8 Settembre 2022 - 13.15

PILLOLA DI ECOMOMIA – I messaggi della Bce a Giorgia Meloni

di Umberto Baldo

Il 26 luglio scorso, in una “Pillola” titolata “Lo scudo anti spread è tarato sull’Italia”, avevo cercato di spiegare cosa sia e come funzioni lo strumento ideato per contrastare un’eventuale speculazione contro i titoli di Stato di certi Paesi, varato dalla Bce il 21 luglio con il nome di Trasmission Protection Instrument (TPI), che qualche buontempone subito   declinò in “To Protect Italy”.

Non so se allora sono riuscito nel mio intento, da un lato perché trattasi di materia un po’ da addetti ai lavori, e dall’altra perché, per espressa volontà della Banca Centrale, alcune componenti del TPI non  sono state rese note (forse per non offrire benzina alla speculazione).

Ad ogni buon conto per rinfrescarvi le idee potete sempre andare a rileggervi il pezzo (www.tviweb.it/pillola-di-economia-lo-scudo-anti-spread-è-tarato-sullitalia).

Quello che mi interessa riprendere è il concetto che l’attivazione del TPI in caso di impennata dello spread, così come è stato approvato, non è automatica, e la Bce deciderà sempre in “maniera discrezionale”.

Nel pezzo in questione scrissi quindi che non si  trattava di un assegno in bianco, e per poterne beneficiare il Paese interessato: “non deve avere in corso procedura per deficit eccessivo né essere sanzionato per inadempimento alle raccomandazioni del Consiglio Ue; non avere in corso procedura per squilibri macroeconomici eccessivi o essere inadempiente alle azioni correttive prescritte dal Consiglio Ue; deve avere il debito pubblico in una traiettoria sostenibile, valutata da Bce, FMI, ESM, Commissione Ue; deve essere in regola con gli adempimenti richiesti dal recovery Fund e le raccomandazioni “country specific” del semestre europeo”.

Date queste premesse concludevo allora che qualunque Governo nato dopo le elezioni del 25 settembre dovrà necessariamente abbandonare provincialismo e sovranismo d’accatto per non andare incontro a spiacevoli derive.

Detta in altre parole, il voto più pesante che nei prossimi mesi il nostro Governo riceverà dalle Istituzioni Comunitarie sarà quello della Bce.

E ciò perché, potrà piacere o non piacere ai cultori del sovranismo nostrano, il destino del nostro debito pubblico, dei nostri Btp, dipende in larga parte dalla Banca Centrale.

E pensate veramente che certi messaggi da Francoforte non siano già partiti, ed anche arrivati a chi ragionevolmente potrebbe essere le prossima premier?

Siate certi che qualcuno ha già avuto modo di spiegare a Giorgia Meloni che lo scudo “anti spread” si aprirà solo a certe condizioni, se cioè le tensioni sui Btp saranno frutto di speculazioni finanziarie, e non dipenderanno da scelte di spesa improvvida da parte dell’Esecutivo.

Detta brutalmente: se pensate di mettere a regime tutto quello che avete promesso in campagna elettorale, fare scostamenti di bilancio e quant’altro, e lo spread si impennasse “saranno c….i vostri” come si dice a Roma.

Se, ad esempio, a seguito di politiche “spendi e spandi”  lo spread arrivasse sopra i 300 o i 400 perché l’Italia non avrà seguito le indicazioni di Bruxelles e Francoforte, e non per la speculazione dei mercati, allora la Bce dirà che per il Belpaese non ci sono le condizioni previste dal regolamento del TPI , che come accennato non a caso sono rimaste piuttosto vaghe.

D’altronde il momento è drammatico, con una crisi energetica che non si sa quanto potrà costare in termini economici e sociali, con la Bce costretta ad alzare i tassi di interesse (forse già oggi) anche a costo di innescare una recessione, e con i Paesi cosiddetti “frugali” (Germania, Olanda, Austria e scandinavi) che già avevano mal digerito il Recovery Fund,  che lamentano apertamente che i soldi dei loro contribuenti stanno andando nelle casse dello Stato italiano, notoriamente poco incline ad una gestione oculata dei conti pubblici.

E a mio avviso questi messaggi da Francoforte non sono partiti invano, se è vero come è vero che Giorgia Meloni ha già cominciato a correggere il tiro, ripetendo che non servono nuovi scostamenti di bilancio (invocati invece da Capitan Salvini), e che il Pnrr potrà essere “limato” ma non stravolto, e comunque seguendo le indicazioni della Commissione Ue.

In questo credo si debba riconoscere l’intelligenza politica della laeder di Fratelli d’Italia, che dimostra di aver ben capito che fra un paio di settimane, finita la sbornia elettorale, i problemi saranno ancora tutti sul tavolo, anzi forse si saranno aggravati, e per l’Italia affrontare i mercati da sola sarebbe come partire su un pattino per attraversare l’Atlantico.

Pensate sia un caso se, al di là di certi candidati  come Tremonti, per il ruolo di Ministro del Tesoro si sussurri di personaggi come Fabio Panetta, attuale membro italiano nel board della Bce, o di altre figure di riconosciuto livello internazionale?

No, non è un caso, perché dopo la sbornia grillina dell’”uno vale uno”, di cui abbiamo visto i risultati, la Meloni sa bene che prima dello “scudo” serve chi lo sappia padroneggiare, e si sappia muovere con autorevolezza nelle stanze della Bce e della Commissione.

Parafrasando, meglio saccheggiando, Dante si potrebbe dire “Poscia, più che l’onor (sovrano) potè lo spread”.

Umberto Baldo

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