3 Giugno 2019 - 10.04

EDITORIALE – Fenomenologia di Alessandra Moretti, la donna che visse tre volte


Potere della televisione, potere di un paio di occhi azzurri come il cielo, potere di un sorriso che non si scoraggia nemmeno davanti alle peggiori figuracce, potere di una indiscussa capacità di cogliere il momento giusto per stringere alleanze e raccogliere voti là dove nessuno se li sarebbe aspettati. Alessandra Moretti mette insieme tutto questo e trionfa, coglie la vittoria dell’under-dog, di chi era già dato per sconfitto e torna in Europa in carrozza. E’ davvero singolare la parabola della giovane Dem, buona per ogni incarico e capace di uscire da qualsiasi rovescio. Un risultato, l’ultimo della serie, che significa anche la vittoria sul padre politico, su colui che ha creato il personaggio e lo ha fatto crescere, su Achille Variati. Tutto comincia fra il 2007 e il 2008. All’epoca Alessandra è l’avvocato Moretti, studio legale con una collega, qualche causa in tribunale a Vicenza che comincia a fare notizia anche sui giornali e che lei sa gestire con grazia e con interviste concesse alla stampa locale con buona scelta di tempi e di modi. Brava, Alessandra, ma ancora tanta ma tanta strada da fare per affermarsi come principessa del foro locale. Poi arriva, però, la vittoria al ballottaggio di Achille Variati nella corsa elettorale per il comune di Vicenza, arriva la chiamata come esponente Dem e come donna a ricoprire la carica di vice-sindaco e di assessore all’istruzione. E’ il primo incarico importante che, in breve, la porta anche ad essere portavoce di Bersani prima (a quel tempo risale la sua più grande vittoria, quella sul divorzio breve) e poi renziana di ferro, quando i renziani sono classe dirigente dentro il partito dirigente. Come assessore Alessandra non è mai un fulmine: conosce solo quello che i dirigenti del suo settore le fanno sapere e le spiegano. Fatica a trovare un suo spazio, comunque schiacciata dalla personalità del duo Achille-Jacopo che, invece, il mestiere lo fanno alla grande. Non è un periodo brillante, ma è abbastanza. Abbastanza per cogliere l’onda buona del 2014, quell’onda che aveva regalato al Pd percentuali prossime al 40 per cento alle Europee. Nella navigazione di Alessandra significa salire senza problemi sull’imbarcazione che, spinta dalle preferenze, la fa approdare per la prima volta al Parlamento Europeo. Brava Alessandra, ora volto televisivo conteso dalle trasmissioni di approfondimento nelle reti nazionali, brava e con la parlantina sciolta, il sorriso aperto e quei due occhi azzurri come il cielo che guardano dritto nella telecamera e fanno dimenticare al pubblico eventuali scivoloni, refusi, imprecisioni. Brava Alessandra, tanto da far credere al popolo Dem che si tratti della candidata giusta per far terminare il regno di re Luca Zaia in Regione, tanto da portarla a candidarsi per guidare il Veneto contro lo strapotere leghista che sta rinascendo dopo gli scandali, le spese pazze in Liguria, i falsi diplomi del giovane delfino di Bossi. Tutti sottovalutano il rilancio possibile del Carroccio stile Matteo Salvini e la nostra Alessandra decide di correre e si sbuccia per la prima volta le ginocchia. Lei se ne esce con una battuta a reti unificate sulla necessità di andare dall’estetista almeno una volta la settimana, i social la massacrano e un genio del partito democratico, arrivato da Roma, le impone la divisa per la campagna elettorale. Finiscono per vestire la nostra Alessandra come un ferroviere: completo pantaloni blu e camicetta azzurra. Lei smarrisce la sua verve e Zaia torna a governare in laguna. Poco male, la nostra Alessandra si fa coraggio, si prende il ruolo di capogruppo del Pd in Regione. Finito qui? Tutt’altro. A ben considerare, qualche mese fa, si poteva pensare che la giovane avvocato dell’inizio avesse perso gran parte della sua spinta attrattiva, che una nuova avventura elettorale, estesa su una circoscrizione enorme come quella delle europee dovesse essere perdente e invece no. Alessandra non molla, si candida e non fa un passo indietro per niente al mondo. Il partito regionale tenta una mediazione per arrivare ad un candidato condiviso perché nel frattempo il padre politico di Alessandra scalpita. Achille Variati, proprio lui, dopo aver chiuso due mandati da sindaco, da presidente della provincia, da presidente delle province d’Italia, vuole rimettersi in gioco e si candida. Achille sa, Achille ha corso almeno in nove campagne elettorale e in questo decimo sigillo non gradisce la competizione interna. “Se il partito regionale non mi appoggia e lascia correre troppi candidati alle europee – si sfoga ad un certo punto – allora io faccio un passo indietro e ritiro la mia disponibilità”. E’ una minaccia, forse non ci crede davvero nemmeno lui, ma la minaccia sortisce il suo effetto e ci pensa Zingaretti ad intervenire direttamente, garantendo ad Achille il quarto posto in lista. Alessandra scivola all’undicesimo. E’ questa la situazione alla vigilia del voto, una situazione che vede Alessandra vittima di un video molto sostenuto dai suoi avversari e che gira sul web a pochi giorni dall’apertura dei seggi. Sempre in un salotto televisivo, lei si lascia andare ad un commento circa l’opportunità di oscurare un simbolo religioso in un cimitero. La frase, tolta dal contesto e strumentalizzata, assume un significato diverso da quello originale e lei tira fuori le unghie, contesta, lotta, denuncia e minaccia di denunciare. Achille intanto applica il metodo appreso nel corso della sua gioventù democristiana. Stringe mani in tutti i mercati, fa scivolare discreto qualche santino, torna da Jacopo per avere un paio di dritte circa il modo di condurre la campagna sui social, va porta a porta. Alessandra contraccambia con le sue comparsate televisive, ma soprattutto usa il suo ruolo, passato e presente dentro il partito e stringe un accordo in Emilia Romagna. Non si spiega, altrimenti, il fatto che lei riesca a raggranellare la bellezza di sette mila preferenze in quella regione per poterle contrapporre al misero bottino di Achille, poco più di ottocento voti.Questo è il vero punto di svolta: Achille è campione di preferenze in casa, fa il pieno a Vicenza, in provincia e anche in regione, ma perde il confronto nelle regioni vicine dove Alessandra si è garantita un gruzzolo di consensi. La fine è nota: Alessandra torna in Europa, esulta, piange, accusa il partito di aver remato contro, rivendica il suo ruolo e non ha remore a piantare il coltello nella schiena del padre politico. Achille è il primo dei non eletti, distaccato appena di un migliaio di voti, abbastanza però per non raggiungere il decimo sigillo della sua storia politica. Qualcuno ha parlato di parricidio, francamente una esagerazione. Sarebbe stato meglio avere Variati in Europa? Vicenza avrebbe contato di più? Sono dubbi da sciogliere nei prossimi mesi, anche se il dubbio è che in Europa si vada a contare sempre meno, non certo per colpa della brava Moretti.

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