7 Settembre 2022 - 10.43

PILLOLA DI ECONOMIA – Non è tutta colpa di Putin!

Quando, e secondo me è ormai una certezza, a gennaio sarete seduti sul vostro divano di casa, con una bella coperta sulle gambe per compensare il calo di temperatura dell’impianto di riscaldamento condominiale, fra un’imprecazione e l’altra non pensiate che tutto ciò sia dovuto al destino cinico e baro, ed ai ricatti di quel “mostro” di Vladimir Putin.

Certo lo zar russo, con la sua dissennata avventura ucraina ce ne ha messo del suo, ma vedete, non è che i nostri Demostene siano del tutto innocenti.

Come vi ho detto altre volte Winston Churchill era uso dire che “Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni”, e credo si possa sostenere senza tema di smentite che di “statisti” fra i nostri politici non ce ne siamo poi molti, anzi.

L’argomento del momento è sicuramente la politica energetica, e non c’è alcun dubbio che l’errore fondamentale, per la verità commesso anche e soprattutto da Angela Merkel, sia stato quello di legarsi mani e piedi alle forniture di gas dalla Russia, senza mai porsi il problema che un’autocrazia, credo si possa dire anche dittatura, non è sicuramente un regime che consenta di dormire sonni tranquilli, ed è bastato un, a mio avviso prevedibile, risveglio dei sogni imperiali russi, per mettere alla corde le nostre economie, le nostre aziende, ed anche la nostra qualità della vita.

Hanno voglia adesso ad agitarsi i nostri politici, a dividersi sull’opportunità delle sanzioni alla Russia, a cercare spasmodicamente fonti alternative al metano di Gazprom, perché una politica energetica non si improvvisa in pochi mesi, ed il motivo è talmente semplice che lo capisce anche un bambino; e sta nel fatto che sia per approntare un sistema basato sul solare e l’eolico, sia per mettere in piedi approvvigionamenti  alternativi alla Russia, servono tempi lunghi e soprattutto infrastrutture, perché il gas o viaggia dentro tubi, o nelle stive delle navi gasiere, nel qual caso servono anche i rigassificatori.

Bisognava pensarci prima, ma perché porsi problemi inutili finche Putin spediva il gas a rotta di collo?

Molto meglio applicarsi a cose più “remunerative sul piano elettorale” come il Reddito di Cittadinanza, quota 100, lo ius sholae, l’omotransfobia, e altre amenità consimili.

Eppure non è che non ci siano stati negli anni passati progetti per favorire l’affrancamento dal monopolio russo del gas.

Bisognava essere un po’ lungimiranti, e mettere davanti agli interessi delle comunità locali il superiore interesse nazionale (che sia questo il senso del patriottismo invocato da Giorgia Meloni?  Avremo modo di vederlo molto presto, magari a Piombino).

E tanto per dire, coloro che adesso accusano altri Partiti di fare il gioco di Putin, forse un piccolo esame di coscienza dovrebbero farlo, ed in certi casi anche chiedere scusa a noi cittadini.

Volete un esempio?

Avente mai sentito la sigla GALSI?

Ebbene Galsi è un acronimo che sta per Gasdotto Algeria Sardegna Italia.

Un’idea nata nel 2001 per trasportare da una sponda all’altra del Mediterraneo dagli 8 ai 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno.

L’obiettivo, anche in quei tempi non sospetti, era quello di diversificare il più possibile la rosa dei fornitori in chiave strategica, ed era talmente interessante   da ottenere un finanziamento della Ue per 120 milioni.

Il progetto, che avrebbe dovuto collegare gli impianti algerini di Koudiet Draouche con Piombino, passando per Porto Botte e Olbia in Sardegna, aveva ricevuto il decreto di via libera da parte dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali nel 2011.

Ovviamente ci furono levate di scudi di svariati Comitati del No in terra sarda, ma ormai sappiamo che questo ormai fa parte delle regole del gioco ogni qual volta si tratta di costruire un ‘opera pubblica, qualunque essa sia.

Ad ogni buon conto nel 2012 anche la Regione Sardegna espresse il proprio via libera.

Ma alla fine tutto si arenò perché la Toscana, allora governata dalla giunta di sinistra di Enrico Rossi, finì per non dare l’ok, giustificando la non approvazione per il mancato accordo sulle compensazioni a favore del territorio.

La vicenda si chiuse così con un nulla di fatto, e la Ue si riprese i 120 milioni stanziati.

Essendo in piena campagna elettorale non voglio infierire, ma credo sia giusto evidenziare che certe opere di importanza strategica nazionale non si si sono fatte, o non si fanno, non per la scontata opposizione dei soliti “ambientalisti” (che in fondo fanno il loro mestiere) ma anche perché ad affossarle sono spesso Partiti di governo come il Pd.

Al riguardo non si può dimenticare l’opposizione al Tap di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, secondo cui quella di Melendugno (punto di arrivo del Tap) era una “spiaggia esotica”, e Renzi e Calenda, “schiavi della lobby del gas”, stavano distruggendo il turismo. Poi a questa scusa negli anni Emiliano, con i nuovi alleati 5 DStelle e Fratoianni, aggiungerà il rischio incidenti, il fatto che il Tap avrebbe fatto aumentare i tumori e la distruzione degli ulivi. Secondo Sabina Guzzanti la Xylella fu inventata apposta per distruggere gli ulivi nel cantiere. Secondo loro per far passare un gasdotto di 8 chilometri e spostare 200 alberi ci sarebbe stato un complotto internazionale che ha portato al disseccamento di 21 milioni di ulivi.

Emiliano portò addirittura i sindaci del Salento a protestare a Roma, e fece innumerevoli ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, finanche alla Corte Costituzionale.

Fortuna che tutti i giudici gli diedero torto,  che il Tap ultimato porta adesso 8 miliardi di metri cubi di gas azero (altrimenti saremmo già ancora più in panne) e pensate un po’, la spiaggia di Melendugno è addirittura bandiera blu.

Quindi, ritornando all’inizio, quando a gennaio da sotto la vostra coperta maledirete chi vi fa stare un po’ più al freddo, non prendetevela solo con Putin, ma anche con chi, fra i nostri politici non ha saputo, o voluto, guardare al di là del proprio naso, o forse sarebbe meglio dire ai propri piccoli interessi di bottega.

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