12 Settembre 2021 - 19.27

Il gioco dell’Oca dell’Autonomia differenziata

Mi sembra quasi di vederli due ragazzi, due ventenni di oggi, sedere su una panchina ormai settantenni e così dialogare: “Ciò, te ricordito quando che gèrimo zòvani, che se parlava de autonomia regionale?” “Si me ricordo, el gera el ciodo fisso del Presidente Zaia!”Pensate che questa immagine sia tirata per i capelli, di sapore quasi vignettistico?Può essere, ma se le cose andranno avanti come negli ultimi anni potrebbe essere invece piuttosto realistica.E quale sia la situazione la si intuisce bene dalla foto scattata l’8 settembre (data emblematica!), che ritrae Luca Zaia ed Attilio Fontana seduti in uno degli splendidi saloni di Palazzo Balbi a parlare appunto di autonomia.L’occasione è stata la visita in laguna del Presidente della Lombardia per assistere al docu-film sulla pandemia “Le 7 giornate di Bergamo”, e guarda caso a vederlo c’era anche il Ministro Maria Stella Gelmini, che istituzionalmente ha in mano il dossier “autonomia regionale”.A quanto si è saputo, i due Governatori non avrebbero gradito le conclusioni della Commissione tecnica presieduta dal prof. Beniamino Caravita, chiamato della Gelmini per rivedere la proposta di legge quadro lasciatale in eredità dal predecessore Boccia, che con un’ analisi lucida e particolareggiata dal punto di vista giuridico ed economico, avrebbe messo in fila tutte le criticità derivanti dall’autonomia differenziata, con particolare attenzione alla scuola, che, volenti o nolenti, per le implicazioni finanziarie connesse, rappresenta il “nocciolo” della riforma, e che fra l’altro vede l’irremovibile contrarietà dei Sindacati degli insegnanti.Di fronte a questa “bocciatura”, Zaia e Fontana hanno deciso di stringere un asse fra Veneto e Lombardia, promuovendo subito un confronto tecnico fra le delegazioni trattanti delle due Regioni, al fine di predisporre un documento comune di risposta alla relazione Caravita, con cui andare al confronto con il Governo, vista la disponibilità al riguardo che avrebbe manifestato il Ministro Gelmini.Certo sarebbe da augurarsi, con le parole di un personaggio interpretato dal compianto Nino Manfredi, “Fusse che fusse la vorta bbona”, ma se devo essere sincero ho molti dubbi al riguardo.Perchè, a dircela tutta, con la Gelmini siamo arrivati al quarto Ministro in cinque anni, e tutti hanno dato l’impressione di muoversi un po’ come Penelope, nel senso di “cucire e scucire la tela”.Il primo a trovarsi di fronte al dossier fu il bellunese Gianclaudio Bressa, uno dei padri fondatori della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, ma lui aveva almeno la scusante di essere il primo a prendere in mano la patata bollente dell’autonomia, terreno inesplorato prima del 2017 e dei Referendum del Veneto e della Lombardia.Poi fu il turno di Erika Stefani, che sembrava destinata a chiudere una buona volta la vicenda, data la sua appartenenza leghista, ed il fatto di essere veneta.Le aspettative andarono poi deluse, e finì con il Ministro che accusò il Movimento 5Stelle di aver messo i bastoni fra le ruote.Quindi arrivò Francesco Boccia, un Pd pugliese di cui si diceva avesse buone relazioni con il centrodestra. Ma anche con lui l’autonomia non fece grandi passi avanti.  Il Covid ha poi bloccato ovviamente tutto, ed adesso a misurarsi con il dossier tocca al Governo Draghi, appunto nella persona di Maria Stella Gelmini, lombarda che milita in Forza Italia.Il problema è che, Ministro di destra o di sinistra, del Sud o del Nord, lo scenario sembra non cambiare mai, e pare di assistere ad un gigantesco “gioco dell’oca” in cui si tirano i dadi, ma si resta sempre alla casella del “Via”.A pensarci bene abbiamo assistito ad un continuo “go and stop”, un “avanti e indietro” in cui ogni Ministro riprende dal punto lasciato dal predecessore, per lasciare poi il testimone a chi verrà dopo di lui.  E così la Gelmini ha chiamato il prof. Caravita per rivedere la proposta di Boccia, che a suo tempo aveva approfondito la bozza della Stefani, che a sua volta era partita dalla pre-intesa Bressa.Senza che però si arrivi mai allo “strucco”, e sono comprensibili lo scoramento e le incazzature di Luca Zaia, al quale va riconosciuto di non avere fino ad ora mai mollato la presa.Ad essere onesto io credo che le cose non cambieranno di molto neanche con questo Ministro, e con questo Governo.Perchè l’autonomia regionale è un tema divisivo, che pone l’Italia di fronte ad un bivio, nel senso che o si va avanti con decisione sulla logica del regionalismo differenziato e del federalismo, così come disegnato dal Titolo V della Costituzione, oppure si finirà fatalmente per ritornare al centralismo caro alla maggior parte delle forze politiche.E anche perchè, è inutile girarci attorno, il problema è sempre stato e resta squisitamente “politico”, e non è facile per nessuno fugare il sospetto di chi vede nell’autonomia differenziata la “secessione dei ricchi”, e quindi teme che sia il modo per sottrarre alle Regioni del Sud i soldi che ricevono ogni anno in ossequio ai principi di coesione e solidarietà.E poi nessuno mi toglie dalla mente che le classi politiche di certe Aree non hanno alcuna voglia di mettersi in gioco sul livello dei servizi ai cittadini che un’autonomia seria comporterebbe, e che con il sistema dei costi standard metterebbe impietosamente a confronto le diversità fra le diverse Regioni, con particolare riguardo alla qualità e alla congruità della spesa.  Troppo facile continuare come ora a ricevere soldi a piè di lista senza responsabilità, da spendere per esempio in burocrazie elefantiache, o in “forestali” più numerosi di quelli del Canada.Il tutto a fronte di servizi scadenti o carenti, tanto da costringere ad esempio i propri cittadini che hanno bisogno di cure mediche a spostarsi in altre Regioni.Molto meglio continuare a lamentarsi, dando sempre la colpa agli altri, senza mai fare un serio esame di coscienza, senza mai pensare a come spendere meglio i soldi dei cittadini!Eccoli i veri motivi del “balletto istituzionale” cui abbiamo assistito negli ultimi anni, cui si aggiunge a mio avviso anche un ulteriore elemento decisivo, quello che Salvini non sembra particolarmente interessato al tema dell’autonomia differenziata, probabilmente perchè teme che potrebbe creargli problemi nel suo piano di espansione della Lega sotto il Po. E per di più il Capitano sa bene che anche nell’area del centrodestra, in particolare sulla sponda Fratelli d’Italia, non è che l’autonomia regionale trovi tanti sostenitori. Certo Luca Zaia, sicuramente uno dei pochi che sembra ancora crederci, continuerà nella sua battaglia, che ha ricevuto il voto positivo della quasi totalità dei veneti nel Referendum del 2017, forse sperando in cuor suo che ad un certo punto si possa magari anche arrivare ad affrontare il tema del federalismo fiscale, magari sul modello Trentino Alto Adige.Ma se finora si è girato a vuoto sul tema delle materie delegate e delle relative competenze, figurarsi cosa succederebbe se e quando si dovesse arrivare a parlare di “schei”.

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