Vicenza Oro, l’altra faccia di una fiera di poco successo per il territorio!

È partita nel quartiere fieristico di Italian Exhibition Group, Vicenzaoro January 2026, uno degli appuntamenti di riferimento a livello globale per l’industria del gioiello. La manifestazione inaugura il calendario internazionale delle fiere di settore e si presenta con numeri consolidati: oltre 1.300 brand espositori, il 40% dei quali esteri, provenienti da 30 Paesi.
Eppure.
Per anni la Fiera dell’Oro di Vicenza è stata sinonimo di eccellenza, centralità e visione. Un appuntamento capace di dettare le linee del settore orafo-gioielliero internazionale, attirando buyer, aziende, designer e media da tutto il mondo. Oggi, però, il suo peso appare ridimensionato, e il declino – lento ma costante – è percepibile tanto dagli addetti ai lavori quanto dagli operatori storici del comparto.
Uno dei segnali più evidenti è la progressiva riduzione di eventi collaterali realmente incisivi. Conferenze di alto profilo, momenti di confronto culturale, contaminazioni con moda, design e arte sono diventati più rari o poco riconoscibili. La fiera sembra aver perso quella capacità di raccontarsi e di produrre contenuti che vadano oltre la semplice esposizione commerciale. In un contesto in cui le manifestazioni fieristiche competono anche sul piano dell’esperienza e della narrazione, questa mancanza pesa in modo significativo.
A questo si aggiunge l’assenza di vere “star” del settore. Le grandi firme internazionali, i designer capaci di catalizzare attenzione, le personalità in grado di generare eco mediatica non trovano più a Vicenza una tappa obbligata. Senza nomi forti dello showbiz a fare da traino, l’attrattività dell’evento si indebolisce, così come l’interesse della stampa specializzata e non e dei buyer internazionali, sempre più selettivi nelle loro scelte.
Il progetto di rilancio affidato a Italian Exhibition Group avrebbe dovuto rappresentare una svolta. L’idea di inserire Vicenza in una strategia fieristica integrata, capace di valorizzarne la storia e allo stesso tempo proiettarla in una dimensione globale, resta però in gran parte sulla carta. La percezione diffusa è quella di una fiera gestita più in chiave amministrativa che strategica, priva di una visione forte e distintiva. E poco collegata alla città, poco sinergica nel rafforzare il connubio col
territorio. Le sinergie promesse non si sono ancora tradotte in un reale riposizionamento internazionale.
Il contesto globale, nel frattempo, corre veloce. Le fiere di riferimento si trasformano in piattaforme ibride, investono su contenuti, community, innovazione digitale e storytelling. Vicenza, che un tempo anticipava i trend, oggi sembra inseguirli, perdendo progressivamente quella leadership che l’aveva resa unica.
Il declino della Fiera dell’Oro di Vicenza non è dunque il risultato di una singola mancanza, ma di una somma di scelte prudenti, di occasioni mancate e di una visione che fatica a emergere. Non si tratta di una crisi irreversibile, ma di una fase che impone una riflessione profonda. Senza un cambio di passo deciso, fatto di coraggio progettuale, contenuti di alto livello e protagonisti capaci di ridare centralità all’evento, il rischio è quello di restare una fiera importante per la sua storia, ma sempre meno decisiva per il futuro del settore.
















