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	<title>ECONOMIA | TViWeb</title>
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		<title>Confcommercio e Fipe Vicenza: &#8220;Cambiare quanto previsto per la somministrazione non assistita&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 09:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[confcommercio]]></category>
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		<category><![CDATA[somministrazione non assistita]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">VICENZA, 30 SETTEMBRE 2026 &#8211; “La proposta di Legge Regionale sul Commercio ha molti aspetti positivi, soprattutto sul fronte delle semplificazioni e delle regole sulle medie strutture di vendita. Ma sul tema della somministrazione non assistita si deve cambiare: attività che operano sullo stesso mercato non possono avere regole diverse”. Così interviene Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza, dopo che gli uffici provinciali dell’associazione hanno analizzato approfonditamente il testo del PDL, oggetto anche, lo scorso 17 settembre, di un’audizione delle categorie economiche in Terza Commissione Consiliare della Regione Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attenzione è concentrata, in particolare, su quanto prevede l’articolo 68 della norma attualmente in discussione: “Di fatto – spiega Gianluca Baratto, presidente di Fipe-Confcommercio Vicenza – il progetto di legge crea una nuova tipologia di pubblico esercizio: l’impresa artigiana con tavoli e sedie, dove il cliente può fermarsi a consumare come in un bar o ristorante, senza però che l’attività sia obbligata a rispettare le stesse regole e requisiti. Tutto questo senza considerarne gli impatti negativi sul mercato, sulla tutela del consumatore, sull&#8217;efficacia dei controlli e sull&#8217;ordine pubblico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principale elemento contestato da Confcommercio e Fipe è proprio quello relativo alla sicurezza pubblica, perché mentre ristoranti e bar sono sottoposti alle prescrizioni del TULPS (il Testo Unico Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), le attività che verrebbero autorizzate ad effettuare la somministrazione non assistita non lo sono. Se non intervengono modifiche al provvedimento, si affacceranno così sul mercato locali esclusi da una serie di strumenti di tutela dell&#8217;ordine e della sicurezza pubblica, nei</p>



<p class="wp-block-paragraph">quali non si potranno applicare i poteri di verifica, prescrizione e accesso da parte degli organi di controllo.&nbsp; “Così facendo – continua il presidente Baratto – c’è il rischio di inserire nel tessuto urbano delle vere e proprie &#8220;zone d&#8217;ombra&#8221;, con esercizi della somministrazione sottratti di fatto a strumenti di intervento e controllo particolarmente importanti, con possibili ricadute sul governo del territorio e sulla vivibilità dei luoghi”. Nei confronti di queste realtà il Questore non potrebbe, ad esempio, emettere provvedimenti di sospensione della licenza quando sono ritrovo di persone pregiudicate o pericolose; le Forze dell’Ordine non potrebbero, poi, accedere liberamente ai locali, anche al di fuori dell’orario di chiusura e le attività sarebbero inoltre esenti da altre prescrizioni e limitazioni specifiche dei pubblici esercizi. Senza contare che bar e ristoranti sono anche soggetti a specifici requisiti professionali e morali a garanzia del consumatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, tra chi esercita la somministrazione non assistita e chi gestisce un pubblico esercizio si creerebbe una palese disparità, che si tramuta in una distorsione della concorrenza. Senza contare che queste attività non dovrebbero sottostare nemmeno alle stringenti limitazioni che riguardano altre imprese della filiera alimentare come i negozi di vicinato al dettaglio, ai quali è consentito il consumo sul posto, ma con divieto di cottura e di somministrazione di alcolici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Bisogna evitare che si crei una vera e propria asimmetria concorrenziale tra operatori economici soggetti a differenti obblighi amministrativi, organizzativi e gestionali– conclude il presidente di Confcommercio Vicenza Nicola Piccolo -. Per questo, durante l’audizione in Regione dello scorso 17 settembre, Confcommercio Veneto ha chiesto espressamente una serie di modifiche agli articoli sulla somministrazione non assistita contenuti nel PDL Commercio, e l’auspicio è che possano essere accolte in sede di approvazione definitiva del provvedimento”. Ora la questione torna dunque nelle mani del legislatore regionale, chiamato a prendere una decisione mirata a disinnescare i rischi per l&#8217;ordine pubblico, l&#8217;efficacia dei controlli e la leale concorrenza.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td rowspan="6"></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Come sta andando l&#8217;Argentina di Milei?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 14:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica economica della “motosega” di Javier Milei ha prodotto uno dei risultati più evidenti sul fronte dell’inflazione argentina, anche se il quadro economico presenta ancora diverse criticità. Mentre il presidente argentino è in partenza martedì 29 settembre per Parigi,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La politica economica della “motosega” di Javier Milei ha prodotto uno dei risultati più evidenti sul fronte dell’inflazione argentina, anche se il quadro economico presenta ancora diverse criticità. Mentre il presidente argentino è in partenza martedì 29 settembre per Parigi, dove parteciperà all’“Argentina Week” dedicata agli investimenti e avrà in agenda anche un incontro con Emmanuel Macron, i dati mostrano una forte frenata della crescita dei prezzi rispetto all’inizio del suo mandato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando Milei arrivò alla presidenza, nel dicembre 2023, l’Argentina attraversava una delle fasi economiche più difficili degli ultimi decenni. Nel novembre di quell’anno l’inflazione aveva raggiunto il 161% su base annua, in un contesto segnato anche da recessione, scarsità di valuta estera e forti squilibri nei conti pubblici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dicembre 2023, primo mese che rifletteva almeno in parte le decisioni della nuova amministrazione, i prezzi al consumo aumentarono del 25,5% in appena un mese. L’inflazione dell’intero 2023 raggiunse il 211,4%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quasi tre anni di distanza il quadro è profondamente cambiato. Secondo l’Indec, l’istituto nazionale di statistica argentino, nell’agosto 2026 l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,7% rispetto al mese precedente. Il dato su dodici mesi si è attestato al 33,5%, mentre nei primi otto mesi del 2026 l’incremento cumulato è stato del 21,3%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta quindi di una forte disinflazione: i prezzi continuano a crescere, ma a una velocità molto inferiore rispetto a quella registrata alla fine del 2023. La diminuzione dell’inflazione, infatti, non significa che il costo della vita sia tornato ai livelli precedenti, ma che il ritmo con cui i prezzi aumentano si è ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base di questo risultato c’è la drastica correzione dei conti pubblici portata avanti dall’amministrazione Milei. Il governo ha ridotto fortemente la spesa primaria, intervenendo tra l’altro su investimenti pubblici, trasferimenti, sussidi e pensioni, e ha puntato sull’eliminazione del finanziamento monetario del deficit. Nel 2024 il bilancio pubblico ha registrato un avanzo complessivo dello 0,3% del Pil e un avanzo primario dell’1,8%, dopo il forte deficit dell’anno precedente. Il Fondo monetario internazionale ha indicato la stretta fiscale e la fine del finanziamento monetario del disavanzo tra gli elementi che hanno contribuito alla stabilizzazione macroeconomica e alla discesa dell’inflazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la crescita ha fornito segnali positivi dopo la fase recessiva. Nel 2025 il Pil argentino è aumentato del 4,4%, dopo le contrazioni dell’1,9% nel 2023 e dell’1,3% nel 2024. Secondo l’analisi della Direzione generale del Tesoro francese, alla ripresa hanno contribuito in particolare il recupero dei consumi privati, degli investimenti e delle esportazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026, tuttavia, sono emersi segnali di rallentamento. L’Indec ha rilevato che nel secondo trimestre il Pil è aumentato del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma è diminuito dello 0,6% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, considerando i dati destagionalizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La frenata dell’inflazione convive inoltre con difficoltà che riguardano direttamente le famiglie. Secondo un’analisi di BNP Paribas pubblicata a settembre, dalla primavera del 2025 è peggiorata rapidamente la capacità degli argentini di rimborsare i prestiti non immobiliari. La banca centrale argentina stima che circa 5,8 milioni di persone abbiano accumulato ritardi superiori a 90 giorni nei pagamenti e che circa la metà dei relativi crediti sia considerata difficilmente recuperabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per BNP Paribas, la forte disinflazione rappresenta un risultato macroeconomico significativo, ma la stretta economica ha contribuito nello stesso tempo a mettere milioni di nuclei familiari sotto pressione sul fronte dell’indebitamento. Il problema è legato anche al fatto che, nonostante il rallentamento dell’indice generale, beni e servizi essenziali continuano ad aumentare di prezzo: nell’agosto 2026, ad esempio, abitazione, acqua, elettricità e gas sono cresciuti del 2,8% in un solo mese, l’istruzione del 2,5% e la sanità del 2,4%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilancio economico dell’era Milei presenta dunque due dinamiche contemporanee. Da una parte l’Argentina è passata da un’inflazione mensile del 25,5% nel dicembre 2023 all’1,7% dell’agosto 2026 e ha riportato i conti pubblici in avanzo; dall’altra, dopo il forte rimbalzo del Pil nel 2025, l’attività economica ha mostrato nuovi segnali di debolezza e una parte delle famiglie si trova alle prese con un crescente peso dei debiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saranno proprio stabilità macroeconomica e attrazione degli investimenti alcuni dei temi al centro della missione europea di Milei. Il presidente partirà il 29 settembre e arriverà a Parigi il giorno successivo per l’“Argentina Week”, in programma fino al 2 ottobre. Tra gli appuntamenti è previsto anche un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron.</p>
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		<title>Chi paga davvero le tasse in Italia? E chi paga anche per gli evasori &#8211; Prima puntata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 08:33:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima puntata &#8211; di Umberto Baldo Confesso che quando il direttore di Tviweb mi ha detto: «Mi sono rotto il cazzo degli evasori. Iniziamo una campagna stampa contro chi evade le tasse?», ho pensato che avesse perfettamente ragione.Perché l’evasione fiscale<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Prima puntata &#8211; di Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confesso che quando il direttore di Tviweb mi ha detto: «Mi sono rotto il cazzo degli evasori. Iniziamo una campagna stampa contro chi evade le tasse?», ho pensato che avesse perfettamente ragione.<br>Perché l’evasione fiscale è uno di quei problemi italiani dei quali parliamo da decenni.<br>Ne parliamo nei programmi televisivi, nei comizi, nelle leggi finanziarie, nelle dichiarazioni dei ministri e naturalmente al bar.<br>Poi arriva puntualmente il momento in cui tutti diventano combattenti contro l&#8217;evasione.<br>Salvo scoprire, appena si prova a fare sul serio, che il problema è sempre qualcun altro.<br>E allora partiamo da una domanda molto semplice: Ma chi paga davvero le tasse in Italia?<br>Non è una domanda ideologica.<br>È una domanda che possiamo rivolgere direttamente ai numeri.<br>In Italia sono circa 42,6 milioni le persone fisiche che presentano una dichiarazione dei redditi. E una parte enorme di questi contribuenti dichiara redditi molto bassi.<br>Quasi 16 milioni dichiarano meno di 15.000 euro.<br>Attenzione: questo non significa affatto che siano 16 milioni di evasori.<br>Un reddito dichiarato basso può avere moltissime spiegazioni perfettamente legittime.<br>Ed è proprio per questo che bisogna stare lontani dalle semplificazioni da bar.<br>Ma quei numeri ci dicono comunque qualcosa.<br>Ci dicono che la platea sulla quale si concentra il reddito imponibile è molto più ristretta di quanto immaginiamo.<br>E quando guardiamo chi paga l&#8217;IRPEF, il quadro diventa ancora più interessante.<br>La parte largamente prevalente dell&#8217;imposta sul reddito arriva da lavoratori dipendenti e pensionati.<br>Non è una questione di opinioni. È una questione di struttura del sistema fiscale.<br>Del resto il motivo è abbastanza semplice. Il lavoratore dipendente riceve lo stipendio e trova già la trattenuta fiscale. Il pensionato riceve la pensione e trova già la trattenuta fiscale.<br>Non devono ricordarsi di dichiarare quanto hanno guadagnato.<br>Lo Stato lo sa già.<br>Diciamo che, sotto questo profilo, il contribuente dipendente gode di una straordinaria certezza: il Fisco non rischia di perderlo di vista.<br>Poi ci sono altri contribuenti, per i quali la situazione è diversa.<br>Non significa che siano evasori.<br>Significa che, per determinate categorie di reddito, il sistema deve affidarsi maggiormente a ciò che viene dichiarato e ai controlli successivi.<br>Ed è proprio qui che nasce il problema.<br>Perché se una parte del reddito sfugge alla tassazione, il fabbisogno dello Stato non evapora insieme all&#8217;evasore.<br>I soldi che mancano devono comunque essere trovati.<br>E quindi il peso finisce, inevitabilmente, su chi le tasse le paga.<br>Secondo le stime ufficiali del Ministero dell&#8217;Economia, nel 2021 il cosiddetto tax gap fiscale e contributivo era di circa 83,6 miliardi di euro.<br>Non significa che ci siano 83,6 miliardi chiusi in una cassaforte che lo Stato potrebbe semplicemente andare a prendere.<br>Il tax gap è una stima del gettito che, secondo la metodologia utilizzata, non viene versato rispetto a quello teoricamente dovuto.<br>Ma anche prendendolo per quello che è, una stima, rimane un numero enorme.<br>E allora la domanda diventa inevitabile: Chi paga per quella parte che non viene pagata?<br>Perché lo Stato continua comunque a dover pagare pensioni, sanità, scuola, sicurezza, trasporti, interessi sul debito pubblico e tutto il resto.<br>Non esiste una casella del bilancio dello Stato con scritto: &#8220;Questa spesa non la facciamo perché qualcuno non ha pagato le tasse.&#8221;<br>La spesa resta. Ed il conto, prima o poi, arriva.<br>È qui che l&#8217;evasione fiscale smette di essere soltanto una questione di legalità.<br>Diventa una questione di equità tra contribuenti.<br>Perché se io non posso scegliere se dichiarare il mio reddito per intero, mentre qualcun altro ha maggiori possibilità di sottrarne una parte al Fisco, non siamo più soltanto davanti a due comportamenti fiscali diversi.<br>Siamo davanti a due contribuenti che partecipano in modo diverso al finanziamento dello stesso Stato.<br>E questo è il punto sul quale vale la pena riflettere.<br>Non stiamo sostenendo che chi dichiara poco sia automaticamente un evasore.<br>Non stiamo sostenendo che una categoria professionale sia composta da evasori.<br>Non stiamo nemmeno sostenendo che lo Stato sia sempre e comunque vittima innocente.<br>Stiamo ponendo una domanda: in un Paese nel quale tutti pretendono sanità, pensioni, scuola, strade, sicurezza e servizi, su quanti contribuenti grava realmente il finanziamento dello Stato?<br>Perché forse il problema italiano non è soltanto che si evade troppo.<br>Forse è anche che a pagare tutto il dovuto sono soprattutto quelli che non hanno la possibilità di scegliere se farlo oppure no.<br>E questa è una questione che merita qualche riflessione.<br>Ma c&#8217;è un numero che merita di essere guardato ancora più da vicino.<br>Quello degli italiani che dichiarano redditi molto bassi.<br>Perché a questo punto viene spontanea una domanda che non è né di destra né di sinistra, né liberale né socialista, né di governo né di opposizione.<br>È semplicemente una domanda di buon senso.<br>Ma come fanno a vivere?</p>
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		<title>Banca delle Terre Venete porta l’innovazione sul territorio: al via le candidature per il BCC Innovation Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 22:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Creare le condizioni per far nascere, sostenere e trattenere i talenti sul territorio, trasformando le idee in realtà imprenditoriali solide e orientate alla sostenibilità. È l’obiettivo con cui Banca delle Terre Venete promuove la quinta edizione del BCC Innovation Festival,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/banca-delle-terre-venete-porta-linnovazione-sul-territorio-al-via-le-candidature-per-il-bcc-innovation-festival/">Banca delle Terre Venete porta l’innovazione sul territorio: al via le candidature per il BCC Innovation Festival</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="wp-block-paragraph">Creare le condizioni per far nascere, sostenere e trattenere i talenti sul territorio, trasformando le idee in realtà imprenditoriali solide e orientate alla sostenibilità. È l’obiettivo con cui Banca delle Terre Venete promuove la quinta edizione del BCC Innovation Festival, l’iniziativa nazionale del Gruppo BCC Iccrea realizzata in collaborazione con Knowledge Institute e Accenture e rivolta a startup, studenti e giovani aspiranti imprenditori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le candidature sono aperte fino al 30 ottobre 2026. Il Festival mette a disposizione dei migliori progetti d’impresa percorsi gratuiti di formazione, mentorship e incubazione, oltre all’accesso diretto a una rete di investitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per presentare le opportunità offerte dal bando e accompagnare il tessuto economico locale, Banca delle Terre Venete organizzerà una tappa territoriale del Roadshow il 14 ottobre 2026, a partire dalle 18, negli spazi del Conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento prevede il benvenuto e la presentazione del Festival da parte dell’istituto di credito, una testimonianza aziendale del territorio e un panel di confronto durante il quale i partecipanti potranno porre domande e approfondire le caratteristiche dell’iniziativa. Al termine è previsto un momento informale di networking per favorire il dialogo e lo scambio di idee tra startup, imprese consolidate, giovani soci, studenti universitari e centri di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le iscrizioni al BCC Innovation Festival sono gratuite e resteranno aperte fino al 30 ottobre sul sito festival.bccinnovation.it. Il bando accoglie progetti provenienti da tutti i settori economici, dall’agritech al foodtech, dalla manifattura ai servizi fino al fintech, purché siano coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione non è riservata ai soci e ai clienti della Banca: può candidarsi chiunque abbia un’idea imprenditoriale da proporre o sviluppare. Banca delle Terre Venete si propone di affiancare i candidati e di svolgere il ruolo di tramite territoriale durante il percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma è strutturato in base al grado di maturità dei diversi progetti. Il cluster “Incubazione” è destinato alle idee ancora embrionali e ai nuovi progetti d’impresa, che accederanno a un percorso completo di formazione e tutoraggio. Il cluster “Accelerazione” è invece rivolto alle startup già costituite e presenti sul mercato, che potranno accedere direttamente alle fasi più avanzate dedicate allo sviluppo commerciale e all’internazionalizzazione. Possono inoltre ricandidarsi progetti che hanno già partecipato alle precedenti edizioni, purché nel frattempo abbiano registrato un’evoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’innovazione vera nasce dalle comunità e dai bisogni reali delle persone», dichiara Gianfranco Sasso, presidente di Banca delle Terre Venete. «Con il BCC Innovation Festival vogliamo riaffermare il nostro ruolo di alleati dello sviluppo locale. Troppo spesso i giovani talenti e le nuove idee sono costretti ad abbandonare i nostri territori per mancanza di servizi o di reti di sostegno. La nostra Banca vuole essere il ponte che connette l’ingegno locale con le risorse necessarie per crescere, offrendo alle startup un’opportunità di sviluppo e alle nostre PMI la possibilità di intercettare nuove soluzioni per competere sul mercato».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla selezione all’Investor Day</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la chiusura delle candidature, i progetti ritenuti idonei affronteranno una prima preselezione attraverso un Elevator Pitch online. Quelli che supereranno la fase accederanno al “Road to Festival”, un percorso caratterizzato da moduli intensivi di formazione e mentorship pensati per perfezionare il modello di business in vista del “Big Match”, la selezione finale che precede il “Festival Day”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la giornata conclusiva, i migliori progetti riceveranno i premi di incubazione e accederanno a programmi di crescita personalizzati. Nei mesi successivi, le startup vincitrici lavoreranno sul proprio posizionamento di mercato con il supporto di acceleratori di livello nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso terminerà con l’“Investor Day &amp; International Networking”, durante il quale le realtà selezionate potranno presentare i risultati raggiunti e confrontarsi direttamente con fondi di venture capital, business angel e partner internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Banca delle Terre Venete metterà inoltre a disposizione i propri referenti territoriali per assistere gli aspiranti partecipanti nella compilazione dell’Application Form e nella preparazione dei materiali necessari alla presentazione del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per candidare la propria idea o registrarsi al Roadshow di Castelfranco Veneto del 14 ottobre è possibile consultare il sito festival.bccinnovation.it oppure rivolgersi alle filiali di Banca delle Terre Venete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Banca delle Terre Venete è una Banca di Credito Cooperativo appartenente al Gruppo BCC Iccrea, con sede legale a Vedelago, in provincia di Treviso, e sede amministrativa a Vicenza. Conta oltre 15 mila soci, dei quali 2.361 hanno meno di 36 anni. Al 31 dicembre 2025 disponeva di 56 filiali distribuite nelle province di Vicenza, Treviso, Padova, Verona e Belluno, oltre 107 mila clienti e 7 miliardi di euro di masse gestite. Alla stessa data il patrimonio netto ammontava a 448 milioni di euro, con un indice di capitalizzazione CET1 ratio pari al 34,88%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Gruppo BCC Iccrea è il maggiore gruppo bancario cooperativo italiano, l’unico gruppo bancario nazionale a capitale interamente italiano e il quarto gruppo bancario in Italia per attivi. Al 31 dicembre 2025 il totale dell’attivo consolidato era pari a 167,6 miliardi di euro. Il Gruppo è costituito da 112 Banche di Credito Cooperativo, presenti in oltre 1.700 comuni italiani con quasi 2.400 sportelli, oltre ad altre società bancarie, finanziarie e strumentali controllate da BCC Banca Iccrea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre al 31 dicembre 2025, le BCC del Gruppo avevano realizzato sul territorio italiano circa 97,9 miliardi di euro di impieghi netti, in crescita del 4,7% rispetto alla fine del 2024, e una raccolta diretta pari a circa 143,2 miliardi di euro, in aumento del 4,4%. Il Gruppo conta complessivamente oltre 5 milioni di clienti e circa 880 mila soci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/banca-delle-terre-venete-porta-linnovazione-sul-territorio-al-via-le-candidature-per-il-bcc-innovation-festival/">Banca delle Terre Venete porta l’innovazione sul territorio: al via le candidature per il BCC Innovation Festival</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Auto cinesi, boom delle ibride in Europa: Bruxelles valuta nuove misure per frenare l’avanzata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 13:29:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BRUXELLES – La crescita delle auto ibride prodotte in Cina sta accelerando rapidamente sul mercato europeo e comincia a preoccupare sia l’industria automobilistica del continente sia le istituzioni comunitarie. A fotografare il fenomeno è The Guardian, che evidenzia come le<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">BRUXELLES – La crescita delle auto ibride prodotte in Cina sta accelerando rapidamente sul mercato europeo e comincia a preoccupare sia l’industria automobilistica del continente sia le istituzioni comunitarie. A fotografare il fenomeno è The Guardian, che evidenzia come le vendite siano aumentate in maniera esponenziale negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2022 nell’Unione Europea erano state vendute appena 659 auto full hybrid di produzione cinese. Nei primi sette mesi del 2026 il numero è salito a 160.662 unità. Ancora più consistente il mercato delle ibride plug-in: dalle 56.706 vetture del 2022 si è passati a 217.764 esemplari tra gennaio e luglio di quest’anno, secondo i dati Eurostat riportati dal quotidiano britannico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accelerazione arriva dopo l’introduzione, nel 2024, dei dazi europei anti-sussidi sulle automobili completamente elettriche importate dalla Cina. Le ibride sono rimaste fuori da quelle misure e proprio questo segmento si è trasformato in uno dei principali canali di crescita delle case automobilistiche cinesi nel mercato europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo The Guardian, Bruxelles avrebbe chiesto alla Cina di ridurre volontariamente le esportazioni di vetture ibride verso l’Unione Europea. In assenza di un accordo potrebbero essere prese in considerazione misure di salvaguardia, tra cui eventuali quote alle importazioni. Anche l’industria automobilistica tedesca ha aperto alla possibilità di valutare nuovi strumenti commerciali, purché compatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il peso delle motorizzazioni ibride, intanto, continua a crescere. I dati dell’Associazione europea dei costruttori di automobili indicavano già nel primo semestre del 2026 una quota del 37,3% per le ibride, contro il 20,7% delle elettriche a batteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A guadagnare terreno sono soprattutto BYD, Chery e Leapmotor, mentre Geely resta uno dei gruppi cinesi più presenti sul mercato europeo. BYD, in particolare, secondo i dati riportati dal Guardian ha registrato una crescita del 163% su base annua, arrivando a circa 177mila vetture vendute. Geely ha raggiunto circa 205mila unità nei primi otto mesi dell’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I costruttori europei mantengono comunque una posizione dominante: il solo gruppo Volkswagen ha venduto circa due milioni di automobili nei primi otto mesi del 2026. Ma la velocità con cui i marchi cinesi stanno aumentando la propria presenza, soprattutto nel settore delle ibride, apre un nuovo fronte nel confronto commerciale tra Bruxelles e Pechino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema si inserisce infatti in un quadro più ampio di tensioni economiche tra Unione Europea e Cina. Il disavanzo commerciale europeo con Pechino ha raggiunto livelli che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha definito un “punto di svolta” non sostenibile. Un nuovo confronto tra il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič e il ministro cinese Wang Wentao è previsto per l’8 e il 9 ottobre.</p>
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		<title>Carburanti, benzina self a 2,155 euro e gasolio a 2,340: il quadro dei prezzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noti gli ultimi dati dell&#8217;Osservatorio sui prezzi dei carburanti: oggi il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è di 2,155 euro al litro per la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noti gli ultimi dati dell&#8217;Osservatorio sui prezzi dei carburanti: oggi il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è di 2,155 euro al litro per la benzina e 2,340 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, i prezzi salgono a 2,245 euro al litro per la benzina e 2,418 euro al litro per il gasolio.<br><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/carburanti-benzina-self-a-2155-euro-e-gasolio-a-2340-il-quadro-dei-prezzi/">Carburanti, benzina self a 2,155 euro e gasolio a 2,340: il quadro dei prezzi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Istat, deficit/Pil al 3,1% nel 2025: l&#8217;Italia resta nella procedura Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Istat conferma che nel 2025 il rapporto deficit/Pil si è fermato al 3,1%, mancando per un solo decimale la soglia del 3% che avrebbe permesso all&#8217;Italia di uscire in anticipo dalla procedura Ue per deficit eccessivo, aperta nel 2024. &#8220;Prendiamo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Istat conferma che nel 2025 il rapporto deficit/Pil si è fermato al 3,1%, mancando per un solo decimale la soglia del 3% che avrebbe permesso all&#8217;Italia di uscire in anticipo dalla procedura Ue per deficit eccessivo, aperta nel 2024. &#8220;Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi,&#8221; ha commentato il ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti, spiegando che l&#8217;uscita anticipata non avverrà quest&#8217;anno come sperato, ma è confermata per il 2027, coerentemente con quanto già indicato nel Dfp.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati definitivi, nel 2025 il Pil è risultato pari a oltre 2.265 miliardi di euro, con una revisione al rialzo di circa 7 miliardi rispetto alla stima di marzo. La crescita in volume è stata dello 0,6%, trainata soprattutto dalla domanda nazionale, mentre quella estera e la variazione delle scorte hanno pesato negativamente. Sono cresciuti gli investimenti (+3,9%), i consumi (+1%) e le esportazioni (+1,7%), a fronte di un aumento più marcato delle importazioni (+4,2%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore aggiunto è cresciuto in tutti i settori: +0,8% l&#8217;agricoltura, +0,4% l&#8217;industria, +2,6% le costruzioni e +0,3% i servizi, con un contestuale aumento anche dell&#8217;occupazione e dei redditi da lavoro dipendente.</p>
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		<title>Il cetriolo fiscale: quando l’inflazione presenta il conto, ecco chi lo paga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 11:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa Repubblica di Pulcinella, dove riusciamo ad accapigliarci praticamente su tutto, c’è una cosa sulla quale regna invece un commovente silenzio: il FISCAL DRAGNessuno ne parla. Nessuno si straccia le vesti. Nessuno organizza un corteo. Nessuno occupa un’autostrada.Eppure è<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">In questa Repubblica di Pulcinella, dove riusciamo ad accapigliarci praticamente su tutto, c’è una cosa sulla quale regna invece un commovente silenzio: il FISCAL DRAG<br>Nessuno ne parla. Nessuno si straccia le vesti. Nessuno organizza un corteo. Nessuno occupa un’autostrada.<br>Eppure è una delle cose che possono incidere più concretamente sulle tasche di lavoratori dipendenti e pensionati.<br>E allora, visto che qualche mese fa avevo già scritto del problema, oggi ci torno sopra.<br>Anche perché nel frattempo è arrivato un piccolo particolare.<br>L’inflazione ad agosto è risalita al 3,3%.<br>Lo certifica l’Istat, che ha appena pubblicato i dati definitivi: a luglio era al 2,9%. A spingere soprattutto i prezzi sono stati gli energetici, mentre l’inflazione di fondo è rimasta all’1,5%. Anche se, a guardare certi cartellini al supermercato, qualche dubbio su quella percentuale viene.<br>E qui arriva il nostro simpatico amico: il fiscal drag. Nome inglese, naturalmente.<br>Perché se dobbiamo fregarti qualche euro in più, vuoi mettere farlo con un termine che sembra uscito da una riunione della Banca d’Inghilterra?<br>Il meccanismo, invece, è semplicissimo.<br>Se i prezzi aumentano e, per effetto dell’inflazione, aumenta anche il reddito nominale, ma gli scaglioni dell&#8217;Irpef non vengono adeguati in misura corrispondente, una parte dell&#8217;aumento finisce al fisco<br>Formalmente lo Stato non ha aumentato le aliquote, ma incassa di più.<br>E il contribuente?<br>Vede diminuire il proprio potere di acquisto.<br>Per certi versi è un meccanismo geniale. Perché l&#8217;aumento delle tasse non arriva con una legge che qualcuno deve votare.<br>Arriva in silenzio. Non c’è bisogno di un ministro che annunci: «Cari cittadini, da domani vi aumentiamo le tasse».<br>No. Molto più elegante. Si lascia che aumentino prezzi e redditi nominali e si tengono fermi gli scaglioni.<br>Poi ci pensa il fisco.<br>Una specie di bancomat automatico alimentato dall&#8217;inflazione.<br>Vi è chiara quale sarebbe la soluzione più lineare del problema?<br>Semplice come l’acqua: indicizzare gli scaglioni di reddito IRPEF all’inflazione.<br>Ma la domanda vera è un’altra: perché a Berlino, Parigi o Vienna è possibile ciò che in Italia nessuno si sogna nemmeno di proporre?<br>Il problema è la spesa pubblica.<br>Il problema è che i soldi delle tasse non bastano mai, ed i numerosi tentativi di spending review si sono rivelati tutti fallimentari.<br>Per amor di verità di recente ho sentito in televisione Nicola Fratoianni rilanciare l’idea di una sorta di scala mobile. Ma manca sempre, a sinistra come a destra, la volontà di dire dove si taglia la spesa pubblica per trovare le risorse necessarie.<br>E qui veniamo alla parte che mi interessa di più.<br>Perchè il Fiscal Drag è di fatto un “cetriolo”. Ma chi può difendersi?<br>Il commerciante che, almeno in teoria, può aumentare il prezzo della merce.<br>Il professionista che può rivedere la parcella. L’artigiano che può aggiornare il preventivo.<br>L’impresa che può, entro i limiti del mercato, ritoccare i propri listini.<br>Naturalmente non è sempre facile, e nessuno regala niente a nessuno.<br>Ma almeno un prezzo lo possono cambiare.<br>Il lavoratore dipendente no. Il pensionato no.<br>E allora può succedere una cosa paradossale.<br>Arriva un aumento. Sembra una buona notizia.<br>Poi arrivano l’inflazione, gli scaglioni Irpef e le detrazioni che non seguono automaticamente i prezzi.<br>E una parte di quell’aumento torna indietro, guarda caso, in direzione dell’ Agenzia delle Entrate.<br>È il motivo per cui il fiscal drag è una tassa particolarmente infida. Perché psicologicamente non la percepisci come una tassa. Nessuno ti manda a casa una lettera dicendo: “Gentile contribuente, quest’anno il cetriolo fiscale sarà un po’ più grosso, ci scusiamo per il disturbo!”.<br>No. Magari ti arriva semplicemente una busta paga un po’ più alta. E magari pensi pure: «Finalmente!». Poi guardi quanto è aumentato il costo della spesa, dell’energia, dell’assicurazione, del ristorante, del dentista e di tutto il resto. E scopri che il tuo potere d’acquisto non è aumentato affatto, anzi si è ridotto.<br>Ma il fisco, quello sì, ha fatto progressi.<br>Ed è qui che la domanda diventa inevitabile: il cetriolo continuerà a finire sempre dalla stessa parte?<br>E qui arriviamo al punto politico, senza bisogno di fare il tifo per nessuno.<br>Perché il fiscal drag non ha una tessera di partito; non è né di destra né di sinistra.<br>È semplicemente comodo. Comodo per chi chiunque governi.<br>Perché ridurre davvero il fiscal drag significa rinunciare ad una parte di gettito futuro, oppure trovare contemporaneamente altre coperture.<br>E quando si parla di bilancio pubblico italiano, la coperta è quella solita. Tirarla da una parte significa lasciare scoperti i piedi dall’altra.<br>Il problema, dunque, non è scoprire che l’inflazione esiste.<br>Il problema è decidere chi deve sopportarne il costo.<br>È per questo che continuo a considerare il fiscal drag una questione di equità prima ancora che di tecnica tributaria.<br>Uno Stato serio può certamente chiedere ai cittadini di pagare le tasse. Ma dovrebbe avere almeno la decenza di farlo alla luce del sole.<br>Non nascondendosi dietro l&#8217;inflazione.<br>Perché una tassa votata dal Parlamento la puoi discutere. La puoi contestare. Puoi perfino andare in piazza.<br>Il fiscal drag invece non protesta, non discute e non fa rumore; quando arriva il momento, presenta il conto.<br>E allora torno alla domanda con cui avevo aperto.<br>In questa Repubblica di Pulcinella, dove per qualsiasi cosa ci dividiamo in guelfi e ghibellini, possibile che almeno sul cetriolo fiscale non riusciamo a metterci d&#8217;accordo?<br>Perché una cosa, almeno, sembra certa.<br>L&#8217;inflazione passa. Il fisco resta.<br>E il cetriolo, guarda caso, finisce sempre dalla stessa parte (se fossi sboccato direi sempre negli stessi culi).<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Bollo auto, quasi 2 milioni di veneti verso l’esenzione. Ma è scontro sui conti della Regione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2027 stop al pagamento per auto fino a 80 kW e motocicli: in Veneto oltre 2,5 milioni di veicoli sotto la soglia. Stefani assicura compensazioni, il Pd teme un buco da centinaia di milioni. Lega e Fratelli d’Italia rivendicano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 2027 stop al pagamento per auto fino a 80 kW e motocicli: in Veneto oltre 2,5 milioni di veicoli sotto la soglia. Stefani assicura compensazioni, il Pd teme un buco da centinaia di milioni. Lega e Fratelli d’Italia rivendicano la misura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">VENEZIA – Quasi <strong>due milioni di veneti</strong> potrebbero beneficiare dell’abolizione del bollo auto prevista dal Governo. Ma, mentre per automobilisti e motociclisti si prospetta un risparmio, in Veneto si apre contemporaneamente il confronto sull’impatto che la misura potrebbe avere sulle <strong>entrate regionali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la platea potenzialmente interessata in Veneto è composta da <strong>1.924.897 persone fisiche</strong> proprietarie di almeno un’automobile o di un motociclo che rientra nei limiti previsti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella regione circolano <strong>2.005.825 automobili</strong> e <strong>501.198 motociclette</strong> entro la soglia degli <strong>80 kW</strong>, per un totale di oltre <strong>2,5 milioni di veicoli</strong> interessati dal parametro stabilito dal provvedimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri introduce dal <strong>2027</strong> l’esenzione per le automobili di piccola e media potenza fino a 80 kW e per i motoveicoli, con l’agevolazione riconosciuta per <strong>un solo veicolo per cittadino</strong>. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha successivamente precisato che l’intenzione del Governo è rendere la misura <strong>strutturale e non limitata al solo 2027</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti <strong>Matteo Salvini</strong> ha espresso soddisfazione per la decisione e indicato come obiettivo futuro quello di proseguire su questa strada, valutando anche un possibile innalzamento della soglia oltre gli attuali <strong>80 kW</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Veneto, però, il provvedimento ha immediatamente aperto una discussione sulle conseguenze per le casse regionali. Il bollo automobilistico costituisce infatti una delle entrate proprie delle Regioni. Nel dibattito di queste ore viene indicata per il Veneto una cifra di circa <strong>600 milioni di euro derivanti dal bollo ordinario</strong>, che salirebbe ulteriormente considerando arretrati e riscossione coattiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Regione <strong>Alberto Stefani</strong> ha accolto positivamente il provvedimento e ha assicurato che non si tradurrà in una perdita di risorse per il Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Apprezzo questa scelta coraggiosa, che va incontro a milioni di famiglie provate dalla crisi geopolitica internazionale – ha dichiarato Stefani –. Oggi festeggiamo la vittoria di questa storica battaglia di equità. A beneficiarne saranno anche tante famiglie e tanti cittadini del Veneto».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governatore ha soprattutto assicurato che la misura sarà accompagnata da <strong>compensazioni adeguate</strong>, tali da evitare minori entrate per la Regione. Stefani ha inoltre collegato il provvedimento alla recente decisione sullo <strong>stop al blocco dei diesel Euro 5</strong>, indicandoli come interventi rivolti alle difficoltà economiche di famiglie e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di segno opposto la posizione del capogruppo del <strong>Partito Democratico in Consiglio regionale, Giovanni Manildo</strong>, che parla di un «blitz da Roma sulla pelle delle Regioni» e solleva dubbi sulla futura copertura delle entrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Manildo, il bollo rappresenta una risorsa utilizzata per finanziare <strong>trasporti, infrastrutture e servizi essenziali</strong> e la promessa di trasferimenti compensativi dallo Stato non sarebbe sufficiente, allo stato attuale, a eliminare le preoccupazioni. Il capogruppo dem indica in circa <strong>600 milioni di euro</strong> l’introito annuale del Veneto legato al bollo e teme possibili ripercussioni sui bilanci regionali qualora le compensazioni non fossero integrali e certe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Manildo ha inoltre chiesto se il presidente Stefani fosse stato informato in anticipo della decisione del Governo, criticando quella che considera una contraddizione rispetto al percorso sull’autonomia differenziata. Si tratta della posizione politica espressa dal gruppo Pd, mentre la Regione sostiene che le compensazioni eviteranno perdite di gettito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fronte dell’<strong>Anci</strong> l’attenzione è concentrata sul sistema con cui verranno compensate le Regioni. Il direttore <strong>Carlo Rapicavoli</strong> ha richiamato l’esigenza di garantire le risorse, con l’ipotesi che il meccanismo possa essere inserito anche nel più ampio percorso del federalismo fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza di centrodestra, invece, ha accolto favorevolmente il provvedimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il commissario della <strong>Lega in Veneto Andrea Tomaello</strong> ha definito l’abolizione del bollo una misura attesa, sostenendo che consentirà di lasciare maggiori risorse a disposizione dei cittadini e rivendicando il ruolo di Salvini nella battaglia per la riduzione dell’imposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coordinatore regionale di <strong>Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon</strong> ha invece ricondotto la scelta all’azione del Governo Meloni, definendo l’abolizione una «boccata d’ossigeno» per milioni di cittadini. Soddisfazione è stata espressa anche dalla senatrice leghista <strong>Erika Stefani</strong>, particolarmente legata al tema anche per la sua passione per le motociclette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura riguarda soprattutto <strong>citycar, utilitarie e numerosi modelli di fascia medio-piccola</strong>. Secondo le stime nazionali del Governo, la soglia degli 80 kW comprenderebbe circa il <strong>70% del parco automobilistico italiano</strong>, pari a circa 30 milioni di vetture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i singoli automobilisti il risparmio varierà naturalmente in base alla potenza e alle caratteristiche del mezzo. Secondo una stima di Altroconsumo su alcuni modelli diffusi, il beneficio annuo potrebbe collocarsi indicativamente <strong>tra 113 e 142 euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Veneto, dunque, i numeri sono rilevanti su entrambi i fronti: <strong>quasi 1,925 milioni di potenziali beneficiari e oltre 2,5 milioni di veicoli entro gli 80 kW</strong>, ma anche centinaia di milioni di euro di gettito regionale da sostituire. Il punto decisivo sarà ora capire nel dettaglio <strong>come verranno costruite e garantite le compensazioni statali</strong> annunciate per le Regioni.</p>



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		<title>Europa e Canada più vicini e Trump, sempre più isolato, monta su tutte le furie</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 07:45:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’asse tra Europa e Canada si stringe e da Washington arriva una reazione durissima. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha aperto alla possibilità di trasformare il Canada nel primo “membro associato” dell’Unione europea, una formula finora<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’asse tra Europa e Canada si stringe e da Washington arriva una reazione durissima. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha aperto alla possibilità di trasformare il Canada nel primo “membro associato” dell’Unione europea, una formula finora inesistente nell’architettura comunitaria e i cui contenuti dovranno ancora essere definiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’annuncio è arrivato a Strasburgo durante il discorso sullo Stato dell’Unione, alla presenza del primo ministro canadese Mark Carney. L’obiettivo dichiarato è portare i rapporti tra Bruxelles e Ottawa a un livello mai raggiunto prima, costruendo una vera e propria “alleanza per il futuro” che vada ben oltre l’attuale accordo commerciale CETA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tavolo ci sono difesa, energia, materie prime critiche, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, cybersicurezza, batterie e cooperazione industriale. Von der Leyen ha ricordato che gli scambi di merci tra Canada e Unione europea sono cresciuti del 75% in meno di dieci anni grazie al CETA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carney, da parte sua, non sta chiedendo l’ingresso del Canada nell’Unione nel senso tradizionale del termine. Nei giorni scorsi aveva parlato della necessità di costruire con l’Europa una “alleanza unica”, mentre Ottawa cerca di ridurre una dipendenza economica dagli Stati Uniti diventata particolarmente delicata dopo la nuova escalation commerciale con Washington. Circa il 70% delle esportazioni canadesi continua infatti ad avere come destinazione il mercato americano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio da Donald Trump che è arrivata la reazione più pesante. Il presidente americano ha definito “ridicola” l’ipotesi di un Canada associato all’Unione europea e ha ventilato la possibilità di considerare l’operazione un atto ostile nei confronti degli Stati Uniti. Se Washington dovesse interpretare l’avvicinamento tra Ottawa e Bruxelles in questo modo, Trump ha minacciato nuovi dazi molto pesanti contro l’Europa e persino restrizioni commerciali più radicali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione non nasce però oggi. L’amministrazione americana ha già adottato nelle ultime settimane nuove misure commerciali contro il Canada. L’8 settembre la Casa Bianca ha, tra l’altro, confermato dazi aggiuntivi del 50% su alcune categorie di prodotti canadesi e annunciato restrizioni su diversi beni, comprese misure che interessano il settore automobilistico e quello delle bevande alcoliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progressivo allontanamento di Ottawa da Washington sta così accelerando un riassetto delle alleanze. Il Canada ha anche presentato domanda per entrare nella Joint Expeditionary Force, la coalizione militare di reazione rapida guidata dal Regno Unito, mentre sta intensificando la collaborazione con l’Europa nel settore della difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta da capire cosa significhi concretamente diventare “membro associato” dell’Ue. Lo status, al momento, non esiste nei trattati europei e qualsiasi soluzione strutturata richiederebbe l’accordo degli Stati membri e una complessa definizione giuridica. Alcuni diplomatici europei hanno già manifestato perplessità sulla formula e sui suoi effettivi contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il significato politico del messaggio, tuttavia, è chiaro: Canada e Unione europea vogliono rendere molto più stretta la loro collaborazione economica e strategica. Von der Leyen ha precisato che l’intesa non sarebbe costruita “contro” altri Paesi, ma per rafforzare interessi e sicurezza comuni. La prospettiva, però, arriva proprio mentre i rapporti fra Ottawa e Washington attraversano una delle fasi più tese degli ultimi anni.</p>



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		<title>Addio al bollo auto per il 70% delle vetture e per tutte le moto nel 2027</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:52:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[2027]]></category>
		<category><![CDATA[addio]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo prepara lo stop al bollo auto per le vetture piccole e medie e per le moto nel corso del 2027, una misura che comporterà un minor gettito di 2,29 miliardi di euro. Secondo la bozza del decreto atteso<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il governo prepara lo stop al bollo auto per le vetture piccole e medie e per le moto nel corso del 2027, una misura che comporterà un minor gettito di 2,29 miliardi di euro. Secondo la bozza del decreto atteso in Consiglio dei ministri, le persone fisiche in possesso dei requisiti saranno esentate dal pagamento della tassa automobilistica su un solo veicolo regolarmente assicurato, per i versamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura riguarderà tutti i motocicli e oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione, per un totale di circa 14,5 milioni di veicoli. Da Palazzo Chigi spiegano che l&#8217;obiettivo è alleggerire il carico fiscale sulla proprietà di auto e moto per una platea molto ampia di italiani.</p>
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		<title>Vicenza, prezzi su del 3,4% in un anno: energia e trasporti spingono l’inflazione, forti differenze nei negozi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 10:03:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad agosto 2026 il costo della vita continua a salire a Vicenza. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,4% rispetto ad agosto 2025. A pesare maggiormente sono<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vicenza-prezzi-su-del-34-in-un-anno-energia-e-trasporti-spingono-linflazione-forti-differenze-nei-negozi/">Vicenza, prezzi su del 3,4% in un anno: energia e trasporti spingono l’inflazione, forti differenze nei negozi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto 2026 il costo della vita continua a salire a Vicenza. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello <strong>0,5% rispetto a luglio e del 3,4% rispetto ad agosto 2025</strong>. A pesare maggiormente sono soprattutto energia, abitazione e trasporti, mentre la fotografia della “Borsa della spesa” mostra differenze anche molto ampie tra i prezzi minimi e massimi rilevati nei punti vendita cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato più evidente riguarda <strong>abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili</strong>, che aumentano dello <strong>0,8% in un mese e del 10,4% in un anno</strong>. Ancora più marcato è il dato dei beni energetici nel loro complesso: <strong>+3,3% rispetto a luglio e +21,3% su base annua</strong>. Tra le singole voci, i combustibili solidi segnano addirittura un <strong>+41,2% rispetto a un anno fa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aumenti consistenti anche per i <strong>trasporti</strong>, che salgono del <strong>2,1% su base mensile e del 5,2% rispetto all’agosto 2025</strong>. A incidere sono soprattutto carburanti e lubrificanti per i mezzi di trasporto personali, cresciuti del <strong>5,6% in un solo mese e del 20,3% nell’arco di un anno</strong>. Gli altri servizi relativi ai mezzi personali di trasporto registrano invece una diminuzione mensile del 2,9%, pur rimanendo dello 0,8% sopra i livelli di un anno prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La spesa alimentare mostra una dinamica più contenuta, ma comunque crescente: <strong>prodotti alimentari e bevande analcoliche +0,8% sul mese e +1,2% sull’anno</strong>. All’interno del comparto, ortaggi, tuberi, banane da cucina e legumi salgono del <strong>4,8% rispetto a luglio e del 5,5% rispetto all’anno precedente</strong>, mentre frutta e frutta a guscio scendono del <strong>3% nel mese e del 2,5% nell’anno</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La “Borsa della spesa” di agosto consente di tradurre gli indici in prezzi concretamente osservati. Per un chilo di <strong>pane fresco</strong> il prezzo medio rilevato è di <strong>4,85 euro</strong>, con quotazioni comprese tra 4 e 6,99 euro. La <strong>carne suina fresca con osso</strong> costa mediamente 9,23 euro al chilo, ma si va da 6,90 a 16 euro. Il <strong>Grana Padano</strong> ha una media di 19,03 euro al chilo, con un minimo di 14,90 e un massimo di 25,90, mentre per l’<strong>Asiago</strong> la media è di 13,11 euro, con prezzi da 9,70 a 15,90 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra frutta e verdura, le <strong>banane</strong> costano mediamente 2,10 euro al chilo, con una forbice tra 1,70 e 2,50 euro; le <strong>mele Golden Delicious</strong> 2,70 euro, da 1,99 a 3,50. La <strong>lattuga cappuccia</strong> ha un prezzo medio di 3,40 euro al chilo, con valori tra 2,90 e 5 euro; i <strong>pomodori da sugo tondi rossi</strong> arrivano mediamente a 2,75 euro, oscillando tra 1,75 e 4,90. Le <strong>zucchine</strong> costano in media 2,40 euro al chilo, le <strong>cipolle bianche</strong> 2,29 e le <strong>patate comuni lunghe</strong> 1,51 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora più marcate risultano le differenze nel settore dell’abbigliamento. Per un paio di <strong>jeans da uomo</strong> la media delle cinque quotazioni è di 70,95 euro, ma il prezzo rilevato varia da <strong>19,99 a 298 euro</strong>. Una <strong>camicia da uomo</strong> costa mediamente 43,14 euro, con estremi di 19,99 e 110 euro. Per i <strong>jeans da bambino</strong> la media è di 17,09 euro, da 11,26 a 25,99; per i <strong>pantaloni da donna</strong> si va invece da appena 7 a 170 euro, con una media di 36,08. La <strong>maglia sottogiacca</strong> ha una media di 23,81 euro, ma prezzi compresi tra 8,99 e 139 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli altri costi monitorati, la <strong>manutenzione della caldaia</strong> ha un prezzo medio di 117,99 euro, con quotazioni da 100 a 140 euro. Un <strong>pasto in pizzeria</strong> costa mediamente 11,98 euro, ma si va da 7,50 a 16 euro. Molto più contenuta la forbice per il <strong>caffè espresso al bar</strong>, che oscilla tra 1,30 e 1,40 euro, con una media di <strong>1,37 euro</strong>. La <strong>Tari</strong>, calcolata come costo medio annuo per un’abitazione di 100 metri quadrati, viene indicata in <strong>197,18 euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando alle altre divisioni di spesa, ad agosto aumentano su base annua anche <strong>sanità (+3,3%)</strong>, <strong>assistenza alla persona e altri beni e servizi (+3,5%)</strong>, ristorazione e alloggio (+2,4%), bevande alcoliche e tabacchi (+1,8%), arredamento e manutenzione della casa (+1,6%), servizi finanziari e assicurativi (+1,5%), istruzione (+1,4%), informazione e comunicazione (+1,2%) e abbigliamento e calzature (+0,5%). Ricreazione, sport e cultura risultano sostanzialmente stabili su base annua, con un +0,1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul breve periodo emergono anche alcune diminuzioni: <strong>abbigliamento e calzature -0,3%</strong> rispetto a luglio e soprattutto <strong>ristoranti e servizi di alloggio -1,3%</strong>. In quest’ultimo caso il calo è determinato soprattutto dai servizi di alloggio, scesi del <strong>4,8% in un mese</strong>, mentre ristoranti, bar e simili crescono dello 0,2%. Cinema, teatri e sale da concerto registrano invece un -7,1% mensile, dato che il Comune collega principalmente all’iniziativa ministeriale “Cinema Revolution”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento particolarmente significativo per le famiglie è rappresentato dalla frequenza degli acquisti. I prodotti acquistati più spesso registrano infatti un’inflazione superiore alla media: quelli ad <strong>alta frequenza d’acquisto aumentano del 4,7% in un anno e dell’1,2% in un mese</strong>, mentre quelli a media frequenza salgono del 4,2% annuo. I prodotti acquistati più raramente segnano invece un incremento molto più contenuto, pari all’1,1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro mostra inoltre una differenza netta tra beni e servizi. I <strong>beni aumentano del 4,5% su base annua</strong>, contro il <strong>2,7% dei servizi</strong>. Se però si eliminano dal calcolo energia e alimentari freschi, la cosiddetta inflazione di fondo scende all’<strong>1,7%</strong>, lo stesso livello registrato dall’indice generale depurato completamente dai prodotti energetici. È quindi soprattutto la componente energetica a spingere verso l’alto l’inflazione vicentina in questa fase.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rilevazione del Comune di Vicenza viene effettuata secondo metodologie definite dall’Istat. Ogni mese vengono monitorate <strong>4.081 quotazioni di prezzo</strong>, oltre a <strong>54 abitazioni per i canoni di affitto e 19 strutture per le camere d’albergo</strong>, per un totale di <strong>447 unità di rilevazione</strong> presenti sul territorio cittadino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, agosto restituisce una Vicenza in cui l’inflazione resta sostenuta soprattutto per effetto di <strong>energia, carburanti e costi legati all’abitazione</strong>, mentre sui prodotti di uso quotidiano l’aumento è meno esplosivo ma comunque percepibile. E la “Borsa della spesa” aggiunge un altro elemento: a parità di prodotto, soprattutto per abbigliamento e alcuni generi alimentari, scegliere dove acquistare può significare affrontare prezzi anche molto diversi.</p>



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		<title>Canada più vicino all’Unione europea: von der Leyen propone il primo status di “membro associato”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:58:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Canada potrebbe diventare il primo “membro associato” dell’Unione europea, attraverso una formula che oggi non esiste nei trattati comunitari e che segnerebbe un salto senza precedenti nei rapporti tra Bruxelles e Ottawa. La proposta è stata avanzata dalla presidente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Canada potrebbe diventare il primo <strong>“membro associato” dell’Unione europea</strong>, attraverso una formula che oggi non esiste nei trattati comunitari e che segnerebbe un salto senza precedenti nei rapporti tra Bruxelles e Ottawa. La proposta è stata avanzata dalla presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen</strong> nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre a Strasburgo, alla presenza del primo ministro canadese <strong>Mark Carney</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Von der Leyen ha indicato la possibilità di costruire con il Canada una vera e propria <strong>“Alliance for the Future”</strong>, un’alleanza per il futuro che andrebbe oltre gli attuali rapporti commerciali e politici e potrebbe coinvolgere settori strategici come difesa, energia, tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e cooperazione industriale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare i legami tra partner che condividono valori democratici e interessi strategici in una fase di crescente instabilità internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto non significherebbe però l’ingresso del Canada nell’Unione europea. Lo stesso Carney aveva chiarito nei giorni precedenti che Ottawa <strong>non sta cercando di diventare uno Stato membro dell’UE</strong>, ma intende discutere la creazione di una «alleanza unica» tra Canada e Unione europea. La formula del “membro associato” non ha attualmente una base giuridica specifica nell’ordinamento europeo e la sua eventuale introduzione richiederebbe quindi la costruzione di un nuovo quadro politico e istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’avvicinamento avviene mentre il Canada sta cercando di <strong>ridurre la propria dipendenza economica dagli Stati Uniti</strong>, in un momento caratterizzato da forti tensioni commerciali con Washington. Carney punta a raddoppiare nell’arco di dieci anni gli scambi commerciali canadesi con Paesi diversi dagli Stati Uniti e considera l’Europa uno dei partner principali di questa strategia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I rapporti tra Ottawa e Bruxelles sono già particolarmente stretti. Dal 2017 è applicato provvisoriamente il <strong>CETA</strong>, l’accordo economico e commerciale globale tra Canada e Unione europea. Nel 2025 gli scambi bilaterali di beni e servizi hanno raggiunto circa <strong>130 miliardi di euro</strong>, con un aumento dell’80% rispetto ai 72,1 miliardi del 2016.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cooperazione si è progressivamente estesa anche ad altri settori. Dal 2024 il Canada è associato al <strong>secondo pilastro di Horizon Europe</strong>, il programma europeo dedicato alla ricerca e all’innovazione, consentendo a ricercatori e organizzazioni canadesi di partecipare ai progetti insieme ai partner dell’UE. Bruxelles e Ottawa collaborano inoltre attraverso lo Strategic Partnership Agreement e la Green Alliance sui temi dell’energia, della transizione climatica, dell’innovazione e della sicurezza energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente significativo è anche il rafforzamento della collaborazione nella <strong>difesa</strong>. Il Canada è stato il primo Paese esterno all’Unione a concludere con Bruxelles un accordo di sicurezza e difesa che gli consente un accesso più ampio alle opportunità collegate agli strumenti europei per gli investimenti e gli acquisti militari comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso verso una nuova forma di associazione resta tuttavia complesso. Lo status di “membro associato” dovrebbe essere creato ex novo e incontrare il consenso degli Stati membri. Inoltre, lo stesso CETA, nonostante sia applicato provvisoriamente da quasi un decennio, non è stato ancora ratificato da tutti i 27 Paesi dell’Unione: tra gli Stati che devono ancora completare il processo figurano anche <strong>Italia, Francia e Polonia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione, ancora il 14 settembre, aveva evitato di anticipare formalmente i contenuti dei colloqui, limitandosi a definire il Canada un <strong>partner strategicamente importante e un amico stretto dell’Unione europea</strong>. Bruxelles aveva però confermato l’intenzione di elevare ulteriormente il livello della cooperazione, anche in vista del prossimo vertice UE-Canada previsto per il <strong>29 e 30 ottobre</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di Carney a Strasburgo assume quindi un forte valore politico. Il premier canadese è il primo leader straniero invitato ad assistere al discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione e proseguirà la visita europea con un intervento davanti al Parlamento europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il possibile status di “membro associato” resta per ora una proposta politica e non equivale a un ingresso del Canada nell’UE. Ma l’iniziativa segna la volontà, da entrambe le parti, di sperimentare una forma di integrazione molto più profonda rispetto a un tradizionale accordo commerciale, in una fase nella quale sia Ottawa sia Bruxelles stanno cercando di diversificare le proprie alleanze economiche e strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/canada-piu-vicino-allunione-europea-von-der-leyen-propone-il-primo-status-di-membro-associato/">Canada più vicino all’Unione europea: von der Leyen propone il primo status di “membro associato”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Francia, sale la protesta contro il caro carburanti. Pescatori in rivolta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:37:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(immagine da TF1) «Non vedete che siamo morti?». È esplosa così la rabbia dei pescatori francesi che martedì 15 settembre hanno manifestato a Fos-sur-Mer, nelle Bouches-du-Rhône, contro l’aumento del prezzo dei carburanti. I professionisti del mare, riuniti su appello dei<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(immagine da TF1)</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non vedete che siamo morti?». È esplosa così la rabbia dei pescatori francesi che martedì 15 settembre hanno manifestato a <strong>Fos-sur-Mer</strong>, nelle <strong>Bouches-du-Rhône</strong>, contro l’aumento del prezzo dei carburanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I professionisti del mare, riuniti su appello dei comitati della pesca del Mediterraneo, hanno bloccato dalle <strong>2 del mattino</strong> l’accesso a un <strong>deposito petrolifero strategico</strong>, attraverso il quale transita circa il <strong>10% del carburante consumato in Francia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per sgomberare l’area e ripristinare la circolazione sono stati dispiegati i <strong>CRS</strong>, i reparti antisommossa francesi, dando vita a un confronto particolarmente teso con i manifestanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della protesta c’è soprattutto il costo del gasolio, diventato sempre più pesante per le attività di pesca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il gasolio è il nerbo della guerra», ha dichiarato a TF1 <strong>Ange Natoli</strong>, armatore e membro dell’OP du Sud. «È passato dal rappresentare il 30% all’80% del nostro fatturato. Non abbiamo più liquidità, non abbiamo più i mezzi per pagare i marinai che lavorano 100 ore alla settimana per guadagnare 150 euro».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta dei pescatori è precisa: <strong>raddoppiare gli aiuti statali destinati al carburante</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la forte tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, in tarda mattinata il traffico delle autocisterne è progressivamente ripreso. Alcuni camionisti hanno però espresso apertamente solidarietà nei confronti dei pescatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Certo che comprendiamo e sosteniamo la protesta. Lo diciamo da tempo: adesso bisogna che tutti si mobilitino», ha spiegato uno degli autisti intervistati sul posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>nord della Francia</strong> la protesta ha assunto invece forme differenti. Diverse stazioni di servizio sono state prese di mira e vandalizzate: alcuni display sono stati distrutti e diverse pompe sono state rese inutilizzabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli automobilisti le reazioni sono state contrastanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È uno sfogo, credo, ma è davvero una soluzione? Non penso. Noi dobbiamo comunque andare a lavorare», ha commentato un automobilista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro ha invece puntato il dito contro il governo: «Chiedetelo al governo, credo che il responsabile sia soprattutto lui. Se abbassasse un po’ le tasse, le cose potrebbero andare un po’ meglio».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una strada che il ministro dell’Economia <strong>Roland Lescure</strong> ha però respinto, definendo una riduzione generalizzata delle tasse una «falsa buona idea». Il ministro ha ribadito la propria contrarietà a misure indistinte rivolte a tutti, comprese le persone che non avrebbero bisogno di sostegno economico. Secondo il titolare di Bercy, la risposta dovrebbe passare esclusivamente attraverso <strong>aiuti mirati</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione del governo non è bastata però a calmare la protesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>La Rochelle</strong>, nella <strong>Charente-Maritime</strong>, una cinquantina di persone si sono riunite a metà giornata su iniziativa di un imprenditore, scandendo lo slogan: «Benzina troppo cara, il popolo è arrabbiato».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organizzatori hanno rivendicato il carattere <strong>civico e indipendente della protesta</strong>, senza appartenenze politiche o sindacali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le diverse mobilitazioni, dalla protesta dei pescatori nel sud della Francia agli episodi contro le stazioni di servizio nel nord fino alla manifestazione di La Rochelle, testimoniano un malcontento crescente legato all’aumento dei prezzi dei carburanti e al peso che questi costi stanno assumendo per lavoratori, imprese e cittadini.</p>
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		<title>Battistolli e Coopservice valutano l’aggregazione delle attività nella vigilanza e nei servizi fiduciari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BMC S.p.A. – Battistolli Main Company – e Coopservice S.p.A. hanno sottoscritto un Term Sheet non vincolante con l’obiettivo di valutare una possibile operazione di aggregazione delle rispettive attività nei settori della vigilanza e dei servizi fiduciari. (Nella foto: da<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">BMC S.p.A. – Battistolli Main Company – e Coopservice S.p.A. hanno sottoscritto un <strong>Term Sheet non vincolante</strong> con l’obiettivo di valutare una possibile operazione di aggregazione delle rispettive attività nei settori della vigilanza e dei servizi fiduciari. <em>(Nella foto: da sinistra Luigi Battistolli, Presidente di BMC S.p.A e Roberto Olivi, Presidente di Coopservice S.Coop.p)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione resta subordinata, come previsto in questi casi, all’esito positivo delle consuete attività di verifica e approfondimento, alla definizione della documentazione contrattuale e all’eventuale rilascio delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">BMC opera dal <strong>1984</strong> nei settori della vigilanza privata e dei servizi fiduciari attraverso le società <strong>Rangers</strong> e <strong>BSI</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rangers offre a imprese, enti pubblici e privati servizi integrati di sicurezza, tra cui vigilanza armata, pattugliamento, videosorveglianza, gestione degli allarmi e soluzioni tecnologiche. L’attività si avvale di Guardie Particolari Giurate, centrali operative e di una presenza capillare sul territorio nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">BSI fornisce invece servizi fiduciari e di sicurezza non armata, accoglienza, reception e controllo accessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’offerta delle due società si caratterizza per un approccio coordinato e personalizzato, orientato alla qualità, all’efficienza e alla continuità operativa. Complessivamente <strong>Rangers e BSI realizzano circa 200 milioni di euro di fatturato, con 4.000 addetti e 34 sedi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il <strong>Gruppo Coopservice</strong> è attivo da oltre <strong>40 anni</strong> nel settore della vigilanza privata. Le attività sono oggi svolte dalla società <strong>Istituto di Vigilanza Coopservice S.p.A.</strong>, che dispone di una rete operativa composta da <strong>30 filiali e siti locali, 10 centrali operative e circa 4.000 dipendenti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La società opera direttamente in <strong>7 regioni</strong> come Security Service Provider, fornendo soluzioni integrate per rispondere alle esigenze di sicurezza di una platea che va dai grandi siti di rilevanza nazionale agli enti pubblici, dalle imprese ai clienti privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I servizi offerti combinano l’esperienza, la competenza e la formazione delle guardie giurate e degli operatori di sicurezza con tecnologie avanzate, comprese soluzioni basate sull’<strong>intelligenza artificiale</strong>, utilizzate per la televigilanza, la videosorveglianza, il controllo degli impianti tecnologici e la localizzazione satellitare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’azienda sottolinea inoltre come elementi distintivi affidabilità, qualità, trasparenza e il rispetto di valori quali etica del lavoro, legalità e dignità delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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		<title>Benzina e code chilometriche: la crisi dei carburanti colpisce la Russia (video). Trump scocciato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 16:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pazienza è ormai diventata un requisito fondamentale per gli automobilisti russi. La situazione nei distributori di carburante del Paese continua a essere estremamente critica, aggravata dal persistente conflitto tra Kiev e Mosca. La popolazione civile subisce in prima persona<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La pazienza è ormai diventata un requisito fondamentale per gli automobilisti russi. La situazione nei distributori di carburante del Paese continua a essere estremamente critica, aggravata dal persistente conflitto tra Kiev e Mosca. La popolazione civile subisce in prima persona gli effetti delle incursioni ucraine mirate a colpire le infrastrutture petrolifere russe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre ai problemi legati alle forniture, a preoccupare sono le interminabili code per fare il pieno. Una situazione particolarmente evidente nell&#8217;area di San Pietroburgo, nel nord-ovest della Russia, dove i conducenti sono costretti a lunghe ore di attesa prima di poter accedere alle stazioni di servizio, come documentato anche dalle immagini registrate lunedì 14 settembre. Nelle ultime settimane, diverse raffinerie sono finite nel mirino dei raid ucraini con l&#8217;obiettivo strategico di indebolire Mosca.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le reazioni internazionali e l&#8217;appello di Trump</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla questione è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha esortato Volodymyr Zelensky a interrompere i bombardamenti contro le raffinerie di diesel in territorio russo. Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, Mosca e Kiev avrebbero in teoria concordato di evitare ulteriori attacchi alle rispettive infrastrutture energetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, la tensione sul fronte geopolitico resta altissima, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Vladimir Putin, il quale ha avvertito l&#8217;Europa sui rischi di un&#8217;eventuale invio di truppe in Ucraina, definendo una simile mossa come un atto di guerra diretto contro la Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il video</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="480" style="aspect-ratio: 854 / 480;" width="854" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/TWMate.com-b4ece567c3dd01212f88986b57731a98.mp4"></video></figure>
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		<item>
		<title>Il Distretto Veneto della Pelle a Simac Tanning Tech tra innovazione e futuro della filiera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:17:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Arzignano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ARZIGNANO, 9 SETTEMBRE 2026 – Il Distretto Veneto della Pelle sarà presente dal 15 al 17 settembre2026 a Simac Tanning Tech, la manifestazione internazionale dedicata alle macchine e alle tecnologieper l&#8217;industria calzaturiera, pellettiera e conciaria, in programma a Fiera Milano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br>ARZIGNANO, 9 SETTEMBRE 2026 – Il Distretto Veneto della Pelle sarà presente dal 15 al 17 settembre<br>2026 a Simac Tanning Tech, la manifestazione internazionale dedicata alle macchine e alle tecnologie<br>per l&#8217;industria calzaturiera, pellettiera e conciaria, in programma a Fiera Milano Rho. Il Distretto<br>porterà in fiera INSIDE #SimacTanningTech52, il format di interviste inedite che dopo tre edizioni<br>consecutive a Lineapelle debutta quest&#8217;anno per la prima volta a Simac Tanning Tech, in<br>collaborazione con la manifestazione.<br>Per tre giornate, lo stand del Distretto (Padiglione 18 – Stand L13) si trasformerà in un luogo di<br>dialogo e confronto, ospitando imprenditori, rappresentanti istituzionali ed esperti del settore chiamati<br>a condividere visioni, strategie e prospettive sul futuro della filiera. L&#8217;iniziativa, realizzata in media<br>partnership con MPAStyle e condotta dal giornalista Andrea Guolo, accenderà il confronto su temi<br>chiave come il ricambio generazionale nell&#8217;imprenditoria, l&#8217;innovazione e i nuovi scenari globali della<br>filiera produttiva del fashion e del footwear.<br>Tra gli ospiti attesi nelle diverse giornate figurano rappresentanti di associazioni di categoria, aziende<br>della filiera, centri di ricerca e realtà imprenditoriali di primo piano: una presenza che conferma la<br>capacità del Distretto di aggregare competenze e promuovere una visione condivisa per uno dei<br>comparti simbolo del Made in Italy.<br>Le interviste raccolte durante Simac Tanning Tech restituiranno un quadro rappresentativo non solo<br>della manifestazione stessa, ma dell&#8217;intero ecosistema fieristico del settore, in dialogo con realtà<br>come Lineapelle, Micam, Mipel e The One. Tutti i contenuti saranno pubblicati quotidianamente sul<br>canale YouTube del Distretto Veneto della Pelle, oltre che sulle testate di MPAStyle.<br>INSIDE #SimacTanningTech52 conferma la presenza del Distretto Veneto della Pelle come spazio di<br>dialogo tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca sui temi della filiera conciaria e della moda<br>internazionale.</p>
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		<title>Il paradosso della difesa: ordini record, ma le Borse frenano</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-paradosso-della-difesa-ordini-record-ma-le-borse-frenano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:20:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è qualcosa di curioso, persino paradossale, nel grande riarmo europeo (quello che toglie i sonni ai nostri pacifisti da salotto). Abbiamo guerre in corso, la Russia che continua a rappresentare una minaccia per l&#8217;Europa, Governi che aumentano le<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-paradosso-della-difesa-ordini-record-ma-le-borse-frenano/">Il paradosso della difesa: ordini record, ma le Borse frenano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di curioso, persino paradossale, nel grande riarmo europeo (quello che toglie i sonni ai nostri pacifisti da salotto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo guerre in corso, la Russia che continua a rappresentare una minaccia per l&#8217;Europa, Governi che aumentano le spese militari, la NATO che chiede agli alleati di spendere sempre di più, ed industrie della difesa che non sembrano neppure in grado di accettare ed evadere tutti gli ordini che ricevono.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, se guardiamo alla Borsa, sembrerebbe quasi che tutto questo entusiasmo per le armi non sia poi così convincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo Rheinmetall, il colosso tedesco diventato negli ultimi anni il simbolo della nuova industria bellica europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo un anno fa era arrivato a sfiorare i 2.000 euro, dopo una corsa impressionante. Oggi quota attorno ai 1.000.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui sta il paradosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre l’azione ha perso quasi metà del valore dai massimi, l&#8217;azienda continua a presentare numeri che raccontano tutt&#8217;altra storia: nel primo semestre 2026 i ricavi sono cresciuti del 39%, l&#8217;utile operativo del 74%, ed il portafoglio ordini ha raggiunto la cifra record di 80,5 miliardi di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, la guerra non ha prodotto una crisi della domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha prodotto, semmai, un problema molto più terra-terra:&nbsp;<strong>come trasformare tutti quegli ordini in produzione, consegne, fatturato, e soprattutto cassa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un contratto da dieci miliardi non è ancora un incasso da dieci miliardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un carro armato ordinato non è un carro armato consegnato. Un milione di proiettili promessi non è un milione di proiettili prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fabbrica, del resto, ha una caratteristica piuttosto fastidiosa: non obbedisce ai comunicati stampa dei Governi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aumentare la produzione servono stabilimenti, macchinari, materie prime, energia, personale specializzato, e tempo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E servono investimenti enormi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rheinmetall sta infatti investendo pesantemente per aumentare le proprie capacità produttive, con effetti inevitabili anche sulla generazione di cassa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un&#8217;altra cosa che racconta bene quello che sta accadendo all&#8217;industria europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Europa sta cominciando a riconvertire parte della propria industria civile in industria della difesa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso Volkswagen è quasi da manuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stabilimento di Osnabrück, dove la produzione automobilistica terminerà nel 2027, dovrebbe passare ad una nuova proprietà e trasformarsi in un centro per la produzione di componenti destinati alla difesa aerea, in collaborazione con l&#8217;israeliana Rafael.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione dovrebbe salvaguardare circa 1.400 dei 1.800 posti di lavoro dello stabilimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa è molto più significativa di quanto possa sembrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mentre Rheinmetall deve costruire nuove capacità produttive, l&#8217;Europa possiede già una gigantesca infrastruttura industriale: capannoni, robot, lavoratori qualificati, fornitori, logistica, ingegneria meccanica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo che per decenni quella macchina è stata utilizzata per produrre automobili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso la geopolitica (leggi Cina) sta dicendo qualcosa di piuttosto brutale all&#8217;industria europea:&nbsp;<strong>forse ci serviranno meno automobili e più sistemi d&#8217;arma.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una trasformazione industriale che qualche anno fa sarebbe sembrata fantascienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure non basta neppure questa spiegazione a chiarire del tutto il comportamento della Borsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché c&#8217;è un secondo cambiamento, forse ancora più importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La guerra sta cambiando il prodotto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che la guerra del XXI secolo non sarà necessariamente dominata soltanto dalle grandi piattaforme tradizionali: carri armati, artiglieria, aerei e navi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Droni, guerra elettronica, sensori, software, intelligenza artificiale, sistemi anti-drone e difesa aerea stanno diventando altrettanto decisivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo cambia anche il modo in cui gli investitori guardano alle aziende della difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta più dire: &#8220;Questa è un&#8217;industria bellica&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda diventa:&nbsp;<strong>quale industria bellica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che costruisce grandi piattaforme per prodotti che richiedono anni per essere progettati, sviluppati e consegnati?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure quella che sviluppa e consegna in tempi rapidi un drone relativamente economico, un sistema di intercettazione, un sensore, un algoritmo di intelligenza artificiale?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta sta&nbsp;&nbsp;anche nel divario profondo che separa l&#8217;illusione della politica dalla realtà della fabbrica. Le aziende della difesa hanno i taccuini stracolmi di ordini per i prossimi dieci anni, ma la Borsa non vive di promesse a lungo termine: vive di flussi di cassa immediati. E la filiera industriale europea sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali nel trasformare questa imponente massa di carte e contratti in armi effettivamente consegnate e fatturate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole il Mercato non sembra ancora aver scelto definitivamente dove puntare le proprie fiches.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E sarebbe sbagliato raccontare di una fuga generalizzata dei capitali dai grandi produttori verso le piccole società tecnologiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche molti titoli legati ai droni hanno recentemente sofferto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il segnale è evidente:&nbsp;<strong>gli investitori stanno diventando molto più selettivi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è finito il boom della difesa; potrebbe essere finito, però,&nbsp;<strong>il boom indiscriminato della difesa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco che torniamo a Rheinmetall.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli operatori di Borsa non stanno necessariamente dicendo che non credono nel riarmo europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbero stare dicendo qualcosa di molto più sofisticato:&nbsp;<strong>&#8220;Crediamo nel riarmo. Ma non siamo ancora sicuri quali saranno i cavalli vincenti,&nbsp;</strong>quali aziende, quali tecnologie e quali Paesi ne trarranno davvero vantaggio<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la Borsa non compra le guerre; compra le aspettative sui profitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando quelle aspettative sono già state incorporate nei prezzi, arriva inevitabilmente il momento in cui gli investitori smettono di chiedersi quanti miliardi spenderanno i Governi, e cominciano a chiedersi quanti miliardi riusciranno davvero a guadagnare le aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la vecchia regola dei mercati: “si compra sulle aspettative e si vende quando le aspettative diventano realtà”, o se preferite “si compra sulle voci e si vende sulle notizie&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo che stavolta c&#8217;è qualcosa di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Europa sta contemporaneamente facendo due cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte sta cercando di trasformare vecchie fabbriche dell&#8217;industria civile, messe in crisi dalla concorrenza internazionale e dalla transizione tecnologica, in nuovi stabilimenti della difesa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra deve capire quali saranno le tecnologie militari dominanti nei prossimi decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole,&nbsp;<strong>stiamo riconvertendo le fabbriche del Novecento per preparare la guerra del XXI secolo, mentre la Borsa cerca di capire quali saranno le armi del XXI secolo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che si comprende il paradosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda di armi può essere enorme, i Governi possono promettere miliardi, e le commesse acquisite dai produttori possono raggiungere livelli mai visti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma tra l&#8217;annuncio politico e l&#8217;utile di bilancio c&#8217;è di mezzo un mondo fatto di fabbriche, investimenti, tecnologia, tempi di consegna e capacità produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altri termini la guerra può riempire i portafogli ordini; ma n<strong>on necessariamente riempie subito le casse.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E la Borsa, che non ha ideologie, sentimenti patriottici, e nemmeno particolare pietà per i racconti dei Governi, questo lo ha capito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, persino nella corsa al riarmo, vale la più antica delle regole capitalistiche:&nbsp;<strong>non basta vendere cannoni. Bisogna anche riuscire a guadagnarci.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Vicenzaoro, il Ministro Foti in Fiera: &#8220;Il distretto orafo è un asset strategico del Made in Italy in Europa&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 16:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Vicenza, 7 settembre 2026 –</em> Visita del Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, a Vicenzaoro September, il salone internazionale b2b di Italian Exhibition Group dedicato a gioielleria, oreficeria e orologeria, in corso alla Fiera di Vicenza fino a domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad accompagnare il Ministro, il deputato Silvio Giovine, componente della commissione Attività produttive della Camera e coordinatore provinciale di FdI a Vicenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione conta 1.300 brand espositori da 40 Paesi e oltre 900 buyer ospitati da 73 Paesi grazie alla partnership con ICE Agenzia, in crescita di quasi il 49% rispetto a settembre 2025. Per la prima volta T.Gold, il salone dedicato alle tecnologie orafe, entra nel perimetro del quartiere fieristico con circa 170 aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il comparto orafo-gioielliero è un asset strategico del made in Italy e va difeso nelle sedi europee – <strong>ha dichiarato il Ministro Tommaso Foti</strong> –. La partita che si gioca adesso a Bruxelles è quella della competitività industriale europea, e riguarda da vicino distretti come questo, che vivono di export e di alta manifattura. Il Governo Meloni continuerà a lavorare perché le politiche di coesione e i programmi europei di promozione internazionale diventino leve concrete per le nostre imprese, e perché nel prossimo quadro finanziario pluriennale trovi spazio una difesa reale della capacità produttiva europea. Manifestazioni come Vicenzaoro non sono soltanto una vetrina commerciale bensì il luogo dove il sistema Paese si presenta al mondo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Vicenza è il terzo distretto orafo italiano con circa 5.500 addetti e una tradizione che è diventata eccellenza riconosciuta nel mondo – <strong>sottolinea il deputato Silvio Giovine </strong>–. È un patrimonio di competenze ed eccellenza che continueremo a difendere e valorizzare, dando una risposta seria alle imprese anche sul costo dell’energia, sull’accesso al credito e sulla promozione internazionale. La presenza del Ministro Foti conferma l’attenzione del Governo per un territorio che produce, esporta e crea lavoro”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il prezzo dell’oro alle stelle come mai nella storia e quindi il valore aggiunto è proprio la capacità di fare, di generare valore nel prodotto – <strong>afferma l’europarlamentare Elena Donazzan</strong> –. Le nostre aziende, soprattutto le aziende vicentine che hanno fatto di questo tradizionale settore un’eccellenza nel mondo, devono essere protette. In Europa stiamo discutendo di come poter difendere il made in Europe, a partire dal giusto posizionamento dei fondi europei 2028-2034, per mantenere le produzioni in Europa e non farle andare nei Paesi dove la manodopera, l’energia, tutto costa meno”.</p>
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		<title>Il vero risiko non è quello delle Banche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:36:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[attualit]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da qualche mese seguo con grande interesse il risiko bancario italiano: offerte, controfferte, partecipazioni, alleanze, rilanci. Mps&#160;guarda a Banco Bpm e Banca Generali, Intesa dopo l’Opas muove le proprie pedine, UniCredit osserva il campo, Mediobanca è finita dentro una partita<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qualche mese seguo con grande interesse il risiko bancario italiano: offerte, controfferte, partecipazioni, alleanze, rilanci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mps&nbsp;guarda a Banco Bpm e Banca Generali, Intesa dopo l’Opas muove le proprie pedine, UniCredit osserva il campo, Mediobanca è finita dentro una partita più grande e, sullo sfondo, c&#8217;è sempre il Leone di Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi una partita complicata, che i giornali finanziari raccontano giorno per giorno come una specie di campionato di calcio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi compra chi. Chi rilancia. Chi resiste. Chi entra nel capitale. Chi potrebbe uscire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ho la sensazione che, continuando a guardare soltanto le Banche, rischiamo di perderci la partita vera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché forse&nbsp;<strong>il grande premio del risiko non sono le Banche; bensì il risparmio che passa attraverso le Banche.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi sembra la stessa cosa?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è così, perché questo cambia parecchio la prospettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una Banca, infatti, non è soltanto un bilancio fatto di crediti, obbligazioni e capitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È soprattutto&nbsp;<strong>una Rete di distribuzione</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È il luogo nel quale milioni di italiani decidono che cosa fare dei propri soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Depositi, fondi, obbligazioni, previdenza, polizze vita, prodotti di investimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cliente entra in Banca per parlare del mutuo e magari esce con una polizza vita; entra per rinnovare un investimento e gli viene proposto un fondo; entra per cambiare un conto e scopre che qualcuno ha pensato anche alla sua pensione integrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il gioco diventa interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché chi controlla la Rete non controlla necessariamente il prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma&nbsp;<strong>chi riesce a mettere insieme Rete e Prodotto si trova in una posizione straordinariamente forte.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È il modello della bancassurance, ormai maturo in Paesi come Francia e Germania, ma ancora poco definito nel BelPaese delle contrade e dei borghi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora forse dovremmo smettere per un momento di chiederci soltanto quale Banca finirà nelle mani di quale azionista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda vera potrebbe essere un&#8217;altra:&nbsp;<strong>chi avrà accesso privilegiato al risparmio degli italiani nei prossimi vent&#8217;anni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A quel punto alcune cose che oggi sembrano scollegate cominciano ad apparire sotto una luce diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crédit Agricole, per esempio, non è soltanto l’azionista più importante di Banco Bpm.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche uno dei grandi protagonisti europei dell&#8217;integrazione fra Banca, Assicurazione e Gestione del risparmio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa è una differenza sostanziale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché per entrare in una Banca non è sempre necessario comprarla (magari rischiando un Golden Power).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte è sufficiente&nbsp;<strong>entrare nella sua Rete</strong>, diventare azionista, diventare partner, costruire accordi commerciali di lungo periodo, presidiare i rapporti con il management, e lasciare che sia la Rete a fare, ogni giorno, il lavoro più importante: incontrare il cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una strategia molto meno rumorosa di un&#8217;Opa, e che soprattutto allarma meno una politica come quella nostrana da sempre abituata a guardare il dito e mai la luna.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio per questo può essere molto più efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli americani invece mi sembra tendano a guardare queste vicende con una lente diversa dalla nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un grande investitore internazionale il problema non è tanto se una Banca si chiami Banco Bpm, Mps, Intesa o UniCredit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’unica cosa che conta è capire&nbsp;quanto capitale assorbe, quanto rendimento produce, quale&nbsp;la capacità di estrarre sinergie e tagliare costi, e quale massa di risparmio possa contribuire a gestire, favorendo il consolidamento senza guardare le bandiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le frontiere nazionali, nei bilanci dei grandi investitori, sono molto meno importanti di quanto lo siano nei nostri talk show.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capite bene che per i componenti di un Cda di un grande Fondo di investimento internazionale il concetto di “senesità” è letteralmente incomprensibile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui arriva il paradosso italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio possono avere tutte le ragioni industriali del mondo per giocare le loro partite. Ma il risultato delle loro mosse rischia comunque di essere un altro: rafforzare Crédit Agricole ed aprire quello che potrebbe diventare il più formidabile corridoio d&#8217;influenza francese sulla finanza italiana.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessario immaginare complotti, né attribuire ai protagonisti intenzioni che probabilmente non hanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In finanza conta anche l&#8217;effetto oggettivo delle operazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se alla fine una parte crescente delle nostre Reti bancarie, assicurative e distributive finisse collegata, direttamente o indirettamente, a grandi gruppi francesi, allora il problema non sarebbe più soltanto chi ha vinto l&#8217;ultima Opa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe capire&nbsp;<strong>chi ha conquistato una posizione privilegiata per orientare il risparmio italiano.</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, noi continuiamo a discutere di &#8220;Banche italiane&#8221;, &#8220;interessi francesi&#8221;, &#8220;interessi americani&#8221;, &#8220;campioni nazionali&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il denaro, ormai, non ragiona più così.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il denaro cerca rendimento, scala ed accesso ai clienti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E il nostro Paese ha una caratteristica che lo rende particolarmente interessante: una ricchezza finanziaria privata enorme, concentrata nelle mani di famiglie che per decenni hanno accumulato risparmio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella ricchezza rappresenta una straordinaria opportunità commerciale; ma anche una questione strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché, secondo una certa visione, un Paese con un enorme debito pubblico, ma con una ricchezza privata straordinaria, non può permettersi di considerare la gestione del risparmio come una semplice faccenda tra azionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che entrano in gioco le Assicurazioni Generali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è per questo che la partita che ruota attorno al Leone di Trieste non può essere considerata soltanto una questione di governance societaria, o di poltrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di Assicurazioni, Banche, Risparmio gestito e Reti distributive, in realtà si sta parlando di&nbsp;<strong>chi orienterà una parte enorme dei flussi finanziari italiani ed europei</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora forse anche la presenza francese va letta con maggiore attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non necessariamente come una conquista, e nemmeno come una cospirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più semplicemente come una strategia industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I francesi hanno costruito alcuni dei più importanti Gruppi europei nei settori bancario e assicurativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hanno imparato che non occorre necessariamente possedere ogni pezzo della filiera; può essere sufficiente presidiare i nodi decisivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una Banca qui, una partecipazione là, un accordo di bancassurance, una società di gestione, una Rete distributiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando tutti questi elementi cominciano a stare sulla stessa mappa, quello che sembrava un insieme di operazioni separate diventa un disegno industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente sarebbe ingenuo pensare che esista un&#8217;unica cabina di regia francese, americana o italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La finanza non funziona così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono interessi diversi, Fondi che entrano ed escono, manager che perseguono strategie proprie, azionisti con obiettivi differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma proprio per questo bisogna guardare alle strutture, non soltanto alle mosse quotidiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mentre noi ci appassioniamo alla domanda &#8220;chi vincerà il risiko bancario?&#8221;, qualcun altro potrebbe farsi una domanda molto più concreta:&nbsp;&nbsp;<strong>chi controllerà i canali attraverso i quali passerà il risparmio europeo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed allora il vero risiko potrebbe non essere quello che vediamo sulle prime pagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe essere molto più silenzioso; perché non si combatte soltanto per gli sportelli. Si combatte per la relazione con il cliente; non soltanto per gli asset bancari, ma per gli asset che quei clienti affideranno domani a qualcuno; non soltanto per le Banche, ma per le Assicurazioni,&nbsp;&nbsp;il Risparmio gestito, la Previdenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole,&nbsp;<strong>non è detto che il vincitore sia quello che possiede più Banche.&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Potrebbe essere quello che controlla meglio il flusso che dalle Banche arriva al Risparmio gestito.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché il Leone di Trieste non è soltanto una compagnia assicurativa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei grandi snodi attraverso i quali passa il risparmio europeo; con una massa di attività gestite ormai prossima al trilione di euro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E con una massa del genere non si amministra soltanto una società.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si influenza un Paese.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia sensazione, insomma, è che mentre sul nostro campo da gioco continuiamo a disputare un Palio locale tra rivalità di contrada, difese della poltrona e campanilismi, la vera finale si stia giocando su un altro tavolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed a quel tavolo il premio per chi vince ha un valore ben preciso:&nbsp;<strong>il controllo di una parte dei flussi finanziari dei prossimi vent&#8217;anni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È forse questa, più di tutte le Opa e le controfferte che riempiono le pagine dei giornali,&nbsp;<strong>la vera partita che dovremmo cominciare a guardare.</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Vicenzaoro al via: svelato il Padiglione 2 da 23mila metri</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenzaoro September 2026 ha aperto oggi, venerdì 4 settembre, consegnando alla comunità internazionale della gioielleria e dell’oreficeria il nuovo Padiglione 2 della Fiera di Vicenza. La struttura, estesa su 23mila metri quadrati distribuiti su due livelli, diventa il nuovo cuore<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Vicenzaoro September 2026 ha aperto oggi, venerdì 4 settembre, consegnando alla comunità internazionale della gioielleria e dell’oreficeria il nuovo Padiglione 2 della Fiera di Vicenza. La struttura, estesa su 23mila metri quadrati distribuiti su due livelli, diventa il nuovo cuore del quartiere fieristico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-374062" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-626x417.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-100x67.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-846x564.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/VOS26_opening-1-1184x789.jpg 1184w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’edizione autunnale del salone B2B organizzato da Italian Exhibition Group proseguirà fino a martedì 8 settembre con 1.300 marchi provenienti da 40 Paesi. La componente internazionale rappresenta il 45% dell’offerta espositiva. Numeri da record anche per il programma di incoming: sono 910 i buyer ospitati, provenienti da 73 Paesi, l’80% dei quali arrivati grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e ICE Agenzia. L’incremento rispetto a settembre 2025 è del 33%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata inaugurale è stata caratterizzata da una doppia cerimonia: l’apertura della manifestazione e il taglio del nastro della nuova Hall, che coincide con il decimo anniversario di IEG, la società che gestisce i quartieri fieristici di Vicenza e Rimini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Urso: «Vicenza capitale mondiale del gioiello»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha inviato un messaggio nel quale ha sottolineato il valore internazionale della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«In un contesto di eleganza ed eccellenza, caratteristiche tipiche del Made in Italy, questo hub internazionale B2B offre spazio a ogni segmento del comparto: dall’alta gioielleria alla produzione unbranded, dalle pietre preziose alle tecnologie più innovative per l’industria, confermando Vicenza come capitale mondiale del gioiello», ha dichiarato il ministro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Urso ha evidenziato anche il significato dell’apertura del nuovo edificio: «L’edizione 2026 segna un momento particolarmente significativo, con l’inaugurazione del nuovo padiglione del quartiere fieristico: 23mila metri quadrati progettati secondo i più alti criteri di sostenibilità, in grado di coniugare innovazione e attenzione per l’ambiente, come da sempre accade anche nell’arte orafa italiana».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla cerimonia di apertura, dopo il saluto del presidente di IEG Maurizio Ermeti, sono intervenuti il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, il presidente della Provincia Andrea Nardin, la presidente di Federorafi Confindustria Maria Cristina Squarcialupi e Fabrizio Lobasso, vicedirettore generale per la crescita e la promozione delle esportazioni e direttore centrale per il Sistema Italia e gli investimenti del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presenti anche il presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas, la senatrice Mara Bizzotto, sottosegretaria di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e Marco Zecchinato, assessore regionale alla Cooperazione interregionale, al Governo del territorio e alle Infrastrutture.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ermeti: «La promessa fatta nel 2024 è stata mantenuta»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Insieme all’architetto Volkwin Marg, fondatore dello studio GMP di Amburgo che ha progettato la nuova infrastruttura, il presidente di Italian Exhibition Group Maurizio Ermeti ha illustrato le funzioni e le potenzialità del Padiglione 2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’investimento punta a rafforzare il ruolo di Vicenza come riferimento mondiale per il settore orafo-gioielliero, rendendo più semplici i collegamenti tra gli spazi espositivi, portando T.Gold all’interno del perimetro fieristico e assegnando alle aziende della manifattura orafa una nuova collocazione nel centro del quartiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non capita spesso che un anniversario e una promessa mantenuta cadano nello stesso giorno, ma è quel che capita oggi per IEG», ha esordito Ermeti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Investire su Vicenza per dare all’industria del gioiello non solo una nuova infrastruttura, ma un quartiere più funzionale: era la promessa fatta a questa community nel 2024. Oggi consegniamo alla città una fiera più competitiva, pronta per nuove manifestazioni e per gli eventi della nostra divisione congressuale».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente ha quindi richiamato il titolo scelto per la cerimonia, “The future takes shape”, il futuro prende forma: «Nonostante le incertezze geopolitiche o congiunturali, abbiamo fatto la scelta di guardare avanti e costruire il futuro».</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova Hall collega quattro padiglioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova struttura si sviluppa su due piani, serviti da quattro scale mobili. Al suo interno sono stati realizzati nuovi servizi per espositori e visitatori, un ristorante e tre bar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Padiglione 2, completato nel rispetto del cronoprogramma, collega direttamente i padiglioni 1, 3, 4 e 6. La configurazione consente di rendere più razionali i percorsi espositivi e migliorare l’esperienza di visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Hall ospita le comunità dedicate alla manifattura orafa italiana e internazionale, riunite nell’area Creation, e quelle del packaging, degli arredi e dei componenti, rappresentate dalle sezioni Expression ed Elements.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’apertura del nuovo edificio ha consentito inoltre di trasferire T.Gold nel Padiglione 4. Per la prima volta il salone internazionale delle tecnologie e dei macchinari per l’oreficeria si svolge sotto lo stesso tetto di Vicenzaoro. Fino all’edizione dello scorso gennaio era infatti collocato nel Padiglione 9, all’esterno del perimetro espositivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostenibilità è affidata anche a un impianto fotovoltaico con una potenza di 2 megawatt, progettato per contribuire all’autosufficienza energetica del quartiere fieristico, compresi i periodi nei quali non si svolgono manifestazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più di 900 buyer da 73 Paesi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«Al via da oggi a martedì il business generato dall’incontro tra un’offerta composta da 1.300 brand provenienti da 40 Paesi e la domanda creata dai buyer del programma di incoming di Maeci e ICE Agenzia, insieme alla visitazione spontanea», ha annunciato l’amministratore delegato di IEG, Corrado Peraboni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli espositori internazionali rappresentano il 45% dell’offerta complessiva. Gli Stati Uniti guidano la classifica delle delegazioni ospitate, seguiti dal Regno Unito. Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si collocano a pari merito, davanti a Cina e Spagna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinquecento delegati per i cento anni di Cibjo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il calendario di Vicenzaoro September ospita anche il congresso per il centenario di Cibjo, la Confederazione mondiale della gioielleria presieduta da Gaetano Cavalieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo pomeriggio fino al 7 settembre arriveranno a Vicenza circa 500 delegati internazionali, tra i quali le principali figure delle aziende produttrici e del commercio mondiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">VO Vintage e il fuori fiera nel centro storico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da oggi fino a lunedì 7 settembre si svolge anche VO Vintage, manifestazione dedicata ai gioielli e agli orologi d’epoca e “pre-owned”. L’appuntamento è aperto al pubblico con ingresso gratuito, previa registrazione sul sito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra mercato riunisce complessivamente 53 operatori specializzati provenienti dall’Italia e dall’estero. L’offerta espositiva è accompagnata da un programma di incontri ed eventi rivolto a collezionisti, appassionati e a un pubblico sempre più composto anche da giovani e giovanissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a domenica 6 settembre Vicenza e il centro storico ospiteranno inoltre gli appuntamenti di VIOFF, il fuori fiera di Vicenzaoro, che quest’anno ha scelto come tema “Golden Road”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli appuntamenti di sabato 5 settembre</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma di domani si aprirà alle 11 nell’Educational Hub della Fiera con “Inside Trendvision Jewellery + Forecasting: The Method Behind The Jewellery Trendbook”. L’incontro sarà presentato da Paola De Luca, direttrice creativa e cofondatrice di Trendvision Jewellery + Forecasting, insieme al gruppo di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 14.30, sempre nell’Educational Hub, si terrà “Mani, Mare, Memoria. Il corallo come modello di sostenibilità italiana. Incontro con Enzo Liverino”, organizzato da Assogemme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 15.45 sarà la volta di “Il settore orafo alla prova del 2026: congiuntura, materie prime e la geografia dei distretti”, appuntamento curato da Confindustria Federorafi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del confronto ci saranno i risultati del recente sondaggio sul clima di fiducia degli imprenditori, i dati congiunturali elaborati da Intesa Sanpaolo sulla produzione e sull’esportazione della gioielleria mondiale e del Made in Italy, oltre all’evoluzione dei prezzi e delle dinamiche delle materie prime preziose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma completo della manifestazione è disponibile su <a href="http://vicenzaoro.com/">vicenzaoro.com</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L’Ue blocca carne, uova e miele dal Brasile: allarme antibiotici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 13:41:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Unione europea ha sospeso da giovedì 3 settembre le importazioni dal Brasile di carne bovina e di pollame, miele e uova. La Commissione europea contesta a Brasilia di non aver fornito garanzie sufficienti sulla conformità dei prodotti alle norme comunitarie,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione europea ha sospeso da giovedì 3 settembre le importazioni dal Brasile di carne bovina e di pollame, miele e uova. La Commissione europea contesta a Brasilia di non aver fornito garanzie sufficienti sulla conformità dei prodotti alle norme comunitarie, in particolare a quelle che vietano l’impiego improprio degli antibiotici negli allevamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nell’Unione europea abbiamo prodotti alimentari tra i più sicuri e di maggiore qualità al mondo. Questo significa che l’Europa ha introdotto controlli molto rigorosi, coerenti con il proprio approccio sanitario. Chiediamo anche ai nostri partner di applicare queste regole», ha spiegato una portavoce della Commissione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles ha predisposto un elenco dei Paesi autorizzati a esportare prodotti alimentari nel mercato comunitario sulla base del rispetto di determinati requisiti sanitari. Attualmente il Brasile non compare nella lista, dalla quale è stato rimosso a maggio anche in seguito alle pressioni esercitate dal settore agricolo dopo la firma dell’accordo commerciale con il Mercosur.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della controversia c’è soprattutto l’impiego negli allevamenti brasiliani di sostanze antimicrobiche per favorire la crescita degli animali o aumentare la produttività. Una pratica vietata nell’Unione europea. Bovini e pollame destinati al mercato comunitario non possono inoltre essere trattati con antimicrobici riservati alla cura delle infezioni nell’uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste restrizioni rientrano nella strategia europea contro l’antibiotico-resistenza, che punta a limitare l’utilizzo non necessario dei medicinali e a contrastare la diffusione di infezioni che non rispondono più alle terapie disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il numero delle infezioni resistenti ai farmaci è aumentato rapidamente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, i batteri resistenti agli antimicrobici sono direttamente responsabili di oltre un milione di decessi ogni anno e contribuiscono a quasi cinque milioni di ulteriori morti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione assume anche un significato politico. Con il blocco, Bruxelles intende dimostrare la propria vigilanza dopo le forti critiche rivolte alla Commissione dal mondo agricolo e da diversi Paesi, tra cui la Francia, in seguito alla firma, avvenuta nel gennaio scorso, dell’accordo di libero scambio con gli Stati sudamericani del Mercosur: Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per verificare l’effettiva applicazione dei divieti da parte delle autorità brasiliane saranno effettuati specifici controlli. «Stiamo lavorando a stretto contatto, in modo costruttivo e positivo, con le autorità brasiliane per garantire il rispetto di questi requisiti. Una volta dimostrata la conformità, le esportazioni verso l’Unione europea potranno riprendere», ha precisato una portavoce dell’esecutivo comunitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esame relativo al pollame e al miele dovrebbe concludersi venerdì, ma per conoscere i risultati potrebbero essere necessarie diverse settimane. I tempi per la carne bovina potrebbero essere più lunghi a causa della durata dei cicli di allevamento e riproduzione delle specie coinvolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto dopo la conclusione degli accertamenti e la pubblicazione dei risultati i Paesi europei potranno valutare se autorizzare nuovamente l’importazione dei prodotti brasiliani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura ha provocato la reazione di Brasilia, che ha espresso «profonda preoccupazione». Il Brasile riveste infatti un ruolo rilevante nel mercato europeo: nel 2025 è stato il secondo esportatore di carne bovina verso l’Ue, con oltre 92mila tonnellate di prodotti per un valore superiore a 713 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ministeri brasiliani degli Affari esteri e dell’Agricoltura hanno dichiarato di attendersi che «il dialogo tecnico in corso permetta di trovare una soluzione rapida, obiettiva, trasparente e fondata su criteri scientifici».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo brasiliano auspica inoltre che l’intesa riconosca adeguatamente le garanzie offerte dal Paese e rimanga «al riparo da pressioni di natura protezionistica».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brasilia avverte infine che, qualora i negoziati non portassero in tempi utili a una soluzione ritenuta soddisfacente, potrebbe ricorrere agli strumenti previsti per garantire condizioni commerciali equilibrate. Tra le possibili risposte vengono citate le «misure di reciprocità» contemplate dalla legislazione brasiliana e i «meccanismi pertinenti» inseriti nell’accordo tra Unione europea e Mercosur.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dal rito malinconico al nuovo picco: settembre non è più bassa stagione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 07:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’era una volta un rito. Ferragosto passava e, nel giro di una decina di giorni, sulle spiagge italiane cominciava il lento smontaggio dell’estate. I balneari tiravano in secco le attrezzature, si cominciavano a togliere ombrelloni e sdraio, si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta un rito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferragosto passava e, nel giro di una decina di giorni, sulle spiagge italiane cominciava il lento smontaggio dell’estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I balneari tiravano in secco le attrezzature, si cominciavano a togliere ombrelloni e sdraio, si preparavano le strutture alle prime mareggiate autunnali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era come se il Paese avesse un calendario incorporato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferragosto era la boa.&nbsp;&nbsp;Dopo, l’estate era praticamente finita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, rimaneva settembre. Ma quello era il mese degli “intenditori” del mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poca gente, prezzi più abbordabili, spiagge finalmente respirabili, giornate ancora calde ma senza l’afa di agosto, e quella luce particolare, quasi dorata, che rende settembre diverso da qualsiasi altro mese dell’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era l’estate per chi poteva permettersi di scegliere quando andare in vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma erano relativamente pochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è arrivato il cambiamento climatico, e con lui è saltato anche il vecchio calendario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se ai primi di settembre puoi trovarti tranquillamente con 34 o 35 gradi anche nelle località del Nord Italia, qualcuno dovrebbe cortesemente spiegarmi per quale motivo dovremmo continuare a comportarci come se il 15 agosto fosse l’ultimo giorno dell’estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calendario dice settembre, ma il termometro, evidentemente, non è stato avvertito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sarebbe un errore pensare che sia soltanto una questione di temperatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mentre noi continuiamo a ragionare con il vecchio calendario delle vacanze, i turisti hanno già cambiato calendario da soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati dell’Hotel Booking Trends 2026 di SiteMinder raccontano infatti qualcosa di piuttosto interessante.&nbsp;&nbsp;Per settembre viene registrata una crescita delle prenotazioni del 15,8%, mentre la tariffa media giornaliera si avvicina ai 332 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c’è un altro dato che dovrebbe far drizzare le antenne agli operatori: in alcuni casi i soggiorni di settembre vengono prenotati con oltre sette mesi di anticipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non stiamo parlando più del signore che, alla fine di agosto, guarda fuori dalla finestra e pensa: “Quasi quasi vado al mare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui c’è gente che a febbraio o marzo ha già deciso dove passerà qualche giorno di settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro che bassa stagione.&nbsp;&nbsp;Ed infatti arrivano altri numeri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le stime dell’Osservatorio Confturismo-Confcommercio/SWG riportate dall’ANSA, saranno circa 10 milioni gli italiani in viaggio a settembre.&nbsp;&nbsp;Il 71% resterà in Italia, ed il 42% dei viaggiatori sarà over 55.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’ultimo dato è forse il più interessante di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il turismo degli over 55 non è necessariamente quello della vacanza mordi e fuggi di agosto. È un turismo che dispone generalmente di maggiore libertà nella scelta delle date, che può viaggiare quando gli altri sono tornati al lavoro, e che può essere interessato a soggiorni più lunghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, proprio quella categoria di turisti che può trasformare settembre da semplice appendice dell’estate in un vero pezzo della stagione turistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse anche ottobre comincia a bussare alla porta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da decenni parliamo di destagionalizzazione.&nbsp;&nbsp;È una delle parole più utilizzate dall’industria turistica italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pronunciano gli assessori, la scrivono nei documenti strategici, la inseriscono nei programmi elettorali, la usano nei convegni. E adesso, mentre continuiamo a discuterne, la destagionalizzazione sta arrivando senza chiedere il permesso a nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono i clienti a spostarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il clima li aiuta.&nbsp;&nbsp;&nbsp;La ricerca di prezzi meno folli li incoraggia.&nbsp;&nbsp;Il desiderio di trovare meno traffico e meno folla completa l’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Settembre offre infatti una combinazione che agosto difficilmente può garantire: temperature ancora estive, meno affollamento, maggiore tranquillità e, almeno in molte destinazioni, prezzi più equilibrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed io, da persona avanti con gli anni, credo fermamente che i meno giovani come me abbiano realizzato che a luglio e agosto in spiaggia si rischia la pelle, per cui si sta a casa e si parte quando la maggioranza deve rientrare per il lavoro o le scuole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che rischiamo di avere una domanda nuova con un’offerta ancora vecchia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non basta lasciare aperto qualche albergo in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il turista arriva il 20 settembre e trova il ristorante chiuso perché “ormai la stagione è finita”, il museo che comincia con l’orario invernale, il negozio chiuso, il trasporto ridotto e l’escursione cancellata perché non ci sono abbastanza persone, la destagionalizzazione rischia di diventare semplicemente un modo elegante per dire che abbiamo lasciato acceso il registratore di cassa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una destinazione turistica deve essere viva, non semplicemente aperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa è una differenza enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un altro aspetto che riguarda direttamente gli operatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se settembre sta diventando un mese di domanda forte, continuare automaticamente a considerarlo “bassa stagione” significa rischiare di guardare lo specchietto retrovisore anziché il parabrezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo non può più essere deciso sulla base dell’abitudine.&nbsp;La domanda va osservata.&nbsp;Le prenotazioni vanno analizzate.&nbsp;Le tariffe devono poter cambiare in funzione del mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui entrano in gioco anche tecnologia e dati, perché PMS, sistemi di revenue management e strumenti di analisi non sono più giocattoli solo per le grandi catene alberghiere.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il mercato cambia rapidamente, anche chi vende camere deve essere in grado di accorgersene rapidamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, se un cliente è disposto a prenotare sette mesi prima un soggiorno di settembre, forse non sarebbe una cattiva idea smettere di trattarlo come quello che arriva quando ormai non è rimasto più niente da vendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione potrebbe essere ancora più interessante per le località che non hanno mai potuto vivere soltanto di turismo balneare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Borghi, città d’arte, colline, aree interne, montagne.&nbsp;&nbsp;Per loro settembre può essere molto più di una semplice appendice dell’estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turismo degli over 55, in particolare, può diventare un mercato importante: persone che possono viaggiare fuori dai periodi di punta, interessate alla cultura, all’enogastronomia, alle passeggiate, ai paesaggi, ai piccoli centri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E magari a restare qualche giorno in più.&nbsp;È quello che una volta si chiamava semplicemente andare in vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi abbiamo inventato l’espressione silver tourism, perché evidentemente anche l’andare in vacanza, quando si è un po’ più avanti con gli anni, aveva bisogno di un nome inglese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la sostanza è quella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, la cosa più interessante è forse proprio questa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per decenni abbiamo pensato alla stagione turistica come a qualcosa di naturale e immutabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giugno.&nbsp;Luglio.&nbsp;Agosto.&nbsp;Ferragosto.&nbsp;Fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso quel meccanismo non funziona più.&nbsp;&nbsp;Il clima ha spostato in avanti l’estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I turisti hanno spostato in avanti le vacanze.&nbsp;Il mercato sta spostando in avanti la stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E noi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi rischiamo di continuare a mettere i cartelli “fine stagione” quando la stagione, semplicemente, non è più finita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è arrivato il momento di prendere atto che Ferragosto non è più la fine dell’estate. È soltanto il vecchio spartiacque di un&#8217;epoca che non esiste più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E Settembre non è più la coda; è&nbsp;diventato un pezzo della stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se il clima continuerà a fare quello che sta facendo, domani potrebbe esserlo anche ottobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida, allora, non sarà più convincere i turisti a villeggiare in Italia fuori stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella parte, pare, la stiano facendo benissimo da soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida sarà convincere noi&nbsp;che continuiamo a pensare alla bassa stagione mentre la realtà ha già cambiato calendario</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il grande trucco delle tasse. Pagare senza accorgersene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:40:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Sapreste rispondere con esattezza a questa domanda: quante tasse versate allo Stato ogni anno?La risposta più probabile è “non ne ho idea”. Ed è già un piccolo capolavoro del nostro sistema fiscale. C’è qualcosa di straordinariamente intelligente nel<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sapreste rispondere con esattezza a questa domanda: quante tasse versate allo Stato ogni anno?<br>La risposta più probabile è “non ne ho idea”. Ed è già un piccolo capolavoro del nostro sistema fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di straordinariamente intelligente nel modo in cui lo Stato moderno prende i nostri soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ce li strappa di mano.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non viene un esattore a bussare alla porta.&nbsp;&nbsp;Non dobbiamo nemmeno, nella maggior parte dei casi, aprire il portafoglio e consegnarglieli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ce li prende senza quasi farcelo vedere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La CGIA ha calcolato che, per una famiglia di lavoratori dipendenti presa come riferimento, il&nbsp;<strong>95,7% del carico fiscale viene pagato senza un versamento diretto e consapevole</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed eccolo, il piccolo prodigio dell’architettura fiscale moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo Stato ha capito che c’è un&#8217;enorme differenza fra dire ad un cittadino: &#8220;Dammi 10.000 euro di tasse&#8221; e dirgli: &#8220;Il tuo stipendio è questo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo caso il cittadino vede il prelievo; nel secondo vede soltanto quello che gli rimane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la differenza fra una rapina davanti alla quale ti accorgi di essere stato derubato, ed una rapina nella quale qualcuno ha avuto l&#8217;accortezza di toglierti il portafoglio mentre guardavi da un&#8217;altra parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente il termine &#8220;rapina&#8221; è una provocazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le tasse sono il prezzo che paghiamo per vivere in una società organizzata; avere strade, ospedali, scuole, pensioni, sicurezza, tribunali, infrastrutture e tutto ciò che chiamiamo Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, quindi, non è che lo Stato ci faccia pagare le tasse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema è quando la tassazione diventa così pesante e così pervasiva da dover essere resa invisibile per essere politicamente sopportabile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui che a mio avviso comincia la parte interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoratore dipendente non vede gran parte dell&#8217;Irpef che paga; gli viene trattenuta prima ancora che lo stipendio arrivi sul conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consumatore vede il prezzo sullo scontrino, non l&#8217;Iva incorporata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;automobilista vede il prezzo della benzina, non tutte le imposte che ci sono dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cittadino paga continuamente, ma quasi mai riceve davanti agli occhi&nbsp;<strong>il conto complessivo</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un po&#8217; come andare al ristorante per tutta la vita e ricevere ogni sera soltanto lo scontrino del dessert.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi un giorno qualcuno ti dice quanto hai speso complessivamente, e tu scopri che hai praticamente comprato il ristorante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa invisibilità non è un dettaglio psicologico.&nbsp;&nbsp;&nbsp;È politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una democrazia funziona anche sulla percezione che i cittadini hanno del rapporto fra ciò che danno e ciò che ricevono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il cittadino vede il sacrificio, può giudicarlo; può considerarlo necessario, può considerarlo eccessivo, può protestare, può cambiare Governo, può chiedere una diversa politica fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se il sacrificio viene frammentato, nascosto dentro la busta paga, incorporato nei prezzi, distribuito in mille balzelli e prelievi, diventa molto più difficile persino&nbsp;<strong>rendersi conto della sua dimensione</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E così il contribuente finisce per conoscere perfettamente il proprio stipendio netto, e molto meno il costo fiscale del proprio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una forma di anestesia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo Stato preleva, il datore di lavoro trattiene, il commerciante incassa e riversa, il consumatore paga.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E il cittadino?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cittadino, spesso, guarda il conto e si domanda perché alla fine del mese non gli rimanga mai abbastanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi naturalmente c&#8217;è l&#8217;altro grande problema.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quello della distribuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una tassazione elevata può essere sopportata se tutti hanno la ragionevole sensazione di partecipare ad uno sforzo comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quando comincia a diffondersi la convinzione che&nbsp;<strong>una parte della popolazione finanzi stabilmente il sistema, mentre un&#8217;altra (complice la burla dell’Isee) ne beneficia stabilmente versando poco o nulla</strong>, il problema non è più soltanto fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventa morale, diventa politico, diventa una questione di consenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché nessun sistema può spremere indefinitamente “sempre gli stessi cittadini” per finanziare un meccanismo nel quale il rapporto fra chi contribuisce e chi riceve diventa sempre più squilibrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessario essere liberisti sfrenati per capirlo.&nbsp;&nbsp;Basta un minimo di buon senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una società può redistribuire, ma deve redistribuire quando è necessario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può aiutare chi è povero, malato, anziano, disoccupato, fragile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma&nbsp;<strong>redistribuire non significa rendere strutturale il principio secondo cui qualcuno paga e qualcun altro ha semplicemente diritto a ricevere</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché ad un certo punto quello che era solidarietà comincia a sembrare una tassa sulla responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora arriva la domanda che in Italia è quasi proibita:&nbsp;<strong>quanto può essere tassato un cittadino prima che smetta di sentirsi un cittadino e cominci a sentirsi soltanto un contribuente vessato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pe me n</strong>on è una domanda banale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il nostro ordinamento ha persino previsto che sulle leggi tributarie non si possa ricorrere al Referendum. L&#8217;articolo 75 della Costituzione esclude infatti le leggi tributarie e di bilancio dalle materie sottoponibili a referendum abrogativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono naturalmente ragioni tecniche ed istituzionali per questa scelta, ma il risultato politico rimane; s<strong>ulle tasse il cittadino non può dire direttamente sì o no.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Può scegliere chi governa, può scegliere chi (furbescamente) promette di abbassarle, può scegliere chi promette di aumentarle, può protestare, può scrivere editoriali come faccio io, che è probabilmente la forma più innocua di ribellione che l&#8217;umanità abbia mai inventato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sulla fiscalità non può mettere una croce su una scheda e dire: &#8220;Questa tassa no.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui, inevitabilmente, torna alla mente una vecchia vicenda americana, passata alla storia come&nbsp;<strong>Boston Tea Party</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella rivolta, che diede inizio alla Rivoluzione americana, se vogliamo tradurla nel linguaggio brutale della questione fiscale suonerebbe così:&nbsp;<strong>se mi chiedi una parte del frutto del mio lavoro, devo avere voce nel decidere come e quanto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono passati più di due secoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo computer, intelligenza artificiale, satelliti, pagamenti elettronici e frigoriferi che ordinano da soli il latte quando sta finendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sulla questione fondamentale siamo rimasti sorprendentemente simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cittadino continua a lavorare, lo Stato continua a prelevare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza è che oggi non abbiamo più bisogno di buttare il tè nel porto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hanno inventato qualcosa di molto più efficiente;&nbsp;<strong>il sostituto d&#8217;imposta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E così la rivoluzione fiscale è stata sostituita dall&#8217;addebito automatico; il contribuente non scende in piazza, semplicemente non vede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è probabilmente questa la vera genialità del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una tassa che senti è una tassa che puoi contestare.</strong><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>Una tassa che non vedi è soltanto un pezzo di stipendio che non hai mai avuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il punto, allora, non è soltanto quanto lo Stato debba incassare, ma quanto il cittadino debba essere consapevole di pagare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la trasparenza fiscale, per me, non è un lusso: è una condizione della democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando il cittadino non sa più quanto paga, chi paga per lui e chi paga per gli altri, il problema non è più soltanto quanto costa lo Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema è che cosa resta, alla fine, del cittadino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong><strong></strong>Rispondi a tutti</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Apindustria Vicenza &#8211; Talenti e creatività, un convegno per migliorare la competitività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 10:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA – Individuare, potenziare e valorizzare i talenti presenti nelle aziende per aumentare produttività, innovazione e competitività. È questo l&#8217;obiettivo del progetto di ricerca promosso da Centro Api Servizi SB, Apindustria Confimi Vicenza e Sem Italy, che sarà presentato lunedì<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>VICENZA –</strong> Individuare, potenziare e valorizzare i talenti presenti nelle aziende per aumentare produttività, innovazione e competitività. È questo l&#8217;obiettivo del progetto di ricerca promosso da <strong>Centro Api Servizi SB, Apindustria Confimi Vicenza e Sem Italy</strong>, che sarà presentato <strong>lunedì 31 agosto alle 18</strong> nella sede di Apindustria, in <strong>Galleria Crispi a Vicenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa sarà al centro del convegno <strong>“Riconoscere e valorizzare talenti e creatività”</strong>, organizzato con il contributo della <strong>Camera di Commercio</strong> e di <strong>Banca delle Terre Venete – Credito Cooperativo</strong> e con il patrocinio della <strong>Provincia di Vicenza e del Comune di Vicenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base del progetto c&#8217;è una <strong>ricerca scientifica condotta su un campione di quasi 200 persone impiegate in azienda</strong>, con l&#8217;obiettivo di approfondire il ruolo delle capacità individuali e della creatività nei processi di crescita delle imprese. Il punto di partenza è la convinzione che siano proprio le persone uno dei principali motori dello sviluppo aziendale e che riconoscerne le potenzialità possa tradursi in un vantaggio concreto anche sul piano economico e competitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema assume particolare rilevanza in una fase in cui anche il territorio vicentino deve confrontarsi con la partenza di molti giovani verso l&#8217;estero e con la crescente difficoltà delle aziende nel reperire e trattenere professionalità qualificate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«In un momento in cui anche la provincia di Vicenza vede molti giovani trasferirsi all’estero – spiega <strong>Lara Milan, ricercatrice e imprenditrice, fondatrice e Ceo di Sem Italy</strong> – riconoscere e trattenere i talenti potrebbe diventare un vantaggio competitivo. Sappiamo che la strada è lunga, specie quando si parla di piccole imprese, ma il mondo sta mutando velocemente. Una nuova sfida che gli imprenditori, sono certa, sapranno cogliere».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione al convegno è <strong>gratuita</strong>, previa iscrizione all&#8217;indirizzo <a href="mailto:info@apindustria.vi.it"><strong>info@apindustria.vi.it</strong></a>.</p>
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		<title>EssilorLuxottica. Un impero, otto eredi e una guerra per il &#8220;comando”. Cosa si cela dietro le parole</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 08:19:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Leonardo Maria Del Vecchio ha deciso di lasciare tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica.Dal 31 agosto non sarà più Chief Strategy Officer del gruppo, e nemmeno Presidente di Ray-Ban.La notizia naturalmente, ha fatto rumore.E ancora più rumore hanno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo Maria Del Vecchio ha deciso di lasciare tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica.<br>Dal 31 agosto non sarà più Chief Strategy Officer del gruppo, e nemmeno Presidente di Ray-Ban.<br>La notizia naturalmente, ha fatto rumore.<br>E ancora più rumore hanno fatto le parole con cui ha accompagnato le dimissioni.<br>L&#8217;azienda sarebbe diventata “distante” e “impersonale”, lontana dalle persone.<br>Sarebbe venuto meno quel senso di appartenenza che aveva caratterizzato la Luxottica costruita dal padre.<br>Parole rispettabili. Persino commoventi.<br>Ma quando in ballo ci sono un impero da decine di miliardi, una holding che controlla il 32,4% di EssilorLuxottica, e partecipazioni pesanti in Mps, Generali e UniCredit, forse è prudente non fermarsi alla parte sentimentale della lettera.<br>Perché nelle grandi famiglie industriali il sentimento è importante; ma il capitale lo è un po&#8217; di più.<br>E allora proviamo a leggere questa storia al contrario.<br>Leonardo Maria Del Vecchio possiede il 12,5% di Delfin, la cassaforte attraverso cui gli eredi controllano il patrimonio costruito dal fondatore.<br>Gli eredi sono otto e, dopo quattro anni dalla morte di Leonardo Del Vecchio, la successione non è ancora diventata quella tranquilla fotografia di famiglia che probabilmente il patriarca avrebbe desiderato.<br>Anzi.<br>Nella primavera scorsa Leonardo Maria aveva cercato di acquistare dai fratelli Luca e Paola un altro 25% di Delfin, portando la propria partecipazione al 37,5%.<br>Non stiamo parlando di una quota qualsiasi. Stiamo parlando di diventare il primo azionista individuale della cassaforte di famiglia.<br>L&#8217;operazione aveva ricevuto il via libera della maggioranza degli eredi, ma poi si è inceppata.<br>Il problema principale è stato il finanziamento dell&#8217;operazione da circa 10 miliardi, e la possibilità di offrire sufficienti garanzie alle banche.<br>Ed è qui che la storia comincia a diventare molto più interessante delle parole “distanza” e “senso di appartenenza”.<br>Perché Francesco Milleri, l&#8217;uomo che Leonardo Del Vecchio aveva scelto per guidare il gruppo dopo la sua morte, non è soltanto Presidente Esecutivo ed Amministratore Delegato di EssilorLuxottica.<br>È anche Presidente di Delfin, e quindi si trova esattamente nel punto in cui si incrociano proprietà, gestione e futuro dell&#8217;impero.<br>Per qualche anno Leonardo Maria e Milleri hanno camminato nella stessa direzione.<br>Poi qualcosa si è rotto.<br>E oggi Leonardo Maria accusa la gestione di EssilorLuxottica di essersi allontanata dalla filosofia del padre.<br>Naturalmente può essere vero.<br>Può davvero ritenere che la multinazionale sia diventata troppo manageriale, troppo impersonale, troppo lontana dalle persone.<br>Ma c&#8217;è una domanda che, almeno a me, viene spontanea. Perché proprio adesso?<br>Perché proprio dopo che la partita per il riassetto di Delfin si è complicata?<br>E perché proprio mentre la successione familiare resta uno dei grandi nodi irrisolti dell&#8217;impero?<br>Le coincidenze, in economia, sono spesso molto più costose di quanto sembrino.<br>La sostanza è che con le dimissioni Leonardo Maria cambia completamente posizione.<br>Finché era manager di EssilorLuxottica, era contemporaneamente erede e dirigente.<br>Da una parte possedeva, attraverso Delfin, una fetta dell&#8217;impero; dall&#8217;altra doveva rispondere, sul piano operativo, al Management del gruppo.<br>Una situazione che definire curiosa è poco.<br>Adesso il conflitto si semplifica.<br>Leonardo Maria esce dall&#8217;organigramma aziendale e rimane azionista.<br>Non deve più discutere da manager con Milleri; può discutere da proprietario. E questa è una differenza enorme.<br>Perché quando un manager contesta una strategia deve farlo dall&#8217;interno dell&#8217;azienda.<br>Quando lo fa un azionista, può trasformare quella contestazione in una battaglia per la governance.<br>Ed è esattamente ciò che potrebbe essere accaduto.<br>La frase sulla “perdita di identità” non è quindi necessariamente soltanto nostalgia; può essere anche politica societaria.<br>Può essere il modo per dire agli altri eredi: guardate che il problema non sono io, il problema è come viene gestito ciò che nostro padre ci ha lasciato.<br>È una maniera molto più elegante di dichiarare guerra.<br>Del resto, nelle famiglie del capitalismo italiano le guerre raramente cominciano con un comunicato intitolato “Dichiaro guerra”.<br>Cominciano con una lettera educatissima. Poi arrivano gli avvocati e, qualche volta, le Banche.<br>C&#8217;è poi un&#8217;altra questione che sarebbe ipocrita ignorare: quella finanziaria.<br>Le ricostruzioni pubblicate nelle ultime settimane descrivono un&#8217;esposizione debitoria importante di Leonardo Maria, mentre la possibilità di utilizzare le partecipazioni in Delfin come garanzia è condizionata dagli equilibri della holding.<br>Il problema dei dividendi della cassaforte, inoltre, rende ancora più delicato l&#8217;equilibrio finanziario.<br>E allora il quadro appare diverso.<br>Non abbiamo più semplicemente un giovane erede che si dimette perché non riconosce più l&#8217;azienda del padre.<br>Abbiamo un azionista che ha tentato di aumentare enormemente il proprio peso nella cassaforte familiare, che ha incontrato ostacoli finanziari e societari, e che ora si libera degli incarichi operativi nella principale azienda controllata.<br>Naturalmente non mi è dato sapere cosa passi nella testa di Leonardo Maria Del Vecchio.<br>Ma posso da profano osservare ciò che è successo.<br>E quello che mi sembra di vedere è una partita di potere.<br>Una partita che non riguarda soltanto Ray-Ban, né le fabbriche di Agordo, né il rapporto con i dipendenti.<br>Riguarda chi avrà la possibilità di decidere che cosa diventerà l&#8217;impero di Leonardo Del Vecchio.<br>Ed è qui che la vicenda assume un significato molto più grande del semplice divorzio fra un manager e la sua azienda.<br>Perché Leonardo Del Vecchio aveva costruito qualcosa che sembrava indistruttibile.<br>Partendo praticamente dal nulla aveva creato Luxottica; l&#8217;aveva trasformata in una multinazionale e, attraverso Delfin, aveva costruito una cassaforte capace di diventare uno dei grandi protagonisti del capitalismo italiano.<br>Ma c&#8217;è una cosa che i grandi imprenditori scoprono, prima o poi.<br>Costruire un impero è difficilissimo; trasmetterlo agli eredi può essere ancora più difficile.<br>Perché il fondatore ha un&#8217;idea, gli eredi hanno interessi.<br>Il fondatore ha l&#8217;autorità, gli eredi hanno percentuali.<br>Il fondatore decide, gli eredi votano.<br>E soprattutto il fondatore ha costruito l&#8217;impero con la propria storia personale.<br>Gli eredi devono invece decidere che cosa farsene.<br>È il problema che hanno conosciuto gli Agnelli, con una dinastia che ha dovuto affrontare generazioni, successioni, società e divisioni.<br>È il problema di quasi tutte le grandi famiglie imprenditoriali.<br>Perché un&#8217;azienda può essere tramandata.<br>Il carisma, no. La capacità di comando, nemmeno.<br>E il più grande paradosso del capitalismo familiare è proprio questo: il fondatore può impiegare una vita intera per costruire un impero e gli eredi possono impiegare pochi anni per litigare su chi debba comandarlo.<br>Forse è questa la vera storia che comincia oggi dietro gli occhiali di Ray-Ban.<br>Non quella di un figlio che lascia un&#8217;azienda perché non sente più il calore di una volta.<br>Ma quella, molto più umana e molto più antica, di una famiglia che deve decidere se riuscirà a diventare proprietaria dell&#8217;eredità senza diventare prigioniera dell&#8217;eredità.<br>Perché costruire un impero è già un&#8217;impresa.<br>Trasmetterlo agli eredi senza distruggerne il senso, invece, è tutta un&#8217;altra storia.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>La benzina come bancomat. In Spagna il pieno, in Italia il salasso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:27:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Varcare il confine spagnolo o fermarsi in una qualsiasi stazione di servizio tra la Catalogna e l&#8217;Andalusia provoca, nell’automobilista italiano, un istintivo senso di smarrimento. Perché il confronto con la Spagna,&#160;proprio per la sua somiglianza apparente con il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Varcare il confine spagnolo o fermarsi in una qualsiasi stazione di servizio tra la Catalogna e l&#8217;Andalusia provoca, nell’automobilista italiano, un istintivo senso di smarrimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il confronto con la Spagna,&nbsp;proprio per la sua somiglianza apparente con il nostro Paese, è particolarmente impietoso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stessa appartenenza all&#8217;Unione europea, stessa moneta, economie mediterranee, milioni di automobilisti, una forte componente turistica, ed una lunga dipendenza dal trasporto su gomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure alla pompa il conto può essere sensibilmente diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa interessante è che oggi non dobbiamo nemmeno fidarci del racconto di qualche automobilista italiano in vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prezzi dei carburanti sono disponibili praticamente in tempo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tanto per dire, ieri in un distributore a Madrid la verde a 95 ottani era a&nbsp;1,655 euro il litro, quella a 98 ottani a 1,775; il diesel normale a 1,784 euro/litro, ed il diesel “optima” a 1,821 euro/litro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma un amico a Siviglia mi segnalava la verde 95 a 1,508 euro/litro, il diesel a 1,597 euro litro, ed il diesel “optima” a 1,695.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va tenuto conto che i prezzi dei carburanti in Spagna variano a seconda delle Comunidad autonomas (di fatto le nostre Regioni), alle quali viene assegnato una parte del prezzo per sostenere la sanità pubblica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vi riporto quelli dello stesso giorno in Italia per non farvi alzare la pressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto lo sappiamo che&nbsp;in Italia, superare i due euro/litro è ormai la norma quotidiana, una consuetudine rassegnata cui ci siamo assuefatti con colpevole pigrizia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su un pieno da cinquanta litri, il delta sfiora i quindici-venti euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la vera notizia — quella che dovrebbe far indignare chiunque produca, viaggi o semplicemente lavori — è che la materia prima la paghiamo esattamente allo stesso prezzo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il greggio sulle piazze internazionali è il medesimo, i costi di raffinazione differiscono di decimali irrilevanti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La voragine che separa l&#8217;Italia dalla Spagna non ha nulla a che vedere con il mercato globale: è una scelta interamente&nbsp;&#8220;Made in Rome&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui, però, bisogna evitare una scorciatoia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Spagna non è diventata improvvisamente il paradiso fiscale dell&#8217;automobilista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026 Madrid ha adottato misure straordinarie proprio per contenere l&#8217;impatto della crisi energetica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Governo spagnolo ha ridotto temporaneamente&nbsp;&nbsp;l&#8217;imposta sugli idrocarburi ed ha portato l&#8217;IVA sui carburanti dal 21% al 10% (da marzo a fine giugno).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fine giugno è stata inoltre approvata una nuova riduzione dell&#8217;imposta, pari a 10 centesimi al litro per agosto, con ulteriori interventi previsti per settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo è precisamente il punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a uno shock energetico,&nbsp;<strong>Madrid ha scelto di usare anche la leva fiscale per attenuare il prezzo alla pompa</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessariamente una politica da imitare sempre e comunque.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tagliare le imposte significa rinunciare ad entrate pubbliche che qualcuno dovrà recuperare altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è una scelta politica, che per quanto riguarda l’Italia non può prescindere dal macigno del nostro debito pubblico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio perché è una scelta politica, non è corretto raccontare il prezzo della benzina come se fosse una calamità naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il petrolio è una calamità naturale soltanto fino ad un certo punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto lo decidono i Governi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c’è un’altra grande differenza.&nbsp;&nbsp;L&#8217;Italia possiede una rete distributiva enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fine 2024 gli impianti italiani erano circa 21.750; in Spagna circa 12.631.&nbsp;&nbsp;La differenza è impressionante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia ha una rete di distribuzione molto più estesa e frammentata, con moltissimi impianti che vendono relativamente poco carburante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E una rete sovradimensionata significa inevitabilmente maggiori costi fissi da sostenere.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Spagna ha spalancato da tempo la rete distributiva alla grande distribuzione organizzata ed alle stazioni&nbsp;unbrandedcompletamente automatizzate, creando una concorrenza spietata che ha tagliato i margini di intermediazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La competizione sui prezzi, insomma, non è un dettaglio, e sappiamo che nel Belpaese non abbiamo in generale un bel rapporto con la “concorrenza” (un esempio classico i taxi).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto sui numeri scoperchia un cortocircuito culturale prima ancora che contabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Spagna l’Impuesto sobre Hidrocarburos&nbsp;è stato storicamente calibrato vicino ai livelli minimi consentiti dalle direttive europee.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte alle fiammate inflazionistiche, il Governo spagnolo non ha esitato ad intervenire sul fiscale, tagliando l&#8217;imposta speciale e riducendo l’IVA al 10%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia, al contrario, detiene una delle pressioni fiscali sul carburante più feroci dell&#8217;intero Continente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le accise italiane — un sedimento geologico di balzelli stratificati nei decenni per finanziare di tutto, dalle guerre del secolo scorso alle emergenze dimenticate — rappresentano un pilastro rigido da cui lo Stato non sa e non vuole affrancarsi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiunge l&#8217;autentica perversione giuridico-economica che prevede che&nbsp;l&#8217;IVA al 22% sui carburanti si applica sul “prezzo totale della materia prima maggiorato dell&#8217;accisa”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta a tutti gli effetti di un meccanismo di &#8220;tassa su un&#8217;altra tassa&#8221;;&nbsp;una tassa applicata su un&#8217;altra tassa, che trasforma ogni aumento del petrolio in un doppio incasso automatico per l&#8217;Erario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concludendo,&nbsp;ci si riempie la bocca, ad ogni campagna elettorale, di difesa del potere d&#8217;acquisto, tutela del ceto medio, e rilancio della competitività delle imprese.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ci si volta dall&#8217;altra parte di fronte al fatto che la benzina è il bene intermedio per eccellenza: tassare la benzina significa tassare la spesa che arriva sui banchi del supermercato, il campionario del rappresentante, lo spostamento del pendolare che non ha l&#8217;alternativa di un treno ad alta velocità sotto casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Spagna dimostra che si può scegliere di non soffocare la crescita economica per far cassa immediata sul carburante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia continua a fare l&#8217;opposto: punisce chi si muove per mantenere in vita un apparato statale che non sa e non vuole fare spending review.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finché la politica italiana continuerà a considerare la pompa di benzina come la propria cassa di riserva inesauribile, ogni discorso sulla crescita e sulla giustizia fiscale rimarrà pura demagogia da spogliatoio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse c&#8217;è qualcosa di profondamente paradossale nel fatto che lo Stato, da una parte, dica agli italiani di consumare, lavorare, produrre, viaggiare e far crescere il PIL e, dall&#8217;altra, continui a trattare uno dei principali strumenti attraverso cui tutto questo avviene come un gigantesco bancomat fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine della strada c&#8217;è sempre una pompa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E alla pompa, molto democraticamente, paghiamo tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>EssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio si dimette e critica la gestione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 08:21:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leonardo Maria Del Vecchio lascia i ruoli operativi ricoperti all’interno di EssilorLuxottica. Il figlio del fondatore del gruppo ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Ray-Ban e dall’incarico di chief strategy officer, annunciando l’intenzione di concentrarsi su nuove iniziative imprenditoriali.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo Maria Del Vecchio lascia i ruoli operativi ricoperti all’interno di EssilorLuxottica. Il figlio del fondatore del gruppo ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Ray-Ban e dall’incarico di chief strategy officer, annunciando l’intenzione di concentrarsi su nuove iniziative imprenditoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione è stata comunicata attraverso una lettera indirizzata al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri e al consiglio di amministrazione. La società ha confermato l’uscita del manager dopo l’anticipazione di <em>Milano-Finanza</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre. Gli auguriamo uguale successo nella sua nuova avventura», ha dichiarato un portavoce di EssilorLuxottica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella lettera, riportata da <em>Milano-Finanza</em>, Del Vecchio traccia un bilancio positivo della propria esperienza alla guida di Ray-Ban, ma esprime anche una netta critica nei confronti dell’attuale modello organizzativo, giudicato «distante» e «impersonale». Al centro delle sue osservazioni c’è soprattutto il rapporto dell’azienda con i dipendenti e con i manager.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non lascio dopo una sconfitta. Lascio dopo aver fatto il mio lavoro», afferma Del Vecchio nella missiva pubblicata da <em>Milano-Finanza</em>. «Il mandato triennale che mi era stato affidato in Ray-Ban arriva quest’anno alla sua conclusione con gli obiettivi superati. Lascio un brand più forte, progetti che continueranno e, soprattutto, una squadra che non ha bisogno di me per sapere cosa deve fare. Per me questo conta più di qualsiasi titolo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il figlio di Leonardo Del Vecchio richiama quindi la cultura aziendale costruita dal padre, sottolineando come alle richieste di impegno, fedeltà e sacrificio debba corrispondere una responsabilità altrettanto forte da parte dell’impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non puoi mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode. Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è la Luxottica che ricordo accanto a mio padre», sostiene ancora nella lettera citata da <em>Milano-Finanza</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del Vecchio spiega inoltre di non volere assumere il ruolo puramente simbolico di erede chiamato a rappresentare una continuità nella quale non si riconosce completamente. «Le persone devono tornare al centro. Non negli slogan. Nei comportamenti», scrive, avvertendo che la perdita del senso di appartenenza costruito dal fondatore sarebbe «molto più grave che mancare un budget».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimissioni non comportano tuttavia il suo disimpegno dal futuro della multinazionale dell’occhialeria. Del Vecchio continuerà infatti a partecipare alle scelte societarie attraverso Delfin, la holding della famiglia nella quale possiede una quota del 12,5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Continuerò a esercitare fino in fondo la mia responsabilità di azionista attraverso Delfin. Continuerò a difendere l’indipendenza dell’azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga», precisa nella lettera diffusa da <em>Milano-Finanza</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Delfin detiene circa il 32,4% di EssilorLuxottica e possiede partecipazioni rilevanti anche nel settore finanziario: oltre il 17% di Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Generali e il 2,7% di UniCredit. La holding esercita inoltre il controllo di fatto sulla società immobiliare internazionale Covivio. Rimane ancora irrisolta l’esecuzione del testamento di Leonardo Del Vecchio: a più di quattro anni dalla morte dell’imprenditore, gli otto eredi non hanno raggiunto un’intesa definitiva.</p>
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		<title>Sei andato in ferie con i tuoi soldi o li hai presi a prestito?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 07:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Sei andato in ferie con i tuoi soldi o li hai presi a prestito da una Finanziaria? Lo so, non è esattamente la domanda con cui si augura buone vacanze a qualcuno. Eppure forse sarebbe il caso di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei andato in ferie con i tuoi soldi o li hai presi a prestito da una Finanziaria?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo so, non è esattamente la domanda con cui si augura buone vacanze a qualcuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure forse sarebbe il caso di cominciare a farcela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mentre noi discutiamo del prezzo dei lettini, degli alberghi che costano troppo, dei voli diventati proibitivi, e dell&#8217;ennesima vacanza da fotografare per Instagram, c&#8217;è un fenomeno che racconta qualcosa di molto più profondo del semplice aumento del costo delle ferie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli italiani stanno cominciando a finanziare a debito a anche le vacanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi cinque mesi del 2026 sarebbero stati erogati circa&nbsp;<strong>170 milioni di euro di prestiti destinati ai viaggi ed alle vacanze</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cifra, secondo notizie di stampa, su oltre 400 mila richieste di prestito personale, è in realtà inferiore a quella dello stesso periodo del 2025.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il fenomeno resta significativo: i prestiti per le vacanze rappresentano ormai oltre l&#8217;1% delle richieste di prestiti personali, e sono cresciuti del 42% rispetto al 2019.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il numero che mi ha colpito davvero è un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta media è di&nbsp;<strong>5.400 euro</strong>, da restituire in&nbsp;<strong>50 rate mensili da circa 132 euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cinquantadue? No.&nbsp;&nbsp;Cinquanta. Quattro anni e due mesi. Per una vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che, da vecchio bancario, comincio a pormi qualche domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una volta il credito al consumo aveva, almeno nella mia testa, una sua logica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si comprava una lavatrice, un frigorifero, un&#8217;automobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beni che avevano una durata nel tempo, e per i quali poteva avere senso distribuire il costo su più mesi o anni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole la mia&nbsp;regola è sempre stata piuttosto semplice;&nbsp;&nbsp;è sbagliato chiedere un prestito per un prodotto/servizio che dura meno del periodo della restituzione del prestito.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non avevi tutti i soldi? Facevi i conti, valutavi il costo del finanziamento e decidevi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi abbiamo fatto un salto ulteriore.&nbsp;&nbsp;Possiamo finanziare anche&nbsp;<strong>sette giorni di mare</strong><strong>.</strong>&nbsp;&nbsp;Il mare, peraltro, non restituisce niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un investimento. Non produce reddito. Non rimane in casa. Dopo una settimana è finito. Le rate invece rimangono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E continuano tranquillamente ad arrivare anche quando l&#8217;ombrellone è stato chiuso, le valigie sono state riportate in soffitta, e le fotografie di Mykonos hanno già smesso di raccogliere like.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la cosa che mi interessa, non il fatto che esista il credito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il credito, usato con intelligenza, è uno strumento economico assolutamente normale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema nasce quando&nbsp;<strong>il credito diventa un modo per trasformare in possibile ciò che economicamente possibile non è</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è una differenza enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono stato educato con una regola molto semplice, forse persino troppo semplice per i tempi moderni:&nbsp;<strong>comprati solo quello che puoi permetterti con i tuoi soldi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non puoi permetterti una vacanza a Formentera, vai a Caorle. Se non puoi permetterti Caorle, vai in montagna (anni fa non adesso).&nbsp;&nbsp;Se non puoi permetterti nemmeno quello, stai a casa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non muore nessuno.&nbsp;&nbsp;Anzi, probabilmente si può sopravvivere dignitosamente anche senza pubblicare una fotografia con il mojito davanti al tramonto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quella regola oggi sembra appartenere ad un&#8217;altra civiltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una civiltà nella quale esisteva una parola che abbiamo progressivamente rimosso dal vocabolario:&nbsp;<strong>rinuncia</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non puoi permetterti qualcosa?&nbsp;&nbsp;Rinunci, risparmi, aspetti; poi, quando hai i soldi, lo compri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra quasi una follia, vero?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella nostra epoca consumistica, invece, la follia è diventata non comprare.&nbsp;&nbsp;Il mercato ci ha spiegato che non dobbiamo più aspettare, possiamo avere tutto subito.&nbsp;&nbsp;E se non abbiamo i soldi, pazienza, ci pensa la Finanziaria, oppure una carta di credito, oppure il BNPL, il famoso &#8220;Buy Now Pay Later&#8221; (Compra oggi, Pagherai dopo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una formula che sembra innocua proprio perché evita accuratamente di usare la parola che dovrebbe comparire in caratteri cubitali<strong>:&nbsp;&nbsp;</strong><strong>DEBITO.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola &#8220;rata&#8221;, invece, è molto più rassicurante. Rata della macchina, rata del televisore, rata dello smartphone, rata dell&#8217;albergo, rata del viaggio. rata del volo, rata della vacanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A forza di rate, rischiamo di non vedere più il debito; vediamo soltanto tanti piccoli pezzetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo uno degli aspetti per me più inquietanti.&nbsp;&nbsp;Oggi possiamo avere una rata per il volo, un&#8217;altra per l&#8217;hotel, un&#8217;altra ancora per un acquisto fatto due mesi prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Singolarmente sembrano tutte sostenibili; insieme possono diventare una montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c&#8217;è un altro aspetto ancora più sconvolgente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non tutti quelli che ricorrono al credito sanno davvero quanto stanno pagando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non siamo più soltanto davanti ad una questione di disponibilità economica; siamo davanti ad una questione di&nbsp;<strong>educazione finanziaria</strong>, o, forse, di educazione tout court.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una delle regole fondamentali della finanza personale dovrebbe essere banale:&nbsp;<strong>non guardare soltanto quanto paghi ogni mese. Guarda quanto restituirai complessivamente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È la differenza tra dire: &#8220;132 euro al mese? Posso permettermeli.&#8221;&nbsp;&nbsp;&nbsp;e dire:&nbsp;&nbsp;&#8220;Quanto mi costa davvero questa vacanza?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché 132 euro al mese sembrano una cifra quasi innocua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cinquanta rate fanno 6.600 euro (1200 euro di soli interessi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E improvvisamente quei sette giorni di vacanza hanno assunto un&#8217;altra dimensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare: ma se una persona ha 132 euro al mese da destinare alla rata, perché non dovrebbe semplicemente metterli da parte durante l&#8217;anno e pagarsi la vacanza in contanti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Obiezione difficilmente liquidabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se riesci a mettere da parte 132 euro al mese, in poco più di tre anni hai accumulato 5.400 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E a quel punto parti. senza debiti, senza interessi, senza dover continuare a pagare la vacanza quando sei già tornato a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che questa logica presuppone una virtù che il nostro sistema economico non ama particolarmente:&nbsp;<strong>la pazienza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitalismo contemporaneo preferisce il consumatore impaziente; quello che vuole oggi ciò che potrebbe permettersi domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che entra in gioco anche la trasformazione culturale dei nostri consumi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I social hanno contribuito a creare un mondo nel quale non basta più vivere; bisogna<strong>dimostrare di vivere bene</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vacanza non è soltanto una vacanza, è una fotografia; la cena non è soltanto una cena, è una storia su Instagram; il viaggio non è soltanto un viaggio, è un contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così quello che una volta era un desiderio diventa rapidamente un bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso permettermi quella vacanza?&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma come, ci sono andati tutti!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco che compare la Finanziaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il credito diventa allora una specie di ponte tra&nbsp;<strong>la vita che posso permettermi e quella che voglio mostrare</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che prima o poi quel ponte va pagato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui arriviamo alla questione che secondo me merita davvero un’ulteriore riflessione; c<strong>he cosa stiamo insegnando ai nostri figli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il problema non è soltanto il singolo prestito, è il principio che c&#8217;è dietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se insegniamo che ogni desiderio può essere soddisfatto immediatamente e che, quando mancano i soldi, basta spostare il pagamento nel futuro, stiamo insegnando una cosa molto diversa dal risparmio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stiamo insegnando che il futuro è una specie di bancomat.&nbsp;&nbsp;Prelevo oggi e qualcun altro, o meglio il me stesso di domani, penserà a pagare.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma il me stesso di domani potrebbe avere un mutuo, potrebbe avere figli, potrebbe perdere il lavoro, potrebbe avere una spesa imprevista, potrebbe semplicemente scoprire che le rate accumulate sono molte più di quelle che ricordava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il credito, infatti, ha una memoria molto migliore della nostra.&nbsp;&nbsp;Una rata saltata lascia traccia; un debito non pagato può compromettere la possibilità di ottenere domani un finanziamento davvero importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo è uno dei paradossi del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo diventati “più sofisticati” finanziariamente, ma forse non “più prudenti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo app, carte, fintech, BNPL, pagamenti digitali, finanziamenti istantanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo comprare qualcosa in tre clic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che non sempre sappiamo fare è fermarci e chiederci:&nbsp;<strong>&#8220;Ma ne ho davvero bisogno?&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto:&nbsp;<strong>&#8220;Posso permettermelo?&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una domanda da vecchi, è una domanda da adulti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il credito non è il male, il debito non è il male, perfino una Finanziaria non è il male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è quando il debito smette di essere uno strumento e diventa&nbsp;<strong>uno stile di vita</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non serve più a comprare qualcosa che produrrà utilità per anni, ma serve semplicemente ad anticipare oggi una gratificazione che non possiamo permetterci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E lo abbiamo fatto usando i soldi del nostro futuro; che, per inciso, sono sempre i nostri soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo che ancora non li abbiamo.&nbsp;&nbsp;E forse sarebbe ora di ricordarcelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una volta, quando non avevamo i soldi per andare in vacanza, semplicemente non ci andavamo. Non era una tragedia, era la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E magari proprio quella capacità di rinunciare, aspettare e risparmiare che oggi consideriamo antiquata era una delle ragioni per cui, alla fine, riuscivamo a permetterci le cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vacanza dura una settimana.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La rata no.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il turismo corre ma è straniero: italiani a casa senza “schei”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti a casa a riempire le sagre paesane o i supermarket in vista del picnic dà Ferragosto. Così in Veneto ma pure nel resto d’Italia. L’Italia turistica corre, gli italiani molto meno. È questo il grande paradosso dell’estate 2026: alberghi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tutti a casa a riempire le sagre paesane o i supermarket in vista del picnic dà Ferragosto. Così in Veneto ma pure nel resto d’Italia.  L’Italia turistica corre, gli italiani molto meno. È questo il grande paradosso dell’estate 2026: alberghi pieni, città d’arte affollate, località balneari prese d’assalto e un settore che continua a macinare numeri importanti, mentre dietro la fotografia scintillante delle presenze si nasconde un’altra Italia, decisamente meno spensierata, quella di chi riduce le ferie, sceglie soggiorni sempre più brevi, resta a casa oppure arriva perfino a chiedere un prestito pur di concedersi qualche giorno di vacanza. Due Italie che convivono sotto lo stesso ombrellone. Secondo le previsioni Isnart-Unioncamere, tra luglio e agosto sono attese 171,8 milioni di presenze turistiche, con una crescita complessiva del 4,6% rispetto al 2025. Ma il dato più significativo è un altro: oltre 89 milioni di presenze, pari al 52% del totale, saranno straniere. E proprio la componente internazionale dovrebbe crescere dell’8,3%, mentre quella italiana è prevista sostanzialmente stabile. Il turismo italiano, insomma, sta bene, ma questo non significa necessariamente che stiano bene anche gli italiani. Già nei primi mesi dell’anno il divario era evidente: nel primo trimestre 2026 le presenze straniere erano aumentate del 23%, superando i 39 milioni, mentre quelle domestiche erano cresciute molto meno. Contemporaneamente continuavano a salire i prezzi dei servizi turistici, con ristorazione e strutture ricettive sensibilmente più care rispetto a tre anni fa. E quando si passa dalle statistiche turistiche ai bilanci familiari, il quadro cambia drasticamente. L’Osservatorio nazionale di Federconsumatori ha stimato che nell’estate 2026 solo il 44% degli italiani si concederà una vacanza e tra coloro che partiranno oltre la metà sceglierà un soggiorno ridotto tra tre e cinque giorni, spesso appoggiandosi ad amici o parenti. Le diverse indagini disponibili utilizzano metodologie differenti, ma la direzione è piuttosto chiara: il prezzo è diventato la variabile decisiva delle vacanze. Non è difficile capire perché. Federconsumatori calcola che una settimana al mare in alta stagione per una famiglia di quattro persone possa arrivare a costare 6.733 euro, mentre una settimana in montagna sfiora i 4.915 euro e una crociera supera i 6.600. Assoutenti, concentrandosi sul soggiorno alberghiero, segnala che una famiglia con due figli deve spendere mediamente oltre 2.000 euro per sette notti in hotel nella settimana centrale di agosto. Poi ci sono benzina, autostrada, ristoranti, lettini, ombrelloni, gelati e aperitivi, quella lunga sequenza di piccoli e grandi costi che trasforma una settimana di ferie in una voce sempre più pesante del bilancio familiare. Ed ecco il dato forse più impressionante di tutti: nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati circa 170 milioni di euro di prestiti destinati alle vacanze. La richiesta media è stata di circa 5.400 euro, da restituire mediamente in 50 rate da circa 132 euro al mese, mentre dal 2019 le richieste di finanziamenti per le ferie sono aumentate del 42%. Una vacanza che finisce ad agosto, insomma, ma che qualcuno continuerà a pagare per quattro anni. È probabilmente questo il dato che meglio racconta la crisi del potere d’acquisto italiano. Perché andare in vacanza non è certamente un diritto costituzionale e nessuno può pretendere una settimana in Sardegna o in Costa Smeralda a prezzi popolari, ma quando una quota crescente di famiglie deve ridurre drasticamente i giorni di ferie, affidarsi all’ospitalità dei parenti oppure ricorrere al credito per partire, il problema smette di riguardare soltanto il turismo e riguarda direttamente i redditi. Il risultato è una sorta di turismo a due velocità. Da una parte c’è un’Italia che vende benissimo sé stessa al mondo, con americani, britannici, tedeschi, svizzeri e turisti internazionali che continuano a scegliere il nostro Paese, sostenendo alberghi, ristorazione, commercio e servizi. Ed è naturalmente un’ottima notizia per un comparto fondamentale dell’economia nazionale. Dall’altra c’è una parte sempre più consistente della popolazione residente che guarda quelle stesse località come qualcosa di progressivamente meno accessibile. Gli alberghi possono essere pieni e contemporaneamente le famiglie italiane essere più povere. Le due cose non sono affatto in contraddizione. È questa, forse, la fotografia più significativa dell’estate 2026: un Paese pieno di turisti e con tanti italiani che fanno sempre più fatica a permettersi di essere turisti a casa propria. Il tutto mentre la vacanza, per alcuni, smette perfino di essere un piacere pagato con i risparmi e diventa un consumo comprato a rate. Il turismo italiano brinda ai record. Molte famiglie italiane, invece, fanno i conti. E spesso scoprono che per loro, quest’anno, sotto l’ombrellone non c’è più posto.<br></p>
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		<title>Il Mediterraneo ribolle e si è fatto tropicale: mancano solo i pescecani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 08:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non serve più evocare l’Apocalisse con la vecchia storia del «non ci sono più le stagioni».Basta mettere un piede in acqua ad agosto per capire che il Mediterraneo non è più esattamente quello nel quale siamo cresciuti.E’ diventato più caldo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve più evocare l’Apocalisse con la vecchia storia del «non ci sono più le stagioni».<br>Basta mettere un piede in acqua ad agosto per capire che il Mediterraneo non è più esattamente quello nel quale siamo cresciuti.<br>E’ diventato più caldo e, insieme all’acqua, sono cambiati anche gli ospiti.<br>Ma se c’è una cosa che trovo irresistibile in questa torrida estate 2026 è che, mentre continuiamo a discutere se davvero faccia più caldo di una volta, se il cambiamento climatico esista oppure sia la solita invenzione di scienziati, ambientalisti, comunisti e, perché no, anche dei meteorologi, il Mediterraneo, l’Adriatico e il Tirreno hanno deciso di risolvere la questione da soli.<br>Non con un convegno.<br>Con gli “immigrati”.<br>Non quelli umani, tranquilli. Quelli marini.<br>Perché il nostro vecchio Mediterraneo, quello nel quale abbiamo sempre nuotato pensando che la fauna fosse più o meno quella che avevamo imparato a conoscere da bambini, si sta trasformando in una specie di aeroporto internazionale.<br>Arrivano specie dal Mar Rosso, dall’Oceano Indiano, dall’Atlantico.<br>Alcune si ambientano talmente bene che ormai sembrano residenti da sempre.<br>Il problema è che non tutte sono venute qui per fare turismo; e, a differenza di certi turisti, non hanno nemmeno intenzione di ripartire a fine stagione.<br>Prendiamo il granchio blu.<br>È diventato una presenza stabile anche nelle acque venete, ed ha provocato danni pesantissimi agli allevamenti di molluschi. La Regione Veneto ha dovuto addirittura chiedere ed ottenere interventi straordinari per sostenere un settore messo in ginocchio.<br>Insomma, il granchio blu non è esattamente il tipo di ospite che inviti a cena e poi preghi perché si trattenga anche a Natale.<br>Ma lasciamo perdere per un momento i danni all’economia e all’ecosistema.<br>Perché c’è un altro aspetto della faccenda che merita qualche attenzione in più.<br>Ci sono specie arrivate nel nostro mare che possono essere pericolose anche per l’uomo.<br>Una ad esempio è il pesce leone (noto da noi anche come pesce scorpione) originario dell’Oceano Indiano ed ormai stabilmente presente in vaste aree del Mediterraneo orientale.<br>È bellissimo, ed è velenoso. Una combinazione che la natura, evidentemente, considera particolarmente divertente.<br>Le sue spine sono collegate a ghiandole velenifere, ed una puntura può provocare dolore intenso, gonfiore e altri sintomi, fino a reazioni più gravi nei casi più seri.<br>E c’è un particolare che vale la pena ricordare: le spine mantengono la loro pericolosità anche dopo la morte dell’animale.<br>Il pesce leone è ormai presente anche nei mari italiani, sebbene non sia ancora comune come nelle zone orientali del Mediterraneo, Grecia in particolare.<br>Poi c’è il pesce palla maculato, il Lagocephalus sceleratus.<br>Nome scientifico piuttosto elegante per una creatura che può contenere tetrodotossina, una delle tossine naturali più potenti conosciute.<br>E qui il consiglio è piuttosto semplice: se per caso ne pescate uno, non portatelo a casa per preparare una bella cena mediterranea.<br>Non è il caso di sperimentare la cucina fusion con il proprio apparato respiratorio.<br>Il pesce palla è arrivato attraverso il Canale di Suez e si è diffuso soprattutto nel Mediterraneo orientale, dove è diventato un problema serio per gli ecosistemi e per la pesca.<br>E poi ci sono le meduse.<br>Naturalmente non sono tutte specie aliene, e non si può attribuire ogni loro proliferazione al cambiamento climatico. Ma anche qui il quadro sta cambiando.<br>Ed in mezzo a questo cambiamento ci sono creature che sarebbe meglio non incontrare troppo da vicino.<br>Come la caravella portoghese, che medusa non è propriamente, ma alla quale assomiglia abbastanza da poter tranquillamente essere inserita nel nostro nuovo manuale di sopravvivenza balneare; nel senso che forse dovremmo insegnare ai nostri bambini a riconoscerla.<br>Un tempo ai piccoli insegnavamo a riconoscere una stella marina; adesso rischiamo di dover aggiornare il programma di educazione alla balneazione.<br>Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire al cambiamento climatico ogni specie nuova che si affaccia nei nostri mari.<br>Le cause sono diverse: il riscaldamento delle acque, certo, ma anche il traffico marittimo, il Canale di Suez, l’alterazione degli ecosistemi, l’inquinamento e la pressione dell’uomo.<br>Ma una cosa è difficilmente contestabile: un mare che cambia temperatura sta diventando anche un mare nel quale cambiano gli ospiti.<br>L’Unione europea considera ormai il Mediterraneo uno degli hotspot mondiali delle specie marine invasive.<br>Per decenni abbiamo raccontato ai nostri figli ed ai nostri nipoti che il nostro mare era un posto sostanzialmente sicuro.<br>Li lasciavamo giocare sul bagnasciuga, facevano il bagno vicino a riva, si tuffavano, raccoglievano conchiglie.<br>Al massimo c’era qualche medusa, qualche riccio, una vespa sulla spiaggia o il classico genitore che urlava: “Esci dall’acqua che hai le labbra blu!”<br>Il Mediterraneo era casa nostra.<br>Adesso, invece, mentre entri in acqua, oltre a controllare se hai messo la crema solare, forse sarebbe opportuno cominciare a chiedersi chi altro c’è in acqua con te.<br>Naturalmente arriveranno subito quelli che diranno che è tutto normale. Che le specie aliene ci sono sempre state. Che il clima è sempre cambiato. Che faceva caldo anche nel 1963. Che i ghiacciai si sono già sciolti altre volte. Che la Terra ha miliardi di anni.<br>Tutto vero. La Terra ha miliardi di anni.<br>Il problema è che noi ne abbiamo molti meno, e soprattutto abbiamo costruito le nostre società, le nostre città, le nostre economie e le nostre vacanze sulla base di condizioni ambientali che non sono affatto eterne.<br>È un repertorio ormai collaudato.<br>Se domani trovassimo un fenicottero rosa che mangia cocco sulla spiaggia di Jesolo, qualcuno ci spiegherebbe che i fenicotteri sono sempre esistiti e che il cocco, dopotutto, cresce anche in natura.<br>Il problema è che la negazione ha una caratteristica curiosa: non ha mai bisogno di cambiare idea. Cambia semplicemente argomento.<br>E il Mediterraneo, intanto, cambia sotto i nostri occhi.<br>Non c’è bisogno di credere a me. Basta guardare cosa c’è nell’acqua.<br>Il bello è che, probabilmente, fra qualche anno potremo finalmente mettere d’accordo tutti; negazionisti del clima ed ambientalisti, scienziati e complottisti, destra e sinistra, tutti sulla stessa spiaggia.<br>Perché a quel punto la domanda non sarà più: “Ma il Mediterraneo si sta davvero tropicalizzando?”<br>Sarà molto più semplice: “Quello che si muove là sotto ha i denti?”<br>E allora forse rimpiangeremo i tempi in cui il massimo pericolo per un bambino lasciato da solo sul bagnasciuga era ingoiare un po’ d’acqua salata.<br>Quanto ai pescecani, per ora possiamo stare relativamente tranquilli.<br>Ma visto l’andazzo, io eviterei di fare troppo affidamento sulla puntualità delle rassicurazioni.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Il mezzo litro d’acqua a 2,90 euro e la morale perduta del mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo “Chiare, fresche et dolci acque”&#160;cantava il Petrarca.&#160;“Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217; Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”&#160;invocava San Francesco d&#8217;Assisi nel suo Cantico.&#160; Per secoli, la nostra cultura e la nostra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Chiare, fresche et dolci acque”</em>&nbsp;cantava il Petrarca.&nbsp;<em>“Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217; Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”</em>&nbsp;invocava San Francesco d&#8217;Assisi nel suo Cantico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per secoli, la nostra cultura e la nostra sensibilità hanno riconosciuto all&#8217;acqua un valore quasi sacro: elemento naturale primario, fonte di vita, simbolo stesso dell&#8217;accoglienza e del ristoro per chiunque si trovi in cammino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi arriva il viaggiatore contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Varca i controlli di sicurezza di un aeroporto, si ferma in un&#8217;area di servizio autostradale, entra in una stazione ferroviaria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La poesia finisce davanti allo scaffale di un bar e lascia spazio allo scontrino.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La &#8220;sora acqua&#8221; perde improvvisamente la sua umiltà francescana e si trasforma in un piccolo bene di lusso: 2,90 euro per una bottiglietta da mezzo litro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi tre euro per mezzo litro d&#8217;acqua.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un prezzo che arriva a superare quello di molte bibite zuccherate o gassate., e di molto quello dei carburanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed il paradosso è evidente: in un&#8217;epoca nella quale tutti ci ricordano quanto sia importante idratarsi, il semplice atto di bere diventa una spesa da valutare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sollevare il caso è stato nei giorni scorsi l&#8217;infettivologo Matteo Bassetti, denunciando sui social il prezzo pagato all&#8217;aeroporto di Milano Malpensa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la sua protesta va oltre il singolo episodio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha dato voce ad una sensazione diffusa: quella di milioni di cittadini che, ogni giorno, si trovano davanti a prezzi fuori misura nei luoghi dove la scelta è praticamente azzerata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il problema non è soltanto il costo dell&#8217;acqua.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è la libertà del consumatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una situazione normale il cittadino può scegliere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se una bottiglia costa troppo, cambia esercizio, percorre cento metri, cerca un&#8217;alternativa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In aeroporto o in autostrada, invece, la situazione è diversa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha sete, chi viaggia con bambini, chi aspetta un volo o affronta un lungo viaggio, spesso non ha alternative reali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un cliente libero: è un cliente obbligato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che la questione smette di essere una semplice lamentela sul caro prezzi e diventa un tema di equilibrio tra mercato ed interesse pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro: nessuno mette in discussione il diritto di un&#8217;impresa a guadagnare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli aeroporti hanno costi elevati, le concessioni commerciali hanno prezzi importanti, la gestione di un punto vendita in un&#8217;infrastruttura complessa non è paragonabile a quella di un supermercato sotto casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un dettaglio che non può essere ignorato: aeroporti, autostrade e stazioni non sono semplici centri commerciali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono luoghi strategici, infrastrutture nate per garantire servizi ai cittadini e funzionanti grazie a concessioni pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lo Stato affida ad un privato la gestione di uno spazio pubblico, non deve limitarsi ad incassare il canone.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A mio avviso deve anche stabilire alcune regole di civiltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarebbe uno scandalo prevedere nei contratti di concessione l&#8217;obbligo di garantire acqua potabile gratuita, o almeno un formato essenziale ad un prezzo ragionevole, tipo mezzo euro per mezzo litro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarebbe il ritorno dello Stato padrone, ma il riconoscimento di un principio semplice: esistono beni e servizi che, pur restando dentro il mercato, non possono essere trattati come una qualsiasi merce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una società moderna non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dal modo in cui protegge i bisogni elementari delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il profitto è legittimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi, è il motore che permette alle economie di crescere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quando la posizione di forza permette di trasformare la necessità in una rendita, allora qualcosa si rompe, e si salta alla speculazione pura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bottiglietta a 2,90 euro non è soltanto una bottiglietta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il simbolo di un mercato che qualche volta dimentica che dall&#8217;altra parte dello scontrino non c&#8217;è soltanto un cliente, ma una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed una società che mette un prezzo sproporzionato persino alla sete rischia di perdere qualcosa di più importante di qualche centesimo: rischia di perdere il senso della misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Agriturismi vicentini da tutto esaurito: il grande caldo porta gli stranieri tra colline, piscine e natura</title>
		<link>https://www.tviweb.it/agriturismi-vicentini-da-tutto-esaurito-il-grande-caldo-porta-gli-stranieri-tra-colline-piscine-e-natura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fonte foto: Confagricoltura Vicenza Un&#8217;estate positiva per gli agriturismi vicentini, con luglio che ha registrato risultati soddisfacenti, agosto che si annuncia tra i migliori degli ultimi anni e un settembre già ricco di prenotazioni. A trainare il settore è soprattutto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte foto: Confagricoltura Vicenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;estate positiva per gli agriturismi vicentini, con luglio che ha registrato risultati soddisfacenti, agosto che si annuncia tra i migliori degli ultimi anni e un settembre già ricco di prenotazioni. A trainare il settore è soprattutto il turismo straniero, con una crescita significativa di visitatori alla ricerca di natura, tranquillità e servizi capaci di offrire sollievo dal caldo intenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A scegliere le campagne e le colline beriche sono soprattutto gli ospiti provenienti dall&#8217;estero. Se la Germania mantiene il primato per numero di presenze, la vera sorpresa dell&#8217;estate 2026 è rappresentata dall&#8217;Olanda, con una forte crescita di turisti interessati agli agriturismi del territorio vicentino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il quadro è molto positivo e premia il lavoro svolto dai nostri agriturismi nel proporre un&#8217;accoglienza di qualità, con servizi che rispecchiano le aspettative di chi cerca una vacanza nella natura – spiega Giulia Lovati Cottini, presidente provinciale di Agriturist, l&#8217;associazione degli agriturismi di Confagricoltura, e titolare dell&#8217;agriturismo Villa Feriani di Montegalda –. Gli stranieri apprezzano i prodotti tipici del territorio, la possibilità di effettuare escursioni e attività sportive come bicicletta, trekking ed equitazione, abbinate a degustazioni e ristorazione tipica. Molto apprezzata anche la vicinanza alle città d&#8217;arte come Venezia, Verona e Padova».</p>



<p class="wp-block-paragraph">A influenzare le scelte dei turisti è anche l&#8217;aumento delle temperature estive, che sta spingendo sempre più persone verso località collinari e montane e verso strutture immerse nel verde. Particolarmente richiesti sono gli agriturismi dotati di piscina e quelli con ampi spazi alberati capaci di garantire zone d&#8217;ombra e maggiore frescura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Gli agriturismi con piscina sono i più gettonati – sottolinea Lovati Cottini – ma in generale i nostri ospiti cercano il soggiorno nel verde, in strutture rurali con parchi alberati. Il 28% degli stranieri arriva dalla Germania, seguita dall&#8217;Austria con il 15% e dalla sorpresa Olanda con il 14%. Seguono Paesi Bassi, Belgio e Danimarca».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le novità dell&#8217;estate 2026 emerge anche il ritorno delle prenotazioni last minute. Una tendenza diversa rispetto al passato, quando molti turisti programmavano le vacanze con largo anticipo, anche un anno prima. Ora invece cresce la scelta di decidere il soggiorno a ridosso della partenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le rilevazioni di Agriturist, la domanda si concentra su esperienze che uniscono ospitalità e territorio: il 27% degli ospiti cerca eventi culturali o musicali nei borghi vicini, il 25% visite in cantina e nei caseifici con degustazioni guidate, mentre il 18% sceglie escursioni. Tra le attività più richieste anche quelle dedicate ai bambini, il trekking, il cicloturismo e l&#8217;ippoturismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tendenza potrebbe proseguire anche oltre il periodo di alta stagione. Già da luglio si registra un aumento delle richieste per settembre, con le aree collinari e montane sempre più apprezzate anche per il pranzo di Ferragosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un&#8217;indagine a campione condotta da Agriturist emerge inoltre che Veneto, Friuli, Liguria, Toscana e Umbria sono tra le destinazioni agrituristiche con le migliori prospettive per questa estate, con oltre il 65% di ospiti stranieri, soprattutto coppie e famiglie con bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Veneto sono oltre <strong>1.700 gli agriturismi attivi</strong>, secondo i dati regionali aggiornati, con una disponibilità complessiva di circa <strong>18 mila posti letto</strong>. A livello provinciale Verona guida la classifica, seguita da Treviso e Vicenza, che conta <strong>243 strutture agrituristiche</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/agriturismi-vicentini-da-tutto-esaurito-il-grande-caldo-porta-gli-stranieri-tra-colline-piscine-e-natura/">Agriturismi vicentini da tutto esaurito: il grande caldo porta gli stranieri tra colline, piscine e natura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Vicenza, la manifattura torna a crescere: produzione industriale a +1,1% dopo tre anni difficili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:04:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo tre anni consecutivi di dati negativi, l’industria vicentina torna finalmente in territorio positivo. La produzione manifatturiera della provincia ha registrato nel secondo trimestre 2026 una crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tre anni consecutivi di dati negativi, l’industria vicentina torna finalmente in territorio positivo. La produzione manifatturiera della provincia ha registrato nel secondo trimestre 2026 una crescita dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla lunga fase di rallentamento che aveva coinvolto aziende, vendite e ordinativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato emerge dalla 172ª indagine congiunturale di Confindustria Vicenza, relativa ai mesi tra aprile e giugno 2026. Il risultato migliora sensibilmente rispetto al primo trimestre dell’anno, chiuso con un calo dell’1,7%, e soprattutto rispetto al secondo trimestre 2025, quando la flessione aveva raggiunto il -3,2%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sostenere la ripresa sono soprattutto la domanda interna e il mercato europeo. Il fatturato delle imprese vicentine sul mercato italiano è cresciuto del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, invertendo la tendenza negativa dei primi tre mesi dell’anno, quando aveva registrato una contrazione del 3%. Segnali positivi arrivano anche dalle vendite verso i Paesi dell’Unione Europea, aumentate del 2,3%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta invece ancora debole la componente internazionale extra europea, con un calo del fatturato dell’1,5% su base annua, anche se il dato risulta comunque in miglioramento rispetto al trimestre precedente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Indicazioni incoraggianti arrivano anche dagli ordinativi: il 32% delle imprese intervistate segnala un aumento delle commesse, il 39% indica una situazione stabile, mentre il 29% registra ancora una diminuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È un segnale importante – commenta Barbara Beltrame Giacomello, presidente di Confindustria Vicenza – perché interrompe una lunga fase negativa e dimostra che il manifatturiero vicentino continua ad avere energie, competenze e capacità di reazione. Tuttavia dobbiamo essere prudenti: questi dati vanno contestualizzati e non possiamo ancora dire di essere fuori pericolo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la presidente degli industriali vicentini, il secondo trimestre rappresenta «un punto di ripartenza, un’inversione di tendenza che va consolidata», in un contesto ancora caratterizzato da numerose difficoltà, tra tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e incertezza sui mercati internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita registrata tra aprile e giugno rappresenta quindi un primo segnale positivo per uno dei principali poli manifatturieri del Veneto, ma la sfida per le imprese resta quella di trasformare questa ripresa in un recupero strutturale e duraturo.</p>
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		<title>Clima, la vendemmia smentisce i negazionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:29:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;era una volta il mese di settembre. Per generazioni di italiani non era soltanto l&#8217;inizio della scuola o il momento di riporre i costumi da bagno nell&#8217;armadio.&#160; Era il tempo naturale della vendemmia.&#160; Tra la fine di settembre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;era una volta il mese di settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per generazioni di italiani non era soltanto l&#8217;inizio della scuola o il momento di riporre i costumi da bagno nell&#8217;armadio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il tempo naturale della vendemmia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra la fine di settembre ed i primi di ottobre le campagne si riempivano di cassette, forbici, trattori e di quel profumo inconfondibile di mosto fresco che annunciava l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi qualcosa è cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O meglio, qualcosa si è scaldato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettiamo subito le cose in chiaro: vendemmiare a luglio non è un&#8217;eccentrica trovata di marketing, né l&#8217;ultima moda di qualche produttore anticonformista.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un atto di sopravvivenza agricola.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la corsa affannosa di chi vede il termometro trasformarsi in una piastra per panini e capisce che, aspettando settembre, invece dell&#8217;uva raccoglierebbe uvetta passita direttamente sulla pianta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi siamo alla fine di luglio ed in diverse regioni italiane, dalla Sicilia all&#8217;Oltrepò Pavese, fino al Piemonte, la vendemmia è già iniziata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si raccolgono Chardonnay e Pinot Nero con quasi due settimane di anticipo rispetto a pochi anni fa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la vera notizia non è che quest&#8217;anno si raccolga dieci o quindici giorni prima dell&#8217;anno scorso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera notizia è che, rispetto ad una generazione fa, il calendario della vendemmia ha subito un anticipo di cinque-sei settimane abbondanti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È come se i mesi di&nbsp;&nbsp;agosto e buona parte di settembre fossero stati cancellati dal vigneto, e dal calendario agricolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune aziende si lavora perfino di notte, perché sotto il sole di mezzogiorno i grappoli rischiano di arrivare in cantina già troppo caldi, alterando il delicato equilibrio degli aromi e dell&#8217;acidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa più interessante, però, è un&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre nei talk show e sui social si continua a discutere se il cambiamento climatico esista davvero, nelle vigne nessuno perde tempo in dispute ideologiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I viticoltori si stanno adattando.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciano crescere l&#8217;erba sotto i filari per abbassare la temperatura del terreno, modificano la gestione della chioma, sperimentano sistemi di coltivazione più protetti, raccolgono nelle ore notturne e ripensano perfino l&#8217;esposizione dei vigneti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi vive di agricoltura non vota il clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci lavora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio per questo colpisce vedere come, davanti ad un&#8217;evidenza così concreta, ci sia ancora chi riesce a trasformare perfino la vendemmia in una questione ideologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcuni il clima non cambia mai. Per altri ogni temporale diventa l&#8217;Apocalisse.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli uni e gli altri sembrano più interessati a difendere la propria fede che ad osservare la realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo gli agricoltori fanno i conti con l&#8217;acido malico che crolla in pochi giorni, con le gradazioni zuccherine che aumentano rapidamente, con la siccità e con lo stress idrico delle piante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non stanno partecipando ad un convegno universitario, né a un dibattito televisivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stanno semplicemente cercando di produrre buon vino, e di non mandare in fumo un anno di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un dettaglio, poi, che meriterebbe di essere ricordato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le date della vendemmia rappresentano uno dei più antichi archivi climatici d&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monasteri, Comuni e proprietari terrieri le annotavano secoli prima che esistessero satelliti, centraline meteorologiche o modelli climatici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studiosi utilizzano anche quelle registrazioni per ricostruire l&#8217;evoluzione del clima negli ultimi cinque o sei secoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo vedere la vendemmia scivolare sempre più verso luglio non significa inseguire una suggestione od una moda del momento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa osservare una delle serie storiche più solide che la climatologia abbia a disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente qualcuno continuerà a sostenere che si è sempre vendemmiato così.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari salterà fuori una pergamena medievale od un papiro romano per dimostrare che in un certo anno del Signore qualcuno raccolse l&#8217;uva prima di San Giacomo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede sempre quando i fatti diventano troppo ostinati: invece di guardarli, si cerca l&#8217;eccezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la realtà ha il brutto vizio di non leggere i post su Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continua semplicemente ad andare avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così ci ritroveremo a brindare a Ferragosto con uno spumante ottenuto da uve raccolte mentre molti italiani erano ancora al mare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno alzerà il calice e dirà che è tutto perfettamente normale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vino, almeno lui, non gli darà ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Carburanti, benzina a 1,989 euro al litro. Il gasolio supera i due euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[aumenti]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo rialzo per i prezzi di benzina e gasolio. Lo comunica oggi, giovedì 30 luglio, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla base dei dati dell&#8217;Osservatorio del Mimit. I prezzi medi Sulla rete stradale, in modalità self<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nuovo rialzo per i prezzi di benzina e gasolio. Lo comunica oggi, giovedì 30 luglio, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla base dei dati dell&#8217;Osservatorio del Mimit.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I prezzi medi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla rete stradale, in modalità self service:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Benzina: <strong>1,989 euro/litro</strong></li>



<li>Gasolio: <strong>2,066 euro/litro</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla rete autostradale, sempre in self service:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Benzina: <strong>2,076 euro/litro</strong></li>



<li>Gasolio: <strong>2,165 euro/litro</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Codacons: &#8220;Il taglio delle accise non si vede sui prezzi&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il terzo giorno di fila, il taglio di 17 centesimi sulle accise deciso dal governo non si è tradotto in un calo proporzionale del prezzo del gasolio alla pompa. È l&#8217;accusa del Codacons, che monitora quotidianamente l&#8217;andamento dei listini dei carburanti in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati regionali del Mimit, il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria è sceso di soli <strong>11,8 centesimi</strong> rispetto al 27 luglio, giorno precedente all&#8217;entrata in vigore dello sconto fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora peggio in autostrada, dove in tre giorni il calo è stato di appena <strong>9 centesimi</strong> al litro.</p>
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		<item>
		<title>MPS. Il mercato non ascolta i discorsi. Fa i conti.</title>
		<link>https://www.tviweb.it/mps-il-mercato-non-ascolta-i-discorsi-fa-i-conti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 07:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per decenni il Monte dei Paschi di Siena è stato il simbolo della Banca più politica d&#8217;Italia.&#160; Più che nei Consigli di Amministrazione le sue sorti si decidevano nei palazzi del potere, nelle Segreterie dei partiti, nelle Fondazioni, nei Consigli<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per decenni il Monte dei Paschi di Siena è stato il simbolo della Banca più politica d&#8217;Italia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che nei Consigli di Amministrazione le sue sorti si decidevano nei palazzi del potere, nelle Segreterie dei partiti, nelle Fondazioni, nei Consigli comunali e Regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il regno del famoso &#8220;groviglio armonioso&#8221;, dove finanza e politica finivano spesso per coincidere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la storia si è ribaltata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse il cambiamento più importante che il risiko bancario ci sta consegnando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da settimane si rincorrono indiscrezioni sul possibile piano alternativo che Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna starebbero preparando per contrastare l&#8217;Opas lanciata da Intesa Sanpaolo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fusione? Offerta concorrente? Merger tra eguali? Dividendo straordinario? Tutte ipotesi legittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un dettaglio che molti continuano a sottovalutare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero interlocutore di Lovaglio non è Carlo Messina, non è il Governo, non è il Ministero dell&#8217;Economia, non è nemmeno Siena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si chiama Mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed il Mercato, oggi, vale circa il 60% del capitale del Monte dei Paschi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro quel flottante ci sono alcuni dei più grandi Fondi internazionali (BlackRock per fare un solo esempio).&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestiscono patrimoni da migliaia di miliardi di euro, investono contemporaneamente a New York, Londra, Singapore e Francoforte e, con ogni probabilità, ignorano perfino quale contrada abbia vinto l&#8217;ultimo Palio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una battuta.&nbsp;&nbsp;&nbsp;È il punto centrale della vicenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quegli investitori non sono interessati alla “senesità” del Monte, alla tutela di un marchio storico, alla difesa di un simbolo identitario, od alla costruzione del fantomatico &#8220;terzo polo italiano&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti argomenti che possono appassionare politici, amministratori locali ed opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Fondi ragionano diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardano i numeri. Fanno due conti. E si pongono una sola domanda: quanto guadagno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se l&#8217;Opas di Intesa offre più valore, aderiranno all&#8217;Opas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il progetto Lovaglio-Castagna offrirà un rendimento superiore, sceglieranno quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine della discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la grande rivoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la prima volta nella storia del Monte dei Paschi il giudice non siede a Palazzo Chigi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siede nei Comitati investimenti di questi grandi Fondi internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quel giudice non si lascia convincere né dai comunicati stampa né dai Consigli Comunali o Regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si convince soltanto con i soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la differenza tra la Politica ed il Mercato: la prima può essere convinta da un buon discorso; il secondo pretende un&#8217;offerta migliore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché, al netto delle indiscrezioni, il problema vero è uno solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per costruire una proposta realmente competitiva servono miliardi, non dichiarazioni, non interviste, non suggestioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Miliardi veri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le ricostruzioni circolate in questi giorni, una parte potrebbe arrivare distribuendo agli azionisti il capitale in eccesso accumulato dal Monte.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma potrebbe non bastare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco comparire il vero nodo della partita; la partecipazione di circa il 13% detenuta da MPS in Generali. È probabilmente l&#8217;asset più prezioso che il Monte possiede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è anche quello che potrebbe liberare le risorse necessarie per rendere davvero competitiva una controfferta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peccato che proprio qui il Mercato torni improvvisamente a incrociare la Politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quella quota in Generali non rappresenta soltanto un investimento finanziario; è uno degli snodi fondamentali del futuro equilibrio del Leone di Trieste.&nbsp;&nbsp;<strong>E potrebbe alterare perfino quello attuale qualora quella partecipazione fosse immessa di colpo sul mercato</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo Palazzo Chigi lascia intendere di preferire che Generali resti una vera public company, senza un azionista dominante, e con un equilibrio tra Intesa, Delfin, Unicredit, Caltagirone e gli altri grandi soci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se MPS fosse costretta a vendere quel 13% per raccogliere le risorse necessarie a convincere i propri soci, l&#8217;intero equilibrio rischierebbe di saltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed allora il paradosso diventerebbe perfetto: più Lovaglio costruisce un&#8217;offerta capace di piacere ai Mercati, più rischia di scontentare la Politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il cortocircuito del nuovo capitalismo italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni abbiamo raccontato una Politica che pretendeva di guidare il Mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi scopriamo che, quando arrivano i grandi investitori internazionali, è il Mercato a dettare le condizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, che la spunti l&#8217;Opas di Messina od il piano di resistenza senese, questa partita del risiko bancario ci lascia in eredità una grande lezione di salute democratica ed economica:&nbsp;quando le regole sono quelle della concorrenza e della matematica finanziaria, le scorciatoie della cachistocrazia romana&nbsp;&nbsp;non funzionano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E “cachisticrazia”, tenetelo a mente, è una parola che userò sempre più spesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica può tifare, può auspicare, può sperare, può strillare, può far finta di contare ancora, può perfino provare a rallentare qualche operazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non può costringere migliaia di gestori ed investitori sparsi nel mondo a rinunciare ad un&#8217;offerta economicamente più conveniente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il loro patriottismo si misura in rendimento, non in bandiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, dunque, tutta la partita si riduce a una domanda semplicissima:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lovaglio e Castagna riusciranno a mettere sul tavolo abbastanza soldi da convincere quel 60% di capitale flottante che la loro proposta vale più dell&#8217;Opas di Intesa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se la risposta è sì, il mercato li seguirà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece la risposta è no, tutto il resto diventerà irrilevante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Palio continuerà a corrersi in Piazza del Campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i grandi Fondi internazionali continueranno a correre dietro a un&#8217;altra cosa; il rendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So che questa conclusione farà storcere il naso ai nostalgici dello statalismo e dell&#8217;economia guidata dalla Politica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma da liberale continuo a pensare che, vinca Messina o Lovaglio non importa, quando il Mercato costringe tutti a misurarsi con i numeri invece che con le appartenenze, il Paese faccia un piccolo passo avanti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre il Mercato ha ragione. Ma quasi sempre obbliga tutti a dire la verità</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Vino, primo quadrimestre in rosso per l&#8217;export Dop europeo: Italia -6,2%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 15:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[VINO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuno dei principali paesi esportatori europei di vini Dop chiude in positivo il primo quadrimestre 2026: secondo Nomisma Wine Monitor, l&#8217;Italia perde il 6,2% a valore, la Francia il 3,4%, la Germania il 5,5%, mentre la Spagna registra il calo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno dei principali paesi esportatori europei di vini Dop chiude in positivo il primo quadrimestre 2026: secondo Nomisma Wine Monitor, l&#8217;Italia perde il 6,2% a valore, la Francia il 3,4%, la Germania il 5,5%, mentre la Spagna registra il calo peggiore (-8,5%). Per il responsabile Denis Pantini, l&#8217;export procede a due velocità: bianchi e spumanti limitano le perdite, i rossi continuano a soffrire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli spumanti bene i Cremant francesi (+19,4%) e lo Champagne (+3%); in Italia il Prosecco tiene (-0,8%) e l&#8217;Asti torna a crescere (+1%), mentre soffre il Cava spagnolo (-9%). Tra i bianchi fermi vola Bordeaux (+16%), seguita da Borgogna e Loira (+6%); in Italia reggono Sicilia (+2,8%) e Toscana (+3,3%), mentre calano Riesling della Mosella (-11%) e bianchi veneti (-4%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore più in crisi resta quello dei rossi: Bordeaux segna -19% a valore, Toscana e Veneto perdono oltre il 10%, mentre il Piemonte limita i danni (-2,5%) crescendo però del 9% a volume. Arretra anche la Rioja spagnola (-7,5% a valore).</p>
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		<title>Vendemmia al via in anticipo nel Vicentino: primi grappoli dal 10 agosto, attesa un&#8217;annata di alta qualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:44:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il clima favorevole accelera la maturazione delle uve, soprattutto dei Pinot. Produzione prevista in linea con gli anni scorsi e vigneti in ottime condizioni La vendemmia 2026 nel Vicentino partirà con circa una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading">Il clima favorevole accelera la maturazione delle uve, soprattutto dei Pinot. Produzione prevista in linea con gli anni scorsi e vigneti in ottime condizioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vendemmia 2026 nel Vicentino partirà con circa una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno. Le prime operazioni di raccolta dovrebbero iniziare già dal <strong>10 agosto</strong>, segnando un avvio precoce della nuova campagna vitivinicola, che si presenta sotto i migliori auspici sia per la qualità delle uve sia per la quantità della produzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A favorire questa accelerazione è stato l&#8217;andamento climatico delle ultime settimane. L&#8217;abbassamento delle temperature durante il giorno e, soprattutto, il fresco delle ore notturne hanno creato un&#8217;escursione termica ideale per la maturazione dei grappoli, in particolare dei <strong>Pinot</strong>, che hanno raggiunto uno sviluppo omogeneo e regolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le temperature che si sono abbassate durante il giorno e il piacevole fresco delle ore notturne hanno creato un&#8217;escursione termica provvidenziale – spiega <strong>Claudio Zambon</strong>, presidente della Consulta vitivinicola di Coldiretti Vicenza –. Questo contesto ha fatto sì che la maturazione dei Pinot sia stata omogenea e regolare, garantendo grappoli pronti al taglio con un perfetto equilibrio tra grado zuccherino, acidità e corredo aromatico».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prospettive sono particolarmente positive anche dal punto di vista qualitativo. Le uve si presentano sane e in condizioni fitosanitarie eccellenti. A contribuire al buon andamento della stagione è stata anche la limitata incidenza del maltempo: nel Vicentino sono state infatti poche le aree interessate da eventi atmosferici avversi o grandinate, permettendo alla quasi totalità dei vigneti di arrivare alla vendemmia senza danni significativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fronte produttivo non sono previste particolari variazioni. I volumi di raccolta dovrebbero rimanere sostanzialmente in linea con quelli registrati negli ultimi anni, confermando una produzione stabile e regolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Con volumi stabili, una qualità eccellente e un meteo che al momento rema a favore del lavoro in vigna – conclude Zambon – ci sono tutti gli ingredienti per un&#8217;annata di altissimo livello. Se le condizioni climatiche continueranno ad accompagnare i viticoltori con questa regolarità nei prossimi giorni, la vendemmia che sta per aprirsi saprà regalare grandi soddisfazioni sia in cantina che nei calici».</p>
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		<title>L’Ilva ed il feticcio di un acciaio che non c’è più: e se spargessimo il sale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 09:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono agonie industriali che sfidano le leggi della fisica, della finanza e del buon senso.L’ex Ilva di Taranto non è più nemmeno una storia industriale o una soap opera di serie B; è diventata un rito pagano,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono agonie industriali che sfidano le leggi della fisica, della finanza e del buon senso.<br>L’ex Ilva di Taranto non è più nemmeno una storia industriale o una soap opera di serie B; è diventata un rito pagano, un feticcio ideologico a cui la politica italiana continua a sacrificare miliardi di euro dei contribuenti.<br>Il tutto per mantenere in vita un cadavere d’acciaio che non produce più nulla se non debiti, illusione e cassa integrazione.<br>Guardiamo la realtà al di là dei tecnicismi e dei numeri che cambiano a seconda del Ministro di turno.<br>La logica economica e la storia recente ci dicono una cosa chiarissima: l’Ilva è invendibile.<br>I tentativi di privatizzazione o di cessione a partner stranieri si susseguono ed abortiscono con regolarità svizzera.<br>Ogniqualvolta si apre un bando o si intavola una trattativa, gli ipotetici acquirenti si rendono conto della voragine e sfilano via veloci, lasciando lo Stato con il cerino in mano.<br>E lo Stato cosa fa?<br>Riapre il portafoglio.<br>Inietta prestiti ponte che diventano a fondo perduto, stanzia risorse d’emergenza, inventa finzioni contabili al solo scopo di coprire le perdite correnti e pagare gli stipendi del mese successivo.<br>Siamo di fronte ad un accanimento terapeutico — o meglio, ad un accanimento politico — che ha dell&#8217;incredibile.<br>Nessun Governo ha il coraggio di pronunciare la parola &#8220;fine&#8221;, terrorizzato dal costo elettorale che, si crede a mio avviso erroneamente, un gesto di realtà comporterebbe.<br>E così ci si arrampica sui vetri con piani industriali fantasma, promesse di &#8220;acciaio verde&#8221; che somigliano sempre più a favole della buonanotte, e cordate d&#8217;emergenza che sconfinano nel surreale.<br>Il tutto soggetto alla spada di Damocle della Magistratura, attenta a fare rispettare le regole, anche a costo di chiudere la produzione.<br>Ma a mio avviso la verità vera, quella che tutti vedono ma pochissimi hanno l&#8217;onestà di dire ad alta voce, riguarda il territorio stesso: Taranto, come comunità e come città, quel centro siderurgico non lo vuole più.<br>Dopo decenni di ricatti incrociati tra lavoro e salute, tra fumi velenosi e occupazione, il legame viscerale tra la città e la sua fabbrica si è spezzato.<br>Non c&#8217;è più orgoglio industriale, non c&#8217;è più fiducia nel futuro dell&#8217;acciaio tarantino.<br>E persino sul fronte delle maestranze si è consolidata un&#8217;amara assuefazione: anni ed anni di Cassa Integrazione hanno trasformato la fabbrica da sito produttivo ad ammortizzatore sociale permanente.<br>Per molti lavoratori, comprensibilmente logorati da decenni di incertezza e promesse da marinaio, l&#8217;unica speranza residua è che la collettività continui a sprecare denaro pubblico per mantenerli in bolla fino all’ agognato raggiungimento della pensione.<br>Una situazione umanamente comprensibile, ma socialmente ed economicamente insostenibile.<br>A questo punto la domanda sorge spontanea e provocatoria, ma sacrosanta: vale davvero la pena continuare questo strazio?<br>Non costerebbe decisamente meno — a noi contribuenti ed alla dignità di questo Paese — chiudere tutto e spargere il sale sulle macerie?<br>Se mettessimo a confronto quello che abbiamo speso finora (e che continueremo inevitabilmente a spendere a fondo perduto per i prossimi dieci o vent’anni) con il costo di una chiusura definitiva, bonifica seria del territorio ed accompagnamento garantito dei lavoratori alla pensione od alla riconversione, scopriremmo che spargere il sale ci costerebbe infinitamente meno.<br>Meno soldi pubblici inceneriti, meno finzione di Stato, meno ipocrisia.<br>Continuare a buttare risorse in un immenso forno spento non è difesa dell&#8217;industria nazionale; è solo una truffa politica per non ammettere che il Re è nudo, e che il modello Ilva è fallito da un pezzo.<br>È ora di staccare la spina alla farsa<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Carburanti alle stelle, il governo pronto a intervenire di nuovo sulle accise</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 14:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caro benzina torna al centro dell&#8217;agenda di governo. Il Consiglio dei ministri si riunisce oggi alle 17.30 a Palazzo Chigi per varare un decreto legge urgente che affronta due dossier caldi: i prezzi del petrolio, sotto pressione per la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caro benzina torna al centro dell&#8217;agenda di governo. Il Consiglio dei ministri si riunisce oggi alle 17.30 a Palazzo Chigi per varare un decreto legge urgente che affronta due dossier caldi: i prezzi del petrolio, sotto pressione per la crisi dei mercati internazionali, e il futuro di Ilva, ancora in amministrazione straordinaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad anticipare i contenuti del provvedimento è stato Massimo Garavaglia, presidente della Commissione Finanze del Senato, secondo cui l&#8217;esecutivo si appresta a mettere mano nuovamente alle accise. L&#8217;obiettivo, ha spiegato, è permettere agli italiani di partire per le vacanze senza il peso di un pieno troppo caro. Il meccanismo delle accise mobili, ormai collaudato, potrebbe scattare sulla base del gettito Iva registrato a luglio, con un target preciso: tenere i prezzi di benzina e diesel sotto la soglia dei due euro al litro. La misura, se confermata, coprirà l&#8217;intero mese di agosto, salvo poi essere rivista in base all&#8217;andamento dei mercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere urgente l&#8217;intervento sono i numeri degli ultimi giorni: dopo un weekend di rincari, i prezzi alla pompa si sono stabilizzati lunedì su livelli che non si vedevano da tempo. La benzina self non costava così tanto da inizio ottobre 2023, mentre per trovare un diesel self altrettanto caro occorre risalire a marzo 2022.</p>
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		<title>Multe velocità: in Veneto incassati 44 milioni nel 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 13:26:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati dell’analisi di Facile.it sui rendiconti pubblici, tra autovelox fissi e mobili, tutor e altri dispositivi di rilevazione, nel 2025 in Veneto i soli comuni hanno dichiarato oltre 40,9 milioni di euro di proventi derivanti da multe per eccesso di velocità. Se si sommano anche quelli dichiarati dalla Città<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati dell’analisi di Facile.it sui rendiconti pubblici, tra autovelox fissi e mobili, tutor e altri dispositivi di rilevazione, nel 2025 in Veneto i soli comuni hanno dichiarato oltre 40,9 milioni di euro di proventi derivanti da multe per eccesso di velocità. Se si sommano anche quelli dichiarati dalla Città metropolitana di Venezia (oltre 1,8 milioni di euro) e dalle amministrazioni provinciali (oltre 1,9 milioni di euro), la cifra complessiva supera i 44 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Limitando l’analisi ai comuni veneti che hanno dichiarato incassi da sanzioni derivanti dall&#8217;accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità, al primo posto si trova Padova, che lo scorso anno ha incassato un importo pari a 5.725.268 euro. Seguono Cittadella (PD) (3.453.711 euro) e Treviso, con 2.888.105 euro. Ai piedi del podio si trova Venezia (2.660.520 euro), seguito da Piove di Sacco (PD) (2.092.530 euro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando agli altri enti territoriali, la sola Città metropolitana di Venezia ha dichiarato proventi derivanti dall&#8217;accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità per 1.893.760 euro. Le prime amministrazioni provinciali per incassi sono invece Padova (850.309 euro), Verona (378.757 euro), Treviso (364.452 euro), Vicenza (181.735 euro) e Rovigo (172.392 euro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;eccessiva velocità è proprio una delle cause dei sinistri stradali che, durante i mesi estivi, registrano un vero e proprio boom; secondo gli ultimi dati Istat disponibili, in Veneto a giugno, luglio e agosto dell&#8217;ultimo anno di riferimento, si sono verificati 3.573 incidenti stradali con lesioni a persone, vale a dire il 28% del totale.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Ente</strong></td><td><strong>Proventi complessivi delle sanzioni</strong><strong>derivanti dall&#8217;accertamento delle violazioni</strong><strong>dei limiti massimi di velocità</strong></td></tr><tr><td>Padova</td><td>5.725.268 €</td></tr><tr><td>Cittadella (PD)</td><td>3.453.711 €</td></tr><tr><td>Treviso</td><td>2.888.105 €</td></tr><tr><td>Venezia</td><td>2.660.520 €</td></tr><tr><td>Piove di Sacco (PD)</td><td>2.092.530 €</td></tr><tr><td>Verona</td><td>2.047.954 €</td></tr><tr><td>Carmignano di Brenta (PD)</td><td>1.573.616 €</td></tr><tr><td>San Pietro In Gu (PD)</td><td>1.523.660 €</td></tr><tr><td>Giacciano con Baruchella (RO)</td><td>1.176.603 €</td></tr><tr><td>Bosaro (RO)</td><td>980.740 €</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph" id="isPasted"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di maurompf</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://eljkp.img.sp1-brevo.net/im/sh/BlY8GNtg9bI6.jpg?u=7xwQLFBtniwQn1MAOQxq3IIGK2rk6Mi" alt=""/></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>MPS-BPM-INTESA  Fantabanca all’italiana: e se la pioggia fosse in francese?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sia chiaro, prima che qualcuno telefoni agli avvocati: siamo nel campo della pura “fantabanca”. Ipotesi giornalistiche, indiscrezioni, suggestioni da ombrellone, chiacchiere e retroscena da corridoio finanziario.&#160; Però i temporali hanno una brutta abitudine: quando senti tuonare per giorni, prima o<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro, prima che qualcuno telefoni agli avvocati: siamo nel campo della pura “fantabanca”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ipotesi giornalistiche, indiscrezioni, suggestioni da ombrellone, chiacchiere e retroscena da corridoio finanziario.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però i temporali hanno una brutta abitudine: quando senti tuonare per giorni, prima o poi qualche goccia cade davvero.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le nuvole&nbsp;&nbsp;che sembra&nbsp;&nbsp;si stiano addensano sopra il risiko bancario italiano paiono avere un curioso profumo di lavanda e baguette.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricostruiamo la scena con la fantasia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultima voce che circola con insistenza nei salotti milanesi e senesi parla&nbsp;&nbsp;di un imminente, clamoroso matrimonio tra Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non più un’Opa o un’Ops ostile, ma una fusione d’amore e d’interesse tra Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna, pronti a creare il famigerato &#8220;Terzo Polo&#8221; bancario italiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una grande operazione di sistema, si dirà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un baluardo a tutela dell&#8217;italianità del credito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto bellissimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non fosse per un piccolo, veniale dettaglio: l’elefante nella stanza (o meglio, il&nbsp;<em>coq gaulois</em>nel pollaio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dettaglio si chiama Crédit Agricole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Banque Verte controlla già circa il 30% di Banco BPM.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, la prima domanda che qualsiasi osservatore minimamente provvisto di buon senso dovrebbe porsi è: ma quale interesse avrebbero mai i francesi a farsi diluire in questo nuovo maxipolo Mps-BPM?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta potrebbe trovarsi in quella raffinata arte della diplomazia finanziaria in cui i transalpini sono maestri da secoli: la diluizione calcolata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche vedendo ridotta la propria quota percentuale all&#8217;interno di un&#8217;entità molto più grande, Crédit Agricole rimarrebbe comunque, numeri alla mano, il primo azionista relativo del nuovo colosso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il vantaggio non trascurabile di non doversi caricare l&#8217;onere ed i costi di un’integrazione diretta, ma mantenendo un peso specifico determinante su tutte le decisioni strategiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica: comandare (o quantomeno contare più di tutti gli altri) spendendo meno e rimanendo elegantemente dietro le quinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che la vicenda assume contorni kafkiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti ricordiamo la levata di scudi, i proclami infuocati ed il gran polverone sollevato dal Governo per ostacolare le mire di UniCredit su Banco BPM.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quell&#8217;occasione abbiamo assistito a vette di retorica sovrana da spingere qualche analista al limite del neurodelirio: si è arrivati quasi a teorizzare che UniCredit — Banca storicamente radicata a Milano — non fosse abbastanza &#8220;italiana&#8221; (sic”!).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che il ragionamento rischia di trasformarsi in una commedia dell&#8217;assurdo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se UniCredit, Gruppo con sede a Milano, milioni di clienti italiani, Vigilanza Europea, ed una storia profondamente intrecciata con il sistema economico nazionale, poteva essere descritta come un corpo quasi estraneo, allora diventa difficile spiegare perché un Gruppo nel quale il primo azionista potrebbe essere Crédit Agricole dovrebbe incarnare meglio l&#8217;italianità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Evidentemente la nazionalità, nel risiko bancario, non è un dato anagrafico: è una categoria elastica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse dipende da chi compra chi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, la domanda sorge spontanea e maliziosa: che senso avrebbe avuto tutto quel blaterare sulla difesa della &#8220;patria bancaria&#8221; se poi il fantomatico Terzo Polo nascesse sotto la costante, benevola tutela dei cugini d&#8217;Oltralpe?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La contraddizione diventa ancora più vistosa se si sposta lo sguardo sul vero convitato di pietra di tutta la partita: Assicurazioni Generali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per mesi ci siamo sentiti ripetere che la priorità assoluta dell&#8217;Esecutivo fosse mettere “patriotticamente” al riparo il Leone di Trieste (il vero tesoro degli italiani!) dalle grinfie degli &#8220;stranieri&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E siccome Mps custodisce in pancia, tramite Mediobanca, una quota chiave del 13% del colosso triestino, logica vorrebbe che Mps rimanesse blindatissima sotto l&#8217;insegna del tricolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se Mps dovesse fondersi con BPM, e BPM ha come primo socio Crédit Agricole (affiancato magari nell&#8217;azionariato da altri soci con solidi legami francesi, quali ad esempio la Delfin dei Del Vecchio, legata al Governo transalpino in Essilor-Luxottica), dove finisce lo scudo anti-straniero?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine della fiera, il chiavistello di Trieste e della finanza italiana rischierebbe di ritrovarsi comodamente appeso nei salotti di Parigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari resterà tutto nel cassetto delle ipotesi estive.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari fra una settimana scopriremo che era soltanto l&#8217;ennesimo ballon d&#8217;essai fatto filtrare per vedere l&#8217;effetto che fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma se davvero il Terzo Polo dovesse nascere con i francesi nel ruolo di primo azionista&nbsp;</strong>più che un ombrello tricolore, ci servirà un&nbsp;<em>parapluie</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma se invece questo fosse l’epilogo, qualcuno dovrebbe spiegarci che cosa significavano tutti quei richiami all&#8217;italianità, alla sovranità finanziaria ed alla difesa degli asset strategici (persino con un uso&nbsp;&nbsp;discutibile del Golden Power).&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché a quel punto non sarebbe cambiata la Banca.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sarebbe cambiato soltanto il metro con cui si misura il patriottismo economico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E forse scopriremmo che il nazionalismo bancario funziona come certi ombrelli da spiaggia: si apre quando fa comodo e si richiude appena cambia il vento.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche se il vento soffia da Parigi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dicevo all’inizio, magari questi sono solo incubi estivi e la “fantabanca” rimarrà il “sogno di una notte di mezza estate”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>MPS, l’ultima trincea. Quando la storia diventa uno scudo contro il mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 08:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, nelle grandi operazioni finanziarie, in cui finiscono i numeri e comincia la poesia.E quando una Banca entra nella fase in cui si parla più di identità, memoria, territorio e valori immateriali che di capitale, redditività e sinergie,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, nelle grandi operazioni finanziarie, in cui finiscono i numeri e comincia la poesia.<br>E quando una Banca entra nella fase in cui si parla più di identità, memoria, territorio e valori immateriali che di capitale, redditività e sinergie, normalmente significa che il conto economico ha lasciato il posto alla liturgia.<br>È quello che sta accadendo attorno al Monte dei Paschi di Siena, la Banca più antica del mondo, e forse anche una delle più raccontate.<br>Il Ministero dell&#8217;Economia si prepara a vendere l&#8217;ultimo 4,86% detenuto nel capitale.<br>Una quota ormai simbolica per qualsiasi analista finanziario, ma diventata improvvisamente per la Politica Toscana l&#8217;ultimo baluardo della sovranità nazionale, quasi una versione bancaria della Linea Maginot.<br>Perché, si sa, in Italia abbiamo una particolare passione: quando una fortezza cade, anziché chiedersi perché sia successo, ci affezioniamo alle mura.<br>In prima fila nella difesa dell&#8217;indipendenza senese troviamo il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che richiama il valore storico della Banca come presidio strategico per l&#8217;economia italiana e per l&#8217;identità regionale.<br>Ora, con tutto il dovuto rispetto per il Rinascimento e le contrade, viene spontaneo chiedersi: fondamentale per l&#8217;economia italiana?<br>Davvero il PIL del Paese e la stabilità del sistema creditizio nazionale possono dipendere dal destino di un Istituto che per oltre un decennio è sopravvissuto a suon di ricapitalizzazioni pubbliche, salvataggi di Stato e riassetti dolorosi?<br>C’è qualcosa di quasi poetico nel considerare questo 4,86% residuo non come una quota oramai simbolica, ma come l&#8217;ultimo scudo della sovranità economica nazionale.<br>Ora, nessuno vuole negare la straordinaria storia del Monte dei Paschi. Cinquecento anni di vicende economiche e sociali sono un patrimonio che merita rispetto.<br>Ma una domanda resta inevitabile: la storia può diventare una categoria del bilancio?<br>Perché il mercato, nella sua brutale semplicità, ragiona con criteri leggermente meno romantici: capitale, redditività, rischi, crediti deteriorati, capacità di generare utili.<br>Un investitore non compra una banca per custodire un capitolo di storia medievale. Compra una banca per farla funzionare.<br>Altrimenti tanto varrebbe trasformare MPS in un museo del credito con biglietto d&#8217;ingresso, visite guidate e magari una riproduzione del vecchio consiglio di amministrazione in cera.<br>Il vero capolavoro retorico arriva quando entra in scena il cosiddetto &#8220;valore immateriale&#8221;.<br>Un concetto sicuramente importante, ma che rischia di diventare una sorta di passe-partout universale: serve per difendere il marchio, la sede, il management, l&#8217;occupazione, l&#8217;autonomia.<br>In pratica tutto deve rimanere uguale.<br>Ed è qui che emerge il paradosso italiano nella sua forma più pura: si cerca un compratore privato, ma gli si chiede di comportarsi come se fosse ancora lo Stato.<br>Bisogna comprare la banca, ma non cambiarla.<br>Integrare, ma senza integrare.<br>Creare efficienza, ma senza tagliare nulla.<br>Fare mercato, ma rispettando una sceneggiatura già scritta dalla politica.<br>Per me è il trionfo perfetto del Gattopardismo italico: trovare un compratore di mercato affinché nulla cambi.<br>Nessun taglio, nessuna riorganizzazione, comandi sempre Siena, ed il nuovo azionista si limiti a fare da generoso sponsor della continuità storica.<br>E pretendere poi che il Governo intervenga per &#8220;blindare&#8221; queste pretese, dopo che già in passato l&#8217;Europa ci ha giustamente censurato per le troppe ingerenze pubbliche, non è politica industriale: è pura fantascienza..<br>La vicenda ricorda molto da vicino anche quella di Commerzbank in Germania. Anche lì, quando UniCredit ha manifestato interesse, si sono levate barricate politiche in nome della sovranità economica nazionale.<br>Berlino ha parlato di interesse strategico, di banca tedesca da proteggere, di rischio di perdita dell&#8217;identità.<br>Poi è arrivata la realtà.<br>E la realtà, in economia, ha spesso il pessimo vizio di non leggere i comunicati stampa della politica.<br>Quando un azionista arriva vicino al 50% di una società, prima o poi bisogna fare i conti con i numeri. Anche la Germania, patria dell&#8217;ordine e della disciplina finanziaria, ha dovuto prendere atto che le regole del mercato europeo valgono per tutti.<br>Persino per chi vorrebbe essere più uguale degli altri.<br>A Siena, invece, resiste l&#8217;idea che esista una sorta di eccezione geografica alle leggi della finanza.<br>La richiesta è chiara: mantenere il Management nella città, lasciare la Direzione Generale tute le funzioni di vertice a Siena, garantire occupazione e indotto.<br>Obiettivi comprensibili, soprattutto per una comunità che ha legato la propria identità alla Banca, e per una politica abituata a vendere ai cittadini i “libri dei sogni”.<br>Ma c&#8217;è una domanda che dovrebbe essere posta con altrettanta chiarezza: se chi compra deve lasciare tutto com&#8217;è, perché dovrebbe comprare?<br>Nessun imprenditore serio acquisisce una società per congelarla nel tempo.<br>Le fusioni servono a creare valore, eliminare duplicazioni, aumentare competitività. Non sono cerimonie commemorative.<br>Il Monte dei Paschi non deve essere cancellato dalla sua storia. Sarebbe un errore.<br>Ma neppure può essere prigioniero della propria storia.<br>Perché una banca non vive soltanto del passato, per quanto glorioso. Vive del futuro.<br>E il futuro, piaccia o meno, non si costruisce con le contrade, le bandiere e la nostalgia.<br>Si costruisce con capitale, capacità manageriale e regole uguali per tutti.<br>Un&#8217;altra considerazione riguarda proprio il ruolo del mercato.<br>Difendere le regole non significa sostenere necessariamente l&#8217;operazione di Intesa Sanpaolo.<br>Significa accettare che siano gli azionisti, e non la politica, a decidere.<br>Oggi l&#8217;OPAS attribuisce a ciascuna azione MPS un valore di 10,09 euro, mentre ieri il titolo ha chiuso in Borsa a 11,624 euro. Dovranno essere dunque i proprietari della Panca, cioè gli azionisti, a valutare se il prezzo offerto sia adeguato oppure no.<br>Se il mercato riterrà l&#8217;offerta insufficiente, la risposta è altrettanto semplice: chi vuole acquisire dovrà migliorare la proposta, oppure prendere atto che l&#8217;operazione non è conveniente e lasciare spazio ad altre soluzioni.<br>È questa la logica del capitalismo: non esistono offerte sacre né acquirenti predestinati.<br>Esistono valori, aspettative e decisioni degli investitori. Il mercato può dare torto a Intesa, ma non può essere sostituito da una conferenza stampa della politica locale.<br>La vera domanda non è quindi se MPS debba conservare la propria anima.<br>La domanda è se qualcuno abbia ancora il coraggio di spiegare che anche le anime, nel mondo della finanza, devono avere un corpo sano che le sorregga.<br>Altrimenti il rischio è che il Monte dei Paschi rimanga davvero un monumento.<br>Solo che i monumenti, generalmente, non fanno credito alle imprese.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Unicredit-CommerzBank.  Il &#8220;fattore 50%&#8221; che piega le rigidità teutoniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:35:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è qualcosa di profondamente terapeutico nel guardare la dura Realpolitik che piega le rigidità teutoniche al sole del libero mercato.&#160; Per mesi, la narrazione ufficiale attorno alla scalata di UniCredit su Commerzbank ha cavalcato i toni dell&#8217;epica wagneriana:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di profondamente terapeutico nel guardare la dura Realpolitik che piega le rigidità teutoniche al sole del libero mercato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per mesi, la narrazione ufficiale attorno alla scalata di UniCredit su Commerzbank ha cavalcato i toni dell&#8217;epica wagneriana: un&#8217;apocalisse finanziaria imminente, l&#8217;assalto dei barbari italiani alle porte di Francoforte, la difesa disperata della fortezza economica nazionale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancavano solo i corni da guerra.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, si sa, le regole eterne della politica – che non guardano in faccia a nessun passaporto e rispondono al brutale pragmatismo della matematica – hanno fatto il loro ingresso virtuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà ha bussato alla porta della Cancelleria con le sembianze di un rotondo, inequivocabile 50%.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte ad un Andrea Orcel che, con il passo felpato ma implacabile del negoziatore di razza, ha blindato la metà dei diritti di voto di Commerzbank sul mercato, le barricate ideologiche di Berlino sembrano sciogliersi come neve al sole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così, dopo i proclami di fuoco ed i giuramenti di resistenza ad oltranza, ecco il miracolo: la politica tedesca ha improvvisamente riscoperto che l&#8217;arte del compromesso è pur sempre l&#8217;arte del possibile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non puoi più fermare il carro del vincitore, la strategia più saggia (e decisamente più comoda) è salirci a bordo, provando a dettare la fermata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotto dal politichese: se opporsi non serve più a nulla, meglio portare a casa quel che si può.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, nel tentativo di salvare la faccia, la ritirata strategica deve essere accompagnata dal solito spartito diplomatico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui si entra nel terreno del puro intrattenimento per chiunque mastichi un minimo di dinamiche finanziarie.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli sherpa governativi sono già al lavoro per preparare la &#8220;lista della spesa&#8221; da sottoporre a Piazza Gae Aulenti, ed in cima a tutte le preoccupazioni svetterebbe il grande classico di ogni fusione che si rispetti: il terrore per la sorte delle “Mittelstand”, le celeberrime piccole e medie imprese a guida familiare che costituiscono l&#8217;ossatura economica del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il timore paventato da Berlino – e puntualmente rilanciato dai vertici di Commerzbank in versione &#8220;resistenza&#8221; – è che l&#8217;arrivo del predatore italiano possa tradursi in un improvviso calo di attenzioni (e di crediti) verso la clientela di riferimento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un copione che si ripete identico ad ogni latitudine (pensate alle operazioni&nbsp;&nbsp;“domestiche” in corso in Italia), una recita a soggetto che fa quasi sorridere per la sua totale assenza di logica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerebbe chiedere agli strateghi di Berlino quale perversa strategia di business dovrebbe spingere Andrea Orcel a sborsare miliardi di euro sul mercato al solo scopo di alienarsi, un minuto dopo il closing, proprio la clientela più ricca e profittevole della banca acquistata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Distruggere quote di mercato e buttare al vento i guadagni futuri per il puro gusto del dispetto transalpino?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, la commedia degli equivoci richiede che si finga di credere a questo spettro, pur di poter sbandierare domani un &#8220;accordo blindato a tutela del territorio&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riti propiziatori a parte, la trattativa vera e propria si giocherà su binari molto pragmatici, dove la CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, proverà a portare a casa impegni formali su due fronti specifici:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il feticcio delle Mittelstand: la richiesta di garanzie scritte sul mantenimento dei flussi di finanziamento alle imprese, utile più a placare l&#8217;opinione pubblica interna che a correggere reali piani industriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidio territoriale e di Borsa: la richiesta cioè che la Banca rimanga quotata in Germania, e che la storica sede di Francoforte mantenga la sua centralità operativa, rinunciando tuttavia a pretendere un improbabile trasloco sul Meno del quartier generale dell&#8217;intero gruppo, che resterà saldamente ancorato a Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre la Germania si interroga su come “confezionare” politicamente questo arretramento strategico, l&#8217;Esecutivo guidato da Friedrich Merz ha dovuto incassare anche il &#8220;fuoco amico&#8221; di Bruxelles e della BCE, che continuano a spingere per un consolidamento bancario transfrontaliero (cross-border) per superare l&#8217;anacronistica frammentazione dei mercati nazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, UniCredit si trova in una posizione di assoluto vantaggio negoziale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forte delle autorizzazioni normative che a settembre avrà in mano, e di una maggioranza di fatto già blindata per la prossima assemblea di primavera, la Banca italiana – che in Germania è già di casa da anni con&nbsp;<strong>HypoVereinsbank</strong><strong>&nbsp;</strong>HVB – si dichiara aperta al dialogo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fortezza di Francoforte alla fine non cadrà sotto i colpi di un assedio, ma semplicemente si arrenderà, con molto pragmatismo ed un pizzico di ipocrisia, alle regole del mercato globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La morale è semplice.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica può rallentare il mercato, complicarlo, perfino ostacolarlo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quando un investitore arriva a controllare metà dei diritti di voto, la sovranità economica lascia il posto all&#8217;aritmetica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E l&#8217;aritmetica, a differenza della propaganda, non va mai in televisione a spiegarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/unicredit-commerzbank-il-fattore-50-che-piega-le-rigidita-teutoniche/">Unicredit-CommerzBank.  Il &#8220;fattore 50%&#8221; che piega le rigidità teutoniche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Bollette estive, 5 errori che costano centinaia di euro alle famiglie (e come evitarli)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, luglio 2026 — Dal primo luglio la bolletta elettrica è aumentata di nuovo. ARERA ha confermato un rincaro del 4,6% per i clienti vulnerabili in Maggior Tutela, il secondo consecutivo dopo il +8,1% del trimestre precedente. Il prezzo di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Milano, luglio 2026 — Dal primo luglio la bolletta elettrica è aumentata di nuovo. ARERA ha confermato un rincaro del 4,6% per i clienti vulnerabili in Maggior Tutela, il secondo consecutivo dopo il +8,1% del trimestre precedente. Il prezzo di riferimento è salito a 31,63 centesimi per kilowattora. A questo si aggiunge l&#8217;adeguamento degli oneri di sistema (ASOS) scattato lo stesso giorno, che colpisce tutti i consumatori — anche chi è nel mercato libero. L&#8217;Unione Nazionale Consumatori stima che, a prezzi invariati, una famiglia italiana spenderà circa 1.977 euro all&#8217;anno tra luce e gas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma una parte di quella spesa è evitabile. Secondo l&#8217;Osservatorio Billding basato sui dati reali di oltre 20.000 utenti, la maggior parte delle famiglie italiane paga più del necessario semplicemente perché non ha mai confrontato la propria offerta con quelle disponibili sul mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco i cinque errori più comuni che fanno lievitare la bolletta, soprattutto in estate.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Non aver mai confrontato la propria offerta. Dal luglio 2024 il mercato tutelato è terminato per i non vulnerabili, ma secondo ARERA meno di un italiano su cinque ha cambiato fornitore nell&#8217;ultimo anno. Molti restano su offerte sottoscritte anni fa, spesso a condizioni non più competitive.</li>



<li>Ignorare le fasce orarie. Spostare lavatrici e lavastoviglie nelle ore serali e nei weekend (fascia F23) riduce la spesa, ma solo se si ha una tariffa bioraria o trioraria. Chi ha una tariffa monoraria paga lo stesso importo a qualsiasi ora senza saperlo — e in quel caso l&#8217;unico modo per risparmiare è cambiare offerta.</li>



<li>Non leggere il rinnovo contrattuale. I fornitori del mercato libero inviano comunicazioni di rinnovo con nuove condizioni economiche, spesso con aumenti significativi. Chi non le legge accetta tacitamente il rincaro.</li>



<li>Sottovalutare la potenza impegnata. Molte famiglie pagano per una potenza di 4,5 kW quando ne usano abitualmente 3. Ridurla al livello effettivo di utilizzo taglia una quota fissa della bolletta.</li>



<li>Non controllare i costi fissi del gas in estate. Anche con i termosifoni spenti, le quote fisse del gas (trasporto, distribuzione, oneri) continuano a pesare. Chi usa il gas solo per cucinare potrebbe valutare il passaggio a una piastra a induzione: disdire il contatore del gas permette di azzerare completamente questi costi fissi.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">«Il vero problema del mercato energetico italiano è l&#8217;asimmetria informativa: le famiglie e le piccole imprese non hanno gli strumenti per capire se quello che pagano è giusto. Contratti complessi, rinnovi automatici con rincari nascosti, clausole che nessuno legge — il mercato è strutturalmente opaco» spiega Alessandro Ferraro, co-founder di Billding, piattaforma fondata a Milano insieme a Nicolò Sozzi e Pinò Surace — tutti e tre inseriti nella classifica Forbes Under 30 Italia 2026. «Per questo abbiamo costruito una piattaforma che analizza la bolletta e restituisce trasparenza: il consumatore deve poter sapere se sta pagando il giusto, senza dover diventare un esperto di energia».</p>



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		<title>Fipe-Confcommercio Vicenza: &#8220;Per fermare le false recensioni servono linee guida più efficaci&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 13:36:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[baratto]]></category>
		<category><![CDATA[confcommercio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, 22 luglio 2026 &#8211; La norma, contenuta nella Legge annuale sulle piccole e medie imprese, era stata salutata come un importante passo avanti per contrastare il fenomeno delle recensioni false, che rischiano di distorcere il mercato – siano esse<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Vicenza, 22 luglio 2026 &#8211; La norma, contenuta nella Legge annuale sulle piccole e medie imprese, era stata salutata come un importante passo avanti per contrastare il fenomeno delle recensioni false, che rischiano di distorcere il mercato – siano esse negative o positive &#8211; per il peso che i giudizi on line hanno nelle scelte del consumatore. Era poi seguita, a fine giugno, la pubblicazione delle linee guida dell’AGCM, ovvero l’Antitrust, che dovevano regolarne il funzionamento concreto. Ed è proprio su queste “istruzioni”, rimaste in consultazione sul sito dell’Autorità fino allo scorso 15 luglio, che arriva l’altolà di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi: per allineare il testo proposto dall’AGCM allo spirito della Legge sulle PMI servono precisi interventi correttivi. Dello stesso parere anche altre sigle di settore, che assieme a Fipe hanno diffuso, nei giorni scorsi, una nota congiunta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta è prevedere, per prima cosa, regole uniformi per tutti i soggetti che pubblicano o ospitano recensioni; quindi, vietare in modo assoluto quelle incentivate, ad esempio con sconti e regali; separare le sponsorizzazioni dal rating complessivo e garantire maggiore trasparenza sui criteri di ranking e sugli algoritmi; nonché stabilire basi giuridiche chiare per i controlli antifrode. Inoltre, la Federazione chiede di vietare i punteggi anonimi&nbsp;e privi di motivazione scritta, che impediscono l’esercizio del diritto di replica, e di garantire canali di segnalazione immediata per la&nbsp;rimozione dei contenuti illeciti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Insomma, c’è ancora molto da fare perché questa normativa sia davvero efficace – spiega Gianluca Baratto, presidente di Fipe-Confcommercio Vicenza -, ma è assolutamente prioritario che quanto prima sia operativa, perché le recensioni incidono in modo significativo sul business dei locali”. Quanto? Secondo le stime della Federazione nazionale, le recensioni influenzano mediamente, per un ristorante, il 30 per cento del suo fatturato. “Dunque, è chiaro che incidono sulla sostenibilità di un locale &#8211; evidenzia il presidente Baratto, ricordando come il settore in provincia conti oltre 4mila imprese e dia lavoro a 17 mila addetti. “Siamo una voce significativa dal punto di vista economico e occupazionale – aggiunge –: chiedere trasparenza e correttezza sul fenomeno delle recensioni è il minimo, perché è assurdo che chiunque possa pubblicare un giudizio su un locale indipendentemente dall’averci mangiato, come purtroppo accade, con conseguenze a volte pesanti per l’attività”. Nessuna intenzione, dunque, di demonizzare le recensioni che sono utili ad orientare il consumatore e generalmente premiano chi lavora bene, “ma quello che chiediamo – prosegue il presidente Baratto &#8211; è una regolazione davvero efficace, in grado di valorizzare i giudizi dei veri clienti ed evitare le distorsioni del mercato che possono essere causate da qualche hater, da organizzazioni dedite a lucrare sul fenomeno o addirittura dall’intelligenza artificiale che lavora da qualche server in giro per il mondo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso la norma ha introdotto principi importanti, a cominciare dal considerare come lecita la recensione rilasciata da non oltre 30 giorni dalla fruizione del servizio e non conseguente a procedure di sconti, benefici o altro. Inoltre, il provvedimento stabilisce una presunzione di autenticità della recensione quando la stessa sia corredata da documentazione fiscale, quindi, scontrini e fatture. La recensione potrà stare on line non più di due anni. Questi sono alcuni degli aspetti che permettono di meglio regolamentare l’attuale situazione, ma l’attesa del settore per orientamenti ancora più stringenti ed efficaci resta ancora molto alta e confinata nel testo definitivo delle linee guida, che dovrà essere emanato dall’AGCM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Non pensiamo basti una legge per debellare il fenomeno delle false recensioni, ma si possono mettere dei freni ad un fenomeno che altrimenti rischia di dilagare – evidenzia il presidente di Fipe Confcommercio Vicenza, che però punta l’attenzione su un ulteriore aspetto: “Al di là delle regole, è importante anche l’etica di ciascuno: chi fa una recensione negativa deve essere consapevole del grande lavoro che c’è dietro ad un piatto e considerare che un errore ci può stare. In questo caso – sottolinea Baratto – la cosa migliore è comunicare al personale i problemi riscontrati, in modo da ricevere subito spiegazioni o consentire di rimediare. Si evita così, per il cliente di concludere la serata portandosi a casa malcontento o delusione e, allo stesso tempo, si permette al ristoratore di capire dove c’è da migliorare. E se alla fine, giustamente, si vuole lasciare una recensione che evidenzia cosa è “andato storto”, ricordiamoci che dietro un ristorante si sono, ogni giorno, persone, fatica, rischio e capacità imprenditoriali, e anche tanti sogni: quando esprimiamo un giudizio facciamolo sempre in modo costruttivo”.</p>
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		<title>MPS contesa. C&#8217;è chi porta un assegno. E chi una serenata sotto il balcone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Siamo nel pieno dell&#8217;estate. I giornali discutono se il caldo durerà fino a Ferragosto, i social litigano sul prezzo degli ombrelloni, ed il risiko bancario è stato confinato nelle pagine che leggono soltanto gli operatori di Borsa e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo nel pieno dell&#8217;estate. I giornali discutono se il caldo durerà fino a Ferragosto, i social litigano sul prezzo degli ombrelloni, ed il risiko bancario è stato confinato nelle pagine che leggono soltanto gli operatori di Borsa e qualche insonne con la passione dei prospetti informativi.<br>Peccato.<br>Perché la commedia è una delle migliori degli ultimi anni.<br>Nella partita per conquistare Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e Banco BPM sembrano infatti convinte di partecipare allo stesso torneo.<br>Il problema è che stanno praticando due sport completamente diversi.<br>Intesa si è presentata con il trolley già chiuso. Ha depositato un&#8217;OPAS vera: numeri, concambio, calendario, condizioni, autorizzazioni, documentazione.<br>Tradotto dal &#8220;banchese&#8221; all&#8217;italiano corrente: &#8220;Questo è il prezzo. Questo è il contratto. Se vi va, firmiamo.&#8221;<br>Banco BPM, invece, si è presentata con una chitarra sotto il balcone. Più che un&#8217;offerta, una serenata. Più che un progetto industriale, una seduta di terapia di coppia: &#8220;Sediamoci, parliamone, immaginiamo insieme il nostro futuro.&#8221;<br>In pratica, Intesa arriva dal notaio con il rogito già pronto.<br>Banco BPM con un mazzo di rose ed una playlist di Eros Ramazzotti.<br>Entrambi parlano d&#8217;amore; ma soltanto uno ha già fissato la data del matrimonio.<br>Il problema è che le fusioni bancarie, contrariamente agli amori estivi, prima o poi devono fare i conti con una fastidiosa invenzione chiamata matematica.<br>Perché il famoso &#8220;matrimonio tra pari&#8221; suona bellissimo nei convegni, nelle presentazioni PowerPoint, e nelle interviste ai giornali economici; è una di quelle formule che fanno impazzire consulenti e Banchieri d&#8217;affari.<br>Suona bene. Rassicura tutti. Fa sentire ciascuno importante.<br>È una di quelle espressioni che appartengono alla stessa famiglia di &#8220;spending review&#8221;, &#8220;sviluppo sostenibile&#8221;, &#8220;pace fiscale&#8221; o &#8220;cabina di regia&#8221;: locuzioni elegantissime che sembrano risolvere ogni problema semplicemente pronunciandole.<br>Peccato che, qualche settimana dopo, qualcuno debba pur decidere chi comanda.<br>E lì la poesia lascia spazio al codice civile.<br>Banco BPM continua infatti a promettere marchi salvaguardati, sedi storiche e senesità rispettate, governance condivisa, continuità territoriale e sinergie.<br>Le sinergie, le creature mitologiche della finanza; tutti giurano di averle viste; ma nessuno riesce mai a fotografarle prima della fusione.<br>È un po&#8217; come quei cataloghi immobiliari dove ogni appartamento è &#8220;luminoso&#8221;, &#8220;accogliente&#8221; e &#8220;vicino ai servizi&#8221;.<br>Poi vai a visitarlo e scopri che il soggiorno coincide con il pianerottolo e la &#8220;vista panoramica&#8221; dà direttamente sul cassonetto dell&#8217;umido.<br>Il dettaglio curioso è che, mentre Intesa ha già messo i soldi sul tavolo, Banco BPM continua a vendere il plastico della casa che forse costruirà un giorno.<br>Perché c&#8217;è un piccolo particolare che continua ostinatamente a mancare.<br>Il rapporto di cambio, cioè il prezzo che, curiosamente, è proprio l&#8217;unica cosa che interessa agli azionisti, che saranno anche avidi capitalisti, ma inevitabilmente curano i propri interessi.<br>È come entrare in un concessionario d&#8217;auto dove il venditore ti descrive magnificamente il motore, il design, il comfort, la sicurezza, la filosofia del marchio ed i valori aziendali.<br>Poi chiedi quanto costa, e lui ti risponde: &#8220;Parliamone. L&#8217;importante è il viaggio.&#8221;<br>Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, naturalmente non è nato ieri. Ascolta tutti, sorride, ringrazia, invita ad approfondire.<br>Che, nel raffinato linguaggio della finanza, significa: &#8220;Continuate pure a corteggiarmi. Più litigate voi, più salgo di prezzo.&#8221;<br>Ed è esattamente quello che farebbe chiunque abbia due pretendenti sufficientemente facoltosi.<br>Se Banco BPM trasformerà finalmente il romanticismo in una proposta vincolante, tanto meglio.<br>Se invece resterà nel mondo delle dichiarazioni d&#8217;intenti, avrà comunque svolto un prezioso servizio; far capire ad Intesa che Montepaschi non è una preda scontata.<br>In fondo è una strategia brillante, persino una proposta ancora immaginaria può produrre effetti molto reali.<br>Resta però la domanda che aleggia sulla vicenda come un condizionatore guasto in pieno agosto.<br>Banco BPM vuole davvero comprare MPS?<br>Oppure vuole soprattutto impedire che lo faccia qualcun altro?<br>Perché sono due mestieri completamente diversi.<br>Nel primo servono miliardi.<br>Nel secondo bastano comunicati stampa ben scritti, qualche intervista strategica e la ripetizione ossessiva dell&#8217;espressione &#8220;fusione tra pari&#8221;, che nel lessico bancario ricorre con la stessa frequenza con cui nei concorsi di bellezza ricorre la frase: &#8220;La cosa più importante è la pace nel mondo.&#8221;<br>Prima o poi, però, arriverà il giorno della verità.<br>Le favole hanno un difetto terribile. Funzionano magnificamente finché nessuno tira fuori la calcolatrice.<br>Perché nel capitalismo, proprio come nell&#8217;amore, promettere costa pochissimo.<br>Il momento davvero imbarazzante arriva quando il notaio appoggia il contratto sul tavolo e chiede gli assegni.<br>È lì che, improvvisamente, i poeti si dividono dai compratori.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Veneto, Codacons: a Vicenza, Padova e Belluno i rincari più pesanti per elettricità e gas</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[aumenti]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Medio Oriente continua a far sentire i suoi effetti su prezzi e tariffe, con un impatto che varia sensibilmente da città a città, penalizzando alcune province più di altre. È quanto emerge dall&#8217;analisi del Codacons, basata sugli<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La guerra in Medio Oriente continua a far sentire i suoi effetti su prezzi e tariffe, con un impatto che varia sensibilmente da città a città, penalizzando alcune province più di altre. È quanto emerge dall&#8217;analisi del Codacons, basata sugli ultimi dati Istat sull&#8217;inflazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I settori più colpiti dalla crisi in atto sono i prodotti energetici, i carburanti, i trasporti e gli alimentari, comparti che in alcuni casi registrano rincari a due cifre rispetto allo scorso anno, spiega il Codacons. Ecco il quadro che emerge dall&#8217;analisi di tariffe e listini al dettaglio nelle principali città monitorate dall&#8217;Istat.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Elettricità, gas e altri combustibili</strong><br>L&#8217;escalation dei prezzi energetici legata al conflitto in Medio Oriente si è riversata direttamente sulle bollette di luce e gas pagate dagli italiani. A giugno la città più colpita è stata Vicenza, con un aumento del +15,3% su base annua, ben oltre la media nazionale dell&#8217;11,2%. Seguono Padova, Belluno e Caserta con un +14,4%, poi Udine (+14,3%) e Pordenone (+14,2%). Gli aumenti più contenuti si registrano invece a Teramo (+8,5%), Genova (+8,6%), Reggio Emilia (+8,8%) e Ravenna e Modena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trasporti</strong><br>Sul fronte trasporti — mezzi personali, servizi passeggeri e trasporto merci — l&#8217;inflazione nazionale si attesta a giugno al 4,7%, ma a Reggio Calabria e Cosenza i rincari salgono fino al +7,1%, seguiti da Napoli (+6,6%) e Olbia-Tempio (+5,8%). Sul fronte opposto, gli aumenti più contenuti si registrano a Reggio Emilia (+3%), Parma, Bologna e Venezia (+3,2%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alimentari</strong><br>Ancora più marcate le differenze provinciali per prodotti alimentari e bevande analcoliche: in testa Bolzano con un +3,6% su base annua, seguita da Napoli e Siracusa (+3,5%) e da Terni e Messina (+3,3%). Alcune città registrano invece una diminuzione dei prezzi: è il caso di Piacenza e Ravenna, dove i listini di cibi e bevande calano dello 0,1% rispetto a giugno dello scorso anno, mentre Firenze resta stabile su base annua, conclude il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dal mercato allo Stato padrone: la svolta del Pd</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Contrordine, Compagni: Il Gosplan in Salsa Schleiniana Umberto Baldo C’era una volta una sinistra italiana che, per portare il Paese in Europa, aveva faticosamente compreso la necessità di smantellare i vecchi carrozzoni di Stato.&#160; Era la stagione di Romano Prodi,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Contrordine, Compagni: Il Gosplan in Salsa Schleiniana</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta una sinistra italiana che, per portare il Paese in Europa, aveva faticosamente compreso la necessità di smantellare i vecchi carrozzoni di Stato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era la stagione di Romano Prodi, di Carlo Azeglio Ciampi, di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani: leader che, pur con le proprie contraddizioni, avevano guidato la fase delle liberalizzazioni e della privatizzazione delle Partecipazioni Statali, liberando i contribuenti dall’onere insostenibile di Enti pubblici che succhiavano risorse a non finire al solo scopo di garantire il consenso clientelare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella stagione, che permise di abbattere il debito e modernizzare il tessuto produttivo nazionale, sembra possa essere oggi formalmente archiviata con un clamoroso e nostalgico “contrordine compagni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo Partito Democratico guidato da Elly Schlein, orfano di una visione macroeconomica al passo con i tempi, e sempre più subalterno alle spinte massimaliste delle frange estreme, sembra non saper fare altro che guardare indietro nella storia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se le idee scarseggiano, la soluzione viene cercata in una formula logora ma rassicurante per i nostalgici della pianificazione centralizzata: la collettivizzazione dell’economia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Libro Bianco che Andrea Orlando starebbe curando per conto del Nazareno ne sarebbe il manifesto programmatico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo dichiarato è trasformare Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti nei bracci armati di una nuova e pervasiva regia pubblica, capaci di &#8220;assumersi rischi&#8221; e &#8220;orientare investimenti&#8221; sul lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa formula edulcorata a mio avviso si nasconde lo spettro di un vero e proprio Gosplan in miniatura, una riedizione in salsa schleiniana dei piani quinquennali di sovietica memoria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea che lo Stato debba farsi imprenditore, decidendo quali settori debbano vivere e quali morire, ignora deliberatamente i fallimenti storici di qualsiasi economia pianificata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la politica si assume il compito di gestire il rischio imprenditoriale, a pagare il conto non sono mai i dirigenti di partito od i burocrati ministeriali, bensì i contribuenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio reale, tutt&#8217;altro che ipotetico, è la trasformazione della politica industriale in un immenso reparto di terapia intensiva volto a tenere artificialmente in vita veri e propri cadaveri economici privi di alcuna prospettiva di mercato, come ad esempio l’Ilva.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sinistra di Elly Schlein scambia la modernizzazione con il dirigismo, riesumando logore logiche di pianificazione, dove il contribuente diventa l&#8217;unico azionista delle perdite dei nuovi carrozzoni di partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passare da un modello di vigilanza e partecipazione finanziaria ad uno basato sulla pura egemonia pubblica significherebbe asservire le dinamiche aziendali alle priorità del governo di turno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il management delle controllate non risponde più alle logiche di efficienza ed agli interessi del mercato, ma agli ordini del Nazareno (o, in futuro, di un ipotetico e opposto Governo sovranista), l&#8217;intero sistema della concorrenza interna e delle regole europee salta in aria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si torna all&#8217;epoca dei &#8220;panettoni di Stato&#8221;, dove l&#8217;inefficienza viene nazionalizzata ed il merito soffocato dalla fedeltà partitica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il PD parla correntemente la lingua del massimalismo di Nicola Fratoianni, cancellando decenni di cultura riformista e liberaldemocratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso finale di questa deriva collettivista risiede a mio avviso nella scelta dei modelli di riferimento internazionali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un cortocircuito logico e ideologico senza precedenti, la nuova sinistra progressista si ritrova a guardare con ammirazione alle politiche d&#8217;oltreoceano della Casa Bianca di Donald Trump.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur di giustificare la ristatalizzazione dell&#8217;economia, il PD si aggrappa al massiccio piano americano di acquisizione di partecipazioni pubbliche in aziende considerate &#8220;strategiche&#8221; come Intel, Nvidia, AMD o Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sinistra che si dichiara antifascista e progressista finisce così per adottare l&#8217;agenda economica del nazionalismo populista americano, scambiando il protezionismo emergenziale per l&#8217;alba del nuovo socialismo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tentativo di rincorrere l&#8217;estremismo identitario, il PD non sta solo rottamando l&#8217;eredità di Prodi e dei democratici&nbsp;&nbsp;progressisti europeisti, ma sta preparando per l&#8217;Italia un futuro di spesa pubblica fuori controllo, mercati distorti ed un&#8217;economia ingessata, dove lo Stato non crea valore, ma redistribuisce i costi del declino sulle spalle dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, per finanziare questo immenso apparato neo-collettivista e coprire le falle dei nuovi cadaveri di Stato, la ricetta della sinistra schleiniana non potrà che essere una sola, antica quanto prevedibile: la patrimoniale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è piano quinquennale che si rispetti senza un prelievo forzoso sulle spalle di chi ha risparmiato una vita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il pretesto dell’equità sociale, si punta a colpire la ricchezza privata per alimentare l&#8217;inefficienza pubblica, in un circolo vizioso in cui chi produce viene punito per tenere in piedi chi distrugge valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così si chiude il cerchio perfetto del socialismo reale in salsa Nazareno: nazionalizzare le perdite delle imprese, collettivizzare i costi attraverso le tasse, e centralizzare il controllo politico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo la sinistra voleva espropriare i mezzi di produzione; oggi, più banalmente e cinicamente, si accontenta di espropriare il portafogli dei contribuenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



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