6 Luglio 2020 - 9.50

BUONGIORNO VICENZA – FdI ha acceso in Sala Bernarda il lockdown della politica

Siamo una città in lockdown politico: la maggioranza genera dal suo interno l’opposizione più insidiosa e rischia di trovarsi sotto scacco da una parte di Fratelli d’Italia, l’ opposizione tira a campare.

Siamo una città in lockdown economico: a settembre inizierà davvero la conta dei danni di quello che abbiamo vissuto dopo il 27 febbraio.

Siamo una città in lockdown sociale: per la prima volta dal dopoguerra, le persone scivolate verso classi inferiori a quella d’ origine superano quelle salite verso le classi superiori. Il costo insopportabile della pandemia lo pagano i più deboli: giovani e donne, inattivi e precari. E la pandemia, come ci insegna il caos a Pojana Maggiore e dintorni, non finisce.

Molti cittadini si mobilitano: non passa giorno senza che nelle piazze degli 8 mila comuni della Penisola si svolgano manifestazioni spontanee o proteste organizzate, per chiedere sostegno ai redditi e soluzione ai problemi. Molti cittadini cercano pace tra le pieghe dell’estate del Covid, intasando autostrade poco attrezzate e occupando spiagge troppo affollate. Ma su tutti già incombe l’ autunno del nostro scontento. Ce lo ha spiegato Alessandra Ghisleri: quasi sette italiani su dieci hanno paura per la propria situazione finanziaria.

In un quadro come questo scatta l’intemerata del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia che, in città, apre – ma sarebbe meglio dire, riprende, – le ostilità partendo dalla straordinaria importanza della vicenda del Bocciodromo.

Risultato, oltre all’ economia, è bloccata anche la democrazia. Rucco riscuote ancora fiducia, ma è ormai prigioniero di un format: tanto lui è rassicurante ed affidabile quanto precaria viene rappresentata la sua maggioranza da Fratelli d’Italia. Solo in parte dipende dalla sua indole accomodante, poichè esistono situazioni in cui essere accomodanti e disponibili significa apparire deboli a chi è sempre all’attacco. Del resto è difficile pensare che i cinque consiglieri della Meloni, ma sarebbe più appropriato dire di Berlato, siano stati folgorati dal messaggio politico di Fratelli d’Italia, considerate le loro storie politiche e personali. Nessuno di loro ha trascorsi nella Destra vicentina e il risultato è piuttosto quello di un gruppo tenuto insieme dall’insofferenza e dalla delusione delle proprie, personali aspirazioni.

Ora dire cosa succederà il prossimo 16 luglio, data prevista per l’approvazione del bilancio e che FdI ha minacciato di non votare, dipende dalla resistenza degli alleati e del Sindaco, come dimostra l’operazione della fusione AIM-AGSM e il fondo di emergenza covid-19 allestito per l’occasione da Rucco, Siotto e Zocca. Il risultato è una maggioranza che non sta del tutto ferma. Ma spesso ostenta “falso movimento”. E quando il movimento è reale, la velocità di crociera è incompatibile con l’escalation della crisi innescata da FdI.

Così torna la domanda di rito: ci sono alternative? A Vicenza ci sono due opposizioni. C’ è un’opposizione politica: è la Sinistra che parla poco in questo periodo, più concentrata nel duello tra Giacomo Possamai e Chiara Luisetto che a proporre un’altra idea di governo della città. E va detto con chiarezza: oggi il Centrosinistra a Vicenza, con un buon candidato, è forse una possibile maggioranza aritmetica, ma non è una credibile alternativa politica. L’alleanza Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia resta un amalgama che non trova identità di coalizione e l’esperimento di Vicenza dimostra che la civica Rucco Sindaco, non i partiti, è stato il perno intorno a cui si è voluto scommettere per il cambiamento. E’ stato così nel 2018 e le criticità di oggi lo confermano. Tuttavia proprio in quella lista, così come c’è la causa del successo di Rucco, vi è anche il virus che ne scatena i problemi. Due anni dopo, le criticità sono arrivate dalla lista del Sindaco, con le richieste di asilo politico a FdI, e con quel precedente è passato il messaggio che si può serenamente passare da un gruppo all’altro se non si viene esauditi nei propri desideri.

Ma governare la città è un’ altra cosa.

Nell’ora più buia, i corpi intermedi hanno una responsabilità enorme. Devono uscire dalla logica corporativa dei gruppi consiliari o delle correnti di partito. Rappresentano una parte, ma devono saper comprendere il tutto. Vale per le parti sociali e per i partiti, per le istituzioni e in fondo anche per noi cittadini.

Solo così la Sala Bernarda la smetterà di essere un luogo di lotta e di “sgoverno”.

di Arrigo Abalti

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