15 Marzo 2020 - 14.50

Coronavirus, fermiamo quel pazzo scatenato del premier inglese Boris Johnson!

di Marco Osti

La diffusione del virus Covid-19 è ormai diventata una questione internazionale, dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo scorso mercoledì 11 marzo, ha certificato che l’umanità è di fronte a una pandemia globale.
In questa situazione sono innumerevoli i governanti che stanno cominciando ad adottare misure di prevenzione, limitazione nello spostamento delle persone, con la sospensione di attività pubbliche, eventi e campionati sportivi.
Tra loro anche i più scettici, come il presidente Donald Trump, che ha dichiarato lo stato d’emergenza negli Stati Uniti.
Tutto ciò segue quanto in Italia è già stato e potrà ancora avvenire, dopo che il Governo ha dichiarato tutto il territorio nazionale zona protetta e adottato forti limitazioni, con pesanti impatti sulla vita economica e sociale del Paese.
Misure adottate dopo la chiusura di alcune zone, nella speranza che la diffusione del virus si fermasse ai primi focolai registrati nel lodigiano e in Veneto.
Purtroppo ciò non è avvenuto e quindi la necessità di fermare il virus è diventata una questione nazionale, non tanto perché il Covid-19 sia diventato in sé più pericoloso, ma per consentire di prestare efficiente assistenza sanitaria a tutte le persone, in particolare quelle più deboli e a rischio, come chi soffre di altre patologie o anziani, ma, allo stesso tempo, per evitare che la mancanza di cure adeguate renda difficile la guarigione anche a chi non si trova in questa situazione.
Questa linea strategica, che, nel contenere la diffusione del contagio, si pone l’obiettivo di ridurre il sovraffollamento di ospedali e presidi sanitari, è quella che ha consentito alla Cina di uscire all’emergenza ed è quella che trova riscontro nelle comunità scientifiche di tutti i Paesi dove si stanno adottando misure come quelle italiane, seppure per ora più blande.
Unica eccezione in questo scenario pare essere la Gran Bretagna, dove è stata proclamata una strategia dal dubbio valore scientifico, che potrebbe avere conseguenze devastanti in termini di perdita di vite umane.
L’obiettivo, come dichiarato da Sir Patrick Vallance, primo consigliere scientifico del Governo, è quello di arrivare a creare una “immunità di gregge” prima del prossimo inverno, nell’ottica che il Covid-19 si ripresenterà, lasciando che si ammali circa il 60% della popolazione.
Questa linea è confermata anche dalle parole di agghiacciante cinismo pronunciate dal premier Boris Johnson, quando ha dichiarato che molte famiglie devono prepararsi a perdere prematuramente loro cari.
Molti sono i dubbi espressi nel mondo scientifico rispetto a queste posizioni, tra cui il fatto che non è per nulla certo che si riesca a produrre l’immunità di gregge, come avvenuto per altri virus, in assenza di un vaccino, che per il Covid-19 ancora non è stato ottenuto.
Rispetto alla linea espressa dal Governo britannico esistono però anche considerazioni umane ed etiche.
I calcoli sono semplici.
La popolazione della Gran Bretagna è di circa 67 milioni di persone, nell’eventualità si ammalasse il 60 per cento, che non è un rischio, ma l’obiettivo del Governo, stiamo parlando di poco più di 40 milioni di cittadini.
Senza considerare le sofferenze che dovrebbe patire almeno il 20 per cento di loro, circa 8 milioni di individui, che, con una stima al ribasso, sarebbe quella che dovrebbe ricorrere alle cure in ospedale, il rischio di morte sarebbe compreso, sempre con stime prudenziali, per circa il 2-4 per cento dei contagiati.
Il Governo britannico sta quindi dichiarando al mondo che è pronto a lasciare che una variabile tra 800 mila e 1 milione 600 mila donne e uomini del suo Paese muoia nei prossimi mesi, per lasciare che il resto sopravviva più forte di fronte al virus.
Questo è il prezzo in termini di vite umane che si sta mettendo in gioco.
Se in tale logica si considera che più probabilmente saranno colpiti dalla sorte che il Governo sta decidendo per loro le persone più anziane, quelle con patologie più o meno gravi e quindi, in generale, i più deboli della società, siamo di fronte a una orribile forma di selezione della specie, in cui chi è più fragile, invece di essere maggiormente protetto, viene abbandonato, per rendere ancora più forte chi già lo è.
E nessuna certezza contraria offre l’ipotesi che la Gran Bretagna possa prevedere l’ipotesi formulata di mettere in quarantena per 4 mesi tutti i cittadini con età superiore ai 70 anni.
Operazioni di questo tipo nei secoli sono state condannate dalla storia come delitti contro l’umanità e i suoi artefici condannati come i peggiori criminali che si ricordi.
Oggi caratterizza la politica di un Paese europeo, che rappresenta una delle più evolute democrazie occidentali.
Un Paese che da qualche tempo, in nome di una forza economica che queste misure peraltro mirano a rafforzare, ma evidentemente non solo, si sta isolando rispetto a quella comunità di nazioni e popoli con cui solo pochi decenni fa sconfisse uno dei peggiori di quei criminali e il regime nazista, che certe idee di supremazia della specie le esaltava.
L’opinione pubblica e le forze politiche non possono rimanere inermi di fronte a questa situazione e alzino la loro voce, per contrastare i pazzi che stanno portando la Gran Bretagna verso un baratro umano ed etico inaccettabile.

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