15 Maggio 2020 - 9.56

PASSAGGIO A NORD – Quando il nome è divino: piante e fiori nel mito

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di Anna Roscini

Ogni pianta ha la sua storia. Alcune storie così antiche da risalire alla mitologia greca: proprio attraverso il mito, i greci tentarono di spiegare molti dei misteri del mondo e dei fenomeni naturali. Si tratta di racconti millenari dove piante e fiori assumono una veste affascinante e, in molti casi, divina. Chi si nasconde dietro l’alloro? Perché i girasoli seguono sempre il sole? Come mai la menta ha un profumo intenso e inebriante? A cosa è legato il nome scientifico del fiordaliso? Ad ogni domanda, il suo mito.

L’alloro e il primo amore di Apollo
Apollo, il dio del sole, della musica e delle arti, si vantò delle proprie gesta eroiche con Eros, il dio dell’amore, schernendolo sull’inutilità delle sue armi. Cupido, che proprio non ci stava ad essere deriso, per vendetta, fece innamorare Apollo della ninfa Dafne, figlia di Ladone e di Gea, colpendolo con una delle sue frecce d’oro. A Dafne toccò invece altra sorte: Eros decise di renderla insensibile all’amore, colpendola con una freccia di piombo. Felice di vedere la sua amata, Apollo le corse incontro, ma Dafne, non curante dell’amore del dio, scappò nel bosco. Il dio del sole prese ad inseguirla, finché la ragazza, stanca dalla lunga corsa, pregò il padre di aiutarla a sfuggire all’innamorato. Fu così che Dafne venne trasformata in una pianta di alloro: da quel momento Apollo decise di rendere l’alloro una pianta sempreverde e di considerarla a lui sacra.

Perché i girasoli guardano sempre il sole
Al contrario di Dafne, la ninfa Clizia si era perdutamente innamorata di Apollo. Quest’ultimo però, dopo averla sedotta, si stancò presto di lei e l’abbandonò. Clizia, addolorata, stava seduta tutto il giorno in un campo con gli occhi sempre rivolti al cielo in cerca del suo amato che sfrecciava sul carro di fuoco. Passavano i giorni e il suo corpo, lentamente, prese a trasformarsi nel fiore del girasole: anche dopo essere diventata un girasole, Clizia non smise mai più di inseguire con lo sguardo il suo amato sole.

Il profumo della menta
Mintha era una bellissima ninfa, figlia del dio dei fiumi Cocito, e amante di Ade, dio del regno dei morti. La moglie di questo, Persefone, dopo una discussione con la ninfa, in un impeto di gelosia e rabbia, la trasformò in una pianta tanto umile e insignificante da passare inosservata. Il re dell’Ade non poté annullare la trasformazione, ma conferì alla pianta una straordinaria fragranza così che, anche se calpestata, potesse rivelare la sua vera bellezza. Nacque così quella che tutti conosciamo come menta.

La rosa rossa, simbolo dell’amore che vince su tutto
Adone era un giovane di una bellezza disarmante, tanto che anche la dea dell’amore, Afrodite, se ne innamorò perdutamente. A sua volta, Afrodite era contesa da Apollo e Ares, il dio della guerra. Questi, gelosi della passione che la dea nutriva per il giovane, compirono un maleficio: Adone, durante una battuta di caccia, venne ucciso da un cinghiale. Afrodite corse a soccorrere l’amato, ma si ferì in un rovo fitto di spine. Dal suo sangue nacquero delle meravigliose rose rosse. Commosso per il dolore di Afrodite, Zeus, concesse ad Adone di vivere quattro mesi nell’Ade, quattro nel mondo dei vivi, e altri quattro in un regno a sua scelta. Per questo, la rosa rossa viene considerata simbolo dell’amore più tenace, capace di superare ogni difficoltà.

Il narciso e l’origine della sua bellezza
La storia di questo fiore profumato è legata ad uno dei miti più conosciuti: quello di Narciso, il figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso. Il giovane era tanto bello, quanto vanitoso e insensibile: rifiutava infatti l’amore di tutti. Proprio a causa della sua crudeltà, gli dei decisero di punirlo, facendolo innamorare della sua stessa immagine riflessa nell’acqua di uno stagno. La sua bellezza diventò ben presto la sua rovina: ogni giorno cercava la sua immagine nell’acqua, dimenticandosi persino di mangiare e di bere. Nel tentativo di baciarla e abbracciarla, cadde nell’acqua ed affogò. Al posto del suo corpo, trovarono un fiore bellissimo che chiamarono Narciso.

Il fiordaliso e il centauro
Il nome scientifico del fiordaliso (Centaurea cyanus L.) sembra risalire alla figura mitologica di un centauro, Chirone, figlio di Crono e caro amico di Zeus. Saggio e nobile, divenne per i suoi numerosi talenti maestro di Achille, Esculapio ed Ettore. Un giorno venne però colpito da una freccia avvelenata da Ercole. Chirone riuscì a salvarsi, sul finire della primavera, grazie ad un impacco di fiori di fiordaliso appena sbocciati, di cui scoprì, per primo, le proprietà curative.

Anemone, il fiore del vento
Anemone era una ninfa che faceva parte della corte di Flora, la dea dei fiori. Un giorno Zefiro, il vento dell’ovest, e Borea, il vento del nord, se ne innamorarono. Flora, indispettita e gelosa delle attenzioni dei venti verso la ninfa, decise di punirla trasformandola in un fiore tanto delicato da perdere tutti i suoi petali al minimo soffio di vento. Così, ancora oggi, Borea disperde i suoi fragili petali nell’aria ancora fredda e quando arriva Zefiro, in primavera, l’anemone è ormai ridotto allo stelo e della bellezza di un tempo rimane solo un dolce ricordo.

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