30 Aprile 2019 - 11.19

Iroso, l’ultimo mulo alpino: “è andato avanti”.

Sicuramente quello del 28 aprile è stato l’ultimo tramonto visto dal mulo Iroso.

Un tramonto sul verde paesaggio delle colline trevigiane, in una giornata caratterizzata da continui scrosci di pioggia, quasi che il cielo volesse accompagnare con le sue lacrime la dipartita del “generale Iroso”.

Già, perché l’ultimo mulo delle truppe alpine, il 29 aprile 2019 ci ha lasciato, meglio «è andato avanti», come si dice per le penne nere che non ci sono più, serenamente, di vecchiaia.

Nome: Iroso. Anno di nascita: 1979. Reparto: Settimo reggimento «Belluno», brigata alpina «Cadore». Numero di matricola: 212.

Ricorderete certamente che ne avevamo parlato lo scorso gennaio, in occasione del suo quarantesimo compleanno, celebrato con tanto di alza bandiera e fanfara in stile adunata alpina, in quel di Cappella Maggiore, dove viveva.

Un compleanno d’eccezione, perché i 40 anni di un mulo equivarrebbero a circa 120 anni di un uomo.

E’ stato l’ultimo della sua specie ad avere svolto regolarmente il servizio militare e, dopo la fine delle coscrizione obbligatoria, non ha trovato più nessuno a guidarlo per le impervie “mulattiere” delle nostre montagne.

Ma ha avuto la fortuna di godere della pace più lunga della nostra storia, e dopo la naja, di una tranquilla e dignitosa pensione, anche se gli acciacchi dell’età si facevano sentire.

Vecchiaia accudita dai “veci” e dai “bocia”, che lo coccolavano e lo portavano a tutte le Adunate Nazionali Alpine, l’ultima nel 2017 a Treviso.

Era ormai cieco da un occhio, ed aveva notevoli difficoltà a nutrirsi.

Ma aveva in qualche modo i suoi “legami”.

Per non lasciarlo solo gli avevano affiancato una compagna, Gigliola, una “mula” che lui era solito seguire passo dopo passo.

Quando Gigliola morì, Iroso manifestò disperatamente il suo dolore, ragliando inconsolabile per due giorni.

A Gigliola subentrò quindi “Winie”, una giovane asina concessa in “comodato d’uso perenne” dall’ex campione di ciclismo Marzio Bruseghin.

Credo che Iroso oggi non crederebbe ai propri occhi vedendo il suo nome, la sua storia, purtroppo la sua dipartita, ricordati e celebrati da tutti i media, compresi i grandi giornali nazionali.

Bastano da sole le parole del Presidente del Veneto Luca Zaia, che ha così diffuso in rete il suo rimpianto: “Come tutti i veri Alpini, anche il Generale Iroso non è morto, è semplicemente andato avanti, per restare comunque per sempre nei nostri cuore…Tante volte ci siamo incontrati con Iroso e ogni volta era come ritrovare un vecchio amico, non solo un animale di accarezzare e rispettare. Un amico degli alpini, di noi grandi come dei tanti bambini che se ne innamorarono incontrandolo, all’adunata degli Alpini di Treviso 2017, come in occasione del suo compleanno che festeggiammo a Vittorio Veneto. In lui c’è stata una fierezza straordinaria, con la quale ha rappresentato tanti valori: l’alpinità, la storia del nostro territorio, l’identità del Veneto e delle genti di montagna.
Un grazie particolare in questo momento di profondo dispiacere va a Toni de Luca, che salvò lui e i suoi compagni reduci dalla chiusura del reparto salmerie dell’esercito, alla moglie e alla famiglia di Toni e a tutti gli Alpini che in tanti anni, con tanto amore, lo hanno accudito, curato, seguito come meritava, perché il Generale Iroso ha meritato davvero tutte le attenzioni che ha ricevuto. 
Oggi è bello immaginarlo lassù, forte e vitale come un tempo, a sfidare di nuovo un sentiero impervio di montagna, perché Iroso non è morto, è andato avanti su quel sentiero”.

Addio Iroso. 
Con te se ne va un pezzo importante della leggenda alpina, un simbolo di un’epoca di fatica e sacrificio.
Con te finisce la storia di un rapporto secolare fra gli alpini ed i loro muli, un rapporto di amore e di rispetto.
Ora anche per te può suonare il “Silenzio”.

Ulisse Padovano

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