UILCA del Veneto.</p>



<p>“Il mio mandato sarà caratterizzato dalla regionalizzazione delle varie provincie che non farà cambiare la presenza della nostra Organizzazione a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori. Dovremo sempre più stare nelle piazze, nei bar, nelle scuole e far conoscere il sindacato anche oltre la tutela del posto di lavoro” ha dichiarato il neo eletto Segretario Generale nel suo discorso di insediamento. “Punteremo sulle Donne e sui Giovani per non disperdere il nostro patrimonio e per investire sul futuro della nostra Organizzazione, accogliendo tutti quanti vorranno avvicinarsi a noi e condividere il nostro progetto. La Uilca è un Sindacato veramente a fianco delle Lavoratrici e dei Lavoratori, con la persona che è al centro del nostro operato”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/uilca-veneto-vigolo-eletto-nuovo-segretario-generale/">Uilca Veneto: Vigolo eletto nuovo segretario generale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/uilca-veneto-vigolo-eletto-nuovo-segretario-generale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gas e petrolio nell’Artico: la &#8216;trivellatrice&#8217; Norvegia pronta a diventare il “salvatore energetico” dell’Europa?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/gas-e-petrolio-nellartico-la-trivellatrice-norvegia-pronta-a-diventare-il-salvatore-energetico-delleuropa/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/gas-e-petrolio-nellartico-la-trivellatrice-norvegia-pronta-a-diventare-il-salvatore-energetico-delleuropa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=361965</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel pieno delle tensioni globali, tra la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, la Norvegia si propone come possibile ancora di salvezza per l’Europa sul fronte energetico. Già diventata il principale fornitore di gas del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/gas-e-petrolio-nellartico-la-trivellatrice-norvegia-pronta-a-diventare-il-salvatore-energetico-delleuropa/">Gas e petrolio nell’Artico: la &#8216;trivellatrice&#8217; Norvegia pronta a diventare il “salvatore energetico” dell’Europa?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nel pieno delle tensioni globali, tra la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, la Norvegia si propone come possibile ancora di salvezza per l’Europa sul fronte energetico. Già diventata il principale fornitore di gas del continente dopo il conflitto in Ucraina, Oslo punta ora a espandere le trivellazioni nell’Artico per aumentare produzione ed export.</p>



<p>Una strategia ambiziosa che però incontra forti resistenze. L’Unione Europea, infatti, resta cauta sull’acquisto di idrocarburi provenienti da una regione fragile e strategica come l’Artico. Bruxelles sta inoltre rivedendo la propria politica, che dal 2021 sostiene una moratoria internazionale sulle nuove estrazioni.</p>



<p>Il nodo potrebbe sciogliersi entro settembre, quando è atteso il nuovo documento europeo. Secondo Florian Vidal, ricercatore dell’Università di Tromsø, una conferma della moratoria chiuderebbe di fatto il principale sbocco commerciale della Norvegia: proprio l’Europa. In alternativa, Oslo potrebbe esportare gas liquefatto verso altri mercati, ma perderebbe investimenti europei fondamentali.</p>



<p>Intanto il governo norvegese intensifica il pressing diplomatico. “La crisi gioca a favore della Norvegia, che si presenta come fornitore di ultima istanza”, spiega Patrice Geoffron, docente all’Università Paris-Dauphine-PSL. Una posizione che Oslo respinge ufficialmente: il segretario di Stato Snorre Skjevrak sostiene che la situazione in Medio Oriente non influenzi le scelte energetiche del Paese.</p>



<p>I numeri però sono chiari: la Norvegia copre circa il 30% del fabbisogno di gas e il 14% di quello petrolifero di Regno Unito e Unione Europea. E guarda al futuro con nuovi progetti: due giacimenti di gas (Snøhvit e Aasta Hansteen) e due petroliferi (Goliat e Johan Castberg) sono già attivi nell’Artico, mentre nel Mare di Barents si stima la presenza di miliardi di barili ancora da sfruttare. A gennaio, Oslo ha proposto l’apertura di 70 nuovi blocchi esplorativi, molti dei quali proprio in acque artiche.</p>



<p>La posta in gioco è alta anche sul piano interno: i giacimenti attuali stanno invecchiando e la produzione potrebbe calare dopo il 2030. Mantenere i livelli è cruciale per occupazione, entrate e sostenibilità del welfare.</p>



<p>Non mancano però gli ostacoli. Le trivellazioni nell’Artico sono costose e richiedono prezzi del petrolio sopra gli 80-90 dollari al barile per essere sostenibili. A questo si aggiungono i rischi geopolitici: il Mare di Barents è un’area sensibile, vicina alle infrastrutture militari russe, e nuove installazioni potrebbero aumentare l’esposizione a tensioni o sabotaggi.</p>



<p>Infine, il tema climatico. L’Europa punta alla neutralità carbonica entro il 2050, e nuove estrazioni appaiono in contrasto con questo obiettivo. Oslo difende la propria posizione sostenendo che il suo gas ha emissioni inferiori rispetto ad altre fonti e che resterà necessario nella transizione energetica. Ma per alcuni esperti, come Inès Bouacida dell’IDDRI, la vera soluzione resta ridurre la dipendenza dagli idrocarburi puntando su energie rinnovabili prodotte in Europa.</p>



<p>Per ora Bruxelles resta ferma: la posizione sulla moratoria non cambia. Ma tra crisi energetica e nuovi equilibri geopolitici, il ruolo della Norvegia potrebbe diventare sempre più centrale nei prossimi mesi.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/gas-e-petrolio-nellartico-la-trivellatrice-norvegia-pronta-a-diventare-il-salvatore-energetico-delleuropa/">Gas e petrolio nell’Artico: la &#8216;trivellatrice&#8217; Norvegia pronta a diventare il “salvatore energetico” dell’Europa?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/gas-e-petrolio-nellartico-la-trivellatrice-norvegia-pronta-a-diventare-il-salvatore-energetico-delleuropa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale: in Veneto solo il 14,9% delle imprese ha una strategia</title>
		<link>https://www.tviweb.it/intelligenza-artificiale-in-veneto-solo-il-149-delle-imprese-ha-una-strategia/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/intelligenza-artificiale-in-veneto-solo-il-149-delle-imprese-ha-una-strategia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[forema]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=361865</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Intelligenza Artificiale è già una realtà operativa per molte imprese del Veneto. Non si tratta più di una prospettiva futura o di una tecnologia sperimentale: è entrata nei processi quotidiani, supporta attività amministrative, creative e decisionali e viene utilizzata in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/intelligenza-artificiale-in-veneto-solo-il-149-delle-imprese-ha-una-strategia/">Intelligenza artificiale: in Veneto solo il 14,9% delle imprese ha una strategia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p><br>L’Intelligenza Artificiale è già una realtà operativa per molte imprese del Veneto. Non si tratta più di una prospettiva futura o di una tecnologia sperimentale: è entrata nei processi quotidiani, supporta attività amministrative, creative e decisionali e viene utilizzata in modo crescente all’interno delle organizzazioni. Tuttavia, l’integrazione strutturata e strategica rimane ancora limitata. È quanto emerge dalla survey realizzata da Fòrema tra ottobre 2025 e febbraio 2026 su un campione di oltre 300 imprese del NordEst, metà delle quali padovane. I risultati delineano un rapporto con l’AI ancora in una fase di transizione: il suo utilizzo è prevalentemente individuale, manca una piena integrazione nei modelli organizzativi.</p>



<p>L’indagine di Fòrema è stata rivolta agli imprenditori del Nordest. Tra quelli che hanno risposto, Padova guida l’indagine con il 47,9% delle imprese partecipanti. Seguono Treviso (24,5%) e Vicenza (10,6%). Il campione è composto prevalentemente da piccole imprese (40,4%), segnale che l’AI sta penetrando nel tessuto delle PMI; le medie imprese rappresentano il 37,2%, le grandi il 22,3%. Forte la presenza del metalmeccanico (37,2%), seguito da chimico-farmaceutico e gomma-plastica (10,5%) e legno-arredo (8,5%). L’età media del personale si colloca tra i 40 e i 45 anni.</p>



<p>L’analisi evidenzia come il 64,9% delle aziende utilizzi già strumenti di Intelligenza Artificiale per attività creative, come la produzione di contenuti, testi e materiali di comunicazione, mentre il 62,8% li impiega per la scrittura di e-mail, documenti e presentazioni. Il 48,9% ricorre all’AI per analisi dati e supporto decisionale. Rimane invece più contenuto, al 18,1%, l’utilizzo per l’ottimizzazione di attività ripetitive, segnale che l’automazione strutturale dei processi core rappresenta ancora una frontiera da consolidare, una frontiera per ora analizzata da meno di un’azienda su cinque.</p>



<p>Il dato più significativo riguarda tuttavia la dimensione strategica. Solo il 14,9% delle imprese dichiara di aver definito una strategia aziendale per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, mentre l’85,1% non dispone ancora di un piano formalizzato. Analogamente, l’86,2% non ha adottato una policy interna specifica sull’utilizzo dell’AI e il 60,6% non ha fornito indicazioni operative ai propri collaboratori. Soltanto il 17% delle aziende ha condiviso esempi pratici o linee guida concrete per orientare l’uso.</p>



<p>Sul piano delle competenze emerge un ulteriore elemento di attenzione. Oltre il 90% dei collaboratori presenta un livello di preparazione nullo o base in materia di Intelligenza Artificiale e solo circa la metà delle imprese dispone di un dipartimento ICT strutturato o di competenze interne in ambito data science. Inoltre, il 55,3% degli intervistati dichiara di non essere in grado di distinguere con certezza un contenuto generato da un sistema di AI rispetto a uno prodotto da una persona, evidenziando la necessità di rafforzare consapevolezza e cultura digitale.</p>



<p>Parallelamente, la survey segnala una chiara domanda di produttività e di efficienza. Il 71,3% delle imprese attribuisce il massimo livello di utilità a sistemi intelligenti in grado di delegare attività a basso valore aggiunto, con l’obiettivo di liberare tempo per decisioni strategiche e attività ad alto impatto. Tra gli ambiti in cui vengono individuate maggiori opportunità di miglioramento emergono produzione, manutenzione, logistica, gestione documentale, pianificazione operativa e supporto alle risorse umane.</p>



<p>“Per un territorio a forte vocazione manifatturiera e orientato all’export come il Veneto, questi dati assumono un valore strategico”, commenta Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema. “L’adozione dell’Intelligenza Artificiale è già avviata, ma il consolidamento di un vantaggio competitivo duraturo richiede un salto di qualità nella governance, nella formazione e nell’integrazione nei processi di filiera. La transizione digitale non può essere lasciata al caso o alla sola iniziativa individuale delle imprese. I dati mostrano che serve un’azione coordinata di sistema per fare in modo che anche le aziende meno strutturate possano beneficiare dell’AI. Altrimenti il rischio è una polarizzazione dell’innovazione, dove solo alcune aziende corrono, e altre restano indietro.”</p>



<p>“Nel Veneto l’AI non è più un tema da convegno: è già in azienda, spesso senza regole”, commenta Luigi Gorza, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Veneto Est. “La survey rappresenta un contributo conoscitivo rilevante per orientare percorsi di accompagnamento all’innovazione e iniziative di sistema a sostegno delle imprese, in particolare delle PMI, affinché la transizione digitale possa tradursi in crescita strutturale, rafforzamento competitivo e sviluppo sostenibile del territorio. Se solo il 14,9% delle imprese ha una strategia formalizzata, il rischio è che l’innovazione resti un gesto individuale e non diventi competitività di filiera. Ora serve un salto di metodo: competenze, casi d’uso concreti e governance”.</p>



<p>“Questa indagine ci dice con chiarezza che la vera sfida non è più tecnologica, ma di visione, di governance e di maturità organizzativa”, commenta Giordano Riello, Delegato Innovazione, Ricerca e Sviluppo. “L’Intelligenza Artificiale è già entrata nelle imprese: ora dobbiamo guidarne l’evoluzione perché diventi un fattore strutturale di competitività. Servono regole condivise, competenze diffuse e una regia strategica capace di coinvolgere management, funzioni operative e filiere produttive. Le imprese hanno espresso una domanda molto netta: vogliono strumenti che aumentino la produttività e liberino tempo per le decisioni ad alto valore. Il nostro compito, come sistema, è trasformare questa domanda in progetti concreti, scalabili e coerenti con le vocazioni del territorio. L’AI deve diventare un’infrastruttura abilitante del manifatturiero veneto e una leva stabile di crescita e innovazione”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/intelligenza-artificiale-in-veneto-solo-il-149-delle-imprese-ha-una-strategia/">Intelligenza artificiale: in Veneto solo il 14,9% delle imprese ha una strategia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/intelligenza-artificiale-in-veneto-solo-il-149-delle-imprese-ha-una-strategia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Al Teatro Comunale i Maestri Artigiani Veneti vicentini</title>
		<link>https://www.tviweb.it/al-teatro-comunale-i-maestri-artigiani-veneti-vicentini/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/al-teatro-comunale-i-maestri-artigiani-veneti-vicentini/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 09:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[artigiani]]></category>
		<category><![CDATA[benemeriti]]></category>
		<category><![CDATA[confartigianato]]></category>
		<category><![CDATA[evento]]></category>
		<category><![CDATA[maestri]]></category>
		<category><![CDATA[premio]]></category>
		<category><![CDATA[provincia]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=361657</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno, Confartigianato Imprese Vicenza si è data appuntamento per celebrare la migliore espressione dell’intelligenza artigiana. Sono stati quindi conferiti dei riconoscimenti Associativi a quanti si sono distinti per il loro operato, maestria e impegno nella rappresentanza associativa e nella<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/al-teatro-comunale-i-maestri-artigiani-veneti-vicentini/">Al Teatro Comunale i Maestri Artigiani Veneti vicentini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p><strong><br></strong></p>



<p>Anche quest’anno, Confartigianato Imprese Vicenza si è data appuntamento per celebrare la migliore espressione dell’intelligenza artigiana. Sono stati quindi conferiti dei riconoscimenti Associativi a quanti si sono distinti per il loro operato, maestria e impegno nella rappresentanza associativa e nella formazione dei futuri artigiani.<br>L’evento si è svolto al Teatro di Vicenza, ieri. A festeggiare i ‘premiati’ parenti, amici e collaboratori a testimonianza che l’artigianato è fatto di persone in cui ognuno contribuisce alla crescita con comune orgoglio. </p>



<p>Un plauso particolare è andato ai 12 <a href="https://www.confartigianatovicenza.it/maestro-artigiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Maestri Artigiani</a>&nbsp;della Regione Veneto vicentini del 2025. Un riconoscimento che ‘premia’ percorsi umani e professionali che contribuiscono, non solo alla crescita economica del territorio, ma anche alla salvaguardia di lavorazioni nel solco della tradizione o con una loro rilettura in chiave innovativa, e alla trasmissione del saper fare artigiano ai giovani. Per i 12 Soci di Confartigianato quindi il riconoscimento, espressione di un progetto in cui l’Associazione ha da sempre creduto in quanto fondato sull’esperienza vissuta, rappresenta una tappa che riconosce il valore del lavoro, della tenacia, del farsi esempio per le giovani generazioni.</p>



<p>Nel corso della cerimonia sono stati inoltre consegnati i riconoscimenti a tre Dirigenti Artigiani, a tre Pensionati Artigiani Benemeriti. Non è mancato il Premio Fedeltà dedicato a quei collaboratori che da più di 30 anni sono a fianco degli imprenditori.<br>A consegnare gli attestati, oltre ai vertici di Confartigianato Vicenza, anche le autorità del territorio a ribadire l’importanza del mondo artigiano nel tessuto economico e sociale comunitario. Sono quindi intervenuti Andrea Nardin, presidente della Provincia; Cristina Balbi, Assessore allo sviluppo economico del territorio del Comune di Vicenza; Giorgio Xoccato, presidente della CCIAA di Vicenza.</p>



<p>Assenti per concomitanti impegni istituzionali, il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e Luca Zaia, presidente del Consiglio della Regione Veneto, hanno mandato un messaggio di congratulazioni ai premiati e all’Associazione per l’impegno s supporto delle imprese del territorio che rappresentano un’eccellenza veneta.<br>Presente per la Regione, il vice presidente del Consiglio Regionale, Francesco Rucco che, assieme al presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion, ha consegnato gli attestati.</p>



<p>Nel suo intervento di apertura, il presidente Cavion ha ricordato che nel 1962 fu istituito un premio a riconoscimento del ruolo diffuso dell’artigianato anche nel traghettare la città verso il boom di quegli anni. Un premio che nel 2018 la Regione ha mutuato, con apposita legge e regolamento, dandole respiro appunto regionale.<br>Dalle risposte a una situazione geo politica in quotidiano divenire a quelle per contenere i costi dell’energia anche attraverso iniziative come A-Certa (la comunità energetica di Confartigianato); dal fondamentale apporto della componente femminile dell’artigianato alle iniziative dedicate ai più giovani per avvicinarli alle imprese del territorio con le proposte dell’Ufficio Scuola, sono stati questi poi alcuni dei temi toccati da Cavion nella sua relazione. Senza dimenticare l’importanza della formazione tanto di settore che di più ampio respiro fornita dal Cesar, dalla Scuola di Politica ed Economia, con una particolare attenzione alle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nelle PMI attraverso le competenze presenti nel Digital Innovation Hub.<br>Il presidente ha inoltre ricordato il ruolo dell’artigianato in occasione delle recenti Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina che sono state una vetrina unica e irripetibile per l’artigianato veneto e vicentino.<br>Il tutto con un unico obiettivo: “Fornire ai nostri soci servizi e supporto nel loro quotidiano fare impresa – ha aggiunge Cavion- andando ad alimentare l’orgoglio e lo spirito artigiano, a supporto di una intelligenza artigiana fatta prima di tutto di persone”. “Perciò, ogni volta che parliamo di “valori”, intendiamo proprio tutto questo. Il valore della persona che diventa il valore dell’azienda, un mondo di piccole imprese dove il legittimo profitto non è disgiunto dalla coscienza di condividere il proprio destino tutti insieme, titolare e soci e collaboratori. Un mondo dove ci si guarda ancora negli occhi e si procede fianco a fianco”, ha ribadito il presidente.<br>Dopo i Maestri Artigiani del Veneto, sono stati premiati i Dirigenti Artigiani Benemeriti dai rispettivi presidenti di Raggruppamento, quindi è toccato ai Pensionati Artigiani Benemeriti i cui riconoscimenti sono stati consegnati da Severino Pellizzari e Guido Celaschi, rispettivamente presidente Anap (Associazione Pensionati Artigiani) di Vicenza e Vento, e Nazionale.</p>



<p>Durante la cerimonia, come detto, è stato anche premiato un Imprenditore d’Eccellenza, un riconoscimento giunto alla sua 13° edizione e che viene attribuito ad un imprenditorie che si sia distinto nell’esercizio di attività inerenti al tema che la Giunta Esecutiva indica annualmente quest’anno individuato in “Artigiani e giovani: un patto per il futuro”. Quello dei giovani da inserire in azienda resta un tema centrale per Confartigianato soprattutto in questa fase storica. Calo demografico, emigrazione verso altri Paesi, filiera formativa spesso lacunosa, si ripercuotono nella vita delle aziende dove mancano nuove leve e questo rischia di impoverire tutto il sistema produttivo vicentino e italiano. Serve una visione nuova sia a livello politico decisionale che in seno alle imprese. Da qui il premio per i giovani e nei giovani ha dimostrato impegno concreto nella formazione, nel coinvolgimento e nell’ispirazione delle nuove generazioni. Con il premio Confartigianato ha voluto valorizzare chi ha saputo rendere l’artigianato un percorso attrattivo, accessibile e innovativo per i giovani, favorendo il ricambio generazionale e la trasmissione viva del sapere. Elementi di valutazione quindi l’impegno per la formazione di giovani apprendisti, collaboratori o studenti, la promozione di iniziative di orientamento, di alternanza scuola lavoro o PCTO, di tirocini universitari o ITS, mentoring, laboratori didattici, visite aziendali o attività divulgative rivolte a un pubblico giovane, l’adozione di modelli d’impresa aperti all’innovazione e al ricambio generazionale, l’attivazione di politiche HR con particolare attenzione ai percorsi di inserimento e di sviluppo di carriera per candidati junior.</p>



<p>Il riconoscimento è andato a Giampietro Franco (della Nuova Franco di Trissino) che nella sua azienda, cui una parte è allestita a ‘laboratorio’, ha accolto negli anni tanti giovani studenti avvicinandoli al settore della meccanica attraverso i progetti dell’Ufficio Scuola. Già Maestro Artigiano, Giampietro ha anche realizzato il Mecc-Circle gioco di costruzioni meccaniche dedicato anche ai più piccoli per far loro capire e apprezzare la bellezza di costruire qualcosa con le proprie mani. Menzione speciale, da parte della commissione che ha scelto l’eccellenza, a Giuseppe Lando (Inel Elettronica srl di Mussolente), tra i candidati al titolo.</p>



<p><strong>Ecco chi sono i Maestri Artigiani Veneti di Vicenza</strong>:<br>Nicoletta Barbieri (Istituto di estetica Nicoletta, Vicenza), Gianfranco Fantin (Fantin Art srl, Montegalda), Daniele Franchetti (D.F. Gru srl, Sarego), Roberto Frigo (F.A.E. srl, Dueville), Barbara Ellen Stringfellow (La Calzolaia Innamorata, Vicenza), Vittorio Lagni (Impresa Lagni Vittorio Walter, Torri di Quartesolo), Mario Miazzon (Miazzon Moto srl, Marostica), Giorgio Muraro (Muraro Viaggi e Vacanze, Camisano Vicentino), Franco Pozza (Pozza 1865 srl, Valdagno), Massimo Sberze (Sberze Impianti, Valdastico), Tiziana Toffanin (Salone Tiziana, Breganze), Enrico Trincanato (T.F. Atelier Dentale, Bassano del Grappa)<em></em></p>



<p><strong>Dirigenti Artigiani Benemeriti<br></strong>Dario Ruaro (Ruaro Serramenti srl, Schio), Roberto Zanotto (Zanotto Elia di Zanotto Luigi e F.lli snc, Rosà), Roberto Sinico (Sinico Fratelli, Montecchio Maggiore)<br><br><strong></strong></p>



<p><strong>PAB – Pensionati Artigiani Benemeriti<br></strong>Mirella Andriolo (Noventa), Antonio Canale (Tonezza del Cimone), Elena Scolaro (Schio)</p>



<p><strong>Premio Fedeltà<br></strong>Massimiliano Milan (B.Z. srl, stampi per materie plastiche e gomma, Barbarano Mossano; 36 anni e 2 mesi), Ruggero Dal Maso (Di-Effe Impianti di Domenico Ferron e C. snc, installazione di impianti elettrici per edilizia, Pojana Maggiore; 34 anni e 7 mesi), Paolo Bastianello (MM Meggiolaro S&amp;G srl, costruzione macchine per l’industria della pelle, Montorso Vicentino; 42 anni e 8 mesi), Marco Antoniazzi (Lo.Gi.T. Termoidraulica snc di Antoniazzi Lorenzo e Simone, termoidraulica, Nogarole Vicentino; 31 anni e 1 mese)<strong></strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/al-teatro-comunale-i-maestri-artigiani-veneti-vicentini/">Al Teatro Comunale i Maestri Artigiani Veneti vicentini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/al-teatro-comunale-i-maestri-artigiani-veneti-vicentini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;allarme di Coldiretti: campi a rischio con +30% dei costi</title>
		<link>https://www.tviweb.it/lallarme-di-coldiretti-campi-a-rischio-con-30-dei-costi/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/lallarme-di-coldiretti-campi-a-rischio-con-30-dei-costi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=361551</guid>

					<description><![CDATA[<p>“L’esplosione dei costi di produzione fino al 30% scatenata dalla guerra in Iran mette a rischio le produzioni agricole, con rincari a doppia cifra per fertilizzanti e listini delle materie plastiche, rendendo necessarie misure urgenti di sostegno Ue per tutelare<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lallarme-di-coldiretti-campi-a-rischio-con-30-dei-costi/">L&#8217;allarme di Coldiretti: campi a rischio con +30% dei costi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>“L’esplosione dei costi di produzione fino al 30% scatenata dalla guerra in Iran mette a rischio le produzioni agricole, con rincari a doppia cifra per fertilizzanti e listini delle materie plastiche, rendendo necessarie misure urgenti di sostegno Ue per tutelare le coltivazioni”. Con queste parole il presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo, interviene sulla situazione che sta drammaticamente coinvolgendo anche l’Italia, in concomitanza con la mobilitazione di tremila agricoltori e pescatori dell’Adriatico al Pala Dean Martin di Montesilvano, in Abruzzo.</p>



<p>Complessivamente, tra energetici, fertilizzanti e antiparassitari, i costi per un&#8217;azienda agricola salgono fino al 30%, colpendo soprattutto quelle più meccanizzate.&nbsp;In crescita sono soprattutto i fertilizzanti: l’urea ha registrato rincari di circa il 35% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran, con maggiorazioni di oltre a 200 euro a tonnellata, secondo l&#8217;analisi Coldiretti sui dati delle Camere di Commercio. Tendenza al rialzo per tutti i prodotti, dal nitrato ammonico al solfato ammonico. “Uno scenario che, come già avvenuto con la guerra in Ucraina – prosegue il presidente Guderzo &#8211; evidenzia la vulnerabilità di un’Europa che ha scelto di delocalizzare la produzione di fertilizzanti per motivi puramente ideologici. Da qui la necessità di una svolta radicale, che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali come il digestato, ma anche la cancellazione del Cbam, il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), che tassa i fertilizzanti gravando pesantemente sui bilanci delle imprese agricole e, più in generale, mettendo a rischio la sovranità alimentare dell’Unione Europea”.</p>



<p>Agricoltori e cittadini i più penalizzati.&nbsp;I rincari riscontrati sui prodotti al consumo non si trasferiscono però sui prezzi pagati agli agricoltori, che restano la categoria più penalizzata della filiera insieme a cittadini consumatori che ora combattono con i rincari nel carrello. Analizzando i listini Ismea della seconda settimana di marzo di frutta e verdura, per fare alcuni esempi, si nota che le fragole calano del 18%, mele e pere rimangono stabili e i kiwi aumentano dell’1%, rispetto alla settimana precedente. Calano anche carciofi, bieta, finocchi, indivia e lattuga, mentre aumentano carote, cipolle, cavolfiori e cavoli broccolo.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lallarme-di-coldiretti-campi-a-rischio-con-30-dei-costi/">L&#8217;allarme di Coldiretti: campi a rischio con +30% dei costi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/lallarme-di-coldiretti-campi-a-rischio-con-30-dei-costi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Forniture energetiche in leggero rialzo. Cavion: “Le conseguenze del conflitto nel Golfo si potranno vedere sulle bollette di aprile&#8221;</title>
		<link>https://www.tviweb.it/forniture-energetiche-in-leggero-rialzo-cavion-le-conseguenze-del-conflitto-nel-golfo-si-potranno-vedere-sulle-bollette-di-aprile/</link>
					<comments>https://www.tviweb.it/forniture-energetiche-in-leggero-rialzo-cavion-le-conseguenze-del-conflitto-nel-golfo-si-potranno-vedere-sulle-bollette-di-aprile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 16:07:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[cavion]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tviweb.it/?p=361254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il protrarsi del conflitto nel Golfo potrebbe avere ripercussioni importanti sui costi delle forniture di energia elettrica e del gas. Una situazione che preoccupa le imprese chiamate ogni giorno ad adattarsi a cambiamenti improvvisi con conseguenze, appunto, sui costi da<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/forniture-energetiche-in-leggero-rialzo-cavion-le-conseguenze-del-conflitto-nel-golfo-si-potranno-vedere-sulle-bollette-di-aprile/">Forniture energetiche in leggero rialzo. Cavion: “Le conseguenze del conflitto nel Golfo si potranno vedere sulle bollette di aprile&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><br></strong></p>



<p>Il protrarsi del conflitto nel Golfo potrebbe avere ripercussioni importanti sui costi delle forniture di energia elettrica e del gas. Una situazione che preoccupa le imprese chiamate ogni giorno ad adattarsi a cambiamenti improvvisi con conseguenze, appunto, sui costi da sostenere.<br>“Siamo molto preoccupati per la situazione venutasi a creare nel Golfo, come se non bastasse il conflitto in Ucraina &#8211; dice Gianluca Cavion presidente di Confartigianato Vicenza-. Premessa la vicinanza alle popolazioni coinvolte, va tenuto anche presente che in tali situazioni emergono sempre forme di speculazione con ripercussioni tanto per famiglie che per le imprese. In questi giorni molte aziende cercano di capire quanto aumenteranno i costi energetici, già molto alti, come più volte denunciato”.<br>“Evidentemente non possiamo limitarci a parlare di aumenti in generale, ma dare qualche indicazione di massima – aggiunge Cavion- affinché i nostri imprenditori abbiano elementi per capire l’impatto degli aumenti. È però particolarmente difficile definirne con certezza l’entità considerando che i primi riscontri saranno visibili solo nelle fatture di aprile riferite alle forniture di competenza del mese di marzo, che ancora non è terminato”.<br>Il CAEM, consorzio di Confartigianato Vicenza, che acquista energia elettrica e gas per le imprese, ha analizzato l’andamento del mercato elettrico per capire quale potrebbe essere lo scenario nel breve periodo. Le stime fatte in questo momento fanno ipotizzare per l’energia elettrica un aumento del costo della materia prima che varia, a seconda della tipologia delle aziende, dal 7% al 9% rispetto a gennaio, e del 21-24%&nbsp; rispetto a febbraio<br>Passando alle fatture, quindi tenendo conto di tutte le voci quali materia prima, ma anche trasporto, oneri di sistema, ecc., per effetto della particolare incidenza del capacity market (<em>meccanismo per effetto del quale per un numero importante di ore di gennaio e febbraio i costi sono particolarmente alti, mentre si riducono di molto nel mese di marzo</em>), si stima per le aziende più strutturate un aumento finale dal 2% al 3% di marzo su gennaio e dal 7% all’11% di marzo su di febbraio.<br>Per quanto riguarda invece il gas, CAEM stima un aumento del costo dell’intera fattura di marzo, al netto dell’iva, che potrebbe variare dal 12% al 16% in più rispetto a gennaio e dal 18% al 20% su febbraio.<br>“Sono previsioni che si basano su stime in relazione alle medie mensili dei prezzi della borsa elettrica e del gas e che potrebbero modificarsi anche di molto, visto che siamo solo a metà marzo – spiega Cavion-, questo dipende all’andamento e dalla durata del conflitto. È oggettivamente impossibile fare previsioni a medio termine, per cui l’invito è a non prendere decisioni impulsive e attendere con attenzione l’evolversi della situazione nelle prossime settimane. Ancora una volta le aziende ‘dipendono’ da eventi esterni: per questo diventa sempre più importante, soprattutto per il lungo periodo, puntare sull’autoproduzione e autoconsumo di energia con installazione di impianti fotovoltaici. Un percorso che Confartigianato Vicenza sta sostenendo con consulenze dedicate e che nell’ultimo anno ha già visto oltre 400 impianti fra installati o in fase di installazione, peraltro tutti facenti parte di A-CERTA, la comunità energetica rinnovabile promossa dalla nostra Associazione”.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/forniture-energetiche-in-leggero-rialzo-cavion-le-conseguenze-del-conflitto-nel-golfo-si-potranno-vedere-sulle-bollette-di-aprile/">Forniture energetiche in leggero rialzo. Cavion: “Le conseguenze del conflitto nel Golfo si potranno vedere sulle bollette di aprile&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.tviweb.it/forniture-energetiche-in-leggero-rialzo-cavion-le-conseguenze-del-conflitto-nel-golfo-si-potranno-vedere-sulle-bollette-di-aprile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
