VICENZA – Camera di Commercio: "E' smantellamento"

La RSU della Camera di Commercio di Vicenza ha diffuso un lungo comunicato sulla situazione in cui si trova il sistema camerale. Una situazione che, secondo la RSU “preoccupa tutte le lavoratrici e i lavoratori che questa mattina si sono riuniti in assemblea”. Stamane, infatti, anche a Vicenza come nelle altre città d’Italia, si è tenuto un sit-in nello spazio antistante la Camera di commercio contro le ipotesi di riforma che il Governo sta elaborando.
“La Fp Cgil nell’esprimere pieno sostegno e solidarietà ai lavoratori della camera di commercio”, ha affermato Giancarlo Puggioni, segretario generale della FP Cgil del Vicentino, “proseguirà nelle iniziative di lotta e mobilitazione insieme a tutti quei settori che sono in vertenza per la difesa dei servizi e dell’occupazione, per il rinnovo del contratto, per un modello di sviluppo del Paese che ponga al centro i diritti ed il lavoro”.
“Quello che il Governo chiama “riordino” delle camere di commercio -recita il comunicato- si prospetta come un vero e proprio smantellamento delle stesse. La motivazione ufficiale del Governo è di migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, con un taglio delle sedi e la riduzione ad un massimo di 60 Camere, un taglio delle funzioni essenziali e un taglio del personale del 15% entro 180 giorni, che sale al 25% per le Camere che si accorpano. In sintesi, oltre 1000 dipendenti camerali che arrivano a 3000 considerando il sistema camerale nel suo
complesso”. Il nuovo sistema passerebbe dal costo-zero a costi crescenti, contrariamente a quanto vuole fare intendere il Governo.
“Si tratta di lavoratori i cui costi non sono mai stati a carico del bilancio dello Stato, poiché le Camere di Commercio sono Enti Autonomi che non ricevono contributi dello Stato, ma anzi, allo Stato versano risparmi e per conto dello Stato svolgono funzioni burocratiche e di riscossione. Con il taglio del personale, l’eventuale ricollocamento in altri enti pubblici, il pensionamento, diventerebbero una spesa in più per lo Stato e quindi per tutti i cittadini. La Camera di Commercio ha versato come risparmi di spesa allo Stato dal 2009 al 2015 più di tre
milioni di euro, con importi via via cresciuti nel tempo che arrivano adesso quasi 800mila euro annui”.
“Dal 1996 -continua il comunicato- le Camere di Commercio hanno gestito, in modalità telematica ed automatizzata, il Registro delle Imprese che prima era tenuto dalle Cancellerie dei Tribunali. Una gestione, quella delle Camere di Commercio italiane che è servita come esempio per il progetto di “Registro delle imprese europeo”. Una gestione che si stava sviluppando verso il “fascicolo d’impresa”, cioè della registrazione di tutte le pratiche burocratiche inerenti l’impresa (per esempio autorizzazioni edilizie, pratiche anticendio, ecc.).
La Camera di commercio di Vicenza sta dando ai Comuni e ad altri enti pubblici strumenti informatici – e qualche volta anche attrezzature, quando l’amministrazione centrale statale non ha fondi per acquistare i computer necessari – per la realizzazione degli Sportelli Unici Attività Produttive (SUAP). E l’azione è condotta insieme con le camere di commercio di Padova e di Verona.
A CHI GIOVA QUESTO DECRETO?
Secondo la RSU non giova alle piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 90% del tessuto
produttivo del nostro Paese.
“I piccoli imprenditori, come certificano ripetute indagini e testimonianze degli stessi interessati, hanno trovato nel sistema camerale (presente in ciascuna provincia e quindi vicino al proprio territorio) e nella professionalità della stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici che svolgono con competenza, onestà ed imparzialità il proprio lavoro, apprezzati servizi a titolo gratuito o con un costo molto inferiore a quello di mercato.
I servizi che le Camere non forniranno più da subito alle imprese sono:
• Corsi di formazione alla nuova imprenditoria e imprenditoria femminile
• Organizzazione di convegni e seminari gratuiti su tematiche di interesse per le imprese o
i professionisti (novità normative, gestione di impresa, argomenti specifici per ciascun settore
economico)
• Contributi e finanziamenti alle imprese, per fiere o eventi per il sistema turistico locale o la
promozione dei prodotti tipici
• Sostegno all’internazionalizzazione
• Supporto alle PMI per l’accesso al credito, tramite servizi di microcredito o sostegno ai
consorzi garanzia fidi (confidi)
• Supporto alle imprese per l’innovazione e la digitalizzazione
• Consulenza alle imprese per la fatturazione elettronica Servizi di Conciliazione e mediazione
• Camera arbitrale
• Consulenza per deposito marchi e brevetti
• Rilevazione prezzi
• Pubblicazione di dati e studi sull’economia locale, sui trend economici e approfondimenti sui
vari settori economici
• Certificazioni di prodotto e analisi chimico fisiche per il settore orafo
Pare inoltre non più prevista la
• Certificazione d’origine dei prodotti
Per la fornitura di questi ed altri servizi, le imprese individuali, piccoli imprenditori, pagano alla Camera di Commercio 61 euro all’anno, con un importo medio di tutte le imprese inferiore ai 100 euro. Non giova all’economia del Paese che si è sviluppata negli anni del dopoguerra proprio su questo imponente tessuto di microimprenditorialità di piccole e medie imprese, che sempre più sarà costretto ora a rivolgersi a professionisti e/o esperti (o “praticoni”), alle associazioni di categoria, al “mercato”, per ottenere servizi e assistenza con costi ben maggiori delle poche decine di euro risparmiate con il taglio del diritto annuale.
Non giova ai dipendenti lasciati a sorte incerta: mobilità per due anni e poi licenziamento, accompagnamento forzato alla pensione, esuberi. Lavoratori che si sono distinti per gli alti livelli di efficienza e professionalità, facendo del sistema camerale una delle “eccellenze” della Pubblica Amministrazione e del Registro delle Imprese un modello europeo da copiare.
Ma allora, perché questo decreto? Quale utilità può avere? Ci sono molti appetiti che riguardano sia il patrimonio delle camere di commercio italiane, sia il subentro alle stesse nell’erogazione di servizi da parte di soggetti privati”.













