27 Luglio 2022 - 11.29

PILLOLA DI ECONOMIA – Se il mare cresce…

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di Umberto Baldo

Il caldo estremo di questi giorni, la siccità che si prolunga da mesi desertificando le nostre campagne, i fiumi ed i laghi in secca, i ghiacciai che si sciolgono, potrebbero sembrare fenomeni che hanno a che fare solo con il generale problema dei cambiamenti climatici.

Ma non è così, o meglio non è solo così, perché i profondi cambiamenti in atto nella climatologia hanno dirette pesanti conseguenze anche sull’economia del mondo.

Certo carestie, carenze di derrate alimentati, con conseguenti impennate dei prezzi, saranno la norma se il trend attuale si consoliderà anche negli anni a venire.

Ma ci sono altri fenomeni estremi con cui l’uomo dovrà fare i conti, fra cui l’innalzamento del livello dei mari.

Lo so che di fronte ai problemi quotidiani che ci assillano, questi sembrano temi da ecologisti, quasi lontani da noi, ma quando ci si cala sui dati concreti, sui numeri, allora il discorso cambia, eccome se cambia.

Ed i numeri ce li fornisce il progetto Savemedcoasts-2 finanziato dalla Protezione Civile europea, e condotto da un Consorzio internazionale coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

La ricerca ha analizzato per quattro anni, dal 2019 al 2022, utilizzando dati satellitari, reti di monitoraggio geofisico e laser da aerei, gli effetti dell’aumento del livello del mare sulle coste del Mediterraneo, prendendo in considerazione cinque località europee, due delle quali italiane: Metaponto (in provincia di Matera) e la laguna di Venezia, oltre al delta del fiume Ebro in Spagna, il delta del Rodano in Francia, ed il delta del Nilo in Egitto.

C’è da dire che il problema è studiato a livello mondiale, e le conclusioni ad esempio di analoghi studi della Nasa non si discostano molto.

Le previsioni sono a medio-lungo periodo ovviamente, e considerano i cambiamenti che avvengono in tutte le parti del pianeta. 

Ad esempio ogni anno fondono circa 430 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra Antartide e Groenlandia; inoltre, il ghiaccio marino dell’Artico perde il 13% della superficie ogni 10 anni. Per questo tra il 2013 e il 2021 il livello medio del mare globale è aumentato di circa 4,5 millimetri all’anno e questo incremento mette a rischio anche le coste italiane.

A questo ritmo, che potrebbe anche subire un’ulteriore accelerazione nei prossimi anni, a fine secolo il Mediterraneo sarà più alto dai 60 ai 100 centimetri, con gli effetti che potere facilmente immaginare, ad esempio a Venezia.

Come vi accennavo non è un mero problema climatico, bensì anche economico, perché migliaia di chilometri di coste pianeggianti saranno allagate con conseguente ingresso di acqua salata nelle falde di acque dolci; si registreranno mareggiate sempre più forti e possibili tsunami; molte coste verranno erose; la perdita di biodiversità aumenterà.  

Non mi dilungo sui diversi effetti località per località, ma i se 4,5 millimetri  di aumento in una manciata d’anni possono sembrare un’inezia, proiettandoli nei prossimi 80 anni possono diventare, come abbiamo visto, anche un metro.

Certo buona parte di voi che mi state leggendo, io per primo, questo incremento del mare forse lo vedremo dal cielo, ma chi oggi ha solo qualche mese lo vivrà certamente.

Nel mentre i Governi discutono ancora vanamente sul che fare, pressati dai problemi dell’oggi che limitano le risorse e quindi le possibilità di intervento, forse sarebbe invece il caso di  saper guardare al futuro,  operando da subito almeno per limitare gli effetti del fenomeno almeno sulle zone costiere.

Qualcuno lo sta già facendo, come ad esempio gli indonesiani, che si stanno apprestando addirittura a spostare la loro capitale Jakarta in un’altra zona, il che non è un progettino da poco, visto che stiamo parlando di una megalopoli di quasi 11 milioni di abitanti.

Ma anche a Miami, in Florida, stanno già intervenendo per alzare il livello del piano stradale, progettando case su palafitte, lo spostamento di interi insediamenti sull’entroterra, e lo scavo di una rete di canali per facilitare il deflusso delle maree.

Certo servirebbero soldi, tanti soldi, per mettere in sicurezza tutte le zone a rischio, e non sempre è facile far capire ai cittadini di oggi che queste risorse non sarebbero sottratte ai loro bisogni attuali, ma sarebbero dedicate a quei neonati, figli e nipoti, che oggi vediamo sulle carrozzine.

Umberto Baldo

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