2 Settembre 2022 - 9.38

PILLOLE DI ECONOMIA –  No, non siamo come i tedeschi! Il tempo perso sui rigassificatori

di Umberto Baldo

Ieri abbiamo parlato della grande ipocrisia con cui si tende a nascondere che in questa fase  noi europei, nonostante le sanzioni, stiamo importando gas russo “via Cina”.

Ma penso vi sia chiaro che, non esistendo gasdotti che possano portare il metano dalla Cina, anche perché parliamo di 9000 chilometri, l’unico modo per trasferirlo è quello di utilizzare le navi metaniere.

Ma una volta che queste navi sono arrivate in Europa, il gas deve essere immesso nelle reti di distribuzione, e per fare ciò servono i rigassificatori.

Semplice no?

In realtà non è così facile, e veloce, approntare in quattro e quattr’otto le infrastrutture necessarie, ma è proprio in queste emergenze che balzano agli occhi le differenze di approccio ai problemi che esistono fra Stati.

Ed in particolare fra Germania ed Italia, sicuramente le due grandi economie più dipendenti dal gas di Putin, e quindi più a rischio per l’inverno alle porte.

Entrambi gli Stati si sono mossi per dotarsi di impianti di rigassificazione, in questi frangenti necessari più del pane, ed entrambi hanno optato per le navi rigassificatrici,  cioè per le apparecchiature più veloci da attivare e mettere a regime.

Ma è qui che casca l’asino.

I tedeschi stanno procedendo a ritmi forsennati, hanno ordinato 5 di queste navi attrezzate, e stanno costruendo le infrastrutture necessarie; il tutto senza lungaggini o polemiche inutili. 

Un esempio per tutti.

Il terminale Gnl di Brunsbüttel ha un cronoprogramma di realizzazione ben dettagliato, pubblicato dal governo dello Schleswig-Holstein lo scorso 20 luglio (sic!).

Sono previste tre  fasi, con l’obiettivo di iniziare l’attività entro la fine del 2022 e l’inizio del 2023 (avete capito bene, sei mesi al massimo!).

La nave rigassificatrice (FSRU) inizialmente verrà ormeggiata in un molo del porto di Brunsbüttel,già utilizzato per il carico e lo scarico di merci pericolose. Parallelamente, si costruirà un metanodotto di 3km per immettere il metano rigassificato nella rete.

Stiamo parlando di una capacità di circa 3,5 miliardi di metri cubi all’anno in media, che possono arrivare fino a 5 miliardi di metri cubi durante l’inverno; in pratica il 4% del fabbisogno di gas tedesco (guarda caso la stessa capacità della Golar Tundra, la nave  che dovrebbe essere piazzata a Piombino).

Tutto questo mentre in Italia come di consueto si traccheggia, e siamo ancora alle discussioni, ai tira e molla, su Piombino, e per tirarla per le lunghe si è obbligato la Snam a presentare decine di studi tecnici.

E tanto per non farci mancare niente, il Pd ha chiesto anche di re-introdurre la Valutazione di Impatto Ambientale, che allungherebbe ulteriormente i tempi.

Sottolineo che le due navi acquistate da Snam in un mercato molto competitivo (la Germania ne ha noleggiate 5, l’Olanda 2, l’Estonia 1) permetterebbero di rigassificare 10 miliardi di metri cubi di metano, oltre un terzo del gas importato dalla Russia nel 2021 (29 miliardi di metri cubi).

E non è che Ravenna e Piombino siano state scelte per punire le cittadinanze, ma per questioni tecniche e logistiche.

Tanto per capirci, il porto di Piombino ha la giusta profondità di pescaggio, una banchina di 300 metri abbastanza lunga, e dista solo 9 km dalla rete nazionale del gas.

Al momento non scommetterei sulla riuscita dell’operazione (in Italia intendo), almeno in tempi rapidi, come già le vicende del Tap e della Tav ci hanno insegnato.

Ma non crediate che in Germania non ci siano state proteste.

L’Ong Deutsche Umwelthilfe (DUH) s’è lamentata per il gasdotto che bisognerà costruire, e per l’eccessiva vicinanza della FRSU alla centrale nucleare. 

Altre proteste si sono sollevate anche negli altri siti dove la Germania ha previsto di costruire gli impianti di rigassificazione.

D’altro canto è impensabile che in una democrazia tutti siano sempre d’accordo, e la sindrome del Nimby (non nel mio giardino) è diffusa ovunque.

Quindi anche in Germania c’è chi si lamenta, ci sono pure i Verdi al governo, ma da quelle parti quando le infrastrutture servono si fanno.

Altrimenti si rischia di bloccare l’industria tedesca.

E’ una questione di senso dello Stato, di interesse collettivo, che da noi, Paese dei Comuni, dei guelfi e ghibellini, manca del tutto.

Mi attizza molto sapere come risolverebbe l’affaire Piombino Giorgia Meloni qualora diventasse capo del Governo, visto che le proteste sono guidate dal Sindaco FdI della città.

Ma sarebbe il caso che ce lo spiegasse prima del 25 settembre, così saremmo in grado di valutare se “Dio, Patria Famiglia”, in particolare l’interesse nazionale vale ovunque nel Paese, oppure si ferma ai confini del Comune di Piombino.

Umberto Baldo

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