Benigno (FdI): «Vicenza intitoli uno spazio a Enzo Tortora, simbolo delle vittime di malagiustizia»

Fratelli d’Italia Vicenza, per voce del presidente cittadino Alessandro Benigno, propone di intitolare uno spazio pubblico della città a Enzo Tortora, giornalista, conduttore televisivo e uomo delle istituzioni, divenuto nel tempo il simbolo delle vittime di malagiustizia in Italia. Storico volto della televisione pubblica e celebre presentatore di Portobello, Tortora fu negli anni Ottanta ingiustamente accusato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Solo al termine di un lungo e doloroso calvario giudiziario la verità venne ristabilita, con la sua piena assoluzione.
«La vicenda di Enzo Tortora dimostra come, nel nostro Paese, il concetto di giustizia non coincida sempre con quello di equità e di tutela dei diritti – dichiara Benigno –. Per una persona innocente, l’esposizione mediatica, le prime pagine dei giornali e il coinvolgimento in indagini infondate possono avere conseguenze devastanti sul piano umano, personale e persino sulla salute».
«La mozione che sarà presentata dalla nostra consigliera comunale Liliana Zocca – prosegue il presidente cittadino di FdI – nasce dalla volontà di dedicare uno spazio pubblico di Vicenza non solo alla memoria di un grande protagonista della televisione italiana, ma anche a tutte quelle persone che, pur innocenti, hanno conosciuto il dramma della perdita della libertà per colpe mai commesse».
«Quello di Tortora, che era un uomo perbene, è probabilmente il caso più noto di malagiustizia, ma non rappresenta un episodio isolato. Ogni anno, nel nostro Paese, centinaia di cittadini vengono incarcerati ingiustamente. Riteniamo che questa iniziativa possa offrire alle nuove generazioni vicentine un’importante occasione di riflessione sui danni prodotti da una giustizia sbagliata e sulla pericolosa deriva della spettacolarizzazione delle inchieste. In questo senso, anche la toponomastica svolge un ruolo fondamentale nella costruzione di una memoria condivisa e nella trasmissione dei valori civili», sottolinea Benigno.
Secondo Benigno, il caso Tortora «non fu soltanto una clamorosa svista giudiziaria, ma anticipò dinamiche purtroppo ancora presenti: una Procura incapace di riconoscere i propri errori e un sistema che tende a difendere l’impianto accusatorio per salvaguardare la credibilità di indagini ad alto impatto mediatico. Nel processo Tortora questo meccanismo resistette solo in primo grado e crollò in appello con una sentenza inequivocabile: il fatto non sussiste. Tuttavia, sono stati necessari molti altri anni e troppe altre vittime affinché il tema della separazione delle carriere entrasse concretamente nel dibattito legislativo».
In vista del referendum confermativo della prossima primavera, Benigno annuncia il sostegno al Sì alla riforma della giustizia: «Si tratta di un passaggio decisivo verso un sistema più equilibrato, più efficiente e realmente al servizio dei cittadini. È un obiettivo storico, frutto di un lavoro serio e responsabile del Governo e del Parlamento. Saranno i cittadini a esprimersi, e il nostro sostegno sarà convinto, con l’auspicio che il confronto pubblico sia sereno e razionale. Non è una bandiera ideologica né un referendum pro o contro il Governo Meloni, ma un passo necessario per modernizzare il Paese e rafforzare lo Stato di diritto».
















