10 Marzo 2019 - 11.41

Editoriale- Il popolo dei “no” che riporta l’Italia al Medioevo

“Dimmi cosa vuoi e ti dirò chi sei”. Così si potrebbe declinare il più noto adagio “dimmi con chi vai…”.

A maggior ragione se ci si riferisce ad un partito o ad un movimento politico, relativamente al quale un giudizio compiuto si può esprimere non tanto leggendo i programmi elettorali, costruiti sempre per guadagnare il consenso, bensì sulle sue concrete realizzazioni una volta entrato nella “stanza dei bottoni”.

Da anni ci si interroga su cosa sia il Movimento 5Stelle.

Grattando via i proclami, le provocazioni, i “vaffa”, le parole d’ordine tipo “Onestà, onestà” ripetute da tutti i suoi esponenti, cosa resta?

Lo stiamo vedendo dopo il primo anno di Governo di questo Movimento, le cui scelte sembrano sempre più ispirate all’idea iniziale della “decrescita felice”.

Idea che mostra la netta contrarietà dei Pentastellati alla cosiddetta “dittatura del Pil”, vista come fonte di una continua e sterile rincorsa ai consumi, e di frustrazione e disagio sociale per chi non ce la fa a tenere il ritmo.

In quest’ottica si spiega l’ossessione per il “reddito di cittadinanza”, che diventa una sorta di risarcimento per quei settori sociali che non riescono a “tenere il passo”, anche a rischio di creare una generazione di “assistiti a vita”.

Questa visione ha però una conseguenza diretta, quella secondo cui la felicità della società futura sta appunto in un arretramento delle condizioni di vita.

In cui uomini e donne vivono quasi in condizioni di ascetismo, sostenuti da un ecologismo estremo, però regolato e guidato da Internet, assunto quasi a divinità.

Un futuro che nella sua visione più estrema potrebbe essere fatto di piatti semivuoti, di case fredde, di spostamenti a piedi o con mezzi non inquinanti.

Una sorta di “medioevo grillino”, concretizzazione pratica della società immaginata dai due grandi ideologi del Movimento, Beppe Grillo e Roberto Casaleggio, che non si basa su un programma costruito per aderire alle richieste dei cittadini, ma che vuole invece cambiare i cittadini per farli aderire alla propria visione del mondo.

Non è la prima volta che nella storia si affacciano ideologie utopiche, dal pauperismo di San Francesco al movimento dei “catari, dal giacobinismo di Robespierre al marxismo.

Tutte però infrantesi di fronte alla realtà.

Realtà che mal si concilia con le visioni oniriche di certi “visionari”.

Realtà che ci dice che non si può cambiare per decreto un intero sistema di valori.

Oltre a tutto, per funzionare, la “rivoluzione” dovrebbe essere planetaria, in quanto prima o dopo prevarrebbero le “sirene” del benessere.

Dopo la disastrosa caduta del comunismo qualcuno ci ha provato.

Ve lo ricordate la Cambogia di Pol Pot?

Un’esperienza che ci auguriamo non diventi un modello di riferimento anche dalle nostre parti.

Ma tornando all’esperienza del Governo gialloverde, la logica dell’ “uno vale uno” comporta che il potere pubblico debba essere sempre ricondotto alla volontà dei singoli.

E la conseguenza è il ridimensionamento delle grandi opere pubbliche, come i treni ad alta velocità. Progetti valutati complessi, ingombranti ed eccessivamente costosi.

E non è un caso quindi se la linea ad alta velocità Torino Lione, il mitico Tav, sia diventata l’ “ultima trincea” dei Pentastellati, in grado di “digerire” provvedimenti indigesti come la “legittima difesa di Salvini”, ma non un treno che cozza contro le loro condizioni più radicate.

E la logica della “volontà del singolo” trova la sua sublimazione nell’opposizione ai vaccini. E’ difficile trovare un tema che più dell’obbligo vaccinale sintetizzi al meglio il mix di ideologia, pericolosità e velleitarismo della visione politico-sociale dei Cinque Stelle. In cui una minoranza di genitori fuorviati dalle bufale della Rete si oppongono alle certezze della scienza ufficiale, con la pretesa però di imporre ai più la propria visione “antistorica ed antiscientifica”.

Decrescere, decrescere, decrescere.

E questa parola chiave si applica un po’ a tutto. Con la conseguenza che centinaia di opere pubbliche, dai ponti alle strade, dalle ferrovie ai gasdotti, sono state finora bloccate dai “NO” di Di Maio e compagni.

Come finirà con è dato sapere. Anche se la sensazione, suffragata dai sondaggi e delle recenti elezioni regionali, sembrano indicare che i cittadini si stanno rendendo conto che i “NO” non portano da nessuna parte, se non all’avvitamento del Paese su se stesso, fuori dai giochi che contano a livello internazionale, isolato in una visione autarchica.

Cosa sia in concreto il M5S è ora davanti agli occhi di tutti.

Spetterà come al solito agli elettori decidere se il Paese debba avviarsi verso un “medioevo del XXI secolo”, oppure continuare a giocare il ruolo che, sia pure con grandi difficoltà, gli spetta nella comunità internazionale.

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