3 Luglio 2019 - 13.32

La Comandante vera e il Capitano fasullo

È interessante scoprire quanti e quali siano i molteplici talenti degli italiani, spesso nascosti in altre attività e in vite normali. Il primo, il più comune e praticato, lo conosciamo bene e si manifesta quasi ogni settimana, è ovviamente quello di allenatore di calcio, in particolare di commissario tecnico della Nazionale. Ci sono poi quelli sporadici, che durano il tempo di un evento, come l’esperto di tennis, quando qualche italiano o italiana avanza in tornei importanti, o quello di maestro di sci, tra i più praticati ai tempi di Alberto Tomba. Indimenticabile è l’epidemia velistica che colpì milioni di persone, quando divennero perfetti skipper di barche da Coppa America, allorché Luna Rossa disputò la finale per conquistarla.In questi giorni, in giro per bar, autobus, spiagge e, ci mancherebbe, su tutti i social si assiste invece al diffondersi, in modo virale e incontrollato, della nuova professione di questa estate, in cui ognuno primeggia. Quella di comandante di nave e, in tale ambito, di massimo esperto, non solo nelle manovre, in particolare su come si ormeggia di notte nelle vicinanze di una motovedetta della Guardia di Finanza, ma anche di diritto internazionale e marittimo.In nome di una indiscussa competenza si è quindi potuto ascoltare e leggere giudizi, epiteti e considerazioni di ogni natura nei confronti di Carola Rackete, la comandante della nave Sea Watch 3, che ha deciso di forzare il blocco italiano di accesso al porto di Lampedusa per poter sbarcare i 42 migranti che aveva a bordo, dopo averli recuperati in mare circa due settimane prima.Ogni parere espresso senza l’ombra del dubbio e con la certezza di essere dalla parte del giusto, in un dibattito privo di distinguo e approfondimento, in cui esiste solo il giusto o lo sbagliato, la tesi pro migranti e quella contro, schierata con Salvini e la sua linea politica di fermezza verso gli sbarchi. Sebbene non verso tutti, considerando che, mentre si bloccava la quarantina di donne e uomini a bordo della Sea Watch 3, oltre duecento persone arrivavano con mini sbarchi sulle spiagge italiane.In questa ridda di voci, di improperi e lodi sperticate emerge la figura di Carola, una giovane donna, che ha fatto una scelta e se ne è assunta la piena responsabilità.Non regge il tentativo di sminuirla, da parte di chi la contesta, a “sbruffoncella”, come l’ha definita il vicepremier Matteo Salvini.Non corrisponde a questa visione quella di una ragazza tedesca, che, appena laureata in scienze nautiche a 23 anni, invece di cercare una vita comoda e godere degli agi dati anche dalla famiglia benestante, si imbarca su un rompighiaccio al Polo Nord per due anni e inizia la carriera che la porta a essere comandante della Sea Watch 3.Del resto nel vocio indistinto su di lei anche il curriculum è messo in dubbio, ma non certo su basi concrete o fonti attendibili, solo con deduzioni prive di alcuna sostanza, come il fatto che in Italia sia molto difficile diventare comandante di una nave per una donna o che Carola non abbia un profilo su Facebook e quindi certamente ha qualcosa da nascondere.Motivazioni che dovrebbero far riflettere sull’arretratezza italiana in tema di pari opportunità o se non sia forse preferibile che un o una giovane si cimenti in esperienze lavorative e professionali, piuttosto che passare il tempo a postare messaggi via social.Invece di affrontare questi dilemmi è più facile e divertente colpire il bersaglio Carola e Salvini è il primo a farlo con dichiarazioni che cavalcano l’onda di odio e pressapochismo, come quella che “è pronto a espellere la ricca fuorilegge tedesca”.Una frase perfetta per aizzare le folle contro il fatto che è benestante, come fosse una colpa, tedesca e fuorilegge, nonostante debba ancora essere processata.Carola però è ben altro e per capirlo basta ascoltare quanto ha detto nei giorni convulsi in cui era in mare, di fronte alle coste italiane, prima di forzare il blocco per entrare nelle nostre acque e di puntare verso la costa, per fare sbarcare le persone che aveva a bordo.Non ha mai parlato di sé e nemmeno fatto proclami politici o contestato in modo diretto la legge.Ha dichiarato che da comandante in primo luogo aveva la responsabilità della vita e della salute dell’equipaggio “e delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più”.Per ribadire su Twitter “quanti altri soprusi devono ancora sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione”. Così, mentre il porto di Lampedusa si avvicinava, ha chiarito: “so a cosa vado incontro, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. Ci sono due aspetti fondamentali nelle sue affermazioni.Il primo riguarda la responsabilità, il secondo che sapeva a cosa andava incontro.Entrambi evidenziano come Carola abbia svolto in pieno il suo ruolo di comandante.Di fronte a una difficoltà non ha anteposto se stessa e ha accettato le conseguenze che l’attuale legge italiana determina. Non ha contestato l’arresto e si è consegnata alle forze dell’ordine, senza sotterfugi, chiedendo scusa per l’errore di manovra con cui ha rischiato di colpire la motovedetta della guardia di finanza.Non è scappata dalle sue responsabilità, Carola, anzi, ha deciso che se dovevano esserci ripercussioni non potevano continuare a patire tormenti i naufraghi perché lei le evitasse. Era lei, in qualità di comandante, a doverle affrontare. Non c’è nulla di sbruffone in tutto ciò. C’è senso del dovere e del ruolo che si ricopre. Un esempio per comandanti veri e per Capitani di nome, come Salvini, che quando per il caso Diciotti avrebbe dovuto affrontare la giustizia italiana, che oggi vuole intransigente con Carola, ha preferito mascherarsi dietro il suo ruolo di parlamentare ed evitare il processo.Di fatto una fuga del vice premier dalle sue responsabilità, come quando non partecipa alle riunioni europee in cui si discute di migranti, che Carola invece si è assunta in toto già sulla scaletta della sua nave, quando si è consegnata alle forze dell’ordine, perché a 42 persone fossero lenite le sofferenze che pativano.È tutta qui, la sottile, ma smisurata differenza tra una Comandante vera e un Capitano fasullo, nominato così dai suoi tanti seguaci, che oggi si ergono a condottieri di vascello, dalla tolda tranquilla della loro tastiera o del loro lettino in spiaggia.

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