1 Dicembre 2022 - 9.35

Scuola fra inclusione e merito. L’Examen de Selectivitat spagnolo

di Umberto Baldo

Qualche giorno fa ho cercato di dimostrare che, a mio avviso, i due termini “merito” e “inclusione”, che in questo momento sono alla base di accesi scontri ideologici in tema di scuola fra destra e sinistra, nella giusta accezione possano essere le due facce di una stessa medaglia, ed in ogni caso l’uno non  esclude l’altra.

Nel senso che con gli opportuni investimenti pubblici i ragazzi capaci e “meritevoli”  possono e devono essere messi in condizione di completare gli studi, secondo questo stabilito dall’art 34 della Costituzione.

Uno dei problemi di un sistema scolastico sta a mio avviso nel decidere se la “selezione”, che in ogni caso ad un certo punto sarà inevitabile per ogni ragazzo o ragazza, sia fatta dalla scuola oppure dalla “vita”, intesa come mondo del lavoro.

In altri termini se debba essere il sistema scolastico a fissare un livello di apprendimento minimo ed adeguato, oppure se lo debba fare magari il capo del personale di un’azienda nel corso di un colloquio per un’eventuale assunzione.

A tal proposito non posso non pensare alle prove di ammissione previste per l’accesso a certe facoltà universitarie, e le immancabili polemiche che le accompagnano ogni anno.

In generale mi sembra di percepire che noi italiani non siamo particolarmente favorevoli a questo “filtro” per accedere a determinate facoltà, soprattutto quelle più ambite, tipo Medicina.

Di fatto  sistemi di selezione per accadere all’Università esistono in tutti i Paesi avanzati, e sono particolarmente duri in Cina e negli Usa.

Tralasciando i Paesi anglo-sassoni, che hanno spesso ordinamenti scolastici e tradizioni diverse da noi “Mediterranei”, per restare nella nostra area geo-politica ho dato un’occhiata a come si regolano gli spagnoli. 

Non mi stancherò mai di ripetere che la Spagna, contrariamente agli stereotipi diffusi fra noi italiani, è uno degli Stati più liberali d’Europa (forse anche per reazione ai lunghi anni del Franchismo), ben organizzato, con una burocrazia efficiente, con un sistema infrastrutturale che noi ci sogniamo.

E la serietà del loro sistema scolastico la si vede a mio avviso proprio nei criteri fissati per l’ammissione alle Università, basato sull’ “Examen de Selectivitat”, termine che non credo abbia bisogni di traduzione.  

Questo “Esame di selettività” consiste in una serie di prove scritte (non quiz eh!) su svariate materie, obbligatorie per tutti i studenti che vogliono accedere a cicli o studi universitari, qualunque sia la facoltà. 

Questa serie di esami, obiettivamente molti impegnativi, può essere sostenuta solo dagli studenti che hanno ultimato il ciclo di scuole superiori e conseguito il  Baccalaureate Assessment for University Access (EBAU).

Ma per poter iscriversi ad una specifica facoltà (Medicina, Fisica ecc.) non basta superare l’Esame di Selettività,  ma è fondamentale anche come lo si supera, in quanto alla fine delle prove lo studente deve ottenere almeno il voto minimo richiesto da ogni  Ateneo per ogni singola facoltà.

Per fare un esempio concreto, se l’Università Complutense di Madrid richiede per accedere alla Facoltà Fisica un voto minimo di 12,754 (per avere un’idea del livello di selezione, basti dire che la media dei voti ottenuta a livello nazionale dagli studenti all’Esame di Selettività nel 2021 è stata di 6,8), chi non raggiunge questo voto non ha nessuna possibilità di iscriversi a quel corso.  

Non se mi sono spiegato bene, ma questo vuol dire che per iscriversi a Fisica alla Complutense lo studente deve ottenere una media del 10 in tutte le prove della Selettività.

Il meccanismo è tarato in modo che uno studente debba avere una preparazione a tutto tondo, per cui per potersi iscrivere ad esempio a Medicina deve avere voti eccellenti anche in matematica.

Parlo con cognizione di causa, perché proprio in questi giorni mi è capitato di parlare con la figlia di amici spagnoli che vorrebbe iscriversi a Medicina, ma incontra grosse difficoltà perché non riesce ad avere voti eccellenti in matematica.   

E badate bene che questo criterio vale di fatto per tutte le Facoltà.

Da quanto esposto, penso sia chiaro che in Spagna di fatto vige il “numero chiuso” per tutte le Facoltà, ed il numero dei posti  disponibili sopra il voto di cut-off (come sopra accennato il voto minimo che serve come limite per poter accedere) viene stabilito da ogni Ateneo per ogni corso di laurea. 

Questo limite di punteggio varia ogni anno da un’ Università all’altra.

Ovviamente la perfezione non è di questo mondo, ma per evitare per quanto possibile che possano esserci favoritismi o giochetti, l’Esame di selettività funziona sulla base della seguente formula:

Bachelor (pre-universitario):

Voto di ammissione = CAU + a * M1 + b * M2

CAU = 0,6 * VMB + 0,4 * CFG

Grado superiore:

Voto di ammissione = NMC + a * M1 + b * M2

Dove:

  • VMB = Voto medio scuola superiore
  • CAU = Qualificazione di accesso all’università
  • CFG = Qualificazione della fase generale
  • NMC = Voto medio del ciclo formativo
  • M1 e M2 = Qualificazione di un massimo di 2 materie superate nella fase specifica che offrano migliore voto di ammissione
  • a e b = Parametri specifici di ogni materia della fase specifica. Questi parametri di ponderazione dipendono anche dal fatto che la materia sia rilevante per la laurea scelta e/o si considerino idonee per lo studio della laurea

Come potete vedere, una formuletta piuttosto complessa, pensata per lasciare fuori gli studenti che non si siano impegnati alle scuole superiori.

Certo nessuno pretende di copiare dalla Spagna o da altri Stati, ci mancherebbe!

L’ “Esame di selettività” spagnolo mi serve semplicemente per ipotizzare che, qualora applicassimo questo meccanismo di selezione in Italia, potremmo scoprire che buona parte dei nostri ragazzi non sarebbero ammessi all’Università.

Questo non vuol dire che si debba mettere in piedi in fretta e furia anche da noi un filtro come l’Esame di selettività” spagnolo, perché senza una rivisitazione dell0intera filiera andrebbe a sbilanciare tutto il sistema.

Bisognerebbe necessariamente  iniziare a monte, ripristinando il  criterio del “merito” fin dai primi livelli scolastici, per consentire ai ragazzi di arrivare con livelli di preparazione adeguati  all’Università.

Questo fanno tutti gli Stati che puntano all’eccellenza del proprio sistema formativo.  

E capite bene che l’inclusione può andare bene all’asilo ed alle elementari.

A partire dalle medie inferiori bisogna cominciare a iniettare nel sistema il concetto di “merito”, che inevitabilmente ricomprende quello di “selezione”. 

Umberto Baldo

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