5 Giugno 2020 - 14.01

Essere mamma ai tempi del coronavirus: Monica Frigo

Tutto sta ricominciando, nell’aria c’è ancora incertezza, ma le attività stanno riprendendo una sorta di normalità. Il Coronavirus è però ancora nell’aria e la vita è cambiata. C’è chi conclude un periodo difficile e chi si deve organizzare per l’estate. Le mamme hanno vissuto momenti sconfortanti, in cui non c’è stato nessun aiuto: tra queste tante insegnanti che hanno dovuto unire la didattica a distanza con i figli a casa, da assistere. Monica Frigo, assessore all’istruzione, alla cultura e alle pari opportunità del Comune di Caldogno, è maestra di 3^ e 4^ della scuola primaria e mamma di Matteo, 17 anni, e Marco, 14.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai riscontrato in questo periodo?

“Nel mio lavoro ho dovuto formarmi, sebbene io sia molto tecnologica. Il primo mese e mezzo l’ho passato a frequentare webinar per migliorare il mio approccio con la didattica a distanza. Ho dovuto sostenere e assistere i colleghi nell’uso del computer. All’inizio mi mancavano i miei alunni, il loro feedback sulle lezioni: le rappresentanti dei genitori hanno svolto un lavoro enorme, facendo ponte tra noi insegnanti e i vari alunni. Quando sono arrivati i loro disegni e le loro foto mi sono sciolta. Finalmente dal 22 aprile abbiamo iniziato a fare video-lezioni: chiamarle così è un po’ paradossale perché sono diventati dei video-incontri, in cui la protagonista era la relazione. Mi raccontavano ciò che facevano, mi facevano vedere i loro animali domestici e la loro casa. Era questo che mancava sia a loro che a me: in classe è tutto basato sullo scambio continuo, sulla relazione umana. E la tecnologia ha aiutato a riprendere quel tipo di approccio. Come mamma invece ho dovuto gestire il rapporto tra fratelli, che è burrascoso, e ho dovuto aiutare Matteo che ha fatto molta fatica a ripartire: la scuola non era pronta alla novità, in quanto nel programma era inserito uno stage di 550 ore. Marco invece ha avuto bisogno di qualche aiuto nella gran mole di compiti che aveva dopo le mattinate passate in video-lezione”.

Secondo Lei ha funzionato la didattica a distanza?

“Secondo me sì, sebbene a settembre occorrerà un ripasso generale. Nel mio caso hanno aiutato molto le video-lezioni registrate: gli alunni potevano rivedere le spiegazioni più e più volte fino a quando non capivano. Come scuola abbiamo attivato anche le telefonate con chi non riusciva a connettersi, chiedendo anche l’aiuto di mediatori quando c’era la difficoltà della lingua. L’approccio diverso ha aiutato tutti. Io sono soddisfatta, anche se sfibrata da 13 ore di computer ogni giorno”.

Il Suo ruolo di insegnante e assessore nello stesso Comune l’ha aiutata?

“Molto perché vedevo le difficoltà e sapevo come intervenire. Io e i miei colleghi siamo riusciti a far fronte alle problematiche immediatamente. Di grande aiuto è stato il sindaco, Nicola Ferronato, che essendo medico aveva il polso della situazione reale. C’è stata molta rete, molto coordinamento: il surplus di Caldogno è proprio la comunità e in questo periodo ha aiutato tantissimo”.

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