26 Luglio 2022 - 9.35

PILLOLA DI ECONOMIA – Lo scudo anti spread è “tarato” sull’Italia

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di Umberto Baldo

Giovedì scorso, 21 luglio, non ho potuto non associare nella mia mente due episodi apparentemente non collegati.

Da un lato un’intervista di Matteo Salvini al Tg1, con il Capitano in giacca blu e cravatta che parlava avendo alle spalle una parete costellata di immagini sacre, Madonne  e Crocefissi.

Neanche Vladimir Putin, che è veramente riuscito ad associare alla propria causa la Chiesa ortodossa del patriarca di Mosca Kirill, osa presentarsi in pubblico ostentando Madonne e rosari, come fa il leader della Lega.

Si è trattato della prima intervista di chiaro sapore elettorale, con  Salvini che ha riproposto la solita minestra in cui spiccavano “quota 41 per le pensioni” (la lotta alla Fornero è uno dei cavalli di battaglia del Capitano), e la “pace fiscale”.

Avremo modo di riparlare nei prossimi due mesi dei programmi  elettorali dei Partiti.

Qui mi basta dire che voglio augurarmi che tutti i cittadini che pagano regolarmente le tasse ci pensino bene prima di dare il voto ad un Partito che della “rottamazione delle cartelle esattoriali” ha fatto un mantra, fingendo di dimenticare che dietro ognuna di quelle cartelle c’è una somma non pagata al fisco.  E l’ammontare di tutte le cartelle esattoriali presso l’Agenzia delle Entrate ammonta a oltre 1.000 miliardi, quasi la metà del debito italiano.   Altro che pace fiscale!

Lo stesso giorno Christine Lagarde, Presidente della Bce, annunciava l’aumento dei tassi dello 0,50% e l’attivazione dello scudo anti spread (che potremmo tranquillamente definire scudo anti Btp), che d’ora in poi sarà bene abituarci a chiamare Trasmission Protection Instrument (TPI), che qualche buontempone ha già cambiato in To Protect Italy.

L’aumento dei tassi d’interesse è stato più alto del previsto, ma, con un’inflazione all’8,6 per cento, non si può certo parlare di eccesso di prudenza se la Bce presta soldi al tasso dello 0,5 per cento.

Di uno strumento anti-spread (il cui acronimo è Omt) la Bce è dotata sin dal 2012, ed era stato introdotto da Mario Draghi.

Era potentissimo perché consentiva alla Banca Centrale Europea di acquistare titoli di un Paese in crisi in modo potenzialmente illimitato, così da mettere fuori gioco la speculazione.

Il problema dell’Omt era che, per attivarlo, il Paese interessato doveva chiederlo, e accettare un programma di aggiustamento dal Mes (come dovette fare la Grecia).

Non è che a Bruxelles e a Francoforte abbiano l’anello al naso, e sanno bene che i politici italiani hanno sempre percepito e dipinto il Mes come un capestro, una limitazione dell’autonomia di uno Stato (meglio alla loro libertà di spendere e spandere ovviamente)

Per cui hanno deciso che l’attivazione del  TPI (anch’esso potenzialmente illimitato come l’Omt)  non richieda un  intervento del Mes.

Quindi il Tpi non prevede condizioni?

Assolutamente no, eccome se sono previste!

Questo strumento, non a caso, come sottolineato dalla Lagarde, approvato all’unanimità dal Board, di fatto rappresenta un compromesso fra le varie anime della Bce,  e non è un paracadute pronto ad attivarsi ad ogni fiammata dello spread.

Il Tpi comprerà titoli di Stato (con la possibilità di estendersi ad altri bond) con scadenza fra uno e dieci anni.  Non prevede alcun automatismo, in quanto la Bce deciderà in maniera “discrezionale”.

Come accennato, le condizioni per beneficiarne non sono quelle rigide del Mes, ma il Tpi non è nemmeno un assegno in bianco:  e per poterne beneficiare il Paese interessato non deve avere in corso procedura per deficit eccessivo né essere sanzionato per inadempimento alle raccomandazioni del Consiglio Ue; non avere in corso procedura per squilibri macroeconomici eccessivi o essere inadempiente alle azioni correttive prescritte dal Consiglio Ue; deve avere il debito pubblico in una traiettoria sostenibile, valutata da Bce, FMI, ESM, Commissione Ue; deve essere in regola con gli adempimenti richiesti dal Recovery Fund e le raccomandazioni “country specific” del semestre europeo.

Inoltre la Lagarde non ha fatto mistero che alcune componenti del TPI non saranno rese note, e questo non tranquillizza certamente i mercati.

Vogliamo dire pane al pane e vino al vino?

Il fatto che sia stato adottato all’unanimità, quindi con il voto favorevole anche dei Paesi cosiddetti “frugali”, guidati dalla Germania, vuol dire che tutto il meccanismo è pensato, oserei dire “tarato”, per l’Italia.

E le condizioni previste, checché se ne dica, vanno al cuore dell’agenda di qualunque Governo si formi in autunno dopo le elezioni.

Ecco spiegata la correlazione di cui parlavo all’inizio fra i discorsi della Lagarde e di Salvini.

Perché, a occhio, le promesse elettorali del Capitano, ma vedrete che gli altri non saranno da meno, mi sembra non siano, per usare un eufemismo, proprio in linea con il rigore richiesto dall’Europa.

E spero si sia capito che il rispetto dei criteri per l’accesso al Recovery Fund, unitamente alla corretta tenuta dei conti pubblici ed alla sostenibilità del debito, sono le pre-condizioni per poter accedere, in caso di attacco della speculazione, al Tpi.

Non è una cosa di poco conto, perché semmai al futuro Governo italiano venisse in mente di poter rinunciare al percorso che conduce ai finanziamenti del Pnrr, deve mettere in conto che dovrà anche fare a meno dello scudo anti spread.

Io spero che, dopo le esperienze del recente passato, i nostri Demostene abbiano capito che non conviene mettersi sistematicamente in opposizione alle Istituzioni europee piuttosto che cercare di lavorarci insieme, nell’interesse sia europeo che nazionale.

Ma il clima elettorale, unito al provincialismo ed al sovranismo d’accatto che caratterizzano il pensiero di molti leader nostrani, non lasciano certo tranquilli.

E siate certi che ci toccherà risentire  i soliti venditori di olio di serpente ribadire  che la Bce deve “chiudere gli spread” senza contropartite, oppure meglio uscire dall’euro.   Nulla di nuovo, è la sublimazione della  “diversità” italica che sta portando il Paese verso il baratro!

Ad ogni buon conto stiano tranquilli il Pd e la sinistra; anche se perdono le elezioni, a fare l’opposizione, in caso di derive populiste sulla spesa pubblica, ci saranno Bce e Commissione Ue.  Con i mercati a fare da terzo incomodo.

Umberto Baldo

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